Carta d’identità, “dentro c’è un chip che ci traccia”: rimuoverlo può costare il carcere

Da Genova ad Avellino aumentano i documenti manomessi con tagli “chirurgici”: il dispositivo NFC si attiva soltanto a pochi centimetri da un lettore e la Cassazione ne ha riconosciuto il ruolo essenziale

A cura di Roberto Zonca

LA NOTIZIA IN BREVE – Un localizzatore nascosto nella carta d’identità, capace di seguire ogni spostamento e comunicarlo a soggetti sconosciuti. La teoria circola da tempo sul Web, ma attribuisce al microprocessore della CIE funzioni che non possiede. Il dispositivo non ha GPS, batteria, scheda telefonica o collegamento autonomo a Internet: rimane inattivo e si accende soltanto quando viene avvicinato a pochi centimetri da un lettore NFC. La paura del controllo ha comunque contribuito alla diffusione delle manomissioni. Nel 2026 documenti privati del componente elettronico sono stati sequestrati in diverse città, da Genova ad Avellino. Un gesto inutile sul piano della riservatezza e rischioso su quello giudiziario: la Cassazione considera il microchip una parte essenziale della CIE e la sua asportazione può configurare un reato.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Il microchip integrato nella carta d’identità consente di tracciare gli spostamenti delle persone. È questa la convinzione che circola sul Web e che ha spinto alcuni sostenitori delle teorie complottiste a rimuoverlo, persuasi di poter sfuggire in questo modo al controllo dei cosiddetti “poteri forti”. La verità, tuttavia, è ben diversa: il chip non può localizzare nessuno e la sua rimozione trasforma la CIE in un documento alterato, con possibili conseguenze penali.

L’ultimo episodio arriva dal mandamento di Baiano, in provincia di Avellino. Durante un controllo in strada, i carabinieri hanno chiesto i documenti a un giovane di 28 anni. La carta che ha consegnato era stata tagliata proprio nel punto in cui si trova il microchip. Secondo la ricostruzione dei militari, il componente era stato estratto intenzionalmente. La CIE è finita sotto sequestro, mentre il giovane è stato denunciato per falsità materiale.

Nella stessa zona era già successo a maggio. Il documento apparteneva allora a un uomo di 40 anni e presentava una manomissione simile. Due casi in pochi mesi, ai quali se ne aggiungono parecchi altri comparsi in varie parti d’Italia.

Le carte tagliate compaiono in diverse regioni

A gennaio un 33enne è stato denunciato nel Mantovano. A febbraio i carabinieri hanno individuato un’altra carta durante un controllo su un 57enne di Curtatone. Ad aprile è emerso un caso a Fabriano: sulla CIE era stata praticata un’incisione precisa, descritta come “chirurgica”. Nello stesso mese la Polizia penitenziaria ha trovato un documento alterato durante l’ingresso di un detenuto nel carcere di Siena.

Sono seguite segnalazioni nel Maceratese, ad Ancona, Caltanissetta, Eboli e Lodi. A Genova il fenomeno sembra aver raggiunto dimensioni maggiori. Nel giro di alcuni mesi le forze dell’ordine avrebbero sequestrato decine di carte prive del componente elettronico.

È sulla base di episodi come questi che polizia e carabinieri parlano di una nuova tendenza nazionale. I casi riguardano ormai territori lontani fra loro, ma i dati complessivi non sono stati resi pubblici. Non sappiamo quante CIE siano state modificate, né quanto il fenomeno sia cresciuto rispetto agli anni precedenti.

Resta da chiarire anche la motivazione. Il timore di essere tracciati compare nelle ricostruzioni delle forze dell’ordine, accanto alla possibilità che qualcuno voglia ostacolare le verifiche elettroniche o utilizzare la carta all’interno di una frode. Nel caso del 28enne fermato nell’Avellinese non sono state diffuse dichiarazioni che permettano di conoscere la ragione del gesto.

