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Sono i principali responsabili della riduzione dei livelli di vitamina D3, la forma più efficace per ossa e immunità
La vitamina D è da tempo al centro dell’attenzione scientifica e medica per il suo ruolo cruciale nella salute umana: contribuisce all’assorbimento del calcio, mantiene le ossa forti, e modula la risposta immunitaria. In condizioni normali, una buona parte di questa vitamina è prodotta dalla pelle sotto l’effetto dei raggi solari. Ma durante i mesi autunnali e invernali molti scelgono di assumere integratori di vitamina D per compensare questa carenza. Ora, un nuovo studio pubblicato recentemente su Nutrition Reviews realizzato da ricercatori dell’Università del Surrey, del John Innes Centre e del Quadram Institute Bioscience ha messo in luce un fenomeno sorprendente e potenzialmente rilevante per la salute di milioni di persone in tutto il mondo.
Lo studio, basato su una sistematica revisione e meta-analisi di trial clinici randomizzati comparativi, ha esaminato gli effetti dell’assunzione di vitamina D2 o ergocalciferolo sui livelli nel sangue della vitamina D3 o colecalciferolo, che è la forma più efficiente e biologicamente attiva per l’organismo umano. I risultati mostrano che l’integrazione con vitamina D2 potrebbe ridurre in modo significativo le concentrazioni di vitamina D3 nei soggetti che la assumono, rispetto a chi non utilizza integratori di D2. Questo effetto, finora poco considerato nella pratica clinica, apre dubbi sulla scelta della forma di vitamina D da consigliare per la supplementazione, e potrebbe avere implicazioni sulla salute delle ossa e sul sistema immunitario.
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Vitamina D2 versus D3: differenze chiave
La vitamina D2 e D3 non sono identiche dal punto di vista chimico e metabolico, anche se entrambe possono essere usate per aumentare i livelli totali di vitamina D nel sangue. La D3 viene sintetizzata dalla pelle grazie all’esposizione al sole ed è anche presente in alimenti di origine animale come pesci grassi e tuorli d’uovo. La D2, invece, deriva da fonti vegetali come funghi o piante esposte a radiazioni UV.
In passato, si riteneva che D2 e D3 fossero equivalenti nel sostenere i livelli complessivi di vitamina D, ma studi recenti hanno dimostrato che la vitamina D3 è più efficace nel far aumentare la concentrazione di 25-idrossivitamina D (25-OH D, il principale biomarcatore del nostro stato di vitamina D) rispetto alla D2.
Ciò che lo studio aggiunge a questa conoscenza è una quantificazione dell’effetto inverso: i soggetti che assumevano supplementi di D2 avevano livelli di vitamina D3 significativamente più bassi rispetto ai gruppi di controllo e a coloro che non assumevano D2. La meta-analisi ha evidenziato riduzioni medie di D3 dopo l’assunzione di D2, con differenze tra circa −9 e −18 nmol/L nei soggetti trattati rispetto ai controlli.
I ricercatori suggeriscono che questo fenomeno potrebbe dipendere da meccanismi biologici in cui l’organismo aumenta il tasso di smaltimento della vitamina D complessiva quando entra nel sistema la forma D2, influenzando indirettamente i livelli di D3. Tuttavia, non è ancora completamente chiaro come o perché ciò avvenga, e servono ulteriori studi per chiarire i processi metabolici sottostanti.
Le raccomandazioni e cosa significa per il pubblico
Gli autori dello studio non sostengono che gli integratori di vitamina D siano in assoluto dannosi: al contrario, riconoscono l’importanza dell’integrazione in particolari periodi dell’anno, come nei mesi invernali, quando la sintesi cutanea è insufficiente. “Gli integratori di vitamina D sono importanti, specialmente tra ottobre e marzo”, spiega la ricercatrice Emily Brown dell’Università del Surrey. Tuttavia, secondo Brown, “abbiamo scoperto che la vitamina D2 può effettivamente ridurre i livelli di vitamina D3 nell’organismo, un effetto finora sconosciuto”.
Questa scoperta suggerisce che, per la maggior parte delle persone, i supplementi di vitamina D3 potrebbero essere più utili rispetto a quelli di D2, soprattutto quando l’obiettivo è quello di mantenere o aumentare i livelli di vitamina D più efficacemente.
La distinzione è particolarmente rilevante per gruppi specifici: ad esempio, le persone vegetariane o vegane spesso optano per integratori di D2 perché tradizionalmente derivano da fonti non animali. Tuttavia, anche sul fronte dei prodotti vegani, oggi esistono opzioni di vitamina D3 ottenute da alghe o licheni, che possono offrire una scelta alternativa efficace senza uso di derivati animali.
Cosa dicono altre ricerche
L’effetto differenziale di vitamina D2 e D3 è già emerso in studi comparativi precedenti: una meta-analisi di 20 studi ha indicato che la vitamina D3 porta a un aumento maggiore di 25(OH)D rispetto alla D2, confermando l’idea che D3 sia più potente nel migliorare lo stato di vitamina D nel sangue.
Altri lavori sottolineano che, oltre alle differenze metaboliche, la vitamina D3 può avere impatti più robusti sulla funzione immunitaria, ad esempio influenzando segnali chiave come le attivazioni degli interferoni di tipo I, che svolgono un ruolo nella prima linea di difesa contro virus e batteri.
È importante ricordare che la supplementazione di vitamina D non deve sostituire una dieta equilibrata o l’esposizione solare in condizioni sicure. Gli esperti sottolineano sempre la necessità di monitorare i livelli con esami clinici appropriati e di consultare un medico per determinare la forma e la dose più adeguate per ogni individuo.
A cura della Redazione GTNews
