Il monumento funerario era nascosto dalla vegetazione nellโarea di Carrarzu Iddia. Ceramiche e architettura raccontano una lunga frequentazione, mentre le tracce degli scavi clandestini complicano la ricostruzione
LA NOTIZIA IN BREVE โ A Carrarzu Iddia, nel territorio di Bortigali, in provincia di Nuoro (Sardegna), una nuova scoperta amplia la mappa dellโarcheologia nuragica del Marghine. Durante gli interventi di scavo e restauro, gli archeologi hanno riconosciuto una tomba dei giganti risalente a circa 3.500 anni fa, costruita con blocchi di trachite e rimasta a lungo nascosta dalla vegetazione. Il monumento conserva la camera funeraria, lโingresso e parte dellโesedra, lo spazio semicircolare nel quale la comunitร poteva riunirsi durante i riti dedicati ai defunti. Il VIDEO Instagram dello speleologo Frabizio Pinna.
A rendere il ritrovamento particolarmente interessante รจ la presenza di due livelli allโinterno della camera, una soluzione architettonica poco comune. Gli studiosi dovranno stabilire se appartenesse al progetto originario, se servisse a distinguere differenti funzioni funerarie oppure se derivi da una trasformazione successiva. I frammenti ceramici recuperati collegano la frequentazione del sito alle fasi finali del Bronzo Medio, mentre vecchi scavi clandestini hanno compromesso una parte dei depositi archeologici.
La tomba si inserisce in un complesso che comprende edifici nuragici, capanne, un pozzo sacro e un dolmen. Piรน che un monumento isolato, Carrarzu Iddia restituisce lโimmagine di un territorio organizzato, nel quale abitazioni, culto e memoria degli antenati convivevano nello stesso paesaggio.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito lโapprofondimento
LโAPPROFONDIMENTO โ Era lรฌ, sul versante meridionale di Crastu Littu, ma la vegetazione ne aveva cancellato quasi completamente la presenza. Le operazioni di pulizia condotte nellโarea archeologica di Carrarzu Iddia, nel territorio di Bortigali, hanno riportato alla luce una tomba dei giganti risalente a circa 3.500 anni fa. Il monumento, costruito con blocchi di trachite a 740 metri di quota, conserva ancora la camera funeraria, lโingresso e parte dellโesedra. A incuriosire gli archeologi รจ soprattutto la suddivisione interna su due livelli, una soluzione poco comune che potrebbe raccontare una fase costruttiva o un uso della sepoltura finora poco documentati.
La struttura รจ emersa durante gli interventi di scavo e restauro giร avviati dalle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Sardegna sui vicini edifici nuragici. Rimuovendo la macchia e i materiali accumulati nel tempo, il profilo della tomba ha cominciato a ricomporsi. Non un piccolo resto murario, ma unโarchitettura funeraria ancora leggibile nelle sue parti essenziali.
La scoperta ha riservato anche un risvolto meno positivo. Qualcuno era arrivato sul posto prima degli archeologi: la camera reca infatti le conseguenze di vecchi scavi clandestini, che hanno spostato parte dei depositi e sottratto materiali. Le pietre sono rimaste; una parte della storia custodita al loro interno potrebbe essere andata perduta.
Leggi di piรน
Che cosa รจ riemerso dalla vegetazione?
La tomba presenta murature realizzate con conci di trachite disposti in filari, secondo una tecnica piรน elaborata rispetto ai monumenti funerari costruiti con grandi lastre verticali. Lโaccesso รจ formato da elementi in pietra che sostengono un architrave. Superato lโingresso si entra nella camera allungata, destinata alle deposizioni collettive.
Davanti si apre lโesedra, la facciata ricurva tipica di molte tombe dei giganti. Era la parte visibile e pubblica del monumento, lo spazio nel quale la comunitร poteva riunirsi durante i riti legati ai morti e agli antenati. La sepoltura, dunque, non occupava un angolo marginale dellโinsediamento: partecipava alla vita del gruppo e contribuiva a segnare il paesaggio.
A Carrarzu Iddia il dettaglio piรน originale si trova subito oltre lโingresso. Il pavimento cambia quota e divide la parte iniziale della camera in due piani differenti. Lo scavo dovrร chiarire se il dislivello appartenga al progetto originario, se sia stato introdotto durante una trasformazione oppure se risponda semplicemente alla conformazione del terreno.
La differenza puรฒ sembrare minima, ma in archeologia una variazione del genere cambia la lettura dellโintero edificio. Potrebbe indicare una separazione tra spazi con funzioni diverse, oppure rivelare che la tomba fu modificata mentre era ancora utilizzata. Per capirlo servirร osservare il modo in cui pavimenti e murature si incontrano, piรน che inseguire interpretazioni simboliche premature.
Leggi di piรน
Da dove arriva la datazione di 3.500 anni?
Allโinterno sono stati recuperati frammenti ceramici riferibili alle fasi finali del Bronzo Medio, un periodo collocabile attorno alla metร del secondo millennio avanti Cristo. Da questi reperti deriva la stima dei 3.500 anni riportata nellโannuncio della scoperta.
