Su quasi un milione di adulti britannici il legame emerge per il carcinoma squamocellulare. Con sei o più tazze al giorno il rischio relativo cresce ancora
LA NOTIZIA IN BREVE – Il problema potrebbe essere meno nel caffè o nel tè che nel modo in cui li beviamo. Una vasta analisi britannica su 977.282 adulti ha trovato un legame netto tra il consumo abituale di bevande a temperature elevate e il carcinoma squamocellulare dell’esofago, una delle principali forme di tumore dell’organo. Il rischio aumentava insieme alla temperatura dichiarata dai partecipanti e cresceva ulteriormente tra chi consumava sei o più tazze al giorno.
Il dato più interessante è che l’associazione risultava simile per tè e caffè, suggerendo un possibile ruolo del danno termico ripetuto alla mucosa esofagea. Per l’adenocarcinoma, invece, lo stesso andamento non è emerso. Lo studio resta osservazionale e la temperatura era riferita dai partecipanti, non misurata direttamente. Ma il messaggio pratico è semplice: lasciare raffreddare qualche minuto una bevanda bollente può essere una precauzione sensata e a costo zero.

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L’APPROFONDIMENTO – Bere tè o caffè molto caldi può triplicare il rischio di carcinoma squamocellulare dell’esofago. È quanto emerge da un’analisi condotta su 977.282 adulti britannici, seguiti per oltre un decennio, che ha rilevato un aumento del rischio con il crescere della temperatura abituale delle bevande. A fare la differenza sembra essere soprattutto l’esposizione ripetuta al calore. Il lavoro, coordinato da Keren Papier della Cancer Epidemiology Unit dell’Università di Oxford e pubblicato l’8 settembre 2026 sulle pagine dell’International Journal of Cancer, rafforza un sospetto che la ricerca oncologica segue ormai da anni.
Nel 2016 la IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS, aveva classificato il consumo di bevande sopra i 65 °C come probabilmente cancerogeno per l’uomo. Il nuovo studio porta il problema dentro le normali abitudini occidentali, dove tè e caffè vengono generalmente consumati a temperature inferiori rispetto a quelle osservate in alcune regioni dell’Asia, dell’Africa o del Sud America.
Quasi un milione di persone seguite per oltre dieci anni
I ricercatori hanno unito i dati del Million Women Study, con 510.112 partecipanti, e della UK Biobank, con altri 467.170 uomini e donne. Ai volontari era stato chiesto quante tazze di tè e caffè bevessero ogni giorno e come preferissero consumarle: warm, hot oppure very hot, cioè tiepide, calde o molto calde. Il monitoraggio medio è durato 14,2 anni nel Million Women Study e 11,1 anni nella UK Biobank. In questo periodo sono stati diagnosticati 2.348 tumori dell’esofago: 1.045 carcinomi squamocellulari e 1.303 adenocarcinomi. Sono due malattie che interessano lo stesso organo, ma nascono da cellule diverse e hanno fattori di rischio in parte differenti.
Dopo aver tenuto conto anche del numero di bevande consumate, chi dichiarava di berle molto calde presentava un rischio relativo di carcinoma squamocellulare pari a 3,17 volte quello osservato tra chi le preferiva tiepide. Per chi le beveva semplicemente “calde” l’aumento era più contenuto, con un rischio relativo di 1,69. L’andamento seguiva quindi la temperatura dichiarata dai partecipanti.
Per l’adenocarcinoma dell’esofago, invece, lo stesso schema non compare: il rischio relativo tra chi beveva molto caldo e chi beveva tiepido era 0,92, un valore compatibile con l’assenza di un’associazione significativa.
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Anche il numero di tazze sembra contare
Nella popolazione studiata il consumo di bevande calde era particolarmente elevato. Circa il 43-44% dei partecipanti dichiarava almeno sei tazze al giorno e tra il 13 e il 17% riferiva di preferirle molto calde. Una volta considerata statisticamente anche la temperatura, bere sei o più tazze al giorno risultava associato a un aumento del 71% del rischio relativo di carcinoma squamocellulare rispetto a consumi inferiori.
L’associazione con l’adenocarcinoma era molto più debole: +19% nel gruppo con almeno sei bevande quotidiane.
Il risultato sulla frequenza va letto insieme a quello sulla temperatura. Una mucosa esposta più volte durante la giornata a liquidi molto caldi subisce un carico termico maggiore. Gli autori hanno verificato anche se il legame potesse essere spiegato da fattori già noti per il tumore esofageo, in particolare fumo e consumo di alcol. L’associazione rimaneva evidente dopo gli aggiustamenti statistici e compariva anche tra i non fumatori e i bevitori leggeri.
