Dietro le acrobazie della Roadster, serbatoi a 690 bar, pochi secondi di spinta e fino a sette ore per il rifornimento. Camisani Calzolari smonta la trovata: i conti con la fisica sono ancora tutti da fare
LA NOTIZIA IN BREVE – La promessa di un’automobile volante si scontra con i limiti della fisica e con problemi pratici ancora irrisolti. La Tesla Roadster Rocket sfrutta propulsori alimentati da circa 250 chilogrammi di azoto compresso, conservato in serbatoi progettati per resistere a pressioni fino a 690 bar. Una tecnologia capace di produrre spinte impressionanti, ma destinata a esaurire rapidamente la propria riserva. Secondo gli ingegneri Tesla, il rifornimento richiede attualmente sei-sette ore, mentre l’autonomia effettiva in volo resta sconosciuta. Il divulgatore Marco Camisani Calzolari parla di uno «spettacolo da circo» e paragona il veicolo a un palloncino che si sgonfia. Alle incognite tecniche si aggiungono i problemi di sicurezza, i costi non dichiarati e l’assenza di un’omologazione per la circolazione stradale. Elon Musk punta a trasformare l’esperimento in un simbolo dell’innovazione automobilistica, ma la distanza tra un’acrobazia riuscita e un mezzo di trasporto utilizzabile ogni giorno rimane enorme.
Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento
L’APPROFONDIMENTO – In un futuro per alcuni vicinissimo a noi le automobili potranno finalmente volare. Ne è convinto Elon Musk, che ha mostrato cosa può fare, con le opportune modifiche, la sua nuova Tesla Roadster. In un video diventato rapidamente virale sui social, il multimiliardario ha presentato un mezzo in grado di superare in aria una fila di veicoli. Il pubblico sembra effettivamente conquistato, ma l’idea potrà realmente conquistare il mercato? In tanti, più critici e decisi a rimanere con i piedi per terra, parlano banalmente di circo. L’entusiasmo deve fare infatti i conti con dei “dettagli” che rendono il tutto simile a una trovata pubblicitaria. Per far “volare” quell’auto sono stati necessari centinaia di chilogrammi di gas compresso, serbatoi ad altissima pressione e diverse ore di tempo per ripristinare la carica. Il tutto per pochissimi secondi di spinta.
Il video arriva dal centro di collaudo SpaceX di McGregor, in Texas, dove il 15 ottobre Tesla ha organizzato una presentazione che sembrava costruita per essere condivisa: luci, conto alla rovescia e una Roadster bianca lanciata su una rampa dalla forma impossibile. La vettura è rimasta aggrappata alla superficie anche a testa in giù, si è staccata, ha ruotato in aria ed è atterrata sulle ruote. Poi il salto sopra altri veicoli della casa americana. Nessun conducente a bordo, nessun percorso urbano, nessuna prova di trasporto di passeggeri: soltanto manovre eseguite in un impianto preparato appositamente, sotto il controllo degli ingegneri.
Il palloncino da 250 chili che vuole diventare un’automobile
Marco Camisani Calzolari, esperto di tecnologie digitali, docente universitario e volto noto di Striscia la Notizia, ha dedicato alla trovata di Musk un intervento dai toni particolarmente duri, definendola uno «spettacolo da circo». La sua descrizione del prototipo è ancora meno generosa: un cartonato alleggerito, costruito attorno a una bombola d’aria, che vola come un palloncino lasciato sgonfiare. Una provocazione che ridimensiona parecchio le ambizioni di Tesla, soprattutto quando si scopre che per ospitare il sistema di propulsione gli ingegneri hanno dovuto rinunciare persino al sedile del passeggero.
Nella versione più estrema della Roadster, denominata Rocket, al posto del secondo occupante trova spazio un enorme serbatoio da 400 litri, che si aggiunge a quello da 200 già previsto per la configurazione Thrust. Il gas viene espulso attraverso dieci ugelli distribuiti attorno alla carrozzeria, capaci di imprimere alla macchina spinte molto intense e correggerne l’orientamento durante le evoluzioni. Le bombole possono sopportare pressioni fino a 10.000 PSI, circa 690 bar, mentre la riserva complessiva raggiunge, secondo i dati presentati da Tesla, circa 250 chilogrammi di gas. Nell’intervista concessa a Hagerty, il responsabile dell’ingegneria Lars Moravy ha precisato che il sistema utilizza azoto.
Il paragone con il palloncino racconta una realtà dalla quale gli ingegneri di SpaceX non possono sottrarsi: per produrre la spinta bisogna espellere il gas accumulato e, una volta esaurita la riserva, l’esibizione finisce. Tesla ha sviluppato un sistema più sofisticato di una semplice bombola aperta all’improvviso, con valvole capaci di controllare la forza e la direzione dei getti. La fisica, però, presenta il conto a ogni manovra, consumando una parte del gas disponibile.