La ceramica offre perรฒ una data per la frequentazione della tomba, non necessariamente per il momento esatto in cui fu costruita. Questi monumenti potevano restare in uso a lungo, accogliendo nuove deposizioni e subendo modifiche nel corso delle generazioni. La cronologia diventerร piรน precisa quando i reperti saranno confrontati con le tecniche murarie e con gli strati rimasti al loro posto.
Proprio qui pesano le incursioni clandestine. Un oggetto recuperato nel suo contesto permette di stabilire che cosa gli stava accanto, in quale momento fu deposto e se apparteneva alla costruzione o a un utilizzo successivo. Un frammento estratto e gettato nella terra conserva il proprio valore, ma perde buona parte dei collegamenti.
Gli archeologi esamineranno anche i cumuli lasciati dagli scavatori abusivi. ร un lavoro meno spettacolare del ritrovamento di una grande struttura, ma spesso decisivo: tra la terra rimossa possono restare frammenti di vasi, ossa o piccoli oggetti sfuggiti a chi cercava soltanto reperti da portare via.
Leggi di piรน
Perchรฉ queste sepolture erano cosรฌ monumentali?
Il nome โtomba dei gigantiโ appartiene alla tradizione popolare. Le dimensioni delle camere e lโimpiego di grandi blocchi fecero immaginare sepolture destinate a uomini giganteschi. In realtร questi edifici accoglievano numerosi defunti e venivano usati dalle comunitร nuragiche per periodi anche prolungati.
In Sardegna se ne conoscono centinaia, distribuite in gran parte dellโisola. Le forme cambiano: alcuni monumenti presentano grandi lastre infisse nel terreno e una stele centrale, altri adottano murature costruite per filari, con tecniche vicine a quelle impiegate nei nuraghi e nei pozzi sacri.
La grande esedra davanti alla camera aveva probabilmente un ruolo centrale. Separava lo spazio chiuso delle deposizioni da quello frequentato dai vivi e trasformava la tomba in un luogo riconoscibile, destinato anche alle cerimonie. La disposizione semicircolare รจ stata spesso accostata alle corna di un toro, ma il significato attribuito dai Nuragici resta sconosciuto: non esistono testi che lo spieghino.
Il carattere collettivo della sepoltura, al contrario, emerge con chiarezza. Le tombe dei giganti raccontano gruppi che affidavano la memoria dei propri morti a un edificio comune, visibile e costruito per durare. ร questa dimensione pubblica, piรน ancora della grandezza delle pietre, a distinguerle.
Leggi di piรน
Che cosa racconta lโintero complesso di Carrarzu Iddia?
La nuova tomba si inserisce in unโarea frequentata per molti secoli. A Carrarzu Iddia erano giร conosciuti edifici nuragici, resti di capanne, una cinta muraria, un pozzo probabilmente legato al culto e un dolmen. Le testimonianze partono dalla preistoria e arrivano fino allโetร romana, anche se รจ il periodo nuragico a lasciare lโimpronta piรน evidente.
Il dolmen si trova a breve distanza dalla sepoltura appena riconosciuta. ร un monumento piรน antico e costruito in modo differente, sfruttando affioramenti naturali, pietre verticali e un grande lastrone di copertura. La sua presenza accanto alla tomba dei giganti mostra come lo stesso territorio sia rimasto legato alla memoria dei morti attraverso epoche diverse.
Con lโaggiunta della nuova sepoltura, il sito appare ancora piรน articolato. Le comunitร che occuparono Crastu Littu non disseminarono edifici casualmente: organizzarono abitazioni, strutture monumentali, spazi di culto e aree funerarie entro uno stesso paesaggio.
La posizione contribuiva a dare forza allโinsediamento. Dallโaltura lo sguardo si apre sul Marghine, verso gli altopiani di Abbasanta e Paulilatino e, nelle giornate limpide, fino al golfo di Oristano. Un punto favorevole per controllare il territorio, ma anche un luogo nel quale la tomba degli antenati poteva restare visibile alla comunitร .
Che cosa puรฒ cambiare per Bortigali e il Marghine?
Quella di Carrarzu Iddia รจ la terza tomba dei giganti conosciuta nel territorio di Bortigali, dopo quelle di Tiriani-Perda โe sโAltare e Sereddis. Il ritrovamento conferma quanto i censimenti archeologici delle aree interne possano essere ancora incompleti: vegetazione, crolli e abbandono continuano a nascondere strutture anche imponenti.
Il valore scientifico della scoperta dipenderร dai risultati dello scavo. La conservazione delle murature permette giร di studiare la tecnica costruttiva; eventuali depositi rimasti integri potrebbero restituire informazioni sulle persone sepolte, sui riti e sui rapporti cronologici con gli edifici vicini.
Esiste anche una prospettiva di valorizzazione. Carrarzu Iddia potrebbe entrare in un itinerario legato al patrimonio nuragico del Marghine, ma prima vengono la tutela e la sicurezza. Servono il consolidamento delle parti fragili, una manutenzione costante della vegetazione e accessi capaci di reggere le visite senza danneggiare il sito. La camera su due livelli rimane, per ora, il punto interrogativo piรน interessante. La risposta non arriverร da una formula suggestiva, ma dal paziente confronto tra pietre, terreno e reperti.
Link utili:
La scoperta della tomba di Carrarzu Iddia โ Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio
Il complesso archeologico di Carrarzu Iddia โ SardegnaCultura


