El Niño può incendiare il clima globale, l’allarme Onu su caldo, siccità e alluvioni

Nel Pacifico tropicale cresce un’anomalia destinata a pesare su raccolti, reti elettriche, salute pubblica e gestione delle emergenze

Le Nazioni Unite hanno alzato il livello d’attenzione su El Niño, il fenomeno climatico legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, la probabilità che si sviluppi tra giugno e agosto è dell’80%, mentre quella che prosegua almeno fino a novembre è vicina o superiore al 90%. I modelli indicano un evento almeno moderato, con possibile intensità forte. L’allarme nasce perché El Niño arriva in un pianeta già molto caldo, dopo un 2024 da record, e può amplificare ondate di calore, siccità, piogge estreme, incendi e danni ai raccolti. Gli effetti saranno più diretti in America, Asia, Africa e Oceania, ma anche l’Europa può subire conseguenze indirette. Per l’Italia il rischio riguarda soprattutto un Mediterraneo già caldo, con alternanze tra stress idrico, incendi, temporali violenti e alluvioni lampo. La prevenzione passa da piani caldo, gestione dell’acqua, manutenzione del territorio, agricoltura più resiliente e reti energetiche preparate ai picchi.

Se la sintesi della notizia ti ha incuriosito ecco di seguito l’intervista che abbiamo realizzato per te:

Le Nazioni Unite hanno alzato il livello d’attenzione su El Niño, il fenomeno climatico naturale legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, la probabilità che l’evento si sviluppi tra giugno e agosto è dell’80%, mentre le chance che prosegua almeno fino a novembre sono vicine o superiori al 90%. I modelli indicano un episodio almeno moderato, con la possibilità che raggiunga un’intensità forte.

Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha definito l’arrivo di El Niño un «urgente allarme climatico». Il fenomeno appartiene alla variabilità naturale del clima, ma oggi si inserisce in un pianeta già più caldo a causa del riscaldamento globale. Per questo può amplificare rischi già presenti, dalle ondate di calore alla siccità, dalle piogge estreme agli incendi, fino agli effetti su raccolti, salute pubblica, infrastrutture ed energia.

Perché si parla di “super El Niño”?

L’espressione “super El Niño” appartiene soprattutto al linguaggio mediatico. La classificazione scientifica usa categorie come evento debole, moderato, forte o molto forte. Il segnale osservato riguarda un possibile El Niño intenso, alimentato da acque profonde del Pacifico tropicale con anomalie termiche elevate, in alcune aree superiori ai 6 °C rispetto alla media. Se questo calore dovesse risalire verso la superficie, il fenomeno potrebbe rafforzarsi nei mesi successivi.

Il centro statunitense NOAA, nel bollettino del 14 maggio, indicava condizioni ancora ENSO-neutrali, ma con El Niño ormai probabile a breve. Le stime parlavano di una probabilità dell’82% tra maggio e luglio 2026 e del 96% tra dicembre 2026 e febbraio 2027. La forza finale dell’evento dipenderà dalla piena interazione tra oceano e atmosfera, il passaggio decisivo per capire quanto il Pacifico riuscirà a trasferire calore al sistema climatico globale.

Cosa cambia quando arriva El Niño?

El Niño modifica la distribuzione del calore nel Pacifico e interferisce con la circolazione atmosferica tropicale. Gli alisei si indeboliscono, le acque calde che normalmente si accumulano verso Indonesia e Australia si spostano verso il Pacifico centrale e orientale, mentre le grandi fasce di pioggia e pressione cambiano posizione.

Gli effetti variano molto da regione a regione. L’Omm associa El Niño a precipitazioni più intense in parti del Sud America meridionale, degli Stati Uniti meridionali, del Corno d’Africa e dell’Asia centrale. Condizioni più secche possono invece interessare America centrale, Nord del Sud America, Caraibi, Australia, Indonesia e aree dell’Asia meridionale.

Alcune zone devono prepararsi a inondazioni e frane, altre a siccità, stress idrico, incendi e perdita di raccolti. L’impatto dipende dalla stagione, dall’intensità dell’evento, dalla durata e dall’interazione con altri fattori climatici, dalle temperature dell’oceano Indiano alla circolazione atlantica, fino alle condizioni locali del suolo.

Perché il rischio globale è più alto rispetto al passato?

Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato nei dataset globali analizzati da Copernicus, con una temperatura media globale di 15,10 °C, superiore di 1,60 °C rispetto al livello preindustriale. Gli ultimi dieci anni risultano anche i dieci più caldi della serie storica.

El Niño arriva quindi sopra una linea di base già molto elevata. Il Met Office britannico ricorda che il fenomeno tende ad aumentare la temperatura media globale di circa 0,2 °C, con il massimo effetto spesso tra novembre e febbraio e possibili conseguenze evidenti anche nell’anno successivo.

L’attenzione riguarda quindi anche il 2027, anno in cui l’effetto termico globale dell’evento potrebbe diventare più evidente, soprattutto se El Niño raggiungerà il picco tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Quali conseguenze può avere su cibo, acqua ed energia?

L’agricoltura è tra i settori più esposti. Le aree che dipendono da piogge stagionali regolari rischiano ritardi nelle semine, stress idrico, cali di resa e aumento dei costi alimentari. Dove le precipitazioni diventano più intense, i danni possono arrivare da campi allagati, perdita di suolo fertile, strade rurali interrotte e difficoltà di trasporto.

La gestione dell’acqua diventa altrettanto delicata. Le regioni esposte alla siccità devono programmare con anticipo l’uso di bacini, falde, invasi e reti idriche. Nelle città, lo stress idrico si somma alle ondate di calore, all’aumento dei consumi elettrici per il raffrescamento e al peggioramento della qualità dell’aria. Nelle aree soggette a piogge improvvise diventano cruciali la manutenzione dei canali, la pulizia dei tombini, il controllo dei versanti e l’aggiornamento dei piani di protezione civile.

Anche l’energia entra nella catena degli impatti. Le ondate di calore fanno crescere la domanda elettrica, mentre siccità e scarsità d’acqua possono ridurre la produzione idroelettrica. Incendi, tempeste e alluvioni possono mettere sotto pressione reti elettriche, infrastrutture digitali, telecomunicazioni e trasporti.

Che cosa rischiano Europa e Italia?

L’Europa è lontana dal Pacifico tropicale, quindi gli effetti di El Niño arrivano in modo più indiretto rispetto ad America, Asia e Oceania. I collegamenti con il clima europeo esistono, ma dipendono da molti fattori, in particolare dalla corrente a getto atlantica e dalle configurazioni atmosferiche stagionali.

Per l’Italia il rischio più concreto riguarda l’aumento degli estremi dentro un Mediterraneo già molto caldo. Mare caldo, lunghi periodi asciutti, suoli poveri d’acqua e precipitazioni concentrate in poche ore possono favorire alternanze brusche tra siccità, incendi, stress agricolo e piogge violente.

La risposta passa soprattutto dalla scala locale. I Comuni possono aggiornare i piani caldo, rafforzare i sistemi di allerta, mappare le aree esposte agli allagamenti, proteggere anziani e persone fragili, verificare scuole, ospedali e reti idriche. Le aziende agricole possono puntare su irrigazione di precisione, pacciamature, ombreggiamenti, scelta varietale, coperture del suolo e sistemi di raccolta dell’acqua. Le famiglie possono ridurre il rischio con interventi semplici, dalla gestione delle ore più calde alla manutenzione di grondaie, scarichi e aree verdi.

Come si trasforma l’allarme in prevenzione?

L’allerta Omm arriva con mesi di anticipo e offre tempo utile per preparare sanità, agricoltura, scuole, trasporti, reti elettriche, protezione civile e sistemi idrici. Le previsioni stagionali e i sistemi di allerta precoce permettono di ridurre vittime, danni economici e interruzioni dei servizi essenziali.

La prevenzione riguarda cinque ambiti principali. La salute richiede piani caldo, assistenza alle persone fragili, spazi freschi nelle città e comunicazione chiara durante le ondate di calore. L’acqua richiede monitoraggio degli invasi, riduzione delle perdite di rete, risparmio e riuso. Il territorio richiede manutenzione dei canali, cura dei versanti e piani contro gli allagamenti urbani. L’agricoltura richiede sistemi irrigui efficienti, sensori, coperture del terreno e varietà più adatte allo stress climatico. L’energia richiede reti resilienti, accumuli, gestione dei picchi e protezione delle infrastrutture.

Link utili:
NOAA, bollettino ENSO del 14 maggio 2026

NOAA, report tecnico ENSO in PDF
Copernicus, dati globali sul 2024
Copernicus, focus Europa 2024

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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