Un esercito di umanoidi in trincea: l’Ucraina prepara la guerra dei robot

Fedorov fissa obiettivi estremi: primo nemico ucciso da una macchina entro sei mesi e un assalto senza fanteria entro un anno

LA NOTIZIA IN BREVE – L’Ucraina vuole spingere la robotizzazione della guerra oltre droni e mezzi terrestri senza equipaggio. Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino e oggi advisor per l’innovazione della Difesa italiana, ha presentato Army of Robots, un progetto che punta a sviluppare sistemi capaci di operare nelle missioni più pericolose oggi affidate ai soldati. L’obiettivo dichiarato è arrivare entro sei mesi al primo nemico ucciso da un robot antropomorfo e, nell’arco di un anno, a un attacco contro una posizione avversaria condotto senza fanteria.

Il programma è ancora in una fase iniziale e cerca aziende defence-tech, ingegneri, investitori e competenze specialistiche. Ma l’Ucraina parte da un’esperienza già concreta: gli unmanned ground vehicles vengono impiegati per trasportare rifornimenti, evacuare feriti e, in alcuni casi, partecipare alle operazioni offensive. Nei primi sette mesi del 2026 questi sistemi avrebbero completato oltre 66.300 missioni.

Il salto verso gli umanoidi armati apre però una questione decisiva: chi prenderà la decisione di colpire? Molti mezzi oggi in servizio restano controllati a distanza da operatori umani, mentre l’eventuale introduzione di sistemi capaci di individuare e attaccare autonomamente un bersaglio trasformerebbe profondamente sia la condotta militare sia il dibattito sulle armi autonome. Se questi progetti dimostreranno di funzionare sul campo, la loro diffusione potrebbe rapidamente estendersi anche ad altre potenze militari.

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L’APPROFONDIMENTO – Al fronte niente più umani. A combattere le maledette guerre saranno dei robot umanoidi. Tutto ciò accadrà, secondo le dichiarazioni di Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino, entro i prossimi mesi. Il progetto, ribattezzato Army of Robots, letteralmente l’“Esercito di Robot”, è stato presentato durante l’IT Arena 2026, la conferenza tecnologica che si svolge nella città dell’Ucraina occidentale.

Fedorov immagina trincee affollate di macchine terrestri, sistemi autonomi, droni e in prospettiva robot antropomorfi, capaci di assumere parte dei compiti oggi affidati ai militari nelle zone più pericolose del fronte. A sostenere l’evoluzione bellica “intelligente” dovrebbero essere aziende defence-tech, ricercatori, ingegneri, investitori e militari chiamati a sperimentare sul campo i sistemi sviluppati. Il Kyiv Independent riferisce che, al momento dell’annuncio, lo staff di Fedorov non aveva ancora chiarito quale società – o struttura giuridica – sia posta al controllo dell’iniziativa.

La fase attuale, secondo indiscrezioni, assomiglia più a un grande acceleratore tecnologico, presentato prevalentemente per attirare finanziatori. E non a caso Fedorov ha aperto la ricerca di aziende specializzate in robotica, ingegneri e un CTO o responsabile tecnologico. Il modello prevede di individuare un problema operativo, finanziare chi può risolverlo, sperimentare la soluzione insieme ai militari e aumentare rapidamente la produzione quando il sistema dimostra di funzionare sul fronte.

L’obiettivo più spettacolare, al tempo stesso preoccupante, potrà essere raggiunto in tempi stretti. Entro sei mesi potrebbe esser pronto il primo umanoide. Fedorov è stato più diretto, dicendo che entro questo lasso di tempo si potrà raggiungere il traguardo del primo soldato nemico ucciso da un robot antropomorfo e a dodici mesi quello di un attacco a una posizione avversaria senza fanteria.

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L’Ucraina usa già migliaia di robot sul fronte

Sul campo, nel mentre, una trasformazione del conflitto è già evidente. L’esercito ucraino impiega da tempo unmanned ground vehicles, o UGV, veicoli terrestri senza equipaggio che trasportano munizioni, viveri e materiali, evacuano feriti e svolgono anche missioni di combattimento. I dati del ministero della Difesa ucraino mostrano quanto rapidamente stia crescendo il settore, anche o forse soprattutto grazie ai miliardi di euro elargiti dall’Ue. Nei primi sette mesi dell’anno i sistemi robotici terrestri hanno completato oltre 66.300 missioni. A marzo erano state registrate più di 9.000 missioni in un solo mese, contro circa 2.900 nel novembre 2025.

Al momento la robotizzazione non riguarda soltanto il trasporto. A gennaio Kiev ha autorizzato l’impiego dello Zmiy Droid 12.7, piattaforma terrestre equipaggiata con una mitragliatrice da 12,7 millimetri controllata a distanza. Le stesse Forze terrestri ucraine descrivono sistemi robotici impiegati nella difesa e negli assalti, mentre la fanteria interviene dopo la soppressione delle posizioni avversarie.