La teoria del microchip-spia circola comunque da tempo. Sui social si incontrano telefoni, localizzatori satellitari, etichette RFID e documenti elettronici raccontati come se fossero varianti dello stesso strumento. Basta la presenza di un chip perché tecnologie molto diverse finiscano insieme.

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Per funzionare serve un lettore a pochi centimetri

Il componente della CIE è simile a quello inserito nei passaporti elettronici. È un dispositivo passivo, senza una fonte di alimentazione propria. Entra in funzione quando viene portato molto vicino a un lettore NFC. Per pochi istanti, il campo elettromagnetico prodotto dal lettore gli fornisce l’energia necessaria. La carta scambia le informazioni autorizzate e poi, una volta allontanata, torna inattiva.

Al suo interno non c’è un apparato capace di determinare la posizione. Per farlo servirebbero componenti e collegamenti che nella tessera non trovano posto: un ricevitore satellitare, una fonte di energia, l’accesso a una rete attraverso cui inviare le coordinate. La CIE non registra neppure l’elenco dei luoghi attraversati.

L’espressione “contactless” indica semplicemente una lettura senza contatto fisico. La distanza resta ridotta e occorre un apparecchio compatibile. Tenere la carta nel portafoglio, portarla in auto o lasciarla in casa non genera una sequenza di posizioni consultabile da qualcuno. Il microprocessore conserva invece le generalità del titolare, la fotografia, le immagini di due impronte digitali e le informazioni impiegate per l’autenticazione online. Serve inoltre a controllare l’integrità della carta, mettendo in relazione i dati visibili con quelli registrati elettronicamente.

Le impronte sono accessibili alle sole autorità provviste delle necessarie autorizzazioni. Per arrivare agli altri dati bisogna acquisire una chiave stampata sul documento: il CAN, un numero composto da sei cifre, oppure la zona MRZ presente sul retro.

Chi effettua la verifica deve dunque avere la carta davanti e leggere uno di quei codici. Il Ministero dell’Interno indica questo sistema come protezione contro l’acquisizione inconsapevole dei dati personali. Le stesse regole tecniche vengono applicate anche ai documenti elettronici di viaggio.

Quando la carta viene presentata a un servizio pubblico, a una banca o a un controllo di frontiera, l’operazione può lasciare una registrazione nei sistemi utilizzati. Succede abitualmente anche con SPID e con altri strumenti digitali. Rimane la traccia di quel singolo accesso: il luogo in cui il documento è stato usato, la data, l’ora e le informazioni previste dal servizio. La capacità di seguire una persona appartiene semmai ad apparecchi come gli smartphone. Un telefono dispone dell’energia e dei collegamenti necessari per rilevare e comunicare la posizione. Il pezzo di plastica conservato nel portafoglio ha un funzionamento assai più elementare.

Domande e risposte Impronte digitali, controlli sul funzionamento, furto della carta e modalità di accesso ai servizi online.
  1. Dati biometrici

    Le impronte digitali acquisite per la CIE restano in una banca dati centrale?

    Secondo il Ministero dell’Interno, no. Le immagini delle impronte vengono registrate nel microchip della carta e non sono memorizzate in altre banche dati. La loro presenza serve a confrontare il titolare con il documento durante i controlli autorizzati.

    Le impronte non sono accessibili attraverso i normali servizi online e non possono essere consultate da banche, negozi o gestori privati.

  2. Verifica

    Il cittadino può controllare se il microchip della propria CIE funziona?

    Sì, attraverso uno smartphone Android dotato di NFC e l’app ufficiale IDEA. L’applicazione permette di leggere e verificare i dati accessibili del documento dopo l’acquisizione del CAN o della zona MRZ.

    Anche la registrazione della carta nell’app CieID richiede una lettura NFC: se il telefono non riesce a rilevarla, conviene provare senza custodia, spostare lentamente la tessera sul retro del dispositivo e verificare che l’NFC sia attivo. Un insuccesso isolato può dipendere dal telefono o dal posizionamento, non necessariamente dalla carta.

