In Italia la sopravvivenza a cinque anni è cresciuta dal 78% degli anni Novanta all’89,5%. AIRC investe oltre 14 milioni di euro nel 2026 per sviluppare terapie sempre più efficaci, anche contro le forme più aggressive
LA NOTIZIA IN BREVE – La ricerca sta cambiando la storia del tumore al seno. In Italia la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi ha raggiunto l’89,5%, contro il 78% degli anni Novanta. Dietro questo progresso ci sono diagnosi più precoci, una conoscenza sempre più dettagliata della biologia dei tumori e terapie capaci di colpire bersagli molecolari specifici. Fondazione AIRC dedica la campagna Nastro Rosa 2026 proprio al prossimo obiettivo: estendere i risultati ottenuti anche alle pazienti che affrontano le forme più difficili da trattare. Quest’anno la Fondazione ha destinato oltre 14 milioni di euro a progetti e borse di studio sul tumore mammario. Tra le innovazioni che hanno già modificato le prospettive di cura figurano gli anticorpi farmaco-coniugati, capaci di trasportare molecole antitumorali verso cellule con caratteristiche precise. Prevenzione, screening e attività fisica completano il quadro: individuare precocemente la malattia e ridurre i fattori di rischio continua a fare una grande differenza.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento
L’APPROFONDIMENTO – La ricerca sul tumore al seno ha cambiato profondamente le prospettive delle pazienti negli ultimi decenni. In Italia la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è passata dal 78% degli anni Novanta all’89,5%, un progresso che si traduce in migliaia di vite salvate e in possibilità terapeutiche molto più ampie rispetto al passato. Screening, diagnosi precoce e conoscenza sempre più dettagliata della biologia dei tumori hanno accompagnato lo sviluppo di farmaci capaci di colpire bersagli molecolari specifici.
Fondazione AIRC dedica proprio a questo percorso la campagna Nastro Rosa 2026, in programma per tutto il mese di ottobre. La ricerca guarda ora alle pazienti che affrontano le forme più aggressive della malattia o quelle che rispondono meno alle terapie disponibili. AIRC definisce questa fase l’“ultimo miglio”: il tratto più complesso, nel quale nuove scoperte possono aprire ulteriori possibilità di cura. Nel 2026 la Fondazione ha destinato oltre 14 milioni di euro a progetti di ricerca e borse di studio sul tumore al seno.
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Una donna su otto affronta la malattia nel corso della vita
Il carcinoma mammario resta una delle neoplasie più diffuse. In Italia interessa nell’arco della vita circa una donna su otto e ogni anno vengono diagnosticati circa 56 mila casi nelle donne e 600 negli uomini. Numeri importanti, ai quali corrisponde però una capacità di cura cresciuta sensibilmente nel corso degli anni.
Anche il modo di descrivere questa malattia è cambiato. Dietro l’espressione “tumore al seno” si trovano infatti neoplasie con caratteristiche biologiche e molecolari differenti. Alcune dipendono dall’attività di determinati recettori, altre presentano alterazioni genetiche specifiche; queste differenze possono influenzare sia l’andamento della malattia sia la risposta ai trattamenti.
La medicina di precisione parte proprio da queste informazioni. I ricercatori analizzano i meccanismi che sostengono la crescita delle cellule tumorali e cercano punti vulnerabili da trasformare in bersagli terapeutici. Più dettagliata diventa la conoscenza del tumore, maggiori sono le possibilità di selezionare il trattamento più adatto alle sue caratteristiche.
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HER2 mostra quanto può cambiare una scoperta scientifica
Uno degli esempi più significativi riguarda i tumori HER2 positivi. In queste neoplasie il gene HER2 risulta espresso in eccesso e produce grandi quantità dell’omonima proteina, capace di favorire la proliferazione delle cellule tumorali. La comprensione di questo meccanismo ha permesso alla ricerca di sviluppare farmaci capaci di riconoscere proprio quel bersaglio.
Il un comunicato AIRC racconta la storia di Beatrice, che nel 2022, poco più che ventenne, ha scoperto di avere un tumore al seno in stadio avanzato. Dopo sette cicli di chemioterapia ha iniziato una terapia a bersaglio molecolare che continua ancora oggi, ogni 21 giorni. Gli esami di controllo procedono positivamente e Beatrice frequenta il quinto anno del corso di laurea in Biotecnologie mediche, mentre svolge un tirocinio in un laboratorio di farmacologia.
Il suo tumore appartiene proprio al sottotipo HER2 positivo. Antonio Marra, medico e ricercatore dell’Istituto Europeo di Oncologia sostenuto da Fondazione AIRC, ricorda come decenni di ricerca abbiano portato allo sviluppo di terapie a bersaglio molecolare sempre più precise. Tra le innovazioni utilizzate in questo campo figurano gli anticorpi farmaco-coniugati, o antibody-drug conjugates (ADC).
