Peste, cosa sta succedendo? La mappa OMS e il rischio per l’Italia

Due decessi segnalati in Siberia riaccendono l’attenzione su una malattia ancora presente in diversi focolai naturali. I dati raccolti tra il 2019 e il 2025 aiutano a capire quanto il pericolo sia davvero vicino all’Europa

LA NOTIZIA IN BREVE – L’allarme sanitario scattato a Irkutsk, in Siberia, ha riportato la peste al centro dell’attenzione internazionale. Due decessi segnalati, quasi 200 persone sotto sorveglianza e controlli rafforzati in Asia centrale si intrecciano con nuovi interrogativi sul passato sovietico della ricerca biologica. La peste, però, è causata dal batterio Yersinia pestis e oggi viene trattata con antibiotici, efficaci soprattutto se somministrati rapidamente. L’OMS, nel rapporto 2019-2025, ha raccolto 3.860 casi sospetti, dei quali 2.646 classificati come confermati, concentrati quasi interamente in Congo e Madagascar. Restano senza conferma sia l’ipotesi di un ceppo modificato o resistente sia un collegamento con programmi militari. Per Europa e Italia il rischio resta molto basso: l’ECDC non segnala trasmissione internazionale sostenuta e, al momento, non esistono prove microbiologiche che cambino questa valutazione.

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L’APPROFONDIMENTO – Due morti segnalati in pochi giorni, quasi 200 persone sottoposte a sorveglianza sanitaria e controlli rafforzati in diversi Paesi dell’Asia centrale hanno riportato Irkutsk, nella Siberia orientale, al centro dell’attenzione internazionale. Le autorità russe insistono col voler escludere un focolaio di peste, mentre sia l’OMS che l’ECDC seguono la situazione e attendono ulteriori elementi sugli eventi. Nelle ultime ore si è tuttavia aggiunto un elemento ancora più inquietante: alcuni ex funzionari russi hanno parlato di patogeno resistente agli antibiotici, facendo un collegamento preoccupante con il passato sovietico e le armi biologiche.

Partiamo con una precisazione importante, necessaria per rassicurare i lettori. Numerose testate giornalistiche parlano del “virus della peste”. Ebbene si tratta ovviamente di un errore clamoroso: la peste è una malattia batterica provocata da Yersinia pestis. e gli antibiotici – lo conferma anche l’OMS – rappresentano oggi il trattamento standard: i farmaci utilizzati contro i Gram-negativi possono curare la malattia ma è fondamentale somministrarli rapidamente.

Le preoccupazioni derivano soprattutto dalle dichiarazioni di Ken Alibek, alto dirigente di Biopreparat, il programma biologico clandestino sviluppato dall’Unione Sovietica durante la Guerra fredda. Alibek ha raccontato che i ricercatori sovietici lavorarono su ceppi con caratteristiche “utili in campo militare”, compresa la resistenza agli antibiotici. Ad oggi, tuttavia, non vi sono indizi che facciano pensare ad un incidente causato da batteri modificati.

Sette anni di peste nella nuova mappa dell’OMS

Il caso siberiano, ma questa è una coincidenza, arriva pochi giorni dopo la pubblicazione da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità di un aggiornamento sulla diffusione globale della peste umana. Il rapporto copre l’intero periodo compreso tra il 2019 e il 2025, durante i quali sono stati segnalati 3.860 casi sospetti, dei quali 2.646 classificati come confermati, con 423 decessi.

Nel suo documento l’OMS precisa che si tratta di un rapporto derivato dalle segnalazioni ricevute attraverso i sistemi nazionali di sorveglianza, con criteri diagnostici e qualità dei dati che possono essere anche molto differenti da nazione a nazione. La distribuzione geografica restringe ulteriormente il fenomeno: Repubblica Democratica del Congo e Madagascar rappresentano insieme il 97,7% dei casi riportati come confermati nel periodo esaminato. Il Congo ne ha comunicati 1.893, mentre il Madagascar ne ha classificati come confermati 693 su 1.482 sospetti.