  3. Furto e smarrimento

    Che cosa bisogna fare se la CIE viene rubata o smarrita?

    Occorre denunciare subito l’accaduto e chiedere il blocco della carta. Il Ministero dell’Interno mette a disposizione il numero 800 098 558 per impedire l’utilizzo delle funzioni elettroniche associate al documento.

    La denuncia deve poi essere presentata all’ufficio competente quando si richiede una nuova CIE. Il blocco protegge l’identità digitale, mentre la segnalazione alle autorità consente di registrare il documento come sottratto o smarrito.

  4. Sicurezza

    I dati del microchip possono essere copiati su un’altra carta?

    Una semplice copia dei dati non basta a creare una CIE valida. Il microprocessore contiene certificati e protezioni crittografiche che permettono ai lettori abilitati di verificare la provenienza e l’integrità delle informazioni.

    Nessuna tecnologia può essere descritta come invulnerabile in assoluto, ma la struttura della CIE è progettata per rendere rilevabili alterazioni e clonazioni. È proprio l’eliminazione del chip a impedire questi controlli aggiuntivi.

  5. Servizi digitali

    Per accedere online con la CIE bisogna sempre avvicinare la carta allo smartphone?

    Dipende dal livello di sicurezza richiesto dal servizio. Gli accessi di livello 1 utilizzano username e password; quelli di livello 2 aggiungono un codice temporaneo OTP. In questi casi, dopo l’attivazione delle credenziali, la lettura fisica della carta non è sempre necessaria.

    Il livello 3 richiede invece la CIE, il PIN e un lettore NFC, che può essere quello integrato nello smartphone o un dispositivo collegato al computer. È la modalità di autenticazione con il grado di sicurezza più elevato.

La Cassazione ha chiarito il valore del microchip

La comparsa delle prime carte manomesse aveva aperto una questione giuridica. Una persona può ancora essere riconosciuta dalla fotografia e dalle generalità stampate. Su questa base, alcuni ritenevano la CIE priva del chip un documento semplicemente deteriorato. Il dubbio è arrivato davanti alla Cassazione partendo da Genova. Il Tribunale del Riesame aveva ordinato la restituzione di una carta sequestrata a un uomo, ritenendo che la mancanza del componente elettronico non fosse sufficiente per parlare di falso. La Procura ha impugnato la decisione.

Nell’agosto 2026 la Suprema Corte ha definito il microchip un «elemento essenziale per la relativa funzione identificativa». La sua rimozione determina una perdita di funzionalità che, secondo i giudici, incide sul significato e sulla portata giuridica della carta.

La CIE nasce come un documento nel quale le diverse parti si confermano a vicenda. Fotografia, generalità, dati biometrici e certificati elettronici rendono più difficile sostituire un’immagine, cambiare un’informazione o clonare la tessera. L’assenza del chip impedisce una parte di questi controlli.

La pronuncia riguarda la manomissione e lascia spazio all’accertamento di un eventuale danno accidentale. Le condizioni del supporto, la forma dell’incisione e gli altri elementi raccolti durante l’indagine servono a distinguere le due situazioni.

Il chip è incorporato negli strati di policarbonato. Un taglio eseguito esattamente in quella zona lascia segni diversi da quelli provocati dall’usura o da una rottura casuale. Quando una CIE appare danneggiata, la soluzione è chiederne la sostituzione al Comune.

Le pene cambiano in base alla validità per l’espatrio

Per una CIE non valida per l’espatrio viene generalmente ipotizzata la falsità materiale commessa dal privato, disciplinata dall’articolo 482 del Codice penale in relazione all’articolo 477.

Quest’ultimo prevede la reclusione da sei mesi a tre anni per la falsificazione o l’alterazione di certificati e autorizzazioni amministrative. L’articolo 482 riduce la pena di un terzo quando il fatto è commesso da un privato. La cornice risultante va indicativamente da quattro mesi a due anni.

