Corpi umani come sacche per “organi di ricambio”: così i miliardari comprano la vita “eterna”

R3 Bio ha portato davanti agli investitori l’idea di organismi privi di coscienza, dai quali ricavare tessuti compatibili. Il primo mercato sarebbe quello farmaceutico, ma l’obiettivo più radicale riguarda la sostituzione del corpo

LA NOTIZIA IN BREVE – Nel film The Island erano cloni allevati come riserva biologica. Oggi la stessa idea riemerge attorno a R3 Bio, startup californiana finanziata da Tim Draper e da fondi della longevity economy. Il progetto punta a creare organismi privi delle strutture cerebrali associate alla coscienza, ma dotati di cuore, fegato, reni e polmoni da usare nei test farmacologici e, in prospettiva, nei trapianti.

La promessa è enorme: organi geneticamente compatibili, minore rischio di rigetto e una possibile “scorta” personale di ricambi. Negli incontri con gli investitori si è parlato anche di Full Body Replacement, la sostituzione completa del corpo lasciando intatto il cervello.

Restano però ostacoli scientifici, giuridici ed etici enormi. Non è chiaro come mantenere vivo un organismo senza sviluppare percezione, né chi dovrebbe possederlo o autorizzarne l’uso. R3 Bio dichiara oggi di lavorare su colture cellulari microscopiche. Lo stato reale del progetto, l’esistenza di organismi completi e il loro numero restano sconosciuti.

Longevità · bioetica · trapianti

Corpi umani come sacche di organi

R3 Bio ha discusso organismi privi delle strutture cerebrali associate alla coscienza, dai quali ricavare tessuti e ricambi geneticamente compatibili.

Una riserva biologica personale

  • Cuore, fegato, reni e polmoni crescerebbero nello stesso sistema biologico.
  • Gli organi derivati dalle cellule del paziente potrebbero ridurre il rischio di rigetto.
  • Negli incontri sulla longevità si è parlato anche di Full Body Replacement.

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Modello anatomico del corpo umano Schema degli organi interni umani Organi compatibili Test sui farmaci Sostituzione corporea
Stato del progetto: non risultano dati pubblici che documentino corpi umani completi già disponibili.
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Fonti e crediti

Immagine anatomica: Samuel Zeller, “Human anatomy”, licenza CC0, Wikimedia Commons.

Schema degli organi: Mikael Häggström, pubblico dominio / CC0, Wikimedia Commons.

Foto di laboratorio: U.S. Food and Drug Administration, fotografia di Michael J. Ermarth, pubblico dominio.

Fonti editoriali: R3 Bio, MIT Technology Review, Wired e ARPA-H.

Infografica realizzata da GiornaleTecnologico.net

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Nel film The Island, uscito nel 2005, uomini e donne convinti di essere sopravvissuti a una catastrofe scoprono di essere cloni allevati come riserva biologica per i loro proprietari: organi, tessuti e perfino gravidanze destinati a prolungare la vita di qualcun altro. Vent’anni dopo, quella stessa idea è entrata nei progetti discussi negli ambienti più radicali della longevità. R3 Bio, startup californiana sostenuta dal miliardario Tim Draper e da fondi specializzati nell’anti-invecchiamento, ha presentato organismi umani privi delle strutture cerebrali associate alla coscienza, concepiti come fonte di cuore, fegato, reni e polmoni geneticamente compatibili. Corpi di ricambio, costruiti per essere utilizzati quando l’originale comincia a cedere.

Che cosa sono realmente le “sacche di organi”?

Negli ambienti di R3 Bio le chiamano organ sacks, sacche di organi. Il nome restituisce l’idea di un contenitore, ma ciò che viene descritto è un sistema biologico complesso: apparati collegati da una circolazione comune, capaci di crescere insieme e reagire alle stesse sostanze.

