Al largo della Calabria si sperimenta un sistema galleggiante che sfrutta la gravità e la profondità del mare per conservare elettricità e restituirla alla rete quando serve. Il progetto ha già attirato 8 milioni di dollari di investimenti
LA NOTIZIA IN BREVE – Il futuro dell’accumulo energetico potrebbe trovare spazio sul fondo del mare. Sizable Energy, startup italiana, sta sviluppando una tecnologia che promette di conservare grandi quantità di elettricità sfruttando la differenza di densità tra acqua marina e salamoia. Il sistema utilizza due serbatoi collegati, pompe e turbine per immagazzinare l’energia in eccesso e recuperarla nelle ore di maggiore richiesta. Dopo i test condotti nei Paesi Bassi, il progetto ha raggiunto Reggio Calabria, dove gli ingegneri stanno sperimentando una struttura galleggiante di grandi dimensioni. L’obiettivo è offrire alle reti elettriche un’alternativa agli accumulatori al litio, soprattutto per conservare l’energia prodotta da impianti eolici e fotovoltaici per molte ore. La società ha già raccolto 8 milioni di dollari e punta alla commercializzazione entro la fine del decennio. Prima dovrà dimostrare che i vantaggi promessi resistono alla prova dei costi, del rendimento energetico e della sicurezza ambientale.

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L’APPROFONDIMENTO – Parte dall’Italia quella che potrebbe essere la più grande rivoluzione per il mondo dell’energia. Al largo delle coste di Reggio Calabria si trova infatti una piccola struttura galleggiante, larga appena 50 metri, che ha il potenziale di mandare in pensione le batterie al litio indispensabili nei grandi impianti di accumulo come anche nella mobilità elettrica. Al posto del minerale, rarissimo, i ricercatori hanno trovato il modo di servirsi di acqua, sale e la forza di gravità. Dietro il progetto c’è Sizable Energy, una start-up italiana che ha già raccolto 8 milioni di dollari per trasformare questa intuizione in una tecnologia industriale.
Una diga senza montagne, ecco come funziona
Il segreto alla base del progetto si cela in un vecchio trucco dell’idroelettrico. Quando una centrale dispone di corrente in abbondanza, la usa per pompare acqua verso un bacino più alto. Poi, nelle ore di maggiore richiesta, la stessa acqua viene rilasciata attraverso le turbine per recupera una parte dell’energia spesa. Questo sistema viene usato da oltre un secolo, ma richiede montagne, invasi e grandi opere. Sizable ha pensato e trovato un modo per migliorarlo. Al posto dei bacini la start-up italiana ha utilizzato due serbatoi flessibili, uno in superficie e uno sul fondo del mare. Gli stessi sono collegati attraverso una condotta al cui interno scorre una salamoia. Il liquido pesa più dell’acqua marina circostante, e proprio questa differenza, combinata con il dislivello, permette di immagazzinare energia.
Quando pannelli solari e pale eoliche producono più del necessario, le pompe spingono la salamoia verso l’alto. Quando servono nuovi kilowattora, il liquido torna verso il fondale e aziona una turbina. Il sistema lavora in un circuito chiuso, senza consumare sale a ogni ciclo. Naturalmente non crea energia dal nulla: ne conserva una parte e la restituisce al momento giusto, al netto delle inevitabili perdite. Nelle configurazioni immaginate dalla società il fondale potrebbe trovarsi a 500 metri di profondità o più. Sarebbe il mare, insomma, a fornire quel dislivello che sulla terraferma bisogna cercare tra le montagne.
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Dalle prove nei Paesi Bassi al mare della Calabria
Sizable ha già portato alcuni componenti nei laboratori del Maritime Research Institute Netherlands (MARIN), nei Paesi Bassi, per studiare le sollecitazioni del moto ondoso. Poi ha scelto lo Stretto di Messina, dove il laboratorio NOEL dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria conduce da anni ricerche sulle strutture marine.
Nel 2026 la campagna calabrese ha affrontato il varo e l’installazione di un grande serbatoio galleggiante. L’operazione ha richiesto una gru da 350 tonnellate per movimentare una struttura di circa 11 tonnellate. Il gruppo logistico GEODIS, che ha curato il trasporto e le operazioni in mare, ha dovuto pianificare anche rimorchio, ormeggio e sistemi di fissaggio.
