Stufe e camini, scattano i divieti: multe fino a 5mila euro. Le regole regione per regione

Con l’arrivo del freddo tornano le restrizioni sul riscaldamento a legna e pellet. In Lombardia nuovi requisiti dal 15 ottobre, mentre Toscana, Trentino ed Emilia-Romagna introducono ulteriori limitazioni. Le norme cambiano secondo il territorio, la classe ambientale e il tipo di impianto

LA NOTIZIA IN BREVE – La possibilità di utilizzare una stufa a legna o un camino dipende sempre più dalla classe ambientale dell’apparecchio e dal luogo in cui si trova l’abitazione. La normativa italiana presenta un quadro frammentato: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna applicano restrizioni severe, mentre altre regioni privilegiano incentivi alla sostituzione dei vecchi impianti e interventi mirati nelle aree più inquinate. Il sistema delle cinque stelle, introdotto nel 2017, permette di distinguere i generatori in base alle emissioni e alle prestazioni energetiche. In Lombardia, dal 15 ottobre 2026, entrano in vigore requisiti più rigorosi per gli impianti superiori a 35 kW, mentre nuove disposizioni interesseranno alcune caldaie domestiche dal 2027. La Toscana introduce ulteriori divieti nella Piana lucchese dal 1° novembre. Le deroghe per i caminetti utilizzati occasionalmente, gli obblighi di manutenzione e le ordinanze comunali complicano il quadro. Chi non rispetta le prescrizioni rischia sanzioni che, in Lombardia, possono raggiungere i 5.000 euro.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Accendere il camino nelle prime giornate fredde potrebbe costare caro a chi utilizza un impianto che non rispetta le norme ambientali. Con l’avvio della stagione del riscaldamento tornano infatti le restrizioni su stufe a legna, caminetti e apparecchi a pellet, con divieti che interessano soprattutto le zone più esposte all’inquinamento atmosferico. In Lombardia le sanzioni per la violazione delle disposizioni regionali possono raggiungere 5.000 euro, mentre in altre aree del Paese entrano in gioco ordinanze comunali, limitazioni temporanee e requisiti differenti per le nuove installazioni. Il 15 ottobre 2026 segna una nuova scadenza per alcuni impianti lombardi, ma il calendario delle restrizioni si estende anche ai mesi successivi e al 2027.

A stabilire quali apparecchi si possono utilizzare contribuisce soprattutto la classificazione ambientale introdotta dal decreto ministeriale 186 del 2017, che assegna ai generatori alimentati a biomassa un punteggio da una a cinque stelle in funzione delle prestazioni energetiche ed emissive. Una stufa con cinque stelle garantisce caratteristiche ambientali migliori rispetto a un modello con una o due stelle, almeno nelle condizioni previste dalle prove di certificazione. Conta anche la qualità della legna, il corretto funzionamento della combustione e la manutenzione della canna fumaria.

Le restrizioni regionali rispondono a un reale problema ambientale. La combustione della biomassa produce polveri sottili, monossido di carbonio e altri composti inquinanti, soprattutto quando il generatore utilizza tecnologie obsolete oppure brucia legna umida. Durante l’inverno, condizioni atmosferiche sfavorevoli possono trattenere gli inquinanti vicino al suolo per diversi giorni. Il fenomeno interessa in maniera particolare la Pianura Padana, dove le emissioni degli impianti domestici si sommano a quelle del traffico, delle attività industriali e dell’agricoltura.

Domande e risposte Come verificare la propria stufa, riconoscere i divieti, scegliere il combustibile e rispettare gli obblighi di sicurezza.
  • Certificazione

    Come faccio a sapere quante stelle ha la mia stufa se non trovo l’etichetta?

    La classificazione ambientale si verifica attraverso la documentazione del produttore. Occorre identificare marca e modello, consultare il libretto tecnico e cercare il certificato ambientale rilasciato secondo il decreto ministeriale 186/2017. In alternativa si può contattare il produttore o rivolgersi a un tecnico qualificato.

    Per gli apparecchi più vecchi, soprattutto quelli costruiti prima dell’introduzione delle cinque stelle, potrebbe non esistere una classificazione certificata. In questi casi non bisogna attribuire autonomamente una classe ambientale in base all’età o all’aspetto della stufa: occorre verificare le disposizioni regionali applicabili ai generatori privi di certificazione.

  • Deroghe

    Se il camino è il mio unico sistema di riscaldamento, posso continuare a utilizzarlo anche se è vecchio?