Le carte valide per l’espatrio possono rientrare nell’articolo 497-bis, dedicato al possesso e alla fabbricazione di documenti di identificazione falsi utilizzabili per attraversare le frontiere. Il primo comma prevede la reclusione da due a cinque anni.

Ogni episodio richiede un proprio accertamento. Gli investigatori devono ricostruire chi abbia eseguito la modifica, che cosa sapesse il possessore e come intendesse utilizzare il documento. Se la carta compare all’interno di una truffa o di un’altra attività illecita, possono emergere ulteriori contestazioni.

La denuncia trasmette alla Procura la notizia del possibile reato e avvia gli accertamenti. La responsabilità e l’eventuale pena saranno stabilite nel procedimento, tenendo conto delle circostanze, dei precedenti e delle scelte processuali. In presenza dei requisiti previsti dalla legge possono trovare applicazione la sospensione condizionale della pena o la particolare tenuità del fatto.

Durante il controllo, intanto, il documento sospetto viene normalmente sequestrato. Il proprietario resta senza la CIE e deve richiederne una nuova.

I dati restano negli archivi pubblici

La rimozione interviene soltanto sulla tessera posseduta dal cittadino. Le generalità, la fotografia e le altre informazioni raccolte al momento del rilascio continuano a essere presenti negli archivi delle amministrazioni. Le autorità possono consultarle e completare ugualmente l’identificazione. La carta tagliata perde buona parte delle sue funzioni. Non può essere adoperata per l’autenticazione tramite NFC e crea problemi nei servizi che richiedono l’esame della componente elettronica, dalle procedure bancarie ai controlli automatizzati di frontiera.

A venir meno è anche una protezione contro le frodi. Il confronto fra le informazioni stampate sulla tessera e quelle conservate nel chip aiuta a scoprire carte clonate, modificate o finite nelle mani di un’altra persona.

Link e fonti

Documenti ufficiali e approfondimenti per verificare il funzionamento della CIE, la protezione dei dati e le conseguenze della manomissione.

  • Fonte istituzionale

    Caratteristiche della Carta d’identità elettronica

    Ente: Ministero dell’Interno · Consultazione: 6 settembre 2026

    Descrive il microchip contactless, i dati memorizzati, i sistemi di protezione e le condizioni necessarie per la lettura elettronica.

    Consulta la fonte
  • Dati biometrici

    Conservazione delle impronte digitali

    Ente: Ministero dell’Interno · Consultazione: 6 settembre 2026

    Chiarisce che le impronte sono custodite nel microchip della CIE e, secondo il Ministero, non vengono memorizzate in altre banche dati.

    Consulta la fonte
  • Identità digitale

    Accesso ai servizi online con la CIE

    Ente: Ministero dell’Interno · Consultazione: 6 settembre 2026

    Illustra i tre livelli di autenticazione e distingue gli accessi con credenziali e OTP da quelli che richiedono la lettura NFC della carta.

    Consulta la fonte
  • Assistenza

    Furto, smarrimento e blocco della CIE

    Ente: Ministero dell’Interno · Consultazione: 6 settembre 2026

    Raccoglie le indicazioni da seguire in caso di sottrazione o perdita del documento, dalla denuncia al blocco delle funzioni elettroniche.

    Consulta la fonte
  • Giurisprudenza

    La Cassazione sulla CIE priva del microchip

    Fonte: Rai News · Data: 21 agosto 2026

    Ricostruisce la decisione che riconosce il microprocessore come elemento essenziale della funzione identificativa del documento.

    Consulta la fonte
  • Cronaca locale

    Il precedente registrato nell’area di Baiano

    Fonte: Ottopagine · Data: 26 maggio 2026

    Riferisce della denuncia di un 40enne trovato con una carta d’identità elettronica privata intenzionalmente del microchip.

    Consulta la fonte

Note per i lettori

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo parere medico o prescrizione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia o integrazione, è necessario consultare il proprio medico curante.

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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