Il beta-glucano riprogramma il midollo osseo dei topi obesi, ma l’efficacia sull’uomo resta da dimostrare e cinque autori figurano tra i richiedenti di un brevetto
A cura di Roberto Zonca
LA NOTIZIA IN BREVE – Il sistema immunitario innato può essere “allenato” anche attraverso l’alimentazione. È quanto suggerisce uno studio del Trinity College Dublin e dell’University College Dublin, condotto con uno specifico beta-1,3/1,6-glucano ricavato dal lievito di birra. Nei test su modelli murini di cancro al colon-retto, alla mammella e alla pelle, il composto ha riprogrammato nel midollo osseo le cellule da cui nascono monociti e macrofagi, rendendole più aggressive verso quelle tumorali.
La risposta è apparsa particolarmente evidente negli animali obesi, nei quali una dieta ricca di grassi aveva indebolito l’attività antitumorale. Alcuni benefici sono rimasti anche dopo il dimagrimento, senza però cancellare gli altri danni metabolici legati all’obesità.
Il preparato impiegato, Wellmune, è già venduto come integratore, ma ciò non autorizza conclusioni affrettate: nessun paziente ha partecipato alla ricerca e non sappiamo se lo stesso meccanismo funzioni nell’uomo. Servono sperimentazioni cliniche per stabilire dosi, sicurezza e reale utilità insieme alle cure oncologiche. Cinque autori figurano inoltre tra i richiedenti di un brevetto collegato a questa linea di ricerca.

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L’APPROFONDIMENTO – Un beta-glucano estratto dal comune lievito di birra è stato in grado di modificare la produzione delle cellule immunitarie nel midollo osseo e di rafforzare la risposta contro diversi tumori. L’effetto, osservato finora soltanto nei topi, è risultato particolarmente marcato negli animali resi obesi e ha corretto parte delle alterazioni immunitarie associate all’aumento di peso. Lo studio, coordinato dal Trinity College Dublin e dall’University College Dublin, apre un filone interessante, ma per il momento non dimostra che gli integratori di beta-glucano possano prevenire o curare il cancro nelle persone.
Il beta-glucano ha ridotto la crescita tumorale
I ricercatori hanno aggiunto alla dieta dei topi un preparato a base di beta-glucano del lievito, prima di inoculare cellule tumorali. La sperimentazione ha coinvolto modelli di tumore del colon-retto, della mammella e della pelle, con periodi di integrazione compresi tra quattro e dodici settimane.
Negli animali trattati il carico tumorale è risultato inferiore. Gli studiosi hanno collegato questa risposta a un cambiamento nella produzione e nel comportamento di monociti e macrofagi, cellule appartenenti alla prima linea di difesa dell’organismo. La risposta sembra partire dal midollo osseo. Il beta-glucano avrebbe riprogrammato le cellule staminali e progenitrici dalle quali nascono monociti e macrofagi, rendendoli metabolicamente più attivi.
Queste cellule mostravano una maggiore produzione di TNF, una molecola coinvolta nella risposta infiammatoria, e di specie reattive dell’ossigeno di origine mitocondriale. Entrambi i meccanismi possono contribuire all’attacco contro le cellule tumorali, anche se un’attivazione immunitaria più intensa non rappresenta automaticamente un vantaggio in qualsiasi situazione clinica.
I risultati sono stati pubblicati su Cell Reports nell’articolo scientifico “Yeast β-glucan supplementation supports immunometabolic anti-tumor responses and reverses obesity-induced dysfunction via trained hematopoiesis”.
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L’immunità innata conserva una memoria funzionale
Il meccanismo è stato definito dai ricercatori “immunità allenata”. Tradizionalmente la capacità di conservare memoria di un incontro precedente veniva attribuita soprattutto all’immunità adattativa, basata su linfociti T, linfociti B e anticorpi. Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato che anche l’immunità innata può cambiare dopo una prima stimolazione. Non riconosce uno specifico bersaglio come farebbe un anticorpo, ma può modificare il metabolismo e l’attività delle proprie cellule, rispondendo con maggiore intensità a una minaccia successiva.