La prima applicazione riguarda i test farmacologici. Una molecola assunta per bocca viene assorbita dall’intestino, trasformata dal fegato, trasportata nel sangue e infine eliminata dai reni. Durante questo percorso può produrre effetti che una singola coltura cellulare difficilmente riesce a mostrare.

Da qui l’interesse per un modello più vicino a un organismo completo, ma sviluppato senza le parti del cervello associate alla coscienza e alla percezione del dolore. Almeno nelle intenzioni, servirebbe a ridurre l’impiego di animali nei laboratori e a prevedere meglio la tossicità dei nuovi medicinali.

Il passaggio successivo è quello che ha attirato l’attenzione. La cofondatrice Alice Gilman ha parlato della possibilità di ottenere, dalle cellule di una persona, sangue, tessuti e organi geneticamente compatibili. Un rene cresciuto dallo stesso patrimonio biologico del paziente ridurrebbe il rischio di rigetto; un’intera struttura potrebbe fornire più ricambi nel corso degli anni.

Non è difficile capire perché l’idea abbia sedotto gli investitori della longevità. Il corpo smette di essere un organismo irripetibile e diventa una riserva personale dalla quale attingere quando serve.

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Perché far crescere tutto insieme?

Il cuore, il fegato e i reni non maturano come pezzi separati. Si influenzano attraverso ormoni, segnali immunitari, impulsi nervosi e sostanze trasportate dal sangue. Un tessuto coltivato in laboratorio può avere le cellule giuste senza comportarsi come l’organo di un adulto.

Far crescere più apparati nello stesso ambiente biologico permetterebbe di ottenere strutture più mature. Un’azienda farmaceutica potrebbe osservare contemporaneamente come un farmaco viene metabolizzato e quali danni produce altrove. Per chi investe nei trapianti, invece, il vantaggio sarebbe disporre di organi provenienti da un’unica fonte compatibile.

È a questo punto che la prospettiva cambia scala. Se l’età deteriora insieme vasi, muscoli, cuore e apparati interni, sostituire un solo elemento rischia di offrire un beneficio limitato. Nelle presentazioni rivolte agli investitori è comparsa così l’ipotesi della sostituzione completa del corpo: conservare il cervello e trasferirlo su una struttura giovane.

L’idea resta lontanissima dalla chirurgia disponibile, ma dice molto dell’ambiente nel quale è maturata. Una parte della longevity economy considera l’invecchiamento un guasto tecnico. E un guasto, in quella visione, si ripara oppure si elimina cambiando il componente.

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Chi finanzia il progetto?

Tra i sostenitori dichiarati di R3 Bio figura Tim Draper, investitore della Silicon Valley noto per aver puntato in anticipo su società tecnologiche e bitcoin. Accanto a lui compaiono Immortal Dragons, fondo con sede a Singapore, e la britannica LongGame Ventures.

La startup non ha comunicato quanto denaro abbia raccolto. Il profilo dei finanziatori è però indicativo: non si tratta soltanto di capitali interessati ai modelli per la ricerca farmacologica, ma di fondi che cercano tecnologie capaci di estendere la durata della vita.

Boyang Wang, amministratore delegato di Immortal Dragons, ha sostenuto che sostituire gli organi potrebbe rivelarsi più efficace che tentare di ripararli indefinitamente. Nella sua visione, un bodyoid umano non senziente diventerebbe una fonte abbondante di ricambi.

La domanda esiste già. Negli Stati Uniti più di centomila persone aspettano un trapianto e molti pazienti restano in lista per anni. Una tecnologia capace di produrre organi compatibili avrebbe un mercato enorme.

Resta il problema dell’accesso. Far crescere una struttura biologica personale richiederebbe laboratori specializzati, tempo e denaro. I primi clienti non sarebbero con ogni probabilità i sistemi sanitari pubblici, ma individui disposti a spendere cifre molto alte per assicurarsi una scorta costruita con le proprie cellule. Per i miliardari della longevità, il ricambio biologico sarebbe la polizza definitiva.

