Sigarette elettroniche e tabacco riscaldato, Lugo (AIRC): «Tra i giovani cresce il rischio dipendenza»

Aromi, design e social abbassano la percezione del rischio: nell’intervista si analizzano policonsumo, strategie commerciali, tasse e prevenzione oncologica

La nicotina entra ormai nella vita dei ragazzi molto presto: tra gli 11 e i 13 anni il 7,5 per cento ha già provato tabacco o sigarette elettroniche, mentre tra i 14 e i 17 anni la quota sale al 37,4 per cento. Il dato arriva in occasione della Giornata internazionale senza tabacco del 31 maggio e fotografa un cambiamento che riguarda soprattutto le nuove forme di consumo. Accanto alle sigarette tradizionali crescono dispositivi elettronici, prodotti a tabacco riscaldato e abitudini miste che rendono più difficile riconoscere l’inizio della dipendenza. Numeri che pesano sulla prevenzione oncologica, perché il fumo resta legato all’80-90 per cento dei tumori del polmone. Ne abbiamo parlato in modo approfondito con la dottoressa Alessandra Lugo, ricercatrice dell’associazione italiana per la ricerca sul cancro (AIRC) e dell’Istituto Mario Negri di Milano.

La nicotina sta tornando tra i giovani con forme nuove, più tecnologiche e più sociali. Il dato del 37,4 per cento tra i 14 e i 17 anni racconta soprattutto un’emergenza sanitaria, educativa o culturale?

Sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato hanno colori accattivanti, aromi dolci e gradevoli, un design tecnologico e vengono spesso presentati come prodotti moderni, innocui e perfino alla moda o pronti per ogni occasione. Sono molto presenti sui social network, sono associati a innovazione e socialità, e vengono comunicati con linguaggi vicini al mondo giovanile. Tutti questi elementi hanno contribuito a ridurre drasticamente la percezione del rischio tra gli adolescenti e a rendere il consumo di nicotina più accettabile rispetto al passato. Oggi si stanno progressivamente rinormalizzando alcuni comportamenti che sembravano superati, come consumare prodotti con nicotina nei luoghi chiusi o persino in prossimità di bambini e persone fragili. È anche per questo che credo si possa parlare di un’emergenza culturale, oltre che sanitaria.

I giovani, però, sono spesso “vittime” di questo fenomeno. Dietro la diffusione dei nuovi dispositivi esistono precise strategie di marketing dell’industria del tabacco e della nicotina, costruite per attrarre nuovi consumatori, specialmente tra le fasce di età più giovani, fidelizzarli precocemente e mantenere la dipendenza nel tempo. Per questo è fondamentale aiutare i ragazzi a riconoscere questi meccanismi. Non basta informarli sui danni per la salute: bisogna anche fornire strumenti di pensiero critico e spiegare loro come funzionano queste strategie.

Il policonsumo tra gli studenti delle superiori supera il 70 per cento. I nuovi dispositivi stanno aiutando a uscire dalle sigarette tradizionali o stanno moltiplicando occasioni di dipendenza e rischio respiratorio?

I dati sul policonsumo tra gli studenti delle scuole superiori mostrano con chiarezza che i nuovi dispositivi non stanno sostituendo le sigarette tradizionali, ma stanno piuttosto ampliando le occasioni di consumo e di dipendenza da nicotina. Oggi l’utilizzo duale, cioè l’uso contemporaneo sia di sigarette convenzionali che di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, rappresenta la modalità di consumo più diffusa sia tra i giovani sia tra gli adulti. Questo significa che molti fumatori non abbandonano le sigarette tradizionali, ma aggiungono nuovi dispositivi, utilizzandoli nei contesti in cui fumare è vietato, più difficile o socialmente meno accettato. Il risultato è una presenza della nicotina sempre più continua nella quotidianità.

Le evidenze scientifiche indipendenti disponibili indicano inoltre che questi prodotti, nella vita reale, non rappresentano uno strumento efficace per smettere di fumare a livello di popolazione. Al contrario, aumentano il rischio che i non fumatori, soprattutto adolescenti, inizino a usare nicotina e che gli ex fumatori ricadano nella dipendenza.

Anche sul piano sanitario, il policonsumo desta forte preoccupazione. Diversi studi mostrano che l’utilizzo combinato di sigarette tradizionali e sigarette elettroniche è associato a rischi ancora più elevati rispetto all’uso esclusivo delle sigarette convenzionali. Una revisione sistematica recente ha evidenziato che gli utilizzatori duali di sigarette tradizionali e di sigarette elettronica hanno il 22% di rischio in più di avere asma e il 41% di soffrire di BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) rispetto a chi utilizza solamente sigarette tradizionali. Inoltre, hanno un aumento del rischio del 29% di malattie cardiovascolari, del 39% di ictus, del 24% di malattie metaboliche e del 42% di disturbi del cavo orale. Infine, stanno iniziando ad emergere alcuni dati preoccupanti per quanto riguarda l’aumento del rischio di tumore del polmone tra gli utilizzatori di sigaretta elettronica, in particolar modo gli utilizzatori duali, sebbene su questo aspetto siano necessari ulteriori studi.

