Una relazione inversa lega i tumori all’Alzheimer

Nei meccanismi di regolazione immunitaria una possibile chiave biologica condivisa. I risultati della ricerca pubblicata su Cell

Un numero crescente di studi osservazionali sta consolidando un dato che fino a pochi anni fa appariva quasi controintuitivo: chi ha superato un tumore mostra, in media, una probabilità più bassa di sviluppare il morbo di Alzheimer rispetto alla popolazione generale. L’ultima analisi, pubblicata sulla rivista scientifica Cell, entra nel merito dei meccanismi biologici che potrebbero spiegare questa relazione inversa. Gli autori propongono una lettura fondata sull’equilibrio dei processi cellulari che regolano crescita, riparazione e risposta immunitaria.

Tumori e malattie neurodegenerative sembrano collocarsi su poli opposti della stessa dinamica biologica. Quando i sistemi che controllano la proliferazione cellulare risultano iperattivi, favoriscono la crescita neoplastica. Quando si riducono o rallentano eccessivamente, possono facilitare la perdita progressiva dei neuroni. Il sistema immunitario si muove al centro di questa architettura complessa. Comprendere come si regola e come dialoga con il cervello rappresenta oggi una delle piste più promettenti della ricerca biomedica.

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Alzheimer, oltre l’ipotesi delle placche

Il morbo di Alzheimer rimane la forma più diffusa di demenza. La sua firma biologica include l’accumulo cerebrale di beta-amiloide e la formazione di grovigli della proteina tau, elementi associati alla degenerazione neuronale. Per anni la comunità scientifica ha concentrato l’attenzione quasi esclusivamente su questi depositi proteici.

Oggi lo scenario appare più articolato. Numerosi dati suggeriscono che la reazione immunitaria del cervello possa influenzare in modo decisivo l’evoluzione della patologia. Alcune persone presentano depositi di amiloide senza sintomi evidenti; altre sviluppano disturbi cognitivi in età relativamente precoce. “Alcune persone convivono con l’accumulo di amiloide senza sviluppare la malattia, mentre altre la manifestano molto precocemente”, spiegano i ricercatori della New York University. “Il sistema immunitario sembra essere il vero protagonista di questa equazione”.

Cancro e neurodegenerazione agli estremi biologici

Lo studio pubblicato su Cell descrive processi cellulari condivisi ma regolati in senso opposto tra oncologia e demenza. Jordan Weiss, ricercatore sulla longevità alla New York University, osserva: “Il cancro e l’Alzheimer si collocano ai due estremi di diversi processi biologici fondamentali”.

I meccanismi che controllano la divisione cellulare, la riparazione del DNA e l’eliminazione delle proteine difettose funzionano come un sistema di bilanciamento. Una spinta eccessiva verso la crescita favorisce la formazione di masse tumorali. Una regolazione troppo rigida o inefficace può contribuire alla perdita neuronale. Anche la degradazione delle proteine segue questo schema. Se diventa insufficiente, nel cervello si accumulano sostanze tossiche; se risulta troppo aggressiva, rischia di compromettere componenti essenziali. Il sistema immunitario coordina molti di questi passaggi, modulando infiammazione e risposta cellulare.

Le evidenze epidemiologiche su larga scala

La letteratura scientifica offre già diversi segnali coerenti. Una ricerca del 2012 aveva evidenziato una minore incidenza di Alzheimer tra i sopravvissuti al cancro e una ridotta frequenza di tumori tra i pazienti con demenza.

Nel 2024 un’analisi su oltre tre milioni di persone ha quantificato un rischio inferiore del 25% di sviluppare demenza tra coloro che avevano affrontato e superato un tumore.

Un lavoro pubblicato nel 2025 ha inoltre messo in relazione il gene ApoE, noto fattore di rischio per l’Alzheimer, con una diminuzione della probabilità di alcune neoplasie. L’insieme di questi risultati rafforza l’idea di un’interconnessione fondata su basi genetiche e immunologiche.

Cistatina C e TREM2: indizi dai modelli animali

Le sperimentazioni su modelli murini aggiungono un ulteriore elemento di interesse. In animali predisposti alla neurodegenerazione, l’introduzione di cellule tumorali umane ha bloccato la comparsa delle alterazioni tipiche della malattia.

Yueming Lu, neurologo della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan, collega questo effetto a livelli elevati di cistatina C, molecola coinvolta nella regolazione immunitaria. La cistatina C favorisce l’attivazione di TREM2, proteina implicata nella rimozione delle placche amiloidi dal cervello. Questo circuito biologico offre una possibile spiegazione molecolare della relazione osservata negli studi epidemiologici.

Terapie oncologiche e prospettive future

Alcuni ricercatori stanno valutando anche l’impatto dei trattamenti contro il cancro. La chemioterapia e altre terapie sistemiche modificano l’assetto immunitario nel lungo periodo. Questa trasformazione potrebbe influenzare i meccanismi che regolano la degenerazione neuronale.

Servono ulteriori studi clinici per chiarire il quadro. Gli autori invitano a indagini indipendenti e a un approfondimento sui processi molecolari coinvolti. Se la relazione inversa verrà confermata con dati robusti, la ricerca potrebbe orientarsi verso strategie terapeutiche basate sulla modulazione dell’immunità, con l’obiettivo di mantenere un equilibrio favorevole tra protezione neuronale e controllo della proliferazione cellulare.

A cura della Redazione GTNews

Link utili:
Tumori e Alzheimer: cosa sappiamo dell’associazione inversa – Fondazione Umberto Veronesi

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