Il nuovo bollettino registra 81 infezioni locali in sei Paesi e una stagione partita in anticipo
LA NOTIZIA IN BREVE – Il virus West Nile accelera in Europa mentre la stagione di trasmissione entra nella fase più intensa. L’ultimo aggiornamento dell’ECDC registra 81 infezioni locali in sei Paesi, con l’Italia al primo posto per diffusione geografica e numero di casi: 46 contagi confermati in 20 aree, rispetto ai 21 rilevati dall’OMS al 15 luglio. La Grecia conta 21 pazienti, 20 dei quali colpiti da forme neuroinvasive come encefalite e meningite.
Il virus circola soprattutto tra uccelli e zanzare del genere Culex, che possono trasmetterlo all’uomo attraverso la puntura. Tra il 70% e l’80% delle infezioni resta senza sintomi, mentre circa una persona su 150 sviluppa complicazioni neurologiche potenzialmente letali. Anziani, immunodepressi e persone con patologie croniche risultano più vulnerabili.
Temperature elevate ed estati più lunghe ampliano il periodo favorevole alle zanzare, ma clima, ristagni d’acqua, presenza di uccelli e gestione del territorio determinano l’intensità locale. In assenza di vaccino umano e antivirali specifici, la risposta punta su sorveglianza integrata, diagnosi precoce e prevenzione: repellenti autorizzati, zanzariere, abiti coprenti ed eliminazione dell’acqua stagnante.
West Nile · vettore principale in Italia
Indice
- 1 Dentro la zanzara che trasmette il virus
- 2 Perché il numero diffuso dall’OMS risulta superato?
- 3 Che cosa ci dicono gli 81 casi europei?
- 4 Come passa il virus dagli uccelli alle persone?
- 5 Perché quasi tutti i casi greci risultano gravi?
- 6 Quali sintomi richiedono una valutazione medica?
- 7 Quanto risulta precoce la stagione italiana?
- 8 Quanto incidono temperature e cambiamento climatico?
- 9 Come confermano i laboratori l’infezione?
- 10 Chi produce l’allerta e quali interessi entrano in gioco?
- 11 Quali difese ha attivato l’Italia?
- 12 Che cosa può ridurre concretamente il rischio?
- 13 Che cosa resta ancora da capire?
Dentro la zanzara che trasmette il virus
Quattro schede cliccabili, immagini scientifiche e una verifica rapida dei ristagni domestici.
le schede
La specie da riconoscere
Non è la zanzara tigre
Culex pipiens è una zanzara autoctona, diffusa in città e campagne. Acquisisce il virus soprattutto pungendo uccelli infetti.
La catena del contagio
Il virus compie tre passaggi
Controllo domestico
Dove può nascere?
Le larve vivono in acqua stagnante. Clicca ogni voce dopo averla controllata.
Le ore più importanti
Quando proteggersi di più?
La zanzara comune punge soprattutto tra crepuscolo e notte. In quelle ore aumenta l’utilità delle barriere personali.
Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento
L’APPROFONDIMENTO – Il virus West Nile si sta diffondendo con una rapidità tale da preoccupare persino l’Organizzazione mondiale della sanità che ora lancia l’allerta. L’OMS Europa attribuisce all’Italia 21 casi confermati in 17 aree al 15 luglio 2026, ma l’ultimo aggiornamento del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, prodotto il 23 luglio con le segnalazioni raccolte fino al giorno precedente, porta il bilancio italiano a 46 infezioni acquisite localmente distribuite in 20 aree. L’ECDC registra complessivamente 81 casi in sei Paesi europei: 46 in Italia, 21 in Grecia, cinque in Macedonia del Nord, cinque in Romania, tre in Spagna e uno in Francia. La stagione di trasmissione entra ora nella fase più intensa, tradizionalmente compresa tra luglio e settembre.
Perché il numero diffuso dall’OMS risulta superato?
La differenza nasce dalla velocità con cui cambiano i dati epidemiologici. Il comunicato dell’OMS, pubblicato il 24 luglio, fotografa per l’Italia la situazione del 15 luglio e rimanda al rapporto ECDC della settimana 29. Il bollettino successivo, elaborato il 23 luglio sulla base delle notifiche arrivate fino al 22, ha aggiunto 25 casi italiani e tre nuove aree coinvolte. La crescita segnala una circolazione più estesa, ma comprende anche diagnosi, verifiche di laboratorio e notifiche completate nei giorni successivi all’esordio dei sintomi.