    Dipende dalla Regione e dalle eventuali deroghe ancora in vigore. Alcune disposizioni distinguono le abitazioni dotate di un impianto alternativo da quelle che utilizzano esclusivamente legna o pellet. Tuttavia questa circostanza non concede automaticamente il diritto di accendere qualsiasi generatore.

    In Lombardia, per esempio, la deroga generale che consentiva di mantenere in esercizio gli impianti non conformi quando rappresentavano l’unica fonte di riscaldamento aveva come scadenza il 15 ottobre 2024. Prima di continuare a utilizzare un apparecchio fuori norma occorre quindi verificare eventuali esclusioni specifiche e le disposizioni attualmente applicabili.

  • Limitazioni

    Una stufa a cinque stelle può essere utilizzata sempre, anche durante le allerte smog?

    La classe cinque stelle non autorizza automaticamente l’accensione in qualsiasi circostanza. È la classificazione ambientale più elevata prevista dal sistema nazionale, ma il suo utilizzo deve comunque rispettare i periodi consentiti per il riscaldamento, gli eventuali requisiti aggiuntivi e i provvedimenti locali.

    Durante gli episodi di inquinamento possono entrare in vigore ordinanze straordinarie. Per questo conviene consultare gli avvisi del Comune e della Regione anche quando si possiede un generatore moderno e certificato. Bisogna inoltre verificare che l’impianto rispetti le prescrizioni tecniche relative alla propria installazione.

  • Installazione

    Posso acquistare una stufa online e installarla da solo per risparmiare?

    L’installazione deve rispettare le regole tecniche e richiede l’intervento di un’impresa abilitata. Il decreto ministeriale 37/2008 disciplina gli impianti all’interno degli edifici e prevede, nei casi di applicazione, il rilascio della dichiarazione di conformità. Per gli apparecchi a biomassa occorre rispettare anche la norma UNI 10683 e le istruzioni del costruttore.

    Il professionista deve verificare il dimensionamento e la compatibilità della canna fumaria, l’afflusso dell’aria necessaria alla combustione e le distanze di sicurezza. Collegare autonomamente un apparecchio, anche se acquistato usato, può creare rischi di incendio o intossicazione e compromettere la regolarità dell’impianto.

  • Combustibili

    Posso bruciare nel camino pallet, vecchi mobili o legna raccolta nel giardino?

    Il combustibile deve essere idoneo all’apparecchio, naturale e privo di trattamenti incompatibili con la combustione domestica. La legna da ardere deve essere sufficientemente asciutta e rispettare le caratteristiche previste dalle norme. Legno verniciato, pannelli truciolari, mobili, plastiche e altri rifiuti non devono finire nel camino: la combustione può liberare sostanze nocive.

    Anche i pallet non vanno utilizzati automaticamente come combustibile: alcuni possono contenere materiali o trattamenti inadatti. Per le stufe a pellet è necessario seguire le indicazioni del produttore e le prescrizioni regionali. In Emilia-Romagna, per esempio, nei generatori domestici a pellet sotto i 35 kW è richiesto pellet certificato in classe A1.

  • Manutenzione

    Ogni quanto devo pulire la canna fumaria e quali documenti devo conservare?

    La frequenza dipende dalle istruzioni del costruttore, dall’utilizzo e dalle prescrizioni applicabili. In Lombardia la Regione raccomanda almeno una pulizia annuale oppure ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata. Non bisogna però confondere questa raccomandazione con le diverse scadenze obbligatorie per i controlli dell’impianto.

    È opportuno conservare il libretto dell’apparecchio, le dichiarazioni di conformità e i rapporti degli interventi effettuati. Dove previsto, il manutentore deve registrare la documentazione nel catasto regionale degli impianti termici. Una pulizia eseguita senza rilasciare alcuna documentazione può rendere più difficile dimostrare la regolarità degli interventi.

  • Verifiche locali

    Dove posso controllare se nel mio Comune è vietato accendere il camino oggi?

    Il riferimento principale è il sito ufficiale del Comune, insieme ai portali regionali dedicati alla qualità dell’aria. Le amministrazioni pubblicano ordinanze, periodi di limitazione e provvedimenti temporanei che possono cambiare durante la stagione invernale. I portali delle ARPA regionali permettono inoltre di consultare i dati sull’inquinamento e, dove disponibile, lo stato delle misure emergenziali.

    Una ricerca generica su Internet potrebbe mostrare ordinanze scadute o provvedimenti validi soltanto per altri territori. Prima di utilizzare una stufa soggetta a restrizioni conviene verificare la data di validità dell’atto, la zona geografica interessata, la classificazione ambientale richiesta e l’eventuale presenza di deroghe.