La differenza rispetto al progetto presentato a Leopoli sta quindi nel salto tecnologico. Ruote e cingoli combattono già; l’umanoide capace di muoversi autonomamente nelle trincee rimane invece una capacità da sviluppare. Reuters ha documentato l’espansione degli UGV ucraini anche nelle missioni offensive, sottolineando al tempo stesso i limiti legati alla mobilità, alla produzione e all’affidabilità in un ambiente sottoposto a fuoco, disturbi elettronici e continui cambiamenti del terreno.

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Dal successo dei droni alla scommessa sui robot terrestri

Fedorov prova a replicare il modello adottato nel 2022 con l’Army of Drones, iniziativa lanciata quando guidava la trasformazione digitale del Paese. Secondo l’ex ministro, i droni sarebbero ormai responsabili di oltre il 95% degli attacchi sul campo di battaglia e in Ucraina opererebbero più di 700 produttori di UAV. Sono dati da lui rivendicati durante il lancio dell’Army of Robots; una precedente comunicazione ufficiale del ministero della Difesa, nel giugno 2026, indicava comunque che oltre il 90% degli obiettivi nemici colpiti veniva raggiunto attraverso droni.

La logica dichiarata è trasferire lo stesso metodo al terreno: produzione rapida, cicli di sviluppo molto brevi e test diretti con le unità operative. Per Fedorov, il vantaggio strategico consiste nel mandare le macchine dove oggi il rischio per un militare è maggiore: evacuazione dei feriti, trasporto di munizioni, posa e rimozione di mine, ricognizione, difesa delle posizioni e attacco.

L’ambizione di sostituire la fanteria pone però un problema molto diverso rispetto alla semplice automazione della logistica. Un robot può essere comandato a distanza da un operatore oppure ricevere un certo grado di autonomia. La presentazione di Leopoli non chiarisce fino a che punto le future macchine potranno scegliere autonomamente un bersaglio umano e aprire il fuoco.

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Domande e risposte Dall’autonomia delle armi alle batterie: cosa potrebbe davvero accadere quando i robot arriveranno sul campo di battaglia.
  • Robotica

    Perché costruire soldati umanoidi se ruote e cingoli sono più semplici?

    La forma umana potrebbe avere senso soprattutto negli ambienti costruiti per gli esseri umani. Scale, porte, passaggi stretti, edifici, postazioni e strumenti sono progettati attorno alle dimensioni e ai movimenti del nostro corpo. Un robot antropomorfo potrebbe quindi muoversi dove un mezzo cingolato incontra maggiori difficoltà e utilizzare attrezzature già esistenti senza doverle riprogettare.

    Il vantaggio, però, è ancora soprattutto teorico in ambito militare. Camminare su due gambe richiede molta energia e un terreno fangoso, sconnesso o coperto di macerie rappresenta una prova difficile per equilibrio e affidabilità. Per questo oggi sul fronte prevalgono ancora piattaforme terrestri dotate di ruote o cingoli.

  • Guerra elettronica

    Basterebbe un disturbatore radio per rendere inutilizzabile un robot militare?

    Dipende da quanto il robot dipende dal collegamento con il proprio operatore. Un sistema teleoperato deve ricevere comandi e trasmettere informazioni: interferenze radio, perdita del segnale o disturbi alla navigazione satellitare possono quindi limitarne seriamente l’impiego.

    Un mezzo con capacità autonome può invece continuare alcune attività anche quando perde il collegamento, per esempio arrestarsi, rientrare o seguire un percorso già programmato. Questo non significa renderlo immune alla guerra elettronica: comunicazioni, sensori e navigazione restano alcuni dei punti più delicati di qualsiasi sistema robotico impiegato sul campo.

  • Autonomia

    Quanto potrebbe combattere un robot umanoide prima di scaricare le batterie?

    Per gli umanoidi militari annunciati da Fedorov non esiste ancora un’autonomia operativa verificata e resa pubblica. Il consumo dipenderebbe da peso, velocità, terreno, sensori, computer di bordo, sistemi di comunicazione e dal carico trasportato.

    Proprio l’energia rappresenta uno dei problemi più difficili della robotica mobile. Camminare, mantenere l’equilibrio e muovere numerose articolazioni richiede molta più potenza rispetto a un mezzo che procede su ruote. Batterie intercambiabili, stazioni di ricarica o soluzioni ibride potrebbero aumentare l’autonomia, ma per l’Army of Robots non sono state comunicate specifiche tecniche sufficienti per fare previsioni attendibili.

  • Intelligenza artificiale

    Un robot potrebbe riconoscere da solo una persona e decidere di spararle?

