Vaccini antinfluenzali 2026-2027: quanto funzionano e quali rischi comportano

L’Italia punta su nove vaccini, con formulazioni potenziate già dai 60 anni. Gli studi misurano la protezione contro infezioni e ricoveri, mentre la sorveglianza continua a monitorare gli effetti indesiderati

LA NOTIZIA IN BREVE – La campagna di vaccinazione antinfluenzale 2026-2027 entra nel vivo con nuove formulazioni e indicazioni aggiornate per le persone più esposte alle complicanze. Quest’anno il Ministero della Salute raccomanda i vaccini potenziati già dai 60 anni, mentre AIFA autorizza nove prodotti con caratteristiche differenti. Ma quanto protegge realmente una vaccinazione? Le ricerche più recenti mostrano un’efficacia variabile, che dipende dall’età, dai virus circolanti e dalle condizioni di salute. Anche la sicurezza merita attenzione: accanto alle comuni reazioni transitorie, la sorveglianza sanitaria monitora effetti avversi molto rari, comprese alcune complicanze neurologiche. Quali vaccini sono disponibili, chi dovrebbe vaccinarsi, quali rischi esistono e perché ci si può ammalare anche dopo l’iniezione? I dati scientifici aiutano a comprendere benefici e limiti di una delle principali strategie di prevenzione dell’influenza.

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L’APPROFONDIMENTO – Ogni anno, con l’arrivo dell’autunno, milioni di italiani si trovano davanti alla medesima scelta: vaccinarsi contro l’influenza oppure affidarsi alle proprie difese immunitarie. Intanto la campagna 2026-2027 è partita, introducendo importanti novità, a cominciare dai nove vaccini autorizzati dall’Agenzia italiana del farmaco e dalla decisione del Ministero della Salute di raccomandare le formulazioni potenziate già a partire dai 60 anni.

La vaccinazione, spiegano gli esperti, offre una protezione che varia secondo l’età, le condizioni di salute e i virus in circolazione. I risultati degli studi cambiano da una stagione all’altra, talvolta anche in modo sensibile. Quanto diminuisce, dunque, il rischio di ammalarsi? Perché alcune persone contraggono comunque l’influenza? E quali effetti collaterali meritano maggiore attenzione?

Quanto è pericolosa l’influenza

L’Organizzazione mondiale della sanità stima siano circa un miliardo i casi annuali di influenza stagionale, con 3-5 milioni di forme gravi e tra 290.000 e 650.000 decessi attribuibili alle complicanze respiratorie. Sono stime epidemiologiche globali, con inevitabili margini di incertezza. Benché la maggior parte delle persone riesca a guarire spontaneamente nell’arco di una settimana, per altre, soprattutto anziani e pazienti con patologie croniche, l’infezione può provocare polmoniti, aggravare malattie cardiovascolari e respiratorie e rendere necessario il ricovero. In alcuni casi, meno comuni, compaiono anche complicanze neurologiche o cardiache.

Il rischio individuale cambia pertanto tra un adulto giovane in buona salute e una persona anziana che convive con diabete, insufficienza cardiaca o con problemi respiratori. E allo stesso modo cambia anche il beneficio che ciascuno può ottenere dalla vaccinazione.

Quanto sono efficaci i vaccini? I numeri della ricerca

Uno studio europeo pubblicato il 19 febbraio 2026 sulle pagine di Eurosurveillance ha raccolto i risultati di nove ricerche condotte in 19 Paesi. Gli scienziati hanno analizzato l’efficacia dei vaccini durante una stagione dominata dal virus A (H3N2), in particolare dal sottoclade K, che presentava differenze antigeniche rispetto al ceppo vaccinale. La protezione contro l’influenza A oscillava tra il 25% e il 45% considerando le stime per tutte le età, sia in ambito ambulatoriale che ospedaliero. Nei bambini le stime raggiungevano valori compresi tra il 47% e il 72%.

Anche i dati statunitensi mostrano risultati variabili. Secondo le stime intermedie pubblicate dai CDC nel marzo 2026, negli adulti il vaccino aveva ridotto del 22-34% il rischio di visite ambulatoriali associate all’influenza e del 30% quello di ricovero. Nei bambini e adolescenti la protezione contro i ricoveri raggiungeva il 41%.

I dati necessitano però di essere interpretati, perché un’efficacia del 40% indica una riduzione relativa del rischio dell’esito analizzato rispetto alle persone non vaccinate, ma ciò soltanto nelle condizioni considerate dallo studio. Se in un determinato gruppo 100 persone non vaccinate su 1.000 sviluppassero l’evento, ad esempio, una riduzione relativa del 40% corrisponderebbe a circa 60 casi tra 1.000 vaccinati, a parità delle altre condizioni.