Questi farmaci sfruttano la capacità degli anticorpi monoclonali di riconoscere determinate caratteristiche presenti sulla superficie delle cellule tumorali. All’anticorpo viene associata una molecola antitumorale: il sistema riconosce il bersaglio e contribuisce a trasportare il principio attivo verso le cellule che lo esprimono. Questa strategia punta a concentrare maggiormente l’azione terapeutica sul tumore e a limitare l’esposizione degli altri tessuti.
Domande e risposte
Cinque curiosità sul tumore al seno: ereditarietà, densità mammaria, tumori non palpabili, recidive e differenza tra prevenzione e diagnosi precoce.
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Ereditarietà
Se mia madre o mia sorella hanno avuto un tumore al seno, significa che lo avrò anch’io?
No. Una familiarità aumenta in alcune situazioni il rischio, ma non equivale a una diagnosi futura. La maggior parte dei tumori nasce da alterazioni genetiche accumulate nelle cellule durante la vita e non da mutazioni ricevute dai genitori.
Secondo AIRC, nel carcinoma mammario fattori di rischio ereditari sono presenti in circa il 15% dei casi. Tra i geni più conosciuti figurano BRCA1, BRCA2 e PALB2. La presenza di diversi casi nella stessa famiglia, soprattutto in giovane età, può rendere utile una consulenza genetica specialistica. :chatgpt-content-reference{index=”0″}
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Mammografia
Che cosa significa avere un “seno denso” e perché può rendere più difficile la mammografia?
La densità mammaria descrive la quantità di tessuto fibroso e ghiandolare presente rispetto al tessuto adiposo. Un seno denso rappresenta una caratteristica piuttosto comune e non indica di per sé la presenza di una malattia.
Alla mammografia il tessuto denso appare chiaro, così come possono apparire chiare alcune lesioni. Questo può rendere più difficile individuare determinate anomalie. La densità mammaria costituisce inoltre un fattore di rischio indipendente; il medico può valutare eventuali esami integrativi in base all’età e al profilo individuale. :chatgpt-content-reference{index=”1″}
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Diagnosi precoce
Un tumore al seno può essere presente anche se non si sente alcun nodulo?
Sì. Alcune lesioni possono essere troppo piccole per essere percepite al tatto. È proprio uno dei motivi per cui la mammografia riveste un ruolo centrale nello screening: può mostrare alterazioni ancora non palpabili, comprese piccole opacità o microcalcificazioni.
Allo stesso tempo, un nodulo percepibile non corrisponde automaticamente a un tumore. Molte alterazioni della mammella hanno natura benigna e richiedono gli accertamenti indicati dal medico per definirne l’origine. :chatgpt-content-reference{index=”2″}
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Controlli
Il tumore al seno può ripresentarsi anche molti anni dopo la fine delle cure?
Può accadere, anche se il rischio varia molto da persona a persona e dipende dalle caratteristiche del tumore originario. La maggior parte delle recidive compare nei primi anni, ma alcune forme possono ripresentarsi più tardi.
Il fenomeno riguarda in particolare alcuni tumori sensibili agli ormoni, nei quali il rischio può proseguire nel tempo. Per questo i controlli successivi alle terapie seguono programmi definiti in base alla storia clinica individuale. Le terapie moderne hanno comunque contribuito a ridurre il rischio di recidiva. :chatgpt-content-reference{index=”3″}
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Prevenzione
Fare la mammografia significa prevenire il tumore al seno?
La mammografia serve soprattutto alla diagnosi precoce. Cerca eventuali tumori quando sono ancora piccoli e prima che provochino sintomi, aumentando la possibilità di intervenire tempestivamente.
La prevenzione primaria riguarda invece i comportamenti che possono modificare il rischio di sviluppare la malattia, come attività fisica, peso corporeo e consumo di alcol. Screening e stili di vita agiscono quindi in momenti diversi e fanno entrambi parte delle strategie contro il tumore mammario. :chatgpt-content-reference{index=”4″}
La nuova frontiera riguarda resistenze e terapie personalizzate
La possibilità di identificare un bersaglio rappresenta soltanto una parte della sfida. Durante l’evoluzione della malattia alcune cellule tumorali possono acquisire caratteristiche differenti e sviluppare meccanismi capaci di ridurre l’efficacia di un farmaco. Per questo la ricerca studia le resistenze e cerca nuovi biomarcatori, nuove vulnerabilità molecolari e combinazioni di terapie.
Un altro obiettivo riguarda la capacità di prevedere la risposta ai trattamenti. Capire in anticipo quali pazienti possano beneficiare maggiormente di una determinata terapia permetterebbe di scegliere con maggiore precisione il percorso terapeutico e di evitare trattamenti poco efficaci.
È una delle direzioni principali dell’oncologia contemporanea. Il profilo molecolare della neoplasia può fornire informazioni sempre più utili accanto alle caratteristiche cliniche della paziente, allo stadio della malattia e agli altri elementi utilizzati dagli oncologi per definire la cura.