Negli altri Paesi i numeri precipitano drasticamente: 22 casi confermati in Kenya, 19 in Cina, 17 in Mongolia e 2 in Uganda. La nuova mappa fotografa quindi la persistenza di alcuni grandi focolai naturali e non una peste che avanza progressivamente passando da un continente all’altro.

Yersinia pestis può rimanere per anni tra piccoli mammiferi e pulci senza provocare infezioni nell’uomo, poi riapparire quando quel ciclo entra nuovamente in contatto con le persone. Il passaggio può avvenire attraverso una pulce infetta, la manipolazione di animali o tessuti contaminati e, nel caso della peste polmonare, attraverso le secrezioni respiratorie di un malato.

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Il problema della peste polmonare

La forma bubbonica rimane ad oggi quella più nota: il batterio raggiunge i linfonodi, provocando i caratteristici bubboni dolorosi. Se l’infezione invade il sangue può diventare setticemica; quando raggiunge i polmoni compare invece la peste polmonare, capace di trasmettersi direttamente tra persone durante contatti ravvicinati. L’evoluzione può essere estremamente veloce e dunque difficile da controllare.

Nella forma polmonare febbre, tosse, difficoltà respiratoria e forte debilitazione possono comparire rapidamente e l’OMS segnala che, senza una terapia adeguata, il decesso può avvenire anche entro 24 ore dalla comparsa dei primi sintomi. Con l’uso degli antibiotici il rischio si riduce drasticamente e l’infezione, nella maggior parte dei casi, può essere curata. Ed è questo il motivo per cui a Irkutsk sono state adottate misure più ampie del necessario. Davanti a una possibile peste polmonare le autorità sanitarie hanno preferito agire rapidamente.

Mosca, dopo essersi affrettata a dichiarare all’OMS l’assenza di casi di peste a Irkutsk non ha rilasciato ulteriori informazioni. E’ stato dunque il batterio di Yersinia pestis a uccidere la giovane Shipilova, o un altro patogeno?

Può esistere una peste resistente agli antibiotici?

Tornando alla resistenza agli antibiotici, una revisione scientifica pubblicata nel 2022 ha raccolto le evidenze documentando ceppi di Yersinia pestis con caratteristiche differenti. Altri ricercatori, dell’Institut Pasteur, avevano descritto due isolati trovati in Madagascar: uno mostrava resistenza a più farmaci utilizzati contro la peste mentre l’altro possedeva un profilo di resistenza definito “limitato”. Il perché del fenomeno è tuttavia documentato. I geni di resistenza possano esser acquisiti attraverso il normale trasferimento genetico tra batteri.

Il passato sovietico che torna nelle cronache

L’esistenza storica di programmi sovietici dedicati alle armi biologiche è tuttavia ampiamente documentata. L’Unione Sovietica gestì per decenni un programma offensivo di dimensioni enormi, sviluppato in violazione della Convenzione sulle armi biologiche che Mosca aveva sottoscritto nel 1975. Biopreparat comprendeva una rete di istituti, laboratori e impianti apparentemente civili nei quali venivano studiati patogeni potenzialmente utilizzabili come armi. La storia dell’istituto di Irkutsk presenta collegamenti con quella rete scientifica sovietica, ma le informazioni pubblicamente disponibili non consentono oggi di affermare che la struttura sia impegnata nello sviluppo di armi biologiche.

Gli Stati Uniti sostengono da anni che la Russia non abbia mai fornito elementi sufficienti a dimostrare il completo smantellamento delle capacità offensive biologiche ereditate dall’Urss. Nel rapporto sul rispetto degli accordi internazionali (2024), Washington accusa Mosca di aver assorbito ma non smantellato il programma sovietico. La Russia naturalmente contesta le parole di Washington.