E’ giusto però dire che i vaccini non garantiscono una protezione totale. Possono comunque ridurre il rischio di malattia e di complicanze, con benefici che dipendono anche dalla vulnerabilità individuale. Per conoscere l’efficacia della formulazione 2026-2027 occorrerà attendere i risultati della nuova stagione influenzale.

Domande e risposte Altri chiarimenti sulle vaccinazioni antinfluenzali, sulle precauzioni mediche e sui casi particolari.
  • Immunità

    Chi ha già avuto l’influenza deve comunque vaccinarsi?

    Sì, la vaccinazione può ancora offrire una protezione utile. Durante la stessa stagione possono circolare virus influenzali differenti. Contrarre l’infezione da un determinato ceppo non assicura una protezione adeguata contro gli altri.

    Inoltre, senza un test diagnostico, è difficile distinguere con certezza l’influenza dalle altre infezioni respiratorie. Dopo la guarigione, il medico può valutare l’opportunità della vaccinazione in relazione all’età, ai fattori di rischio e all’andamento della stagione epidemica.

  • Controindicazioni

    Si può fare il vaccino antinfluenzale con raffreddore o febbre?

    Un raffreddore lieve, generalmente, non richiede di rimandare la vaccinazione. Anche piccoli disturbi respiratori senza un significativo peggioramento delle condizioni generali non rappresentano, di norma, una controindicazione.

    In presenza di una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre, può invece essere opportuno attendere la guarigione. Il medico valuta le condizioni cliniche prima della somministrazione.

  • Vaccinazioni

    Si possono fare insieme il vaccino antinfluenzale e quello contro il Covid-19?

    Sì, generalmente è possibile riceverli nella stessa seduta. Le indicazioni sanitarie consentono la cosomministrazione dei vaccini antinfluenzali con altri vaccini, compresi quelli contro il Covid-19, rispettando le eventuali precauzioni specifiche dei prodotti.

    Il personale sanitario utilizza siringhe differenti e sedi di iniezione distinte. In alcune persone la somministrazione contemporanea può accompagnarsi a una maggiore frequenza di disturbi temporanei, come stanchezza, dolore muscolare o febbricola. Non emerge, dai dati disponibili, la necessità di distanziare sistematicamente le due vaccinazioni.

  • Allergie

    Chi è allergico alle uova può ricevere il vaccino antinfluenzale?

    L’allergia all’uovo non esclude automaticamente la vaccinazione. Le formulazioni iniettabili possono essere utilizzate anche nelle persone con questa allergia, secondo le indicazioni cliniche e le precauzioni previste. Alcuni vaccini, inoltre, utilizzano tecnologie produttive che non prevedono l’impiego di uova embrionate.

    Una precedente anafilassi a un vaccino o a un suo componente richiede invece una valutazione specialistica. Il vaccino nasale vivo attenuato presenta controindicazioni specifiche, tra cui una storia di grave reazione allergica alle uova. Prima della somministrazione è quindi importante comunicare al medico ogni precedente reazione significativa.

  • Immunodepressione

    Le persone con difese immunitarie basse possono vaccinarsi contro l’influenza?

    Nella maggior parte dei casi sì, utilizzando formulazioni appropriate. Le persone con immunodeficienze o sottoposte a determinate terapie immunosoppressive possono ricevere vaccini antinfluenzali inattivati. Spesso appartengono proprio alle categorie per le quali la prevenzione dell’influenza assume maggiore importanza.

    La risposta immunitaria può però risultare più debole rispetto a quella di una persona sana. Il vaccino nasale vivo attenuato presenta controindicazioni nelle immunodeficienze clinicamente significative. Chi segue terapie oncologiche, assume farmaci immunosoppressori o ha ricevuto un trapianto dovrebbe concordare con lo specialista il prodotto e il momento più appropriati per vaccinarsi.

Risposte elaborate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net sulla base delle fonti indicate nell’articolo.

Perché il vaccino cambia ogni anno

Partiamo da un fatto inevitabile: i virus influenzali mutano. E lo fanno attraverso un processo chiamato deriva antigenica, che consente loro di modificare alcune caratteristiche delle proteine che il sistema immunitario riconosce. Gli anticorpi sviluppati durante una precedente infezione o vaccinazione, per questo, possono non garantire la loro efficacia.

