Brevetti e capacità produttiva ridisegnano gli equilibri dell’automazione globale, mentre crescono le barriere commerciali
LA NOTIZIA IN BREVE – La Cina sta guadagnando terreno nella corsa ai robot umanoidi. Sei delle dieci startup con i portafogli brevettuali più forti hanno sede nel Paese e le prime cinque posizioni della classifica LexisNexis sono occupate da Fourier, AgiBot, LimX Dynamics, Pudu Robotics e Unitree. Gli Stati Uniti piazzano tre aziende, mentre l’Europa compare soltanto con la tedesca Agile Robots.
La graduatoria misura il valore dei brevetti, non le vendite o l’affidabilità delle macchine. Il vantaggio cinese nasce però anche da una filiera che produce su larga scala motori, sensori, batterie e componenti, permettendo alle startup di sviluppare e sperimentare nuovi modelli più rapidamente. Nel 2024 la Cina ha installato 295.000 robot industriali, oltre la metà del totale mondiale.
Washington ha reagito limitando l’ingresso dei nuovi umanoidi e quadrupedi cinesi, ufficialmente per ragioni di sicurezza. Queste macchine raccolgono immagini, voci e dati sugli ambienti nei quali operano. La misura protegge però anche l’industria americana dalla concorrenza di produttori spesso più veloci e meno costosi. La sfida vera si giocherà nelle fabbriche: non conterà ciò che i robot mostrano nei video, ma quanto riusciranno a lavorare senza fermarsi.
Indice
- 1 Robot umanoidi, la Cina occupa i primi cinque posti
- 1.1 Sei startup cinesi nella top ten
- 1.2 Chi guida la corsa mondiale
- 1.2.1 Componenti vicini Motori, riduttori, batterie, sensori e schede possono arrivare da fornitori concentrati negli stessi distretti. 02 Prove in fabbrica Magazzini e stabilimenti già automatizzati offrono ambienti reali nei quali individuare difetti e limiti. 03 Correzioni rapide Più macchine in funzione significano più dati, più errori osservati e cicli di sviluppo più brevi. `; } function renderUsa() { dynamic.innerHTML = ` ◉ Sicurezza dei dati Telecamere, microfoni e sensori possono raccogliere immagini, voci e mappe di fabbriche o infrastrutture. Controllo remoto ⚙ Protezione del mercato Le limitazioni concedono tempo alle startup americane prima dell’arrivo di concorrenti cinesi meno costosi. Politica industriale `; } function renderIndustry() { const values = [ { country: "Cina", flag: "🇨🇳", value: 295000, formatted: "295.000" }, { country: "USA", flag: "🇺🇸", value: 34200, formatted: "34.200" }, { country: "Italia", flag: "🇮🇹", value: 8783, formatted: "8.783" } ]; const max = Math.max.apply( null, values.map(function (item) { return item.value; }) ); dynamic.innerHTML = ` ${values .map(function (item) { const percentage = Math.max( 3, (item.value / max) * 100 ); return ` ${item.flag} ${escapeHtml(item.country)} ${escapeHtml(item.formatted)} installazioni `; }) .join("")} `; window.requestAnimationFrame(function () { const fills = dynamic.querySelectorAll(".gt-hi__bar-fill"); fills.forEach(function (fill) { fill.style.width = fill.dataset.width + "%"; }); }); } function changeImage(source, alt, position) { image.style.opacity = "0"; window.setTimeout(function () { image.src = source; image.alt = alt; image.style.objectPosition = position || "center"; image.style.opacity = "1"; }, 150); } function setView(viewName) { const view = views[viewName]; if (!view) { return; } tabs.forEach(function (tab) { tab.setAttribute( "aria-selected", String(tab.dataset.view === viewName) ); }); photoLabel.textContent = view.photoLabel; heroNumber.textContent = view.heroNumber; heroTitle.textContent = view.heroTitle; heroText.textContent = view.heroText; kicker.textContent = view.kicker; sectionTitle.textContent = view.sectionTitle; status.textContent = view.status; changeImage( view.image, view.imageAlt, view.imagePosition ); dynamic.style.animation = "none"; void dynamic.offsetHeight; dynamic.style.animation = ""; view.render(); } tabs.forEach(function (tab) { tab.addEventListener("click", function () { setView(tab.dataset.view); }); }); Object.values(images).forEach(function (source) { const preload = new Image(); preload.src = source; }); setView("ranking"); })(); Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento L’APPROFONDIMENTO – Fourier, AgiBot, LimX Dynamics, Pudu Robotics e Unitree. I primi cinque posti della classifica mondiale dedicata alle startup più innovative nei robot umanoidi sono tutti cinesi. Nella top ten elaborata da LexisNexis, la Repubblica popolare piazza complessivamente sei aziende, contro le tre degli Stati Uniti e una sola europea. La graduatoria arriva mentre Washington limita l’ingresso dei nuovi umanoidi e quadrupedi prodotti in Cina. Le due notizie raccontano di fatto la medesima preoccupazione: Pechino ha costruito una filiera capace di trasformare rapidamente ricerca e brevetti in macchine da sperimentare nelle fabbriche. La prima impresa americana in classifica è Figure AI, al sesto posto. Seguono la tedesca Agile Robots, Apptronik, la cinese Leju Robotics e Agility Robotics. Restano fuori nomi molto conosciuti come Tesla, Boston Dynamics e UBTECH perché LexisNexis ha ristretto l’analisi alle aziende private che, al 1° luglio, avevano già mostrato almeno un bipede funzionante. Leggi di più La Cina porta i robot umanoidi alla prova del mercato
- 1.2.2 Isaac GR00T, Nvidia porta l’IA dentro i robot umanoidi: cosa cambia per mercato, utenti e lavoro
- 2 Che cosa misura la classifica?