Risposte elaborate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net sulla base delle fonti indicate nell’articolo.

Lombardia e Piemonte, le restrizioni più severe

Lombardia. Dal 15 ottobre 2026 entrano in applicazione i nuovi requisiti emissivi e impiantistici della delibera regionale 3649 del dicembre 2024, che interessa gli impianti civili a biomassa con potenza termica al focolare superiore a 35 kW. Per gli impianti tra 35 e 500 kW valgono, tra gli altri requisiti, la classificazione ambientale minima di quattro stelle e specifici limiti sulle emissioni. La normativa considera l’altitudine del Comune e le caratteristiche dell’impianto precedente, imponendo in determinate situazioni ulteriori dispositivi per abbattere le polveri. Per le comuni stufe domestiche restano in vigore le restrizioni precedenti: dal 2020 la Regione vieta generalmente l’utilizzo di apparecchi inferiori alle tre stelle e richiede almeno quattro stelle per le nuove installazioni.

La disciplina lombarda contempla alcune eccezioni, tra cui i caminetti e i piccoli impianti fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per finalità ricreative, purché rispettino le condizioni regionali. Un’ulteriore scadenza arriverà il 15 ottobre 2027, quando scatteranno nuovi requisiti per determinate caldaie a biomassa con potenza non superiore a 35 kW. Chi viola le prescrizioni regionali sull’utilizzo degli impianti rischia una sanzione amministrativa compresa tra 500 e 5.000 euro.

Piemonte. La Regione vieta l’installazione di nuovi generatori a biomassa con classificazione inferiore alle quattro stelle e, nella generalità del territorio, l’utilizzo di quelli che non raggiungono le tre stelle. Sono previste specifiche eccezioni per i Comuni appartenenti alla zona montana IT0121. Quando le concentrazioni di inquinanti determinano l’attivazione delle misure antismog, le restrizioni diventano più severe e possono coinvolgere anche gli apparecchi con quattro stelle. Il Piano regionale della qualità dell’aria introduce inoltre una nuova scadenza: dal 1° agosto 2027 i generatori a biomassa di potenza inferiore a 35 kW, per le nuove installazioni, dovranno raggiungere la classe cinque stelle.

Veneto ed Emilia-Romagna, attenzione alle ordinanze e alle allerte smog

Veneto. Le limitazioni interessano gran parte del territorio regionale, con l’esclusione delle zone Prealpi e Alpi secondo la classificazione prevista dalle disposizioni sull’inquinamento. Le regole regionali vietano l’utilizzo degli apparecchi inferiori alle tre stelle e richiedono almeno quattro stelle per le nuove installazioni. Durante le allerte arancioni e rosse il divieto regionale si estende ai generatori inferiori alle quattro stelle. Le ordinanze comunali possono stabilire prescrizioni più rigorose: Verona, per la stagione dal 1° ottobre 2026 al 30 aprile 2027, vieta l’utilizzo degli apparecchi inferiori alle quattro stelle quando nell’abitazione esiste un altro sistema di riscaldamento.

Emilia-Romagna. Dal 1° ottobre al 31 marzo, nei Comuni di pianura e nell’agglomerato di Bologna, chi dispone di un sistema di riscaldamento alternativo non può utilizzare stufe e caminetti a biomassa con classificazione fino a tre stelle comprese. Durante gli episodi di maggiore inquinamento le restrizioni si estendono anche agli apparecchi a quattro stelle. Una delibera del settembre 2026 ha inoltre previsto, per gli stessi territori, lo slittamento dell’accensione ordinaria degli impianti termici al 1° novembre 2026, salvo le eccezioni di legge, demandando ai Comuni i provvedimenti attuativi. Le nuove installazioni devono già rispettare requisiti particolarmente severi: prestazioni equivalenti alle cinque stelle per particolato e carbonio organico totale e almeno quattro stelle per gli altri parametri previsti.

Friuli-Venezia Giulia. La Regione punta sulla sostituzione dei generatori meno efficienti. Nel 2026 ha previsto contributi per eliminare vecchie stufe, caminetti e cucine economiche fino a tre stelle, oppure prive di classificazione, sostituendoli con apparecchi di almeno quattro stelle o pompe di calore. Le regole d’impiego dipendono dalle disposizioni regionali e dagli eventuali provvedimenti locali per la qualità dell’aria; non si deve quindi applicare automaticamente al Friuli il calendario dei divieti lombardi.

Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Liguria

Trentino-Alto Adige. Le Province autonome di Trento e Bolzano disciplinano separatamente diversi aspetti degli impianti termici. In Trentino, dal 1° novembre 2026, la normativa provinciale richiede almeno cinque stelle per i nuovi impianti a biomassa, oltre a prescrizioni tecniche per determinate caldaie e sistemi di accumulo termico. In Alto Adige assumono particolare importanza la manutenzione, la qualità della combustione e i controlli delle emissioni previsti per gli impianti soggetti alla disciplina provinciale. Le autorità di Bolzano hanno richiamato nel marzo 2026 l’attenzione sull’inquinamento da benzo(a)pirene, legato anche alla combustione incompleta della legna.

Valle d’Aosta. Il Piano regionale per la qualità dell’aria 2025-2031 affronta il contributo delle biomasse alle concentrazioni di polveri sottili e idrocarburi policiclici aromatici. La Regione ha pubblicato linee guida dedicate al corretto riscaldamento a legna, alla scelta degli apparecchi e alla manutenzione. Per verificare eventuali restrizioni occorre considerare le disposizioni applicabili al proprio Comune, evitando di trasferire automaticamente i divieti adottati nelle pianure di altre regioni.

Liguria. Il Consiglio regionale ha approvato il 29 settembre 2026 l’aggiornamento del Piano di risanamento e tutela della qualità dell’aria. Il documento affronta le criticità atmosferiche locali e le misure per contenere le emissioni. Per i proprietari di stufe e caminetti restano fondamentali i requisiti tecnici nazionali e le eventuali prescrizioni territoriali. Anche in questa regione la conformità di un impianto dipende dalle sue caratteristiche e dalle disposizioni effettivamente applicabili nel luogo di installazione.

Toscana, Umbria, Marche e Lazio: le differenze nel Centro Italia

Toscana. Dal 1° novembre 2026 scatta un’importante restrizione nella Piana lucchese, una delle aree regionali più problematiche per le polveri sottili. Nei Comuni interessati, tra cui Lucca, Capannori, Altopascio e Montecatini Terme, sotto i 200 metri di altitudine, il divieto stagionale coinvolge i caminetti aperti e i generatori a biomassa inferiori alle quattro stelle, in presenza di un altro sistema di riscaldamento. Nei Comuni critici per il PM10 la Regione prevede inoltre restrizioni sulle nuove installazioni, mentre nel restante territorio richiede generalmente almeno quattro stelle per i nuovi apparecchi.

Umbria. Le politiche regionali si concentrano soprattutto sulla sostituzione degli impianti più inquinanti, con attenzione alla Conca ternana e alle zone di valle. Nell’ottobre 2026 la Regione ha avviato un nuovo bando di incentivi per favorire il passaggio da vecchie stufe e caminetti a generatori a basse emissioni o pompe di calore, con contributi aggiuntivi rispetto al Conto Termico 3.0. Eventuali limitazioni all’accensione richiedono la verifica delle disposizioni territoriali.

Marche. La Regione adotta misure stagionali per contenere gli inquinanti soprattutto nei Comuni della fascia costiera e valliva. Il piano di intervento contempla provvedimenti sugli impianti termici pubblici e privati, che trovano applicazione attraverso gli atti delle amministrazioni locali. Per i proprietari di stufe e caminetti è quindi importante consultare le ordinanze del Comune, specialmente durante il periodo invernale e nelle giornate con qualità dell’aria critica.

Lazio. Il Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria introduce restrizioni stagionali sui generatori alimentati a biomassa negli immobili con sistemi di riscaldamento alternativi. A Frosinone, per esempio, le disposizioni richiamate dal Comune prevedono dal 15 ottobre al 15 marzo limitazioni sui camini aperti e sugli apparecchi che non raggiungono la classe quattro stelle, nelle condizioni indicate dal piano. Il territorio del Lazio presenta situazioni differenti e le ordinanze comunali possono prevedere ulteriori misure durante gli episodi di inquinamento.

Abruzzo, Molise e Campania

Abruzzo. La Regione ha scelto di sostenere il rinnovo degli impianti domestici attraverso incentivi economici. Nel luglio 2026 ha annunciato un programma che comprende 3,5 milioni di euro per sostituire i generatori di calore obsoleti, nell’ambito delle iniziative per migliorare la qualità dell’aria. Le limitazioni sull’utilizzo vanno verificate attraverso le norme regionali e gli eventuali provvedimenti comunali.