L’OMS analizza i virus che circolano nei diversi continenti e ogni anno indica ai produttori quali ceppi utilizzare. Per la stagione 2026-2027 l’organizzazione ha raccomandato vaccini trivalenti, diretti contro due sottotipi influenzali A, H1N1 e H3N2, e un virus B del lignaggio Victoria. I ceppi di riferimento comprendono varianti identificate negli Stati Uniti, in Australia e in Giappone, con alcune differenze secondo la tecnologia produttiva.

Nove vaccini in Italia: quali differenze esistono?

AIFA ha autorizzato per la stagione 2026-2027 Efluelda, Fluad, Fluarix, Fluarix Tetra, Flucelvax, Fluenz, Influvac S, Influvac S Tetra e Vaxigrip. Le formulazioni differiscono per composizione, modalità di produzione, quantità di antigeni e fasce d’età.

I vaccini inattivati tradizionali stimolano la risposta immunitaria attraverso componenti virali incapaci di provocare l’influenza. Flucelvax utilizza una tecnologia produttiva basata su colture cellulari, mentre Fluenz contiene virus vivi attenuati e prevede la somministrazione tramite spray nasale nei bambini e adolescenti dai 2 anni fino ai 17 anni compresi.

Due formulazioni meritano comunque una particolare attenzione:

  • Efluelda contiene una quantità maggiore di antigeni rispetto ai vaccini standard e trova indicazione negli adulti dai 60 anni.
  • Fluad, autorizzato dai 50 anni, contiene l’adiuvante MF59, che rafforza la risposta immunitaria.

Il Ministero della Salute raccomanda le formulazioni potenziate dai 60 anni, anticipando la soglia rispetto alla precedente campagna. Con l’invecchiamento, infatti, il sistema immunitario tende a rispondere meno efficacemente agli stimoli esterni, vaccini compresi. Le ricerche indicano che alcune formulazioni potenziate migliorano la protezione contro determinati esiti influenzali rispetto ai vaccini standard. La scelta richiede comunque una valutazione delle caratteristiche individuali.

Effetti collaterali: quelli comuni e quelli più rari

Dolore, arrossamento e gonfiore nella zona dell’iniezione rappresentano le reazioni più frequenti. Alcune persone accusano stanchezza, febbricola, mal di testa o dolori muscolari. Generalmente questi disturbi scompaiono entro uno o due giorni.

Esistono anche eventi molto più rari, sui quali i sistemi di farmacovigilanza mantengono un’attenzione costante. Tra questi figura la sindrome di Guillain-Barré, una malattia neurologica che colpisce i nervi periferici e può provocare debolezza muscolare fino a forme di paralisi.

Le reazioni allergiche gravi, compresa l’anafilassi, richiedono assistenza immediata e rappresentano una possibile controindicazione in presenza di precedenti specifici. La sola allergia all’uovo, secondo le indicazioni sanitarie attuali, non impedisce la vaccinazione. AIFA raccoglie e analizza le segnalazioni attraverso la Rete nazionale di farmacovigilanza, in collaborazione con i centri regionali e l’EMA.

Perché ci si può ammalare anche dopo il vaccino

I vaccini inattivati non possono provocare l’influenza. Una persona vaccinata può comunque contrarre il virus se la risposta immunitaria non offre una protezione sufficiente, se incontra una variante poco corrispondente ai ceppi vaccinali oppure se il contagio avviene prima che l’organismo abbia sviluppato le giuste difese. Servono generalmente circa due settimane per raggiungere una risposta immunitaria adeguata.

Chi dovrebbe vaccinarsi e quando

Il Ministero della Salute raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione alle persone dai 60 anni, ai bambini dai 6 mesi ai 6 anni, alle donne in gravidanza e nel periodo successivo al parto, ai pazienti con patologie che aumentano il rischio di complicanze e a numerose categorie professionali, compresi gli operatori sanitari. L’offerta comprende anche ospiti delle strutture di lungodegenza, conviventi di persone particolarmente fragili e altre categorie individuate dalle raccomandazioni nazionali.

In Italia si vaccina poco più della metà degli anziani

La copertura vaccinale rappresenta un problema ancora irrisolto. Nella stagione 2024-2025, secondo i dati del Ministero della Salute, soltanto il 52,5% degli italiani con almeno 65 anni aveva ricevuto il vaccino antinfluenzale. Il valore risultava inferiore di 0,8 punti percentuali rispetto alla stagione precedente. L’obiettivo minimo nazionale per le categorie prioritarie raggiunge il 75%, mentre quello ottimale arriva al 95%.

Note per i lettori

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo parere medico o prescrizione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia o integrazione, è necessario consultare il proprio medico curante.

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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