Indice
- 1 Più ceppi in circolazione, alta trasmissibilità e anticorpi meno efficaci stanno spingendo i contagi. Gli esperti chiariscono cosa sta succedendo
- 2 Variante K e H1N1: quando i virus si sommano
- 3 Picco atteso a gennaio, bambini al centro dei contagi
- 4 Variante K: più contagiosa, non più grave
- 5 Sintomi: nessuna novità, ma attenzione ai segnali
- 6 Vaccino last minute: perché serve ancora
- 7 I numeri dell’epidemia, regione per regione
Più ceppi in circolazione, alta trasmissibilità e anticorpi meno efficaci stanno spingendo i contagi. Gli esperti chiariscono cosa sta succedendo
L’Italia è entrata nel pieno di quella che gli esperti definiscono senza esitazioni una stagione influenzale anomala, precoce e particolarmente aggressiva. I numeri parlano chiaro e descrivono una curva epidemica in rapida ascesa. Secondo l’ultimo aggiornamento del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, in una sola settimana si sono registrati oltre 816 mila casi di sindromi respiratorie acute, quasi 100 mila in più rispetto ai sette giorni precedenti.
A commentare il dato senza giri di parole è Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova: “Siamo al centro di un vero e proprio flunami, uno tsunami influenzale. E il peggio deve ancora arrivare”. L’infettivologo avverte che l’attuale bilancio rappresenta meno di un terzo dei casi attesi, segno che l’ondata non ha ancora espresso la sua massima forza. Una situazione che coinvolge tutto il Paese e che non risparmia nessuna fascia d’età, con un impatto evidente sul sistema sanitario e sui pronto soccorso già sotto pressione.
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Variante K e H1N1: quando i virus si sommano
Non è solo la variante K dell’influenza A/H3N2 a sostenere l’epidemia. Accanto a quella che Bassetti definisce una vera “super flu”, per la sua capacità di eludere in parte le difese immunitarie, si sta riaffacciando con forza anche l’H1N1.
“Stiamo vedendo numerosi casi di H1N1 gravi, con polmoniti e forme cliniche impegnative”, spiega l’infettivologo. “Insieme all’H3N2 creano una miscela esplosiva”.
È proprio questa co-circolazione di virus influenzali diversi a rendere la stagione attuale più complessa rispetto agli anni recenti. Secondo Bassetti, le condizioni ricordano una pandemia influenzale come non se ne vedevano dal 2009, con una diffusione rapida e una pressione costante sugli ospedali.
Picco atteso a gennaio, bambini al centro dei contagi
La fase più delicata deve ancora arrivare. Le riunioni familiari delle festività, con tavolate affollate e bambini spesso paucisintomatici, hanno creato un contesto ideale per la diffusione del virus. Il picco è atteso tra la prima e la seconda settimana di gennaio, periodo in cui l’epidemia potrebbe raggiungere la massima intensità.
“Sarà una stagione lunga e molto impegnativa”, avverte Bassetti. “Non si potrà dire che non l’avevamo detto: da agosto invitiamo a prestare attenzione”.
I dati confermano che i bambini sotto i 4 anni sono la fascia più colpita: se nella popolazione generale l’incidenza è di 14,7 casi ogni mille abitanti, nei più piccoli il valore sale a 42 casi ogni mille, quasi il triplo.
Variante K: più contagiosa, non più grave
Toni meno allarmistici, ma altrettanto chiari, arrivano da Fabrizio Pregliasco, direttore scientifico dell’Osservatorio Virusrespiratori.it.
“La variante K non deve allarmare, ma va presa molto sul serio”, sottolinea. Secondo l’ISS, infatti, non è associata a una maggiore gravità dei sintomi, ma possiede un’elevata capacità di trasmissione.
Pregliasco spiega che il ceppo A/H3N2 J.2.4.1 presenta sette mutazioni dell’emoagglutinina, che lo rendono più abile nell’eludere parte della risposta immunitaria. “Se gli anticorpi lo riconoscono meno, l’equazione è semplice: più casi e, di conseguenza, più casi gravi”, chiarisce il virologo.
Sintomi: nessuna novità, ma attenzione ai segnali
Chi teme di aver contratto la variante K deve sapere che i sintomi restano quelli classici dell’influenza. Febbre alta, tosse, mal di gola, dolori muscolari, stanchezza intensa e, talvolta, disturbi gastrointestinali.
Le tre “spie rosse” restano immutate: “Esordio improvviso della febbre sopra i 38 gradi, almeno un sintomo respiratorio e almeno un sintomo sistemico”, ricorda Pregliasco. Nessun segnale distintivo consente di riconoscere la variante senza test di laboratorio.
Vaccino last minute: perché serve ancora
Anche ora che la stagione è entrata nel vivo, vaccinarsi resta utile. “Il vaccino riduce il rischio di forme gravi e contribuisce a limitare la circolazione del virus”, ribadisce Pregliasco. Bastano pochi giorni perché l’organismo sviluppi una risposta protettiva. La vaccinazione, sottolinea il virologo, “assume un valore che va oltre la protezione individuale: è un gesto di responsabilità verso la famiglia e la comunità”.
I primi dati indicano che, pur non prevenendo sempre l’infezione, i vaccini sembrano proteggere dall’ospedalizzazione, attenuando l’impatto clinico dell’influenza.
I numeri dell’epidemia, regione per regione
Oltre il 40% delle infezioni respiratorie rilevate è riconducibile a virus influenzali. In più della metà dei casi si tratta della variante K, ormai dominante. Le regioni più colpite sono Sardegna (oltre 23 casi per mille abitanti) e Campania (21), seguite da Sicilia con un’intensità elevata. Numeri che confermano come il “flunami” non sia uno slogan mediatico, ma una realtà epidemiologica misurabile, destinata a segnare l’inverno.
A cura di R.Z.
Link utili:
Rapporto influnet
RespiVirNet – ISS
Influenza news
Sorveglianza delle infezioni respiratorie acute
Ministero della Salute – Influnet