Questi numeri rappresentano dunque una sequenza di fotografie provvisorie. Le autorità sanitarie possono correggere i dati precedenti, riclassificare l’origine dell’infezione e integrare segnalazioni arrivate in ritardo. Lo stesso Istituto superiore di sanità avverte che i bollettini aggiornano anche le settimane già trascorse e che il totale definitivo può differire dai conteggi pubblicati durante la stagione.
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Che cosa ci dicono gli 81 casi europei?
Il rapporto settimanale ECDC considera le infezioni umane acquisite localmente, cioè contratte nel Paese che le segnala. Definisce “area colpita” un territorio nel quale le autorità hanno individuato almeno un caso umano locale confermato; in circostanze particolari, un Paese può utilizzare temporaneamente anche un caso probabile quando la conferma richiede troppo tempo. L’ECDC precisa inoltre che il rapporto sostiene soprattutto le decisioni sulla sicurezza di sangue, organi, cellule e tessuti e non costituisce una valutazione epidemiologica completa.
Il conteggio non coincide con il numero reale delle infezioni. Tra il 70% e l’80% delle persone contagiate resta privo di sintomi e difficilmente arriva a un test. Una quota vicina al 20% sviluppa la febbre West Nile, mentre circa una persona infetta su 150 presenta una forma neuroinvasiva capace di colpire cervello, meningi o midollo spinale. I casi ufficiali rappresentano quindi la parte visibile di una circolazione più ampia.
Come passa il virus dagli uccelli alle persone?
Il West Nile è un virus a RNA appartenente al genere Flavivirus, lo stesso grande gruppo che comprende dengue, febbre gialla e virus Zika. In Europa il principale vettore appartiene al complesso Culex pipiens, la comune zanzara che vive anche negli ambienti urbani e punge soprattutto nelle ore serali e notturne.
Il virus circola principalmente tra uccelli e zanzare. Una zanzara acquisisce il patogeno nutrendosi del sangue di un volatile infetto; dopo la replicazione all’interno dell’insetto può trasmetterlo con una nuova puntura a un altro uccello, a una persona o a un mammifero. Umani e cavalli entrano nel ciclo come ospiti accidentali e, nella maggior parte dei casi, sviluppano una quantità di virus nel sangue insufficiente ad alimentare una nuova catena attraverso le zanzare.
Il contatto quotidiano tra persone – parlare, toccarsi, condividere ambienti o oggetti – non trasmette il West Nile. Le autorità hanno documentato rare infezioni attraverso trasfusioni, trapianti e passaggio materno durante gravidanza o allattamento. Proprio queste possibilità spiegano l’attivazione di controlli specifici su sangue, organi, tessuti e cellule nelle aree dove il virus comincia a circolare.
Perché quasi tutti i casi greci risultano gravi?
La Grecia ha registrato l’aumento recente più rapido: 21 casi entro il 22 luglio, 14 dei quali emersi nell’ultima settimana. Venti pazienti hanno sviluppato encefalite, meningite o un’altra forma neuroinvasiva e 13 risultavano ancora ricoverati al momento del comunicato OMS.
Il rapporto di 20 forme neurologiche su 21 casi notificati non significa che il virus provochi una malattia grave nel 95% delle persone contagiate. Il dato riflette soprattutto un bias di rilevazione: ospedali e laboratori intercettano con maggiore probabilità i pazienti con febbre elevata, meningite, encefalite, tremori o perdita di forza, mentre gran parte delle infezioni asintomatiche e lievi sfugge alla sorveglianza. L’allerta OMS non presenta analisi genetiche o cliniche capaci di dimostrare una maggiore aggressività del virus circolante in Grecia.

Quali sintomi richiedono una valutazione medica?
La febbre West Nile può provocare mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, nausea, vomito, eruzioni cutanee e ingrossamento dei linfonodi. Questi disturbi possono assomigliare a molte altre infezioni estive e richiedono una valutazione basata su sintomi, luogo di esposizione e circolazione epidemiologica del virus.