    Tecnologicamente è possibile automatizzare parti sempre maggiori del processo, ma non sappiamo quale autonomia avranno i sistemi immaginati da Fedorov. Sensori, visione artificiale e algoritmi possono già classificare oggetti e seguire bersagli; altra cosa è lasciare alla macchina anche la decisione finale sull’impiego della forza.

    È proprio questo il punto più controverso delle cosiddette armi autonome. ONU e Comitato internazionale della Croce Rossa chiedono da tempo regole specifiche e un controllo umano effettivo, soprattutto quando un sistema viene progettato per individuare e colpire persone.

  • Diritto

    Se un robot autonomo colpisse per errore dei civili, di chi sarebbe la responsabilità?

    Il robot non diventerebbe un soggetto responsabile al posto degli esseri umani. Le norme del diritto internazionale umanitario continuano ad applicarsi all’impiego delle armi, indipendentemente dal livello tecnologico del sistema utilizzato.

    Stabilire concretamente le responsabilità potrebbe però diventare più difficile quando una decisione deriva dall’interazione tra comandante, operatore, software e comportamento autonomo della macchina. È uno dei motivi per cui il dibattito internazionale insiste sulla necessità di mantenere prevedibilità, supervisione e controllo umano sull’uso della forza.

  • Scenari futuri

    Potremmo davvero arrivare a guerre combattute soltanto da robot contro altri robot?

    Oggi non esistono elementi per considerare vicino uno scenario del genere. Le macchine possono assumere un numero crescente di compiti pericolosi, ma continuano a dipendere da persone per programmazione, manutenzione, rifornimenti, riparazioni, comando e organizzazione delle operazioni.

    Anche l’esperienza ucraina mostra soprattutto una progressiva sostituzione degli uomini in singole missioni: trasporto, evacuazione, ricognizione e alcuni compiti offensivi. Il passaggio da questa realtà a un campo di battaglia completamente privo di esseri umani sarebbe tecnologicamente e militarmente molto più complesso.

Armi autonome, la questione del controllo umano

Il tema è già al centro del confronto internazionale sulle armi autonome. Il Comitato internazionale della Croce Rossa definisce autonomi i sistemi che, una volta attivati, possono selezionare e colpire bersagli senza un ulteriore intervento umano e chiede limiti internazionali particolarmente severi per quelli destinati a colpire persone. Nell’agosto 2026 anche il segretario generale dell’ONU e la presidente del CICR hanno rinnovato la richiesta di nuove regole internazionali.

Questo non significa che ogni robot armato rientri automaticamente in quella categoria. Molti sistemi terrestri utilizzati oggi in Ucraina rimangono teleoperati, con una persona che controlla il mezzo e decide l’impiego dell’arma. Per valutare davvero il progetto di Fedorov servirà quindi capire quale parte delle future missioni verrà delegata agli algoritmi e dove resterà la decisione umana.

Fedorov è anche advisor di Crosetto

L’annuncio interessa direttamente anche l’Italia per un altro motivo. Dalla fine di agosto Fedorov ricopre il ruolo di Advisor per l’Innovazione della Difesa del ministro Guido Crosetto. L’incarico è stato annunciato ufficialmente dal ministero della Difesa dopo un incontro dedicato a droni, sistemi unmanned, difesa aerea e trasformazione dell’innovazione tecnologica in capacità operative. L’incarico non equivale però alla partecipazione dell’Italia all’Army of Robots. Nei comunicati ufficiali della Difesa italiana consultati non compare un’adesione al nuovo progetto né un programma italiano per l’acquisto degli umanoidi descritti a Leopoli. Il rapporto riguarda tuttavia il trasferimento di esperienza maturata dall’Ucraina nella guerra tecnologica e l’analisi dei sistemi autonomi e senza equipaggio.

Va distinta anche la nuova iniziativa dall’altra attività imprenditoriale avviata da Fedorov dopo l’uscita dal governo. Il 1° settembre l’ex ministro ha annunciato la creazione di una società defence-tech nella quale Alex Karp, CEO di Palantir, sarà il primo grande investitore.

La prova arriverà sul terreno

Per ora l’immagine dell’umanoide che avanza nella trincea è reale soltanto in un video generato dall’IA. L’Ucraina sembra tuttavia decisa a fare il salto. Già oggi produce e utilizza migliaia di sistemi terrestri senza equipaggio, e sta cercando di affidare alle macchine una quota crescente delle missioni più pericolose. Va detto che qualsiasi evoluzione della robotica difficilmente resterà confinata all’Ucraina. Se sistemi del genere dimostreranno di funzionare sul campo, altre potenze militari avranno tutto l’interesse ad acquisirli o a svilupparli rapidamente. A quel punto il problema non sarà più capire se i robot possano combattere al posto degli uomini, ma stabilire fin dove potranno spingersi senza che sia un uomo a decidere quando aprire il fuoco.

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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