Resta anche da scoprire quanto pesasse l’automobile utilizzata nella dimostrazione. Camisani Calzolari la considera una struttura alleggerita e lontana dalle caratteristiche di un veicolo utilizzabile, ma Tesla non ha ancora diffuso una misura certificata della massa del prototipo.
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Un salto di pochi secondi, poi sei ore per rifarlo
Se qualcuno acquistasse una Roadster volante e decidesse di mostrare agli amici le sue capacità, dovrebbe organizzare con molta attenzione il programma della giornata. Il problema riguarda la rapidità con cui il sistema consuma la propria riserva. Secondo le informazioni raccolte dalla rivista automobilistica britannica Top Gear, i 200 litri della versione Thrust si esauriscono in circa 6 secondi. La Rocket può contare su altri 400 litri, ma per questa configurazione Tesla non ha ancora dichiarato quanto a lungo riesca a mantenersi sospesa in aria senza l’aiuto di una rampa o dello slancio iniziale.
Durante la dimostrazione texana, infatti, la Roadster ha sfruttato anche il movimento acquisito prima del distacco dal terreno. I propulsori hanno contribuito alle rotazioni e al controllo dell’atterraggio, con un consumo che dipende dall’intensità e dalla durata dei getti.
Il tempo necessario per fare il pieno è invece conosciuto, almeno nelle condizioni attuali. Intervistato da Hagerty, Moravy ha spiegato che riempire i serbatoi da 600 litri richiede circa sei-sette ore. Tesla vorrebbe ridurre l’operazione a mezz’ora, obiettivo sul quale gli ingegneri stanno ancora lavorando. Camisani Calzolari è persino più pessimista: sostiene che un compressore abbastanza piccolo da essere installato sulla vettura potrebbe impiegare giorni, forse quasi una settimana, per ripristinare la riserva.
I tempi ipotizzati dal divulgatore non sono verificabili senza conoscere le caratteristiche del compressore, ma le difficoltà tecniche sono evidenti. Portare centinaia di chilogrammi di gas a pressioni così elevate richiede apparecchiature specializzate e molta energia. Durante la compressione il gas si riscalda, rendendo necessari sistemi capaci di smaltire il calore e, in determinate configurazioni, più compressori collegati tra loro. Musk ha assicurato che la vettura potrà ricaricare autonomamente i propri serbatoi, senza bisogno di propellenti particolari, ma le prestazioni di un simile impianto installato a bordo rimangono da dimostrare.
Il divulgatore sostiene poi che il compressore necessario potrebbe addirittura costare più dell’automobile. Tesla non ha comunicato il prezzo definitivo della Rocket e manca un preventivo dell’infrastruttura richiesta. Il fatto che si parli di impianti ad altissima pressione lascia comunque immaginare assai diverse da quelle di una normale stazione di ricarica per veicoli elettrici.
E se il palloncino si sgonfiasse nel momento sbagliato?
Le immagini diffuse da Tesla sono state realizzate in condizioni accuratamente preparate e con la vettura priva di occupanti. Una scelta comprensibile, considerando che il sistema affida a getti di gas compressi il compito di controllare parte delle manovre aeree. Un guasto alle valvole, una perdita di pressione o un errore nella gestione della spinta potrebbero compromettere l’atterraggio, con conseguenze difficili da immaginare in presenza di un conducente.
La stessa possibilità di azionare propulsori tanto potenti in prossimità di persone e altri veicoli solleva interrogativi. Basta pensare a ciò che potrebbe accadere in un parcheggio, lungo una strada trafficata oppure in una zona dove l’asfalto è ricoperto di polvere e piccoli detriti. I getti potrebbero investire persone o sollevare materiali, mentre qualsiasi manovra aerea richiederebbe uno spazio libero nel quale poter atterrare senza interferenze.
Sul proprio sito, Tesla indica che la Roadster Rocket non è approvata per la circolazione sulle strade pubbliche e che la sua disponibilità sarà limitata, esclusivamente su invito. Una precisazione significativa per un mezzo presentato come anticipazione delle automobili del futuro, ma che per il momento può esibire le proprie capacità soltanto in condizioni particolari.
Musk promette il futuro. Per adesso incassa l’attenzione
L’esperienza suggerisce una certa prudenza anche sulle date. La nuova generazione della Roadster era stata annunciata nel 2017, con consegne inizialmente previste per il 2020. Nove anni dopo, Tesla ha finalmente mostrato una vettura profondamente rinnovata e Musk indica il 2028 come nuovo obiettivo per l’avvio della produzione. Nel frattempo il mercato delle auto elettriche è cambiato, sono arrivati nuovi concorrenti e le promesse sulle prestazioni della Roadster sono state continuamente aggiornate.
