Una goccia di sangue per la diagnosi precoce dell’Alzheimer

La ricerca europea studia un test del sangue dal polpastrello per intercettare l’Alzheimer nelle fasi iniziali, aprendo la strada a una diagnosi più semplice e accessibile

Individuare l’Alzheimer prima che i sintomi diventino evidenti è una delle principali sfide della neurologia moderna. Una ricerca europea suggerisce che, in futuro, una semplice puntura sul polpastrello potrebbe contribuire a intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali, riducendo la necessità di esami complessi e invasivi. Lo studio esplora la possibilità di misurare specifici biomarcatori dell’Alzheimer attraverso una goccia di sangue capillare, prelevata con una procedura rapida e a basso impatto per il paziente.

La ricerca si inserisce nel progetto PREDICTOM consortium, un consorzio europeo che studia nuovi strumenti per prevedere l’insorgenza dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative. Tra i partner coinvolti figurano l’UZ Brussels e la Vrije Universiteit Brussel, impegnati nella valutazione di un test basato su sangue capillare, prelevato direttamente dal dito.

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Il ruolo del biomarcatore p-Tau217

Al centro dello studio c’è il p-Tau217, uno dei biomarcatori oggi più promettenti per la diagnosi precoce dell’Alzheimer. Si tratta di una forma fosforilata della proteina Tau, che tende ad aumentare già nelle fasi iniziali della malattia, molto prima della comparsa dei primi segni clinici. La Tau è una proteina normalmente presente nei neuroni, ma nell’Alzheimer subisce modifiche che ne favoriscono l’accumulo e contribuiscono alla degenerazione delle cellule nervose.

Diversi studi hanno mostrato che il p-Tau217 è particolarmente selettivo per l’Alzheimer, distinguendosi da altri marcatori Tau per la sua maggiore specificità. Un elemento chiave è la possibilità di misurarlo anche nel sangue, e non solo nel liquido cerebrospinale, aprendo la strada a test più semplici e ripetibili.

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Dalla ricerca al test sul polpastrello

Nel progetto PREDICTOM, i ricercatori stanno verificando se il p-Tau217 possa essere misurato in modo affidabile anche attraverso quantità minime di sangue capillare, evitando il ricorso a prelievi venosi. I primi risultati indicano una buona concordanza tra i valori ottenuti con il finger-prick e quelli misurati con metodiche diagnostiche già validate a livello internazionale.

Se confermati, questi dati suggeriscono che l’Alzheimer potrebbe essere individuato in una fase biologica molto precoce, quando i cambiamenti patologici sono già in atto ma i sintomi cognitivi non sono ancora evidenti. Questo aspetto è particolarmente rilevante per la selezione dei pazienti nei trial clinici e per il monitoraggio nel tempo delle persone a rischio.

Perché la diagnosi resta una sfida

Attualmente, la diagnosi dell’Alzheimer si basa su procedure complesse, come l’analisi del liquido cerebrospinale, la PET cerebrale, la risonanza magnetica e test neuropsicologici approfonditi. Esami accurati, ma anche costosi, invasivi e disponibili solo in centri altamente specializzati. Negli ultimi anni sono stati introdotti nuovi test del sangue, che rappresentano un passo avanti importante. Tuttavia, anche questi strumenti richiedono infrastrutture adeguate e personale specializzato. Un test basato su una semplice puntura al dito potrebbe ridurre le barriere di accesso e facilitare programmi di screening più ampi, soprattutto per le persone anziane o con difficoltà di spostamento.

Le parole dei ricercatori

Il potenziale del finger-prick emerge anche dalle dichiarazioni dei ricercatori coinvolti. Sebastiaan Engelborghs, Sebastiaan Engelborghs, responsabile del Dipartimento di Neurologia dell’UZ Brussels, sottolinea che: “Questa ricerca mostra che in futuro potrebbe diventare possibile individuare la malattia di Alzheimer in una fase molto più precoce del suo sviluppo, utilizzando un semplice test del sangue con puntura al dito.”

Engelborghs evidenzia inoltre l’importanza del fattore tempo: “La diagnosi precoce è essenziale per orientare i pazienti in modo tempestivo e introdurre nuovi trattamenti nel momento più appropriato, prima che compaiano sintomi evidenti.”

Prospettive e limiti

Nonostante i risultati incoraggianti, il test non è ancora pronto per l’uso clinico routinario. Il progetto PREDICTOM proseguirà fino al 2027, con l’obiettivo di validare il metodo su popolazioni più ampie e in contesti diversi. Saranno necessari ulteriori confronti con le tecniche diagnostiche consolidate e una standardizzazione delle misurazioni prima di un’eventuale applicazione su larga scala. In prospettiva, tuttavia, un test del sangue capillare potrebbe contribuire a cambiare l’approccio alla diagnosi dell’Alzheimer, rendendo più accessibile l’individuazione precoce della malattia e favorendo una ricerca clinica più inclusiva.

A cura di Roberto Zonca

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