I beta-glucani erano già noti come possibili attivatori di questo processo. In diversi esperimenti, tuttavia, venivano somministrati attraverso iniezioni. Il nuovo lavoro indica che, almeno nel topo, l’assunzione attraverso la dieta può produrre una riprogrammazione duratura del midollo osseo. Gli esperimenti con trapianto di midollo osseo hanno rafforzato questa interpretazione. Il trasferimento del midollo proveniente dagli animali alimentati con beta-glucano ha trasmesso parte della maggiore capacità antitumorale, suggerendo che l’effetto non dipendesse soltanto dalla presenza momentanea del composto nell’intestino.
Una tesi discussa nel 2025 da Anna Ledwith, prima autrice dell’articolo, descrive risultati analoghi e riferisce che la risposta si manteneva anche dopo la sospensione dell’integrazione. Il lavoro di dottorato indica Science Foundation Ireland come finanziatore, secondo quanto riportato nell’archivio del Trinity College Dublin.
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Risposta immunitaria ripristinata negli animali obesi
L’obesità aumenta il rischio di sviluppare diversi tumori e può alterare profondamente il sistema immunitario. L’infiammazione cronica che l’accompagna non corrisponde necessariamente a difese più efficienti: può, al contrario, compromettere la capacità di alcune cellule di riconoscere e contrastare un tumore.
Per riprodurre questa condizione, gli studiosi hanno alimentato una parte dei topi con una dieta ricca di grassi. Negli animali obesi non trattati la risposta immunitaria antitumorale risultava più debole e la crescita delle masse maggiore. L’aggiunta del beta-glucano ha riportato monociti e macrofagi verso un profilo più attivo, compensando parte del deficit immunitario osservato nei modelli alimentati con una dieta ricca di grassi. L’intervento ha corretto anche alcune alterazioni che persistevano dopo il dimagrimento.
Il dato interessa soprattutto per ciò che accade dopo il dimagrimento. Perdere peso riduce molti rischi metabolici, ma alcune alterazioni immunitarie possono persistere. Lo studio suggerisce che il midollo osseo possa conservare parte della traccia lasciata dall’obesità e che determinati stimoli nutrizionali riescano a modificarla.
Il beta-glucano, tuttavia, non ha eliminato gli effetti metabolici generali dell’obesità. Gli stessi autori precisano che il trattamento ha migliorato la funzione immunitaria senza correggere nel complesso il metabolismo degli animali. Presentarlo come rimedio contro le conseguenze dell’eccesso di peso sarebbe quindi improprio.
Domande e risposte Altri chiarimenti sul beta-glucano studiato, sugli integratori in commercio e sui limiti dei risultati ottenuti nei topi.
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Prevenzione
Assumere beta-glucano può prevenire o curare un tumore?
Al momento non esistono prove che lo dimostrino. Gli effetti antitumorali sono stati osservati nei topi e in esperimenti di laboratorio, non nei pazienti. Lo studio mostra un possibile meccanismo biologico da approfondire, ma non permette di considerare il beta-glucano una terapia o uno strumento di prevenzione oncologica.
Un integratore non deve quindi sostituire gli screening, le cure prescritte o le indicazioni dell’oncologo.
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Integratori
Tutti gli integratori di beta-glucano possono produrre lo stesso effetto?
No, i prodotti non sono necessariamente equivalenti. I ricercatori hanno utilizzato uno specifico beta-1,3/1,6-glucano ricavato dalla parete cellulare del lievito Saccharomyces cerevisiae. Fonte, struttura, purezza e modalità di preparazione possono cambiare l’attività biologica del composto.
I risultati non possono essere estesi automaticamente ai beta-glucani dell’avena, dell’orzo, dei funghi o a qualsiasi integratore disponibile in commercio.
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Alimentazione
Mangiare lievito di birra produce il risultato osservato nello studio?
Lo studio non consente di arrivare a questa conclusione. Negli esperimenti è stato impiegato Wellmune, un preparato standardizzato e concentrato. Consumare lievito di birra o alimenti che lo contengono non equivale ad assumere la formulazione utilizzata dai ricercatori.
