L’analisi su quasi 26mila adulti statunitensi rileva un’associazione modesta, ma causalità inversa, dieta e limiti del metodo impediscono qualsiasi conclusione clinica
LA NOTIZIA IN BREVE – La creatina può ridurre il rischio di cancro? Uno studio pubblicato su Frontiers in Nutrition, basato su 25.879 adulti statunitensi del programma NHANES, ha rilevato un’associazione tra un maggiore apporto alimentare di creatina e una probabilità di diagnosi oncologica inferiore di circa il 5%. Ma il risultato non dimostra un effetto protettivo.
La professoressa Licia Iacoviello, responsabile del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed, direttrice della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva all’Università LUM di Casamassima (BA) e titolare di un Investigator Grant AIRC, invita alla prudenza: «Non possiamo parlare di riduzione del rischio». Lo studio è osservazionale, non segue i partecipanti nel tempo e può risentire di causalità inversa, abitudini alimentari e altri fattori non misurati. Inoltre riguarda la creatina assunta con carne e pesce, non gli integratori sportivi. Aumentare il consumo di carne o assumere creatina per prevenire i tumori non trova oggi alcun sostegno scientifico. Restano valide le strategie già consolidate: niente fumo, poco alcol, peso adeguato, attività fisica, dieta mediterranea e screening.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento
L’APPROFONDIMENTO – La creatina potrebbe avere effetti che vanno oltre il sostegno ai muscoli, ma non esistono prove che possa prevenire il cancro. Un’analisi su 25.879 adulti statunitensi coinvolti nel programma NHANES tra il 2007 e il 2018 ha associato una maggiore assunzione alimentare della sostanza a una probabilità di diagnosi oncologica leggermente più bassa, con una riduzione stimata intorno al 5% per ogni incremento standardizzato.
Il dato, tuttavia, va interpretato con grande cautela, avverte la professoressa Licia Iacoviello, responsabile del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed, direttrice della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva all’Università LUM di Casamassima (BA) e titolare di un Investigator Grant AIRC: «Lo studio presenta importanti limiti metodologici e non permette di stabilire se la creatina riduca il rischio di tumore». Pubblicata su Frontiers in Nutrition, la ricerca individua infatti un’associazione statistica, non un rapporto di causa-effetto, e riguarda la creatina assunta con gli alimenti, non gli integratori sportivi.
Lo studio associa un maggiore apporto alimentare di creatina a una riduzione del 5% delle probabilità di aver ricevuto una diagnosi oncologica. Come dobbiamo interpretare questo dato? È una differenza che possiamo definire clinicamente rilevante?
Direi di interpretarlo con molta prudenza. Si tratta di una associazione statistica modesta, non di una dimostrazione di un effetto protettivo. Una riduzione del 5% è di entità limitata e potrebbe essere spiegata, almeno in parte, da fattori diversi dalla creatina stessa. Inoltre, uno studio osservazionale come questo non permette di stabilire un rapporto di causa-effetto. Dal punto di vista clinico il risultato, da solo, non giustifica alcuna modifica delle raccomandazioni alimentari.
Leggi di più
Possiamo quindi parlare di riduzione del rischio?
No. Questo è probabilmente il limite più importante dello studio. I ricercatori hanno confrontato, nello stesso momento, l’alimentazione riferita dai partecipanti con l’eventuale presenza di una diagnosi di tumore già avvenuta. Non hanno seguito le persone nel tempo per osservare chi sviluppasse un tumore. Di conseguenza non possiamo parlare di riduzione del rischio, ma solo di un’associazione tra due caratteristiche osservate contemporaneamente.
Quanto pesa la causalità inversa?
Potrebbe pesare moltissimo. È noto che molte persone, dopo una diagnosi oncologica, modificano la propria alimentazione riducendo il consumo di carne, soprattutto carne rossa, e aumentando altri alimenti considerati più salutari.
Questo significa che la minore assunzione di creatina potrebbe essere una conseguenza della malattia e non una delle sue cause. Questo fenomeno, chiamato causalità inversa, rappresenta uno dei principali motivi per cui questi risultati devono essere interpretati con cautela.
Quanto è affidabile la stima della creatina?
Anche questo è un limite importante. L’assunzione di creatina è stata stimata sulla base di due soli richiami alimentari di 24 ore. Questo metodo è utile per descrivere il consumo medio di una popolazione, ma rappresenta con molta meno precisione l’alimentazione abituale di un singolo individuo nel corso degli anni.
Inoltre la creatina non è stata misurata direttamente, ma stimata utilizzando valori medi attribuiti ai diversi alimenti di origine animale. Si tratta quindi di una misura inevitabilmente approssimativa.
Leggi di più
Perché questi risultati non valgono automaticamente per gli integratori?
Perché lo studio non riguarda gli integratori. La creatina assunta attraverso alimenti come carne e pesce è inserita all’interno di un contesto alimentare complesso, insieme a proteine, vitamine, minerali, grassi e numerosi altri composti bioattivi.