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Che cosa è emerso dagli incontri riservati?

Il fondatore John Schloendorn avrebbe usato espressioni più esplicite di quelle scelte nella comunicazione pubblica: brainless clones, cloni senza cervello, e body replacement cloning, clonazione per la sostituzione del corpo.

A ricostruire quelle discussioni è stata un’inchiesta di MIT Technology Review, basata su documenti, programmi di eventi e testimonianze provenienti dagli ambienti frequentati dalla startup.

Nel 2023 Schloendorn avrebbe illustrato una possibile tabella di marcia: perfezionare le tecniche sugli animali, intervenire sui geni coinvolti nello sviluppo cerebrale e ottenere organismi capaci di formare gli altri apparati senza acquisire coscienza.

Il progetto riapparve nel settembre 2025 durante Abundance Longevity, incontro organizzato a Boston per una platea ristretta di investitori e appassionati di medicina anti-invecchiamento. Per partecipare, secondo la ricostruzione giornalistica, servivano circa 70 mila dollari.

La sessione affidata a Schloendorn e Gilman aveva un titolo netto: Full Body Replacement. Sostituzione completa del corpo.

Dopo l’attenzione dei media, R3 Bio ha sostenuto che in quella sede fossero stati discussi scenari ipotetici. È possibile che una parte del racconto servisse a mostrare agli investitori fin dove avrebbe potuto spingersi la ricerca. Resta il fatto che le applicazioni umane erano già entrate nella presentazione del progetto, ben prima che i giornali se ne occupassero.

Perché un’intervista ha creato tanto imbarazzo?

Nel febbraio 2026 Alice Gilman concesse una lunga intervista al podcast Skyline Drive: How to Live Forever. Parlò di cellule prelevate dalle scimmie, organismi privi di coscienza e future applicazioni sull’uomo. Quando venne ricontattata per la verifica finale, chiese di rinviare la pubblicazione. Precisò che alcune frasi esprimevano opinioni personali e disse che R3 Bio, “per ora”, non stava lavorando alle sacche di organi.

Durante la conversazione definì inoltre la startup un “federal asset”, una “risorsa federale”, senza chiarire la natura del rapporto con il governo statunitense. Non risultano documenti pubblici che dimostrino un controllo federale sulla società.

Un collegamento con la ricerca finanziata dallo Stato passa attraverso Jean Hébert, neuroscienziato impegnato nella rigenerazione del cervello e responsabile del programma FRONT dell’agenzia ARPA-H. Il progetto punta a sostituire porzioni danneggiate della neocorteccia con tessuti ottenuti da cellule riprogrammate.

FRONT riguarda ictus, traumi e malattie neurodegenerative, non la clonazione umana. Tocca però uno dei problemi che rendono oggi impraticabile la sostituzione corporea: ricostruire connessioni nervose complesse.

L’espressione usata da Gilman resta quindi senza una spiegazione precisa. Ha aumentato la sensazione di segretezza, proprio nel momento in cui la cofondatrice cercava di ridimensionare le proprie dichiarazioni.

Come si costruirebbe un corpo senza coscienza?

Il punto di partenza sarebbero le cellule staminali pluripotenti indotte, le cosiddette iPSC. Una normale cellula adulta, per esempio prelevata dalla pelle, può essere riprogrammata fino a riacquistare la capacità di generare molti tessuti differenti. Attraverso l’editing genetico si potrebbe intervenire sui geni coinvolti nella formazione del cervello. Le cellule modificate verrebbero poi utilizzate per produrre un embrione capace di sviluppare gli organi desiderati evitando, nelle intenzioni, le strutture dalle quali dipendono coscienza e dolore.