Non è emersa una differenza sostanziale tra tè e caffè. Anche l’aggiunta di latte, analizzata in una parte delle partecipanti al Million Women Study, non modificava in modo significativo il rapporto tra temperatura dichiarata e rischio. L’ipotesi che il fattore determinante sia l’esposizione termica ripetuta della mucosa esofagea resta dunque quella più credibile.
Domande e risposte
Sei curiosità su tè e caffè: caffeina, preparazione, effetti sull’organismo e differenze che spesso sorprendono.
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Caffeina
Una tazzina di espresso contiene più caffeina di una tazza di caffè americano?
Di solito no, se si confrontano le porzioni che normalmente beviamo. L’espresso è molto più concentrato per millilitro, ma la quantità servita è piccola. Una tazza abbondante di caffè filtro può quindi contenere complessivamente più caffeina di un singolo espresso, anche se sembra una bevanda meno “forte”.
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Tè
Il tè verde contiene sempre meno caffeina del tè nero?
No: il colore del tè non basta per prevedere quanta caffeina finirà nella tazza. Contano la varietà della pianta, la quantità di foglie, la temperatura dell’acqua e soprattutto il tempo di infusione. Alcuni tè verdi possono quindi fornire una dose di caffeina paragonabile a quella di un tè nero preparato più rapidamente.
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Preparazione
Lasciare il tè in infusione più a lungo aumenta davvero la caffeina?
In generale sì. Più a lungo le foglie restano nell’acqua, maggiore è la quantità di caffeina e di altre sostanze che possono essere estratte. L’effetto dipende anche dalla temperatura e dalla quantità di foglie utilizzata. Un’infusione più lunga tende inoltre a rendere il tè più amaro e astringente.
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Decaffeinato
Il caffè decaffeinato è completamente privo di caffeina?
No, ne contiene normalmente una piccola quantità. I processi di decaffeinizzazione eliminano la grande maggioranza della caffeina, ma non necessariamente il 100%. Per la maggior parte delle persone la dose residua è molto bassa rispetto al caffè tradizionale, anche se può avere importanza per chi deve limitarne fortemente l’assunzione.
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Organismo
Perché il caffè fa venire quasi subito lo stimolo di andare in bagno?
La caffeina spiega solo una parte dell’effetto. Il caffè può stimolare i movimenti del colon e la risposta gastrocolica, il meccanismo attraverso il quale l’apparato digerente aumenta la propria attività dopo aver mangiato o bevuto. Anche il decaffeinato può produrre questo effetto, segno che entrano in gioco altre sostanze presenti nel caffè.
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Idratazione
Tè e caffè disidratano oppure contribuiscono ai liquidi della giornata?
Alle quantità abituali contribuiscono anche all’idratazione. La caffeina può avere un lieve effetto diuretico, soprattutto a dosi elevate o nelle persone poco abituate a consumarla, ma l’acqua contenuta nella bevanda compensa normalmente questa perdita. Per chi beve tè o caffè con moderazione, considerarli automaticamente “disidratanti” è quindi fuorviante.
Perché il calore può danneggiare l’esofago
L’esofago entra direttamente in contatto con ciò che ingeriamo. Temperature elevate possono provocare piccole lesioni ripetute dell’epitelio, seguite da processi di infiammazione e riparazione cellulare. Gli studi sperimentali citati dagli autori mostrano che esposizioni termiche ricorrenti possono favorire alterazioni premaligne nei tessuti esofagei.
Il meccanismo appare particolarmente plausibile per il carcinoma squamocellulare, che origina dalle cellule piatte che rivestono gran parte dell’esofago e che incontrano per prime il liquido ingerito. L’adenocarcinoma nasce invece soprattutto nella porzione inferiore dell’organo ed è fortemente collegato ad altri problemi, fra cui reflusso gastroesofageo, esofago di Barrett e obesità.
Le nuove osservazioni si inseriscono in una serie di studi condotti in Iran, Cina, Giappone e Africa orientale. Nel Golestan Cohort Study iraniano, per esempio, la preferenza per tè molto caldo era già stata collegata a un rischio più che doppio di carcinoma squamocellulare. La particolarità del lavoro britannico sta nelle dimensioni del campione e nella popolazione studiata.
Quanto deve essere caldo il caffè?