Quando un adolescente inizia a svapare prima ancora di accendere una sigaretta tradizionale, quali rischi corre sul piano della dipendenza, dello sviluppo cerebrale e della salute futura?

Quando un adolescente inizia a utilizzare sigarette elettroniche o altri prodotti con nicotina prima ancora di aver fumato una sigaretta tradizionale, il rischio principale è quello di sviluppare molto precocemente una dipendenza da nicotina. L’adolescenza è infatti una fase particolarmente delicata: il cervello continua a svilupparsi fino ai 25 anni circa e l’esposizione alla nicotina può interferire con alcuni processi legati all’attenzione, all’apprendimento, alla e alla memoria.

Le evidenze scientifiche mostrano inoltre che le sigarette elettroniche e gli altri nuovi dispositivi non stanno semplicemente sostituendo le sigarette tradizionali. Al contrario, tra i più giovani possono rappresentare una porta di ingresso verso il fumo convenzionale. Molti adolescenti iniziano con prodotti percepiti come più innocui o socialmente accettabili, come le già citate sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato, ma anche i più recenti sacchetti di nicotina, per poi passare successivamente anche alle sigarette tradizionali o utilizzare più prodotti contemporaneamente.

Questo fenomeno è particolarmente preoccupante perché i nuovi dispositivi riducono la percezione del rischio e normalizzano il consumo di nicotina in età molto precoce. Di fatto, stanno creando una nuova generazione di consumatori che, magari, non avrebbe mai iniziato direttamente con le sigarette tradizionali.

La proposta dei 5 euro in più su tutti i prodotti con nicotina punta a colpire anche e-cig e tabacco riscaldato. Perché sarebbe un errore tassare solo le sigarette tradizionali lasciando più economici i nuovi dispositivi?

L’iniziativa promossa da AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM per aumentare di 5 euro il prezzo di tutti i prodotti contenenti nicotina ha raggiunto le 50.000 firme in soli quattro mesi. Ed è importante ricordare che la proposta non riguarda soltanto le sigarette tradizionali, ma anche sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Questo punto è centrale perché oggi, in Italia, i nuovi prodotti della nicotina godono ancora, ingiustificatamente, di un trattamento fiscale e regolatorio più favorevole rispetto alle sigarette convenzionali. Le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato sono infatti tassati molto meno rispetto alle sigarette tradizionali, nonostante mantengano la dipendenza da nicotina e, nel caso del tabacco riscaldato, si tratti a tutti gli effetti di prodotti del tabacco.

Aumentare il prezzo soltanto delle sigarette tradizionali, lasciando più economici i nuovi dispositivi, rischierebbe di spostare i consumatori, soprattutto i più giovani, verso prodotti percepiti come più accessibili e accettabili socialmente, ma assolutamente non privi di rischi. Invece, aumentare il prezzo di tutti i prodotti contenenti nicotina significa ridurne l’accessibilità, e quindi anche il consumo, in particolare nelle fasce di popolazione più sensibili al prezzo, come adolescenti e giovani adulti.

AIRC investe nella ricerca sul tumore del polmone, ma insiste molto anche sulla prevenzione. Oggi dove si può ottenere il risultato più importante: diagnosi precoce, nuove terapie o riduzione dell’ingresso dei giovani nella dipendenza?

Credo che diagnosi precoce, nuove terapie e prevenzione siano tutte aree fondamentali e complementari, che meritano investimenti importanti nella ricerca. I progressi terapeutici degli ultimi anni hanno migliorato significativamente la sopravvivenza di molti pazienti, così come la diagnosi precoce può aumentare le possibilità di intervenire in tempo.

Tuttavia, parlo da ricercatrice nell’ambito della prevenzione primaria e del controllo del tabagismo. In questo settore, il sostegno di AIRC alla ricerca indipendente rappresenta un’opportunità estremamente importante, perché i finanziamenti pubblici dedicati alla prevenzione primaria sono ancora limitati rispetto ad altri ambiti della ricerca biomedica. E questo è un problema, perché senza ricerca indipendente diventa più difficile produrre evidenze solide utili a guidare le politiche di salute pubblica, tra cui la tutela dei più giovani nei confronti della dipendenza da nicotina.

Esiste inoltre un paradosso evidente: i più grandi finanziatori della ricerca sul controllo del tabagismo sono proprio le compagnie del tabacco (o della sigaretta elettronica) stesse. Per questo sostenere ricerca indipendente, rigorosa e libera da conflitti di interesse è fondamentale. Intervenire precocemente sui comportamenti e sui fattori che favoriscono l’iniziazione al consumo può produrre benefici enormi sia per la salute individuale sia per la sostenibilità dei sistemi sanitari.

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

Correlati