Febbre alta, rigidità del collo, disorientamento, tremori, convulsioni, debolezza muscolare, paralisi o alterazioni dello stato di coscienza richiedono assistenza urgente. Le persone anziane, immunodepresse o affette da patologie croniche presentano una probabilità maggiore di sviluppare la malattia neuroinvasiva. Tra i pazienti che arrivano a questa forma, l’ECDC indica una mortalità che può raggiungere il 17%, con un rischio fortemente influenzato da età e condizioni di salute.
Quanto risulta precoce la stagione italiana?
Il confronto con il 2025 suggerisce una partenza nettamente più sostenuta. Al 15 luglio 2025, l’ISS aveva segnalato cinque casi confermati in Italia, quattro dei quali neuroinvasivi. Alla stessa data del 2026, il sistema europeo ne registrava 21; una settimana più tardi il numero ha raggiunto quota 46. Si tratta di una crescita delle notifiche iniziali superiore a quattro volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pur con possibili differenze nei tempi di consolidamento.
Il dato richiede attenzione, ma non permette di prevedere il bilancio di ottobre. Nel 2025 la piattaforma nazionale consolidata dell’ISS ha contato 794 infezioni, 376 forme neuroinvasive e 76 decessi; l’ECDC, applicando la propria definizione alle sole infezioni locali comunicate a livello europeo, ha riportato 779 casi e 72 morti. Le differenze dipendono da criteri, tempi di consolidamento e inclusione di eventuali infezioni importate.
Quanto incidono temperature e cambiamento climatico?
Hans Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa, collega l’espansione del rischio a temperature più elevate ed estati più lunghe, capaci di offrire alle zanzare più tempo e nuovi territori per riprodursi e trasmettere il virus. Il calore può accelerare lo sviluppo dell’insetto, aumentare la frequenza dei pasti di sangue e ridurre il tempo necessario al virus per diventare trasmissibile all’interno della zanzara.
Una ricerca pubblicata nel 2024 su Nature Communications ha confrontato l’evoluzione osservata del clima europeo tra il 1901 e il 2019 con scenari controfattuali privi della tendenza di riscaldamento a lungo termine. I modelli hanno rilevato un aumento marcato delle aree ecologicamente adatte alla circolazione del West Nile nel clima reale, incremento che restava in gran parte assente negli scenari senza cambiamento climatico. Gli autori hanno tenuto conto anche di densità della popolazione e uso del suolo.
Lo studio sostiene un legame di lungo periodo tra riscaldamento ed espansione geografica, ma presenta i limiti tipici dei modelli ecologici: non ricostruisce direttamente per l’intero secolo l’abbondanza delle zanzare, la composizione delle popolazioni di uccelli o le singole pratiche di irrigazione. Il clima crea condizioni favorevoli; precipitazioni, ristagni idrici, agricoltura, migrazioni degli uccelli, caratteristiche urbane e interventi di disinfestazione determinano poi l’intensità locale. Questi risultati non consentono quindi di attribuire al cambiamento climatico ogni singolo caso del 2026.
Come confermano i laboratori l’infezione?
Durante la fase iniziale i laboratori possono cercare direttamente l’RNA virale nel sangue o nel liquido cerebrospinale. In altri momenti della malattia analizzano la risposta immunitaria, individuando anticorpi IgM e IgG specifici; la presenza di IgM nel liquido cerebrospinale costituisce uno degli elementi utilizzati per confermare il coinvolgimento del sistema nervoso. I test di neutralizzazione aiutano a distinguere il West Nile da altri Flavivirus capaci di produrre reazioni sierologiche simili.
Il momento del prelievo conta. Un test molecolare effettuato troppo tardi può trovare una quantità minima di RNA, mentre gli anticorpi possono richiedere alcuni giorni prima di diventare rilevabili. Questa finestra diagnostica contribuisce al ritardo tra comparsa dei sintomi, conferma del laboratorio e ingresso del caso nei bollettini nazionali ed europei.
Chi produce l’allerta e quali interessi entrano in gioco?
L’allerta OMS non rappresenta uno studio sperimentale e non possiede un campione reclutato, gruppi di controllo, valori di significatività statistica o una dimensione dell’effetto. Si tratta di una comunicazione di sanità pubblica fondata sui dati inviati dalle autorità nazionali e aggregati dall’ECDC. Di conseguenza, non emergono brevetti, finanziamenti industriali o conflitti commerciali paragonabili a quelli che una rivista scientifica richiederebbe agli autori di una ricerca.