I nuovi laboratori militari vicino a Mosca

Un altro elemento riemerso in queste ore riguarda Sergiev Posad-6, struttura militare situata a nord-est di Mosca e separata dall’istituto di Irkutsk. Un’inchiesta del Washington Post basata su immagini satellitari ha documentato, a partire dal 2022, la costruzione di 10 nuovi edifici per un totale di circa 23 mila metri quadrati, all’interno del complesso. Alcune strutture presentano sistemi di ventilazione, compartimentazione e sicurezza compatibili con quelle di laboratori ad alto contenimento biologico. Le autorità russe non hanno negato l’esistenza delle strutture ma hanno precisato che all’interno delle stesse verranno studiati agenti pericolosi come l’Ebola, nell’ambito però della difesa contro bioterrorismo e future epidemie.

Domande e risposte Vaccini, viaggi, animali domestici e precauzioni: alcuni aspetti pratici sulla peste non affrontati nell’approfondimento.
  • Vaccini

    Esiste un vaccino contro la peste che si può fare prima di un viaggio?

    Non esiste una vaccinazione raccomandata di routine per i viaggiatori. I vaccini contro la peste sviluppati nel tempo non vengono utilizzati come una comune vaccinazione preventiva per la popolazione generale e l’OMS non indica la vaccinazione come misura ordinaria per chi visita Paesi nei quali esistono focolai naturali.

    La prevenzione per chi si reca in aree endemiche riguarda soprattutto la riduzione del contatto con roditori, carcasse di animali e pulci. Indicazioni particolari possono riguardare personale di laboratorio o altre persone professionalmente esposte a Yersinia pestis.

  • Viaggi

    Chi parte per un Paese dove esiste la peste dovrebbe assumere antibiotici preventivamente?

    No, gli antibiotici preventivi non vengono normalmente prescritti ai semplici viaggiatori. La profilassi viene utilizzata soprattutto per persone che abbiano avuto un’esposizione significativa, come un contatto stretto con un paziente affetto da peste polmonare.

    Assumere antibiotici senza una reale indicazione espone invece a effetti indesiderati e contribuisce al problema dell’antibiotico-resistenza. Dopo un’esposizione sospetta la scelta del farmaco, della dose e della durata deve essere valutata dai sanitari.

  • Animali

    Cani e gatti possono ammalarsi di peste e portarla in casa?

    Sì, soprattutto nelle zone dove il batterio circola nella fauna selvatica. Cani e gatti possono entrare in contatto con roditori infetti o raccogliere pulci durante le attività all’aperto. I gatti risultano particolarmente sensibili alla malattia e possono sviluppare forme gravi.

    Il rischio riguarda soprattutto le aree endemiche: un animale domestico che cattura roditori può anche trasportare in casa pulci infette. Per questo, nei territori dove vengono segnalati focolai animali, il controllo antiparassitario degli animali domestici assume un ruolo importante.

  • Protezione

    Una normale mascherina può ridurre il rischio vicino a un malato di peste polmonare?

    Le precauzioni respiratorie riducono l’esposizione, ma un contatto sospetto non va gestito autonomamente. La peste polmonare viene trasmessa soprattutto attraverso goccioline respiratorie durante una vicinanza stretta con una persona sintomatica, motivo per cui negli ambienti sanitari vengono applicate specifiche misure di isolamento e protezione.

    Per chi ha avuto un contatto stretto documentato, la protezione non si limita alla mascherina: possono essere necessari sorveglianza sanitaria e antibiotici profilattici. Le indicazioni dipendono dal tipo e dalla durata dell’esposizione.

  • Ambiente

    Il cambiamento climatico può favorire nuovi focolai di peste?

    Il clima può influenzare i cicli naturali della malattia, ma il rapporto non è lineare. Temperatura, precipitazioni, disponibilità di cibo e condizioni ambientali possono modificare il numero dei roditori, la sopravvivenza delle pulci e quindi le occasioni di contatto con l’uomo.

    Gli studi hanno individuato associazioni tra alcune variazioni climatiche e l’attività dei focolai in specifiche regioni, ma non permettono di concludere che il riscaldamento globale produrrà automaticamente più casi ovunque. Ecologia locale, specie animali, uso del territorio e condizioni sociali possono modificare molto il rischio da una zona all’altra.