È qui che il progetto incontra il suo ostacolo principale. Il sistema nervoso non serve soltanto a pensare. Regola la respirazione, il battito cardiaco, la temperatura, la digestione e numerose funzioni automatiche. Un corpo completamente privo di tessuto nervoso avrebbe poche possibilità di mantenersi in vita. Conservarne una parte sufficiente a governare gli organi, però, renderebbe più difficile escludere ogni capacità di percezione.

Il confine cercato è molto stretto: abbastanza sistema nervoso per sostenere il corpo, troppo poco per permettergli di sentire.

Tra gli esempi citati compare l’idranencefalia, rara malformazione nella quale gran parte degli emisferi cerebrali è assente. Alcuni bambini sono sopravvissuti grazie al tronco encefalico e ad altre strutture profonde. Il confronto mostra che molte funzioni possono continuare senza ampie porzioni del cervello, ma dimostra anche quanto sia imprudente identificare automaticamente l’assenza della corteccia con quella della coscienza.

Quei bambini reagiscono agli stimoli, vivono e ricevono assistenza. Nessuno potrebbe considerarli un deposito di organi.

Dove verrebbero fatti crescere?

Gli uteri artificiali non sono ancora in grado di sostenere l’intero sviluppo di un mammifero, dal concepimento alla nascita. Per ottenere un organismo maturo servirebbe quindi una gravidanza.

R3 Bio avrebbe scelto di cominciare dai primati. Un annuncio di lavoro pubblicato dalla società cercava a Porto Rico un veterinario capace di impiantare embrioni, seguire le gravidanze e assistere il parto delle scimmie.

Gilman aveva raccontato anche l’intenzione di prelevare cellule cutanee da animali lasciati liberi su un’isola caraibica, identificandoli con un braccialetto anziché tenerli rinchiusi.

Presentata in questo modo, la soluzione sembra più rispettosa degli animali. La parte decisiva, tuttavia, arriva dopo il prelievo: produzione degli embrioni, modifiche genetiche, impianto e nascita di organismi con uno sviluppo cerebrale alterato.

Oggi R3 Bio descrive sul proprio sito un’attività molto più circoscritta. Dichiara di lavorare su strutture microscopiche coltivate in vitro e di non utilizzare primati vivi. La descrizione si accorda poco con le competenze ricercate a Porto Rico e con quanto raccontato in precedenza dalla cofondatrice.

Che cosa impedisce di trasferire una testa su un nuovo corpo?

Trasferire una testa su un nuovo corpo non è cosa affatto semplice. Sono tantissimi i problemi. A impedire un trasferimento come quello per un normale trapianto vi sarebbe quasi tutto ciò che rende possibile il funzionamento del sistema nervoso.

La compatibilità genetica fra proprietario e clone ridurrebbe alcuni problemi immunologici, ma la medicina non sa riconnettere una midolla spinale completamente recisa restituendo movimento e sensibilità. Bisognerebbe collegare arterie, vene, trachea, esofago e nervi senza interrompere l’ossigenazione del cervello.

Nessun intervento del genere è mai riuscito su un essere umano. Eppure l’immagine continua a circolare perché condensa in modo efficace la promessa della longevità radicale: conservare ricordi, carattere e identità, sostituendo tutto il resto. Il cervello diventerebbe l’uomo. Il corpo soltanto il suo supporto.

Un organismo simile avrebbe diritti?

I sostenitori del progetto partono da un criterio semplice: un corpo incapace di pensare o provare dolore potrebbe fornire organi senza subire sofferenza. La difficoltà sta nel dimostrare quell’incapacità.

Non esiste un esame capace di escludere con certezza ogni forma di esperienza in un organismo costruito con caratteristiche mai osservate prima. Una modifica genetica potrebbe impedire lo sviluppo di una parte del cervello lasciando attive reti nervose profonde. Potrebbero verificarsi malformazioni inattese o percorsi di crescita diversi da quelli previsti.

Nel 2025 Carsten Charlesworth, Henry Greely e Hiromitsu Nakauchi, studiosi legati alla Stanford University, hanno portato l’argomento nel dibattito accademico parlando di bodyoids: corpi umani o animali non senzienti ottenuti da cellule staminali e destinati alla ricerca o alla produzione di organi.