Non è stata inoltre stabilita una dose efficace e sicura per ottenere nell’uomo la riprogrammazione immunitaria osservata nei topi.
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Obesità
Perché l’effetto è risultato più evidente nei topi obesi?
L’obesità può indebolire alcune risposte immunitarie antitumorali. Nei modelli alimentati con una dieta ricca di grassi, monociti e macrofagi mostravano alterazioni che favorivano un carico tumorale maggiore. Il beta-glucano ha compensato parte di questo deficit, riprogrammando le cellule progenitrici nel midollo osseo.
Il trattamento non ha però cancellato gli altri effetti metabolici dell’obesità. Non può quindi essere interpretato come un rimedio contro le conseguenze dell’eccesso di peso.
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Sicurezza
Chi segue una terapia oncologica può assumere beta-glucano?
È necessario parlarne prima con l’oncologo. Un prodotto venduto come integratore può comunque interferire con i farmaci o modificare la risposta immunitaria. Questo aspetto richiede particolare cautela durante immunoterapia, chemioterapia o trattamenti immunomodulanti.
Il profilo di sicurezza alimentare del preparato non dimostra che sia adatto a ogni paziente, soprattutto in presenza di malattie autoimmuni, infiammatorie o di altre terapie.
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Ricerca clinica
Quando sapremo se il beta-glucano funziona anche nelle persone?
Non è ancora possibile indicare una data. I primi studi sull’uomo dovranno verificare se l’assunzione orale produce la stessa riprogrammazione osservata nel midollo osseo dei topi, oltre a stabilire formulazione, dose e sicurezza.
Solo sperimentazioni cliniche controllate potranno chiarire se il composto migliori la risposta alle cure, riduca le ricadute o incida sulla sopravvivenza. Finché questi dati non saranno disponibili, ogni possibile impiego oncologico resta sperimentale.
Non tutti i beta-glucani sono uguali
Con il termine beta-glucano si identifica una famiglia di polisaccaridi presenti nelle pareti cellulari di lieviti e funghi e in cereali come avena e orzo. Origine, struttura, solubilità e modalità di preparazione cambiano però in modo significativo la loro attività biologica. I beta-glucani dei cereali, generalmente associati al controllo del colesterolo, non possono essere considerati intercambiabili con quelli derivati dal lievito. Anche fra gli integratori di lievito possono cambiare purezza, struttura molecolare e quantità effettivamente assunta.
Nello studio è stato impiegato un prodotto specifico, Wellmune, un beta-1,3/1,6-glucano ricavato dal lievito e commercializzato dal gruppo Kerry. Di conseguenza, i risultati non possono essere estesi automaticamente a qualunque prodotto venduto come “beta-glucano” né agli alimenti che ne contengono quantità variabili.
Al momento manca inoltre una conversione diretta e convalidata fra la dose impiegata nei topi e quella eventualmente adatta a una persona.
Lo studio non ha coinvolto pazienti con tumore
Tutti i risultati oncologici provengono da topi, cellule coltivate in laboratorio ed esperimenti sul midollo osseo. Non sono stati coinvolti pazienti e lo studio non fornisce dati sulla sopravvivenza, sulla risposta alle cure o sull’eventuale impiego insieme a chemioterapia, radioterapia e immunoterapia.
I modelli tumorali utilizzati richiedono prudenza. L’inoculazione di cellule neoplastiche nei topi consente di studiare rapidamente la crescita delle masse e la risposta immunitaria, ma non riproduce interamente la complessità di un tumore che nasce spontaneamente, evolve per anni e interagisce con terapie, età, patologie e caratteristiche genetiche individuali.
Resta da capire poi se allenare l’immunità innata possa avere conseguenze indesiderate in alcuni soggetti. Un aumento dell’attività infiammatoria potrebbe risultare problematico in presenza di determinate malattie autoimmuni, infiammatorie o terapie immunomodulanti. Il profilo di sicurezza alimentare del preparato può facilitare l’avvio degli studi clinici, ma la tollerabilità di un integratore non dimostra la sua efficacia contro il cancro.