- 3 Perché le aziende cinesi avanzano così rapidamente?
- 4 Gli Stati Uniti stanno perdendo terreno?
- 5 Quanti umanoidi sono già pronti per lavorare?
- 6 Che cosa resta all’Italia e all’Europa?
Robot umanoidi, la Cina occupa i primi cinque posti
Brevetti, capacità produttiva e filiere industriali stanno ridisegnando gli equilibri dell’automazione mondiale.
Sei startup cinesi nella top ten
Fourier, AgiBot, LimX, Pudu e Unitree occupano tutte le prime cinque posizioni della graduatoria LexisNexis.
La classifica
Chi guida la corsa mondiale
Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento
L’APPROFONDIMENTO – Fourier, AgiBot, LimX Dynamics, Pudu Robotics e Unitree. I primi cinque posti della classifica mondiale dedicata alle startup più innovative nei robot umanoidi sono tutti cinesi. Nella top ten elaborata da LexisNexis, la Repubblica popolare piazza complessivamente sei aziende, contro le tre degli Stati Uniti e una sola europea. La graduatoria arriva mentre Washington limita l’ingresso dei nuovi umanoidi e quadrupedi prodotti in Cina. Le due notizie raccontano di fatto la medesima preoccupazione: Pechino ha costruito una filiera capace di trasformare rapidamente ricerca e brevetti in macchine da sperimentare nelle fabbriche.
La prima impresa americana in classifica è Figure AI, al sesto posto. Seguono la tedesca Agile Robots, Apptronik, la cinese Leju Robotics e Agility Robotics. Restano fuori nomi molto conosciuti come Tesla, Boston Dynamics e UBTECH perché LexisNexis ha ristretto l’analisi alle aziende private che, al 1° luglio, avevano già mostrato almeno un bipede funzionante.
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Che cosa misura la classifica?
La posizione non dipende dal numero di robot venduti né dalla loro capacità di lavorare senza assistenza. LexisNexis ha valutato la forza dei portafogli brevettuali in tre aree: interazione con persone e ambiente, struttura meccanica del corpo, sistemi di controllo e pianificazione.
Il Patent Asset Index considera il numero dei brevetti, i Paesi nei quali sono protetti e la loro influenza sugli sviluppi successivi. Un’invenzione citata frequentemente da altri brevetti riceve un peso maggiore rispetto a una soluzione rimasta isolata.
La graduatoria segnala quindi quali startup hanno accumulato gli asset tecnologici più solidi, senza però voler stabilire quale umanoide sia il più affidabile, autonomo o conveniente. La pagina di LexisNexis contiene anche una piccola incongruenza: in un passaggio parla di sette startup cinesi nella top ten, mentre la graduatoria ne elenca sei. I nomi sono Fourier, AgiBot, LimX, Pudu, Unitree e Leju.
Il dato più significativo riguarda la crescita. In dieci anni i brevetti attribuiti a inventori cinesi sono aumentati di circa cinque volte nelle architetture di controllo e pianificazione, di due volte e mezzo nella morfologia e sono raddoppiati nei sistemi di interazione.
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Perché le aziende cinesi avanzano così rapidamente?
Un robot umanoide richiede motori compatti, riduttori, batterie, telecamere, sensori, schede elettroniche, mani articolate e software capaci di coordinare ogni movimento. La Cina produce già gran parte di questi componenti su vasta scala.
Una startup può modificare un giunto, ordinare una nuova serie di pezzi e provarla in tempi ridotti. Negli Stati Uniti e in Europa lo stesso percorso può coinvolgere fornitori distribuiti in Paesi diversi, con costi più alti e cicli di sviluppo più lunghi.
Conta anche la dimensione del mercato. Nel 2024 la Cina ha installato 295.000 robot industriali, il 54% del totale mondiale. Le macchine operative nelle fabbriche del Paese hanno superato i due milioni e i produttori locali hanno conquistato la maggioranza delle vendite interne.
Gli umanoidi possono così essere sperimentati nei magazzini, negli stabilimenti automobilistici e nelle fabbriche di elettronica. Ogni prova produce dati utili a individuare errori, correggere il software e modificare i componenti.