Gli integratori di creatina monoidrato rappresentano invece un’esposizione completamente diversa, spesso con dosi molto superiori a quelle ottenibili con la dieta. Da questo studio non possiamo trarre alcuna conclusione sull’utilità degli integratori nella prevenzione dei tumori.
Esistono meccanismi biologici plausibili?
Esistono diverse ipotesi biologicamente plausibili. La creatina partecipa al metabolismo energetico cellulare, può influenzare lo stress ossidativo e sembra modulare alcuni aspetti della risposta immunitaria. Tuttavia questi meccanismi derivano soprattutto da studi sperimentali o preclinici.
Dimostrare un possibile meccanismo biologico non significa dimostrare che quel meccanismo produca realmente una riduzione del rischio di tumore nella popolazione.
Leggi di più
Perché alcuni studi mostrano effetti favorevoli e altri ipotizzano effetti opposti?
È una situazione abbastanza comune nella ricerca biologica. Le cellule tumorali, così come le cellule del sistema immunitario, utilizzano il metabolismo energetico per proliferare e svolgere le proprie funzioni. La creatina potrebbe favorire la risposta immunitaria antitumorale ma, in alcune condizioni sperimentali, potrebbe anche sostenere il metabolismo energetico delle cellule neoplastiche.
La realtà biologica è probabilmente molto più complessa e dipende dal tipo di tumore, dal microambiente e dallo stato metabolico dell’organismo.
Come spiegare le differenze tra uomini, sovrappeso e sottopeso?
Francamente queste analisi devono essere interpretate con estrema prudenza. Quando si effettuano molti confronti tra sottogruppi aumenta inevitabilmente la probabilità che alcune differenze emergano semplicemente per caso.
Gli stessi autori non forniscono una spiegazione biologica convincente e credo che questi risultati vadano considerati esclusivamente esplorativi.
Come distinguere l’effetto della creatina da quello della dieta?
È molto difficile. Chi assume più creatina generalmente consuma più carne, più pesce e più proteine, ma potrebbe avere anche caratteristiche socioeconomiche, comportamentali e nutrizionali differenti.
Nonostante gli aggiustamenti statistici effettuati dagli autori, è impossibile escludere completamente il cosiddetto confondimento residuo, cioè l’effetto di fattori non misurati o misurati in modo incompleto.
Per questo motivo non possiamo attribuire con certezza alla creatina l’associazione osservata.
Dobbiamo mangiare più carne?
Assolutamente no. Le raccomandazioni internazionali sulla prevenzione oncologica si basano su centinaia di studi e indicano chiaramente di limitare il consumo di carne rossa e soprattutto di carni lavorate.
Un singolo studio osservazionale non modifica questo quadro di evidenze. Se vogliamo assumere creatina attraverso l’alimentazione, il pesce rappresenta certamente una fonte più coerente con un modello alimentare salutare, come la dieta mediterranea.
Tutti i tumori sono uguali?
No, ed è un altro limite dello studio. Gli autori considerano tutti i tumori come un’unica categoria, mentre sappiamo che tumori della mammella, del colon, del polmone o della prostata hanno cause biologiche molto diverse.
È quindi possibile che eventuali effetti della creatina, se realmente esistessero, riguardino soltanto alcuni tipi di neoplasia. Questo studio non è in grado di rispondere a questa domanda.
Qual è il messaggio per il cittadino?
Il messaggio non cambia. Oggi non esistono prove sufficienti per consigliare di aumentare l’assunzione di creatina o di utilizzare integratori con finalità di prevenzione oncologica.
Le strategie che hanno dimostrato di ridurre realmente il rischio di tumore rimangono le stesse:
- non fumare;
- limitare il consumo di alcol;
- mantenere un peso corporeo adeguato;
- svolgere regolare attività fisica;
- seguire una dieta equilibrata ispirata al modello mediterraneo, ricca in alimenti di origina vegetale e povera di carni soprattutto rosse e processate;
- partecipare ai programmi di screening raccomandati.
Queste raccomandazioni sono sostenute da un livello di evidenza scientifica incomparabilmente più robusto rispetto a quello fornito da questo studio.
La professoressa ci lascia con un commento finale importantissimo: “La ricerca ha il compito di generare nuove ipotesi, ma anche quello di evitare conclusioni premature. Questo studio suggerisce una possibile associazione, che dovrà essere verificata in studi prospettici ben disegnati. Per rispondere a domande così rilevanti per la salute pubblica è fondamentale utilizzare modelli epidemiologici appropriati al quesito di ricerca. Se il disegno dello studio non è adeguato, il rischio è quello di attribuire relazioni di causa-effetto a semplici associazioni statistiche, generando confusione nei cittadini e, nel peggiore dei casi, false conclusioni che possono tradursi in messaggi nutrizionali non supportati dalle evidenze”.
Link:
Studio ufficiale pubblicato su Frontiers in Nutrition
Note per i lettori
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo parere medico o prescrizione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia o integrazione, è necessario consultare il proprio medico curante.