L’operazione organizzata in Texas ha comunque ottenuto qualcosa che Musk conosce bene: un’enorme attenzione mediatica. Le acrobazie sono state rilanciate dai social e dalle testate di tutto il mondo, offrendo a Tesla una vetrina internazionale proprio mentre il costruttore cerca di rafforzare la propria immagine nel settore dell’intelligenza artificiale, della robotica e della mobilità autonoma.
La dimostrazione ha certamente richiesto lavoro, investimenti e soluzioni tecnologiche complesse. Rimangono però aperte le questioni che interessano un eventuale acquirente: quanto costa la versione volante, quanto pesa l’auto, per quanto tempo può restare in aria e quale infrastruttura sarebbe necessaria per utilizzarla? Finché Tesla non pubblicherà numeri verificabili, parlare di rivoluzione della mobilità appare decisamente prematuro.
Link e fonti
Video originali, dichiarazioni degli ingegneri Tesla, documentazione aziendale e approfondimenti utilizzati per verificare le caratteristiche della Roadster volante, i limiti della propulsione e le critiche alla dimostrazione.
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Presentazione ufficiale
Roadster Event
Registrazione integrale della presentazione della nuova Tesla Roadster, organizzata presso il centro SpaceX di McGregor, in Texas. Consente di osservare le acrobazie, il percorso capovolto e il salto sopra altri veicoli, oltre ad ascoltare le spiegazioni di Elon Musk e degli ingegneri. Durante l’evento vengono indicati anche i 600 litri complessivi dei serbatoi e circa 250 chilogrammi di gas.
Guarda la presentazione integrale ↗ -
Documentazione aziendale
Roadster – Electric Sports Car
Pagina ufficiale dedicata alla nuova generazione della Roadster, con caratteristiche dichiarate, configurazioni e informazioni commerciali. Permette di distinguere gli allestimenti Performance, Thrust e Rocket e di verificare le limitazioni indicate per la versione più estrema, disponibile soltanto su invito e non approvata per la circolazione sulle strade pubbliche. Le specifiche sono dichiarazioni del costruttore, non risultati di prove indipendenti.
Consulta la documentazione Tesla ↗ -
Intervista originale
The FLYING Tesla Roadster explained by the man who engineered it
Intervista di Henry Catchpole a Lars Moravy, vicepresidente dell’ingegneria dei veicoli Tesla. È una delle fonti tecniche principali: descrive i propulsori alimentati ad azoto, i serbatoi ad altissima pressione e la configurazione monoposto della Rocket. Moravy riferisce che il riempimento dei 600 litri richiede attualmente circa sei-sette ore, con l’obiettivo di ridurre il tempo a mezz’ora.
Guarda l’intervista tecnica ↗ -
Approfondimento tecnico
The Tesla Roadster has finally landed: thrusters, 0-60mph in 0.59s… and flight
Analisi originale di Tom Ford, realizzata dopo un accesso diretto alla nuova Roadster. Documenta le differenze tra le configurazioni, il serbatoio da 200 litri della Thrust e quello supplementare da 400 litri della Rocket. Riporta inoltre che la riserva della Thrust si esaurisce in circa sei secondi di utilizzo dei propulsori: un dato che non va confuso con l’autonomia di volo della Rocket, non ancora dichiarata da Tesla.
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Intervento originale
L’AUTO VOLANTE È SOLO SPETTACOLO DA CIRCO. 250 CHILI D’ARIA A 10.000 PSI…
Puntata originale del podcast di Marco Camisani Calzolari, dalla quale proviene la definizione «spettacolo da circo». Il divulgatore contesta la praticità della propulsione a gas compresso e solleva interrogativi su peso del prototipo, costi dei compressori e tempi di rifornimento. Le sue valutazioni rappresentano una posizione critica personale e non una prova tecnica indipendente delle prestazioni del veicolo.
Ascolta l’intervento originale ↗ -
Servizio giornalistico originale
Tesla’s new Roadster turns in air with SpaceX thrusters, won’t land until 2028
Servizio originale di Reuters sulla presentazione della Roadster, sui precedenti rinvii e sull’obiettivo di produzione indicato per il 2028. Riporta il rialzo del titolo Tesla nelle contrattazioni preliminari successive all’evento e raccoglie valutazioni degli analisti sul ruolo della vettura come modello di rappresentanza, destinato soprattutto a mostrare le capacità tecnologiche e a valorizzare il marchio.
Leggi il servizio Reuters ↗
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