Le prove effettuate con il prototipo calabrese documentano un avanzamento nella costruzione e nell’installazione, ma al momento non offrono risultati trasferibili su scala industriale. Mancano, in particolare, misure pubbliche complete sull’energia che il sistema riesce effettivamente a restituire rispetto a quella consumata.
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Il problema arriva quando il sole tramonta
Nel 2025, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il mondo ha aggiunto 108 gigawatt di potenza di accumulo a batteria, il 40% in più rispetto all’anno precedente. Le batterie al litio continuano a crescere, mentre i prezzi stanno “crollando”. Il loro principale utilizzo è legato al fotovoltaico, che concentra buona parte della produzione nelle ore centrali della giornata, necessitando dunque di accumulatori per un uso dell’energia nelle altre ore.
La scommessa di Sizable riguarda le ore di accumulo. Aumentare l’autonomia di una batteria chimica richiede generalmente altre celle; nel progetto marino i promotori contano di aggiungere capacità soprattutto ampliando i volumi della salamoia. È qui che sperano di ottenere il vantaggio economico.
Si parla di impianti capaci, almeno nelle ambizioni della startup, di conservare quantità enormi di elettricità. Un gigawattora equivale a un milione di kilowattora: una riserva di queste dimensioni potrebbe alimentare un carico costante di 100 megawatt per dieci ore, senza considerare le perdite. Le prospettive di Sizable arrivano a immaginare sistemi modulari da decine o persino centinaia di gigawattora. Per ora, però, queste capacità esistono nei progetti.
Quanto costerebbe realizzare una centrale in mare?
L’idea di costruire grandi accumulatori lontano dalla costa ha indubbiamente innumerevoli vantaggi. Niente montagne da scavare, nessun bacino artificiale da realizzare e un impatto sul paesaggio molto contenuto. Peccato che il mare, soprattutto quando si parla di infrastrutture energetiche, possa presentare conti molto… “salati”. Il problema principale riguarda i collegamenti elettrici. Simone Biondi, fondatore e vicepresidente di Sizable Energy, ha spiegato che le future centrali potrebbero sorgere anche a 25-30 miglia dalla costa, una distanza sufficiente a renderle praticamente invisibili da terra. Ma l’elettricità deve comunque raggiungere la rete nazionale, e per farlo servono chilometri di costosi cavi sottomarini.
Secondo le stime illustrate dal dirigente, questi collegamenti potrebbero assorbire tra il 20% e il 50% dell’investimento complessivo, a seconda delle dimensioni della centrale. E gli impianti più grandi potrebbero richiedere capitali fino a 200 milioni di euro. Una possibilità interessante riguarda i parchi eolici offshore, che dispongono già di infrastrutture per trasportare l’elettricità verso terra. Affiancare gli accumulatori alle turbine permetterebbe di sfruttare collegamenti esistenti, purché la loro capacità e le caratteristiche tecniche lo consentano.
Sizable ritiene di poter competere con le batterie al litio soprattutto quando occorre conservare energia per molte ore. L’amministratore delegato Manuele Aufiero ha indicato alla testata specializzata Canary Media un obiettivo inferiore a 20 euro per ogni kilowattora aggiuntivo di capacità, una volta raggiunta la produzione industriale. La cifra riguarda il costo marginale per ampliare la riserva energetica, non quello complessivo dell’impianto.
Per capire se questa tecnologia presenti dei vantaggi economici bisognerà conoscere anche i consumi delle pompe, le perdite durante i cicli di funzionamento e le spese necessarie per mantenere efficienti strutture che lavorano a contatto con l’acqua marina.
E se un serbatoio dovesse rompersi?
C’è poi un aspetto che riguarda direttamente la salute del mare. Il progetto utilizza una soluzione salina molto concentrata, più pesante dell’acqua circostante. Durante il normale funzionamento, il circuito chiuso impedisce alla salamoia di disperdersi nell’ambiente, ma cosa accadrebbe in caso di rottura di un serbatoio o di una condotta? Una fuoriuscita potrebbe aumentare sensibilmente la salinità dell’acqua nelle immediate vicinanze dell’impianto. La maggiore densità del liquido favorirebbe inoltre la sua permanenza in profondità, dove vivono organismi sensibili alle alterazioni ambientali. L’entità del danno dipenderebbe dalla quantità dispersa, dalle correnti e dalle caratteristiche del fondale. Quantificare oggi le possibili conseguenze di un incidente del genere è praticamente impossibile, perché mancano studi pubblici specifici.