Prevenzione e diagnosi precoce continuano a salvare vite
Lo sviluppo di nuovi farmaci procede insieme al miglioramento della prevenzione e della diagnosi precoce. Fondazione AIRC richiama l’importanza dell’adesione ai programmi di screening raccomandati dal Servizio sanitario nazionale, perché individuare un tumore nelle sue fasi iniziali permette spesso di intervenire con maggiori possibilità di successo.
La prevenzione comprende anche gli stili di vita. Secondo i dati riportati dalla Fondazione, chi pratica attività fisica presenta un rischio di sviluppare un tumore al seno dal 10 al 20% inferiore rispetto alle persone sedentarie. Il consumo regolare di bevande alcoliche sarebbe invece responsabile di circa il 5% delle nuove diagnosi di carcinoma mammario in Italia.
Questi valori descrivono un rischio statistico riferito alla popolazione. La comparsa della malattia dipende dall’interazione di numerosi fattori, tra i quali età, caratteristiche biologiche, predisposizione genetica, ambiente e abitudini personali. Gli stili di vita rappresentano quindi uno degli elementi sui quali è possibile intervenire.
La campagna Nastro Rosa dedica spazio anche alla conoscenza del proprio seno. Durante ottobre alcuni tram e autobus di Milano, Roma e Torino ospitano indicazioni sull’autopalpazione, con l’obiettivo di aiutare le donne a riconoscere eventuali cambiamenti e a rivolgersi al medico quando necessario. Mammografia, ecografia, visita senologica e gli altri controlli indicati in base all’età e al profilo individuale continuano naturalmente a rappresentare gli strumenti fondamentali della diagnosi precoce.
Dal 78 all’89,5%, trent’anni che hanno cambiato le prospettive
Il dato sulla sopravvivenza riassume meglio di ogni altro quanto sia cambiata la storia del tumore al seno. Dal 78% degli anni Novanta si è arrivati all’89,5% a cinque anni dalla diagnosi. Dietro questa crescita si trovano decenni di ricerca, programmi di screening, nuovi farmaci e una conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi che regolano la crescita delle cellule tumorali. Il Nastro Rosa di AIRC nel 2026 resta simbolicamente incompleto. Il tratto mancante rappresenta le pazienti per le quali servono ancora terapie più efficaci e indica il prossimo obiettivo della ricerca: estendere a un numero sempre maggiore di persone i progressi raggiunti negli ultimi decenni.
Link e fonti
Documenti ufficiali e approfondimenti scientifici utilizzati per verificare i dati sulla sopravvivenza, la prevenzione e la ricerca contro il tumore al seno.
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Comunicato ufficiale
Tumore al seno: cresce la sopravvivenza, ma il Nastro Rosa di AIRC sarà completo solo quando ci sarà una cura per tutte le donne
È la fonte principale della notizia. Riporta il dato dell’89,5% di sopravvivenza a cinque anni, le circa 56.000 diagnosi annuali tra le donne, i circa 600 casi negli uomini e gli oltre 14 milioni di euro destinati da AIRC nel 2026 alla ricerca sul tumore mammario.
Consulta il comunicato -
Piattaforma istituzionale
Nastro Rosa AIRC 2026
Il sito ufficiale della campagna raccoglie dati aggiornati sul tumore al seno, iniziative, attività di prevenzione e informazioni sul significato del Nastro Rosa incompleto scelto da AIRC per rappresentare la ricerca ancora necessaria.
Consulta la campagna -
Scheda scientifica
Tumore del seno
La scheda scientifica AIRC descrive diffusione, fattori di rischio, sintomi, diagnosi e principali sottotipi del carcinoma mammario. Permette di approfondire anche il ruolo dei recettori ormonali e di HER2 nella classificazione e nella scelta delle terapie.
Consulta la scheda -
Scheda di servizio
Mammografia
Spiega come funziona la mammografia e perché viene utilizzata nei programmi di diagnosi precoce. Chiarisce inoltre che un risultato positivo all’esame richiede ulteriori accertamenti e non equivale da solo a una diagnosi di tumore.
Consulta la guida -
Approfondimento scientifico
Dense Breasts: Answers to Commonly Asked Questions
Il National Cancer Institute spiega che la densità mammaria può rendere più difficile la lettura della mammografia e costituisce anche un fattore di rischio indipendente. Il documento chiarisce inoltre i limiti delle prove disponibili sugli esami di screening supplementari nelle donne con seno denso.
Consulta l’approfondimento -
Approfondimento scientifico
Breast Cancer Recurrence
La scheda descrive le recidive locali, regionali e metastatiche e chiarisce che il rischio varia in base alle caratteristiche del tumore e della paziente. Documenta inoltre come alcune recidive possano comparire anche molti anni dopo il trattamento iniziale.
Consulta l’approfondimento
Note per i lettori
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo parere medico o prescrizione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia o integrazione, è necessario consultare il proprio medico curante.