In Italia, Regioni e laboratori trasmettono le informazioni al sistema coordinato da Istituto superiore di sanità e ministero della Salute, con il contributo del Centro studi malattie esotiche dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise. Il valore del sistema dipende dalla qualità delle diagnosi, dalla rapidità delle notifiche e dall’integrazione tra dati umani, veterinari ed entomologici.
La principale esigenza di trasparenza riguarda quindi la data di riferimento. Il comunicato OMS pubblicato il 24 luglio cita per l’Italia numeri fermi al 15 luglio, mentre un rapporto ECDC già disponibile li aggiorna al 22. La precisazione cambia il titolo della notizia e la percezione della velocità con cui la stagione sta evolvendo.
Quali difese ha attivato l’Italia?
Il sistema italiano segue un’impostazione One Health, che collega salute umana, veterinaria e ambientale. La sorveglianza cerca il virus nei pazienti, nei donatori, nelle zanzare, negli uccelli e negli equidi. La presenza del West Nile in un gruppo di zanzare o nell’avifauna può quindi anticipare l’arrivo delle forme cliniche nell’uomo e attivare misure mirate.
Il Piano nazionale per le arbovirosi, prorogato fino al 31 dicembre 2026, prevede controlli rafforzati durante la stagione vettoriale. La Rete nazionale trapianti applica fino al 30 novembre specifiche misure di sicurezza. Un primo segnale – virus nelle zanzare o negli uccelli, infezione in un cavallo, caso umano oppure positività in un donatore – può far scattare il test NAT sui donatori per ricercare il materiale genetico virale e proteggere organi, tessuti e cellule destinati al trapianto.
Che cosa può ridurre concretamente il rischio?
La protezione personale agisce sull’ultimo passaggio della catena, quello tra zanzara e persona. L’OMS raccomanda repellenti con principi attivi autorizzati, abiti che coprano braccia e gambe, zanzariere, ventilatori e ambienti climatizzati. Nelle ore serali e notturne, quando molte Culex cercano il pasto di sangue, queste misure acquistano un peso maggiore.
La prevenzione collettiva richiede interventi prima dell’emergenza clinica: eliminazione dei ristagni, manutenzione di tombini e caditoie, trattamento larvicida dei focolai che non possono essere rimossi, monitoraggio delle zanzare e comunicazione tempestiva ai medici. Le irrorazioni contro gli insetti adulti possono trovare spazio in situazioni circoscritte e valutate dalle autorità; un impiego indiscriminato aumenta costi, impatto ambientale e rischio di resistenze.
L’ECDC riconosce che gli studi hanno valutato solo di rado l’effetto diretto delle campagne di controllo delle zanzare sulla riduzione dei casi umani. Per misurare l’efficacia servono indicatori trasparenti: numero di gruppi di zanzare positivi, estensione geografica, intervallo tra sintomi e notifica, casi neuroinvasivi, ricoveri, positività tra i donatori e rapidità delle azioni comunali.
Che cosa resta ancora da capire?
I dati disponibili mostrano una stagione precoce e geograficamente ampia, ma lasciano aperti diversi interrogativi. L’ECDC non ha ancora pubblicato nel rapporto settimanale la distribuzione clinica completa dei 46 casi italiani, né il numero di ricoveri o l’eventuale presenza di decessi. I prossimi aggiornamenti dovranno chiarire quali territori concentrano la trasmissione, quante infezioni derivano dallo screening dei donatori e quante hanno prodotto febbre o malattia neurologica.
Manca inoltre un vaccino autorizzato per l’uomo e manca una terapia antivirale specifica. I medici possono offrire riposo, idratazione, controllo dei sintomi e, nei casi gravi, supporto ospedaliero delle funzioni vitali. Per questa ragione la prevenzione delle punture, la diagnosi precoce e la sorveglianza integrata rimangono gli strumenti decisivi.
Link utili:
OMS Europa – Allerta West Nile del 24 luglio 2026
ECDC – Sorveglianza settimanale West Nile 2026
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