Qui compare il limite più importante dello studio. La temperatura delle bevande non è stata misurata con precisione. I partecipanti indicavano semplicemente se le preferissero tiepide, calde o molto calde. Va considerata pertanto la percezione del calore, che può variare da persona a persona. Studi precedenti indicano comunque che nel Regno Unito e negli Stati Uniti tè e caffè vengono consumati frequentemente attorno ai 60 °C.
Il dato della temperatura non è irrilevante, anzi. La classificazione IARC utilizza 65 °C come riferimento per le bevande “molto calde”. L’Agenzia ha sempre precisato che questa soglia serve a definire l’esposizione nelle valutazioni scientifiche e non rappresenta una frontiera biologica oltre la quale il rischio compare improvvisamente. Il nuovo lavoro suggerisce che l’effetto potrebbe distribuirsi lungo un gradiente: più elevata e ripetuta è l’esposizione al calore, maggiore appare il rischio.
Il rischio triplo non significa che un bevitore su tre si ammalerà
Il dato del “rischio triplo” riguarda un rischio relativo riferito a un tumore che di fatto oggi risulta poco frequente. Tra quasi un milione di partecipanti sono comparsi 1.045 carcinomi squamocellulari durante oltre un decennio di osservazione. La probabilità individuale resta quindi molto più bassa di quanto possa suggerire, da sola, l’espressione “tre volte maggiore”.
Lo studio è classificato inoltre come osservazionale. Può mostrare un’associazione molto solida e coerente con altre ricerche, senza dimostrare con la stessa forza di un esperimento controllato che il calore abbia causato ciascun tumore osservato. La presenza di un gradiente legato alla temperatura, la persistenza del risultato dopo gli aggiustamenti statistici e le prove sperimentali sul danno termico rendono però l’ipotesi biologica più consistente.
Se il rapporto fosse causale, nel Regno Unito circa il 14% dei carcinomi squamocellulari dell’esofago potrebbe essere evitato se chi beve abitualmente a temperatura “molto calda” passasse alla categoria “calda”. Tradotto sui dati nazionali britannici, significherebbe circa 440 casi l’anno.
Carcinomi squamocellulari, in Italia circa 2.300 diagnosi l’anno
Il tumore dell’esofago resta relativamente raro anche in Italia, ma presenta una mortalità elevata. Secondo AIOM, nel 2024 sono state stimate 2.343 nuove diagnosi, 1.744 negli uomini e 599 nelle donne. Nel 2022 i decessi registrati dall’Istat sono stati 1.824. La sopravvivenza netta a cinque anni è indicata al 13% negli uomini e al 22% nelle donne. Tra i fattori modificabili più importanti figurano fumo e alcol, particolarmente rilevanti per il carcinoma squamocellulare. AIRC include anche il consumo abituale di bevande oltre 60-65 °C tra i comportamenti associati a un aumento del rischio e suggerisce di lasciarle raffreddare sotto i 60 °C prima di berle.
Per chi beve ogni giorno caffè, tè o altre infusioni, il consiglio dei ricercatori è di semplice buonsenso: aspettare qualche minuto, soprattutto quando il liquido provoca una sensazione intensa di calore in bocca.
Link e fonti
Studi scientifici, valutazioni oncologiche e dati italiani per approfondire il rapporto tra bevande molto calde e tumore dell’esofago.
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Studio scientifico
Hot Drinks and Oesophageal Cancer: Prospective Analyses in Around 1 Million UK Adults
Lo studio coordinato dall’Università di Oxford analizza 977.282 adulti britannici e mette in relazione temperatura e frequenza delle bevande calde con i due principali tipi di tumore dell’esofago.
Consulta lo studio -
Valutazione internazionale
Cancer of the Oesophagus and Drinking Very Hot Beverages
La scheda dell’Agenzia dell’OMS riassume le evidenze che hanno portato a classificare il consumo di bevande sopra i 65 °C come probabilmente cancerogeno per l’uomo, Gruppo 2A.
Consulta la valutazione IARC -
Approfondimento oncologico
Bere bevande molto calde può provocare il cancro?
L’approfondimento esamina il ruolo della temperatura di tè, caffè e altre bevande, distinguendo il possibile effetto del calore da quello delle sostanze contenute nelle singole bevande.
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Dati italiani
I numeri del cancro in Italia 2024
Il rapporto raccoglie i dati epidemiologici nazionali sul tumore dell’esofago, comprese le stime di incidenza, mortalità, prevalenza e sopravvivenza in Italia.
Consulta il rapporto
Note per i lettori
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo parere medico o prescrizione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia o integrazione, è necessario consultare il proprio medico curante.
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