Anche l’installazione dei sistemi di ancoraggio, la posa dei cavi e gli interventi di manutenzione dovranno rispettare le caratteristiche degli habitat marini interessati. Gli ingegneri dovranno fare i conti con corrosione, incrostazioni biologiche e usura dei materiali, fattori questi capaci di aumentare i costi nel corso degli anni. La società punta su strutture modulari e materiali reperibili. La loro effettiva durata costituirà uno degli elementi fondamentali per valutare la sostenibilità dell’intero progetto.
Dopo Reggio Calabria toccherà a Napoli
Sizable Energy ha già cominciato a guardare oltre l’attuale sperimentazione. Secondo il calendario illustrato da Simone Biondi, nel 2027 dovrebbe prendere forma un nuovo impianto a Napoli. L’obiettivo è avvicinarsi progressivamente alla realizzazione di centrali commerciali e, nel frattempo, proporre la tecnologia alle grandi società elettriche.
La start-up intende sviluppare infrastrutture proprie e concedere ad altri operatori la possibilità di costruire impianti basati sul suo sistema. Nelle ambizioni della società, il passaggio alla piena scala industriale potrebbe arrivare entro il 2030. La scadenza dipenderà dai risultati delle prossime sperimentazioni, in parte dalle autorizzazioni, e in modo importante dalla capacità di attrarre investitori.
La partita si giocherà tuttavia sulle prestazioni della prima centrale completa. Sarà in quel momento che si potrà misurare quanta elettricità riesce a recuperare dopo ogni ciclo e quanto costerà conservarla. Se i risultati daranno ragione agli ingegneri italiani il Mediterraneo potrebbe ospitare una nuova generazione di infrastrutture energetiche.
Link e fonti
Documenti istituzionali, comunicazioni originali e rapporti internazionali per approfondire la tecnologia di accumulo energetico offshore sviluppata da Sizable Energy, le sperimentazioni in Calabria e le prospettive delle batterie di lunga durata.
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Nota istituzionale
Il Laboratorio NOEL sperimenta un innovativo sistema di accumulo energetico offshore
L’ateneo descrive la sperimentazione condotta con Sizable Energy presso il laboratorio NOEL. Conferma le dimensioni di 50 metri del sottosistema galleggiante e chiarisce gli obiettivi delle prove di varo e installazione, precedenti alla realizzazione di una centrale commerciale completa.
Consulta la nota istituzionale ↗ -
Comunicato ufficiale
GEODIS progetta il trasporto e l’installazione di un prototipo di sistema di accumulo di energia offshore in Italia
La società responsabile delle operazioni logistiche documenta l’installazione del prototipo al largo della Calabria. Riporta il diametro di 50 metri, il peso di circa 11 tonnellate e l’impiego di una gru da 350 tonnellate. Permette di distinguere le attività ingegneristiche già eseguite dalle future prove energetiche industriali.
Consulta il comunicato ↗ -
Comunicato aziendale
Sizable Energy Raises $8 Million to Launch Ocean-Based Energy Storage
La startup annuncia il finanziamento da 8 milioni di dollari guidato da Playground Global e illustra il funzionamento del sistema basato su salamoia, gravità e pompaggio idroelettrico marino. Presenta inoltre le capacità previste e gli obiettivi commerciali: si tratta di proiezioni aziendali, non di risultati economici già dimostrati.
Consulta il comunicato aziendale ↗ -
Documentazione sperimentale
Sizable Energy Advances Breakwater Optimization Through New Testing Campaign at MARIN
La società descrive i test condotti presso il Maritime Research Institute Netherlands (MARIN), utilizzando un modello in scala per studiare il comportamento delle barriere frangiflutti e del serbatoio superficiale. Le verifiche riguardano la risposta alle onde e la stabilità strutturale, senza costituire una prova del rendimento elettrico di una centrale commerciale.
Consulta la documentazione tecnica ↗ -
Rapporto internazionale
Global Energy Review 2026: Technology – Battery storage
L’Agenzia Internazionale dell’Energia analizza la crescita mondiale degli accumulatori elettrici. Documenta 108 gigawatt di nuova potenza installata nel 2025, il 40% in più rispetto al 2024, e confronta le durate di scarica dei sistemi a batteria. Offre il contesto indipendente per valutare il mercato nel quale Sizable Energy intende entrare.
Consulta il rapporto IEA ↗
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