È un vantaggio meno spettacolare dei video nei quali i robot corrono o combattono, ma molto più importante sul piano industriale. Il progresso si misura nel numero di tentativi che un’azienda riesce a compiere prima dei concorrenti.
AgiBot ha dichiarato di aver superato nel marzo 2026 le 10.000 unità prodotte, tra umanoidi, robot su ruote, quadrupedi e piattaforme destinate alla raccolta di dati. La cifra proviene dall’azienda e richiede quindi cautela, ma indica una capacità produttiva ormai lontana dalla fase del singolo prototipo.
Gli Stati Uniti stanno perdendo terreno?
Sul software e sulla capacità di calcolo gli Stati Uniti conservano una posizione dominante. Nvidia fornisce processori e simulatori utilizzati da numerose imprese robotiche, mentre Figure AI, Apptronik e Agility Robotics hanno raccolto capitali consistenti e avviato test con grandi gruppi industriali.
La difficoltà riguarda soprattutto la produzione. Nel 2024 le fabbriche statunitensi hanno installato circa 34.200 robot industriali, poco più di un decimo rispetto alla Cina. Il Paese importa inoltre una parte rilevante delle macchine e dei componenti utilizzati nei propri stabilimenti.
Washington ha risposto all’avanzata cinese con una barriera commerciale, quasi fosse ormai l’unica carta da giocare ogni volta che le difficoltà si fanno sentire. Il 28 luglio 2026 la Federal Communications Commission ha bloccato l’autorizzazione dei nuovi modelli cinesi di robot umanoidi e quadrupedi. Le macchine già ammesse sul mercato statunitense potranno continuare a essere utilizzate.
La motivazione ufficiale, manco a dirlo, riguarda la sicurezza nazionale. Un umanoide collegato alla rete raccoglie immagini, voci, mappe degli ambienti e informazioni sulle attività che si svolgono intorno a lui. Può ricevere aggiornamenti dal produttore e, in alcuni casi, essere controllato a distanza. Il rischio assume un peso particolare quando queste macchine entrano in fabbriche, laboratori o infrastrutture sensibili. La restrizione offre però anche un vantaggio alle imprese americane, che potranno crescere senza affrontare subito concorrenti cinesi capaci di produrre a costi inferiori. Sicurezza e politica industriale, in questo caso, coincidono.
Quanti umanoidi sono già pronti per lavorare?
I brevetti descrivono ciò che un’impresa ha inventato. I video mostrano ciò che un robot è riuscito a fare almeno una volta. Una fabbrica pretende molto di più.
La macchina deve ripetere lo stesso compito per migliaia di cicli, riconoscere un oggetto collocato male, evitare lavoratori e muletti, recuperare dopo un errore e fermarsi prima di creare un pericolo. Deve riuscirci per ore, senza la presenza costante di tecnici.
Le mani restano uno dei problemi più complessi. Diversi modelli camminano ormai con una buona stabilità, ma afferrare oggetti differenti, regolare la forza e usare utensili progettati per l’uomo richiede una precisione molto maggiore. Anche autonomia delle batterie, manutenzione e durata dei componenti incidono sul costo reale.
La forma umana offre comunque un vantaggio. Fabbriche, magazzini e abitazioni sono costruiti intorno al nostro corpo: scale, porte, scaffali e postazioni di lavoro presuppongono due braccia e mani capaci di manipolare.
Dove il compito rimane sempre uguale, un braccio fisso o una piattaforma su ruote risultano spesso più efficienti. Gli umanoidi diventano interessanti negli ambienti nei quali cambiano attività, strumenti e percorsi.
Che cosa resta all’Italia e all’Europa?
La presenza della sola Agile Robots nella top ten fotografa la debolezza europea: buona ricerca, competenze meccaniche avanzate e una capacità più limitata di finanziare la crescita e produrre su vasta scala.
L’Italia parte da una solida base nell’automazione industriale. Nel 2024 ha installato 8.783 robot, secondo risultato europeo dopo la Germania, nonostante una flessione del 16% rispetto all’anno precedente. L’Istituto Italiano di Tecnologia lavora da oltre vent’anni su piattaforme come iCub, ergoCub e iRonCub. Da queste ricerche è nata Generative Bionics, startup sostenuta da un investimento da 70 milioni di euro per sviluppare umanoidi destinati agli ambienti produttivi.
In Brianza, Oversonic Robotics lavora invece su RoBee, una famiglia di robot pensata per industria, logistica e sanità. Le competenze esistono, ma ci si ferma nella produzione: servono capitali, clienti disposti a sperimentare le macchine e fornitori capaci di accompagnare le startup dal prototipo a migliaia di esemplari.
Link utili:
LexisNexis – Analisi dei brevetti nella robotica umanoide
International Federation of Robotics – Dati sul mercato mondiale
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