La proposta non descriveva un esperimento concluso. Segnalava però che le tecnologie necessarie stavano diventando abbastanza concrete da richiedere una discussione preventiva.

Un organismo con DNA umano, cuore pulsante e apparati maturi potrebbe essere posseduto da qualcuno? Chi autorizzerebbe il prelievo? E che cosa accadrebbe se mostrasse una risposta agli stimoli non prevista? Chiamarlo “sacca” evita molte di queste domande e trasforma un organismo in un banale contenitore.

Perché questa ricerca trova spazio proprio adesso?

Negli Stati Uniti le autorità stanno favorendo tecniche alternative alla sperimentazione animale. La Food and Drug Administration ha aperto all’uso di organoidi, sistemi microfluidici, modelli informatici e colture basate su cellule umane. Anche i National Institutes of Health stanno finanziando strumenti capaci di riprodurre meglio la biologia dell’uomo.

R3 Bio si inserisce in questa trasformazione. Il nome dell’azienda richiama le tre “R” della ricerca animale: replacement, reduction, refinement, sostituzione, riduzione e perfezionamento.

Il primo prodotto utile potrebbe essere molto meno spettacolare di un corpo umano di riserva. Un sistema composto da diversi tessuti collegati avrebbe già valore per le aziende farmaceutiche, soprattutto se prevedesse gli effetti di un medicinale meglio dei test attuali.

La prospettiva dei cloni personali ha però un’altra funzione: raccoglie capitali. Chi finanzia la longevità non cerca soltanto un modello di laboratorio più preciso. Cerca tecnologie capaci di acquistare tempo.

Che cosa cambierebbe per l’Italia?

La legge 40 del 2004 vieta e punisce i procedimenti finalizzati a ottenere un essere umano geneticamente identico a un altro individuo. Anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea proibisce la clonazione riproduttiva.

Un corpo progettato senza coscienza aprirebbe però un caso nuovo. Sarebbe un essere umano clonato, un insieme di tessuti oppure qualcosa che il diritto non ha ancora definito?

La carenza di organi riguarda direttamente anche l’Italia. Nel 2025 sono stati eseguiti 4.697 trapianti, il dato più alto mai raggiunto: 2.347 reni, 1.770 fegati, 461 cuori, 150 polmoni e 33 pancreas. Migliaia di persone continuano comunque ad aspettare.

La ricerca europea lavora già su organoidi, tessuti stampati in 3D, xenotrapianti e cellule riprogrammate. Sono strade che cercano di produrre o sostituire una parte dell’organismo. R3 Bio rovescia il percorso: prima il corpo, poi i pezzi.

A che punto è il progetto?

R3 Bio dispone di investitori, ricercatori e contatti negli ambienti della longevità. I suoi fondatori hanno discusso di sacche di organi e sostituzione completa del corpo. La società ha cercato anche competenze legate alla riproduzione dei primati. Mancano pubblicazioni scientifiche sottoposte a revisione, protocolli accessibili, fotografie di organismi completi e risultati confermati da gruppi indipendenti.

L’azienda afferma oggi di lavorare su colture cellulari microscopiche. Gli incontri riservati e le dichiarazioni emerse negli ultimi anni raccontano aspirazioni molto più ampie.

Al 31 luglio non si conosce lo stato effettivo di avanzamento. Non è noto dove si trovi il fantomatico deposito, quanti corpi possa contenere o se ne esista già uno pronto per essere utilizzato. The Island mostrava esseri umani allevati per diventare pezzi di ricambio. La differenza è che, questa volta, qualcuno ha cominciato davvero a raccogliere denaro per provare a costruirli.

Link utili:
R3 Bio – Sito ufficiale
Wired – L’inchiesta sulle “sacche di organi”

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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