Il prodotto commerciale e la domanda di brevetto
Lo studio riporta un elemento che merita attenzione. Cinque autori, nello specifico Anna Ledwith, Cian Horneck Johnston, Hugo Charles-Messance, Helen Roche e Frederick Sheedy, risultano richiedenti di una domanda di brevetto internazionale collegata a questa linea di ricerca, identificata dal codice PI3885EPOO.
La presenza di un brevetto non invalida gli esperimenti e non prova che i risultati siano stati condizionati da interessi commerciali. Segnala però un potenziale interesse economico che va dichiarato e considerato, soprattutto perché il preparato utilizzato è già disponibile sul mercato.
Serviranno studi condotti da gruppi indipendenti, con protocolli preregistrati, dosi definite e risultati clinicamente rilevanti. Sarà importante distinguere anche l’effetto del principio attivo specifico da quello di eventuali componenti presenti nel preparato.
I prossimi studi dovranno stabilire dose, efficacia e sicurezza
La fase successiva dovrà verificare anzitutto se l’assunzione orale produca negli esseri umani la stessa riprogrammazione osservata nel midollo dei topi. Solo dopo si potrà valutare un possibile effetto nei pazienti oncologici o nelle persone con obesità.
Prima di arrivare ai pazienti bisognerà stabilire quale formulazione usare, individuare una dose capace di produrre un effetto biologico misurabile e verificare la sicurezza dell’assunzione prolungata. Gli studi dovranno inoltre chiarire quali persone potrebbero beneficiarne, se esistano interazioni con i farmaci oncologici e, soprattutto, se il trattamento migliori risultati concreti come la risposta alle cure, il rischio di ricaduta o la sopravvivenza.
Per ora il beta-glucano del lievito resta dunque un candidato da studiare, non una terapia contro il cancro. I risultati non giustificano l’assunzione autonoma dell’integratore né, tantomeno, la modifica delle cure prescritte. Chi sta seguendo una terapia oncologica dovrebbe parlarne con il proprio medico prima di utilizzare qualsiasi integratore.
Link e fonti
Studio originale, materiali metodologici e documenti scientifici utilizzati per verificare e contestualizzare la ricerca sul beta-glucano.
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Studio scientifico
Yeast β-glucan supplementation supports immunometabolic anti-tumor responses
Lo studio originale descrive gli effetti di uno specifico beta-glucano del lievito sul midollo osseo e sulla risposta immunitaria antitumorale nei topi, compresi quelli resi obesi attraverso una dieta ricca di grassi.
Consulta lo studio -
Materiali supplementari
Metodi, modelli sperimentali e dichiarazione degli interessi
Il documento integra l’articolo con dettagli sulla formulazione Wellmune, sugli esperimenti condotti nei topi e sulla domanda di brevetto che coinvolge cinque autori della ricerca.
Consulta i materiali -
Tesi di ricerca
Dietary beta-glucan and trained anti-tumour immunity in diet-induced obesity
La tesi della prima autrice approfondisce la riprogrammazione delle cellule immunitarie nel midollo osseo, la persistenza della risposta dopo la sospensione dell’integrazione e gli esperimenti nei modelli di obesità.
Consulta la tesi -
Valutazione scientifica
Valutazione della sicurezza dei beta-glucani derivati dal lievito
Il parere dell’EFSA valuta la sicurezza alimentare dei beta-glucani del lievito, compreso Wellmune, alle condizioni d’uso proposte. La sicurezza alimentare non costituisce una prova di efficacia contro il cancro.
Consulta il parere -
Approfondimento oncologico
Obesità, metabolismo delle cellule immunitarie e crescita tumorale
L’approfondimento esamina le evidenze sperimentali secondo cui l’obesità può alterare il metabolismo delle cellule immunitarie presenti nei tumori e favorire la sopravvivenza delle cellule neoplastiche.
Consulta l’approfondimento
Note per i lettori
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo parere medico o prescrizione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia o integrazione, è necessario consultare il proprio medico curante.
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