Quanto cambierebbe il rischio con un ceppo resistente

Una peste polmonare resistente a diversi antibiotici rappresenterebbe uno scenario sensibilmente più complesso, perché toglierebbe ai medici gran parte degli strumenti che oggi rendono la malattia più gestibile rispetto al passato. Benché non vi siano prove a supporto di tali tesi la possibilità scientifica esiste e merita attenzione.

E per Europa e Italia?

Per l’ECDC la situazione va monitorata ma per il momento non vi sono evidenze che facciano pensare a una minaccia immediata. Il Centro europeo segue la situazione russa ma precisa di non aver elementi che possano confermare la possibile trasmissione verso altri Paesi. L’arrivo in Italia di una persona contagiata con peste bubbonica resta biologicamente possibile, soprattutto durante il periodo di incubazione, quando il paziente può ancora viaggiare senza sapere di essere malato. La peste polmonare richiede invece attenzione immediata perché può trasmettersi attraverso particelle respiratorie anche durante brevi contatti ravvicinati.

Per Europa e Italia, quindi, il rischio per la popolazione resta allo stato attuale “molto basso”. A cambiare sarebbe il quadro se le analisi dimostrassero la presenza di Yersinia pestis nei pazienti, soprattutto se si trattasse di peste polmonare e ancora di più se venisse documentata una resistenza significativa agli antibiotici. Finché quei risultati non esistono, la possibilità di un ceppo modificato o resistente rimane una mera ipotesi.

Link e fonti

Rapporti OMS, documentazione ECDC e aggiornamenti verificati utilizzati per ricostruire la diffusione della peste, le modalità di trasmissione e il rischio attuale per Europa e Italia.

  • Rapporto epidemiologico

    Human plague, 2019 to 2025

    Ente: Organizzazione mondiale della sanità (OMS) · Data:

    È il documento centrale per leggere la nuova mappa mondiale della peste. Raccoglie le segnalazioni trasmesse all’OMS dal 2019 al 2025, distingue casi sospetti e confermati, riporta i decessi e mostra la forte concentrazione delle infezioni in Repubblica Democratica del Congo e Madagascar. L’OMS precisa anche che questi dati non rappresentano una stima dell’incidenza globale.

    Consulta il rapporto
  • Scheda sanitaria ufficiale

    Plague

    Ente: Organizzazione mondiale della sanità (OMS) · Data:

    Scheda aggiornata dell’OMS su Yersinia pestis, vie di contagio, incubazione, forme bubbonica, setticemica e polmonare, sintomi e trattamento. È la fonte utilizzata per verificare anche il ruolo delle pulci e dei piccoli mammiferi e l’efficacia della terapia antibiotica quando iniziata rapidamente.

    Consulta la scheda
  • Nota istituzionale

    ECDC closely monitoring situation following case of pneumonia of unknown origin in Russia

    Ente: European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) · Data:

    È l’aggiornamento europeo sull’episodio di Irkutsk. L’ECDC riferisce che, sulla base delle informazioni disponibili, non risultano casi secondari né una trasmissione sostenuta tra persone e ricorda che la peste non viene registrata nell’Unione europea da decenni. Il documento chiarisce anche che la trasmissione polmonare richiede generalmente un contatto stretto e prolungato con una persona già sintomatica.

    Consulta la nota
  • Scheda epidemiologica

    Plague

    Ente: European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) · Data:

    Pagina epidemiologica europea dedicata alla peste. Riassume distribuzione geografica, rischio per i viaggiatori, trasmissione attraverso roditori e pulci, caratteristiche della forma polmonare e misure previste in presenza di un caso, compresi isolamento, tracciamento e trattamento dei contatti.

    Consulta la scheda
  • Verifica giornalistica

    Russia tells WHO there are no plague cases in Siberian city

    Ente: Reuters · Data:

    Reuters ricostruisce le comunicazioni trasmesse dalla Russia all’OMS dopo l’allarme di Irkutsk. La fonte è utile per verificare la posizione ufficiale russa, secondo cui non risultano casi confermati di peste nella città, e la valutazione dell’OMS che mantiene basso il rischio per la popolazione generale.

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Note per i lettori

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Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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