Molise. Per le stufe e i camini domestici il riferimento resta la disciplina tecnica nazionale, insieme alle prescrizioni locali eventualmente applicabili. La scadenza lombarda del 15 ottobre 2026 non determina nuovi divieti automatici per le abitazioni molisane. Chi installa o sostituisce un apparecchio deve comunque rispettare le regole di sicurezza, le caratteristiche del generatore e gli adempimenti previsti per l’impianto.

Campania. La Regione ha avviato programmi per ridurre le emissioni dei camini tradizionali e favorire il rinnovo degli impianti. Nel maggio 2026 ha stanziato ulteriori 1,1 milioni di euro per finanziare le domande rimaste in attesa nell’ambito dell’iniziativa Incentivi Camini, annunciando anche l’estensione della misura alle attività di ristorazione. La presenza di un programma di sostituzione, naturalmente, non comporta di per sé il divieto generalizzato di utilizzare tutti gli apparecchi meno recenti.

Puglia, Basilicata e Calabria

Puglia. La Regione ha introdotto con la delibera 943 del luglio 2023 misure per i Comuni nei quali il riscaldamento domestico a biomassa contribuisce alle criticità del PM10. Le amministrazioni interessate possono limitare l’utilizzo di camini e stufe privi di certificazione ambientale oppure inferiori alle tre stelle. Le restrizioni dipendono dalle condizioni locali e dai provvedimenti adottati, con particolare attenzione alle aree dove ARPA Puglia rileva superamenti o rischi per la qualità dell’aria.

Basilicata e Calabria. In queste regioni non risulta, dalle disposizioni consultate, una nuova scadenza generalizzata al 15 ottobre 2026 paragonabile a quella lombarda. Restano i requisiti nazionali per gli impianti a biomassa e la possibilità di ulteriori prescrizioni locali. Per stabilire se un vecchio camino sia utilizzabile occorre verificare le norme applicabili alla specifica abitazione e l’eventuale presenza di ordinanze comunali.

Sicilia e Sardegna, quali regole rispettare

Sicilia. Il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria, approvato nel 2018, costituisce il riferimento per le politiche di contenimento delle emissioni. La scadenza del 15 ottobre 2026 non introduce un divieto regionale generalizzato per tutte le stufe e i camini domestici. Rimangono gli obblighi tecnici previsti dalla normativa nazionale e le eventuali disposizioni adottate localmente.

Sardegna. La Regione affronta il tema delle emissioni da riscaldamento domestico nel proprio Piano di qualità dell’aria. Al momento non emerge tuttavia una disposizione regionale che imponga, dal 15 ottobre, lo spegnimento generalizzato delle stufe inferiori alle tre o quattro stelle. Chi possiede un impianto a legna o pellet deve comunque rispettare le norme nazionali sull’installazione, la sicurezza, la manutenzione e i combustibili, oltre agli eventuali regolamenti locali.

Manutenzione e canna fumaria: gli obblighi che riguardano tutti

Al di là delle restrizioni ambientali, l’utilizzo di stufe e camini richiede controlli periodici. La norma tecnica UNI 10683:2022 stabilisce i criteri per la verifica, l’installazione, il controllo e la manutenzione dei generatori a biocombustibili solidi fino a 35 kW. Le scadenze concrete dipendono dalle caratteristiche dell’apparecchio, dalle istruzioni del costruttore e dalla disciplina applicabile.

In Lombardia la Regione raccomanda la pulizia del sistema di evacuazione dei fumi almeno una volta all’anno oppure ogni quattro tonnellate di biomassa consumata, ferma restando la necessità di rispettare gli obblighi di manutenzione e controllo. Il professionista deve inoltre compilare la documentazione prevista e provvedere, nei casi prescritti, alla registrazione nel CURIT, il catasto regionale degli impianti termici. Prima di riaccendere il riscaldamento conviene dunque recuperare il libretto dell’apparecchio, controllarne la classificazione ambientale e verificare le ordinanze del proprio Comune.

Link e fonti

Decreti, delibere e documenti istituzionali per verificare divieti, classificazioni ambientali e nuove regole regionali su stufe e camini.

  • Normativa nazionale

    Decreto 7 novembre 2017, n. 186 – Certificazione dei generatori di calore a biomassa

    Ente: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare · Data:

    Il regolamento nazionale stabilisce i criteri di certificazione dei generatori alimentati a legna, pellet e altre biomasse solide. Definisce la classificazione ambientale da una a cinque stelle utilizzata dalle Regioni per stabilire requisiti e limitazioni. Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 294 del 18 dicembre 2017.

    Consulta il decreto
  • Delibera regionale

    DGR XII/