L’EEA avverte: nelle aree mediterranee più aride irrigare di più potrebbe non bastare, mentre l’adattamento può costare fino a 137 miliardi l’anno entro il 2050
A cura di Roberto Zonca
LA NOTIZIA IN BREVE – Alcune aree del Mediterraneo potrebbero diventare inadatte a determinate colture a causa di caldo, siccità e scarsità d’acqua. È l’avvertimento lanciato dall’Agenzia europea dell’ambiente, che vede soprattutto nel Sud Europa il rischio di una progressiva perdita di produttività agricola.
Il punto critico sarà l’acqua. Irrigare di più non basterà dove fiumi, falde e invasi avranno meno risorse disponibili, proprio mentre le colture ne richiederanno di più. La crisi del 2026 ha già mostrato quanto il problema si stia allargando, con rese in calo e stress idrico anche fuori dalle tradizionali aree aride. Per evitare che il danno diventi strutturale serviranno colture più resistenti, sistemi irrigui più efficienti e investimenti di lungo periodo. Secondo l’EEA, adattare agricoltura, energia e trasporti potrebbe richiedere fino a 137 miliardi di euro l’anno entro il 2050.

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L’APPROFONDIMENTO – Caldo, siccità e scarsità d’acqua potrebbero rendere alcune colture non più praticabili nelle zone più aride del Mediterraneo e, in prospettiva, sottrarre all’agricoltura parte dei terreni oggi produttivi. L’avvertimento arriva da Leena Ylä-Mononen, direttrice esecutiva dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), e trova un riscontro nei dati dell’estate 2026: a fine luglio il 50% del territorio dell’Unione europea e del Regno Unito risultava interessato da una qualche forma di siccità, mentre il monitoraggio agricolo della Commissione ha successivamente ridotto le previsioni di resa per tutte le principali colture estive.
L’allarme lanciato dall’EEA va ben oltre la difficile stagione negativa. Nell’Europa meridionale il problema riguarda la possibilità di continuare a coltivare nello stesso modo e negli stessi luoghi quando temperature più alte, precipitazioni estive ridotte e periodi secchi più lunghi aumentano contemporaneamente il fabbisogno d’acqua e ne riducono la disponibilità. L’irrigazione, la risposta più immediata alla siccità agricola, potrebbe non bastare.
Il problema sarà la preziosa acqua
Ylä-Mononen ha spiegato alla European Newsroom che alcune colture potrebbero di fatto scomparire dalle aree mediterranee più aride, e aumentare semplicemente l’irrigazione potrebbe non offrire la via d’uscita. Fiumi, falde e invasi devono soddisfare infatti troppe esigenze. In alcune zone, secondo la direttrice dell’EEA, la combinazione tra caldo e scarsità idrica potrebbe arrivare a rendere poco adatti all’agricoltura terreni oggi utilizzati normalmente.
Lo scenario descritto è coerente con la prima European Climate Risk Assessment dell’EEA. L’analisi individua l’Europa meridionale come uno dei principali hotspot climatici del continente: qui caldo e siccità minacciano contemporaneamente produzione agricola, disponibilità d’acqua, ecosistemi, lavoro all’aperto e rischio incendi. Per le colture, il rischio legato allo stress termico e idrico è già classificato a livello critico nel Sud Europa.
Entro metà secolo, confermano anche i modelli del Joint Research Centre, le rese del mais nell’UE possono diminuire fino al 22%, mentre per il grano alcune simulazioni arrivano a perdite fino al 49% nell’Europa meridionale. Sono proiezioni, ci tengono a spiegare gli esperti, ma evidenziano una vulnerabilità geografica ormai sotto gli occhi di tutti. L’aumento dell’irrigazione può attenuare parte delle perdite solo dove i prelievi idrici restano sostenibili.
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La siccità è già diventato un problema per metà di UE e Regno Unito
L’estate appena trascorsa ha reso evidenti i potenziali danni dovuti alla siccità. I dati dell’European Drought Observatory, gestito dal JRC nell’ambito di Copernicus, mostravano a fine luglio condizioni di siccità su metà del territorio di UE e Regno Unito. Il 9% si trovava al livello di alert, quello nel quale deficit di pioggia e umidità del terreno sono accompagnati da segnali di stress della vegetazione.
Ad agosto la situazione è rimasta critica in vaste zone del continente. Le condizioni di allerta interessavano Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania meridionale, Italia settentrionale e gran parte del bacino del Danubio, con problemi anche in aree dell’Europa orientale. Le anomalie non si sono quindi fermate alla fascia mediterranea tradizionalmente più esposta.
Lo conferma anche l’andamento dei grandi fiumi. Il JRC ha segnalato in agosto livelli eccezionalmente bassi su Loira, Po, Reno e Danubio, dopo mesi caratterizzati da precipitazioni insufficienti e ripetute ondate di calore. Quando diminuiscono le portate fluviali, la competizione per l’acqua si estende rapidamente oltre i campi: entrano in gioco produzione elettrica, trasporti, industria, approvvigionamento potabile ed ecosistemi.
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I raccolti mostrano dove si concentra il danno
L’effetto sull’agricoltura europea è visibile soprattutto nelle colture estive. Il MARS Bulletin del JRC del 24 agosto ha ridotto nettamente le previsioni per mais, girasole e altre produzioni primaverili-estive: in alcuni casi le rese attese sono scese fino al 14% sotto la media degli ultimi cinque anni. Nelle aree più colpite il Centro comune di ricerca considera possibile anche il fallimento quasi completo del raccolto. Sono diminuiti inoltre la produttività dei prati e il foraggio disponibile per gli allevamenti.
La fotografia è però meno uniforme di quanto possa suggerire l’allarme. I cereali invernali avevano completato buona parte del ciclo prima della fase più dura della siccità e, a livello europeo, le loro rese sono rimaste complessivamente vicine alla media quinquennale. A luglio il JRC stimava per il totale dei cereali una resa circa 1% sotto la media dei cinque anni precedenti.
E dai problemi di siccità deriveranno inevitabilmente difficoltà legate alla sicurezza alimentare durante l’inverno. La successione di raccolti più piccoli e tardivi potrebbero tradursi in una non meglio quantificata carenza generalizzata di cibo. I dati disponibili descrivono danni pesanti e fortemente differenziati tra colture e regioni. Anche lo spostamento verso nord delle aree coltivabili offre solo una compensazione parziale. Temperature più elevate possono favorire alcune specie e allungare la stagione vegetativa nell’Europa settentrionale, ma contemporaneamente aumentano la frequenza degli estremi: siccità, piogge intense, alluvioni, gelate fuori stagione e ondate di calore. L’EEA ricorda che questi eventi hanno già prodotto, nell’ultimo decennio, perdite delle colture fino al 30% superiori rispetto alle tendenze attese.
In Italia la situazione cambia da una regione all’altra
Il caso riguarda da vicino anche l’Italia. Nel quadro ISPRA aggiornato all’11 agosto 2026, il Distretto delle Alpi Orientali era classificato in severità idrica alta, con l’indicazione di ridurre temporaneamente e in modo modulabile mediamente del 35% le derivazioni irrigue in alcune aree. L’Appennino settentrionale risultava invece in severità media e quello centrale in severità bassa.
Anche la Sardegna, considerata nel suo insieme, risultava in condizioni di normalità sulla base dei dati disponibili a fine giugno, pur con singoli sistemi idrici in condizioni più problematiche. Il dato nazionale conferma quindi uno degli aspetti centrali dell’adattamento: le strategie agricole dovranno essere costruite sul territorio, perché disponibilità idrica, colture, suoli e infrastrutture cambiano fortemente anche a distanza di poche centinaia di chilometri.
Più irrigazione da sola non risolve il problema
Esistono margini importanti per consumare meno acqua. L’EEA stima che nell’agricoltura irrigua europea il potenziale di risparmio possa raggiungere circa il 20% dei prelievi complessivi, attraverso reti con minori perdite, irrigazione a goccia o sotterranea, gestione più precisa dell’acqua e scelta di colture più resistenti alla siccità. In determinate condizioni, il passaggio dall’irrigazione superficiale a quella a goccia può ridurre i consumi del 10-40%.
Ma l’efficienza, benché fondamentale, non consente di aumentare le riserve di acqua. L’Europa meridionale concentra già circa il 60% dei prelievi agricoli dell’UE e il cambiamento climatico dovrebbe aumentare sia le superfici che avranno bisogno di irrigazione sia il fabbisogno dei terreni già irrigati. Per alcune aree la risposta dovrà quindi comprendere cambiamenti nelle varietà, nei calendari di semina e nelle colture stesse, oltre alla gestione del suolo e alla disponibilità di riserve idriche.
Adattarsi costerà decine di miliardi ogni anno
Un’analisi pubblicata dall’EEA nel 2026 stima che rendere più resilienti agricoltura, energia e trasporti richiederà tra 53 e 137 miliardi di euro all’anno fino al 2050, a seconda dell’evoluzione delle emissioni e del riscaldamento. Oggi i finanziamenti destinati ai tre settori sono stimati complessivamente in appena 15-16 miliardi l’anno.
Per la sola agricoltura, il fabbisogno viene valutato tra 7 e 17 miliardi di euro l’anno entro il 2050, mentre gli investimenti attuali sono stimati attorno a 9,3-9,8 miliardi. Nello scenario climatico più severo il divario cresce progressivamente. Il costo dell’attesa emerge anche da un altro dato: tra il 2021 e il 2024 gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno già provocato nell’UE perdite economiche dirette per circa 40-50 miliardi di euro l’anno. Il 28 settembre il Joint Research Centre pubblicherà un nuovo MARS Bulletin con le stime aggiornate dei raccolti europei.
Link utili e fonti
Documenti, dati e strumenti ufficiali per approfondire gli effetti di siccità e cambiamento climatico sull’agricoltura europea e italiana.
European Climate Risk Assessment
La valutazione europea dei rischi climatici individua il Sud Europa tra le aree più vulnerabili a caldo, siccità, scarsità d’acqua e riduzione della produttività agricola.
Consulta il rapporto EEAEuropean Drought Observatory
Il sistema europeo di monitoraggio raccoglie gli indicatori aggiornati su precipitazioni, umidità del suolo, vegetazione e condizioni di siccità nei Paesi europei.
Vedi la situazione della siccità in EuropaMARS Bulletin
I bollettini MARS seguono l’andamento delle colture nell’Unione europea e aggiornano le stime delle rese sulla base delle condizioni meteorologiche e agronomiche.
Consulta i bollettini agricoli europeiWater savings for a water-resilient Europe
Analisi sulle possibilità di ridurre i consumi idrici europei, compreso il potenziale dell’irrigazione più efficiente e della gestione sostenibile dell’acqua in agricoltura.
Approfondisci sul sito EEAOsservatorio sulla severità idrica
Il quadro ufficiale italiano permette di verificare la severità idrica nei diversi distretti e mostra perché la disponibilità d’acqua può cambiare sensibilmente da una regione all’altra.
Consulta la situazione in ItaliaCosti e benefici dell’adattamento in Europa
Lo studio analizza gli investimenti necessari per rendere più resilienti agricoltura, energia e trasporti di fronte agli impatti crescenti del cambiamento climatico.
Leggi l’analisi sui costi dell’adattamentoNote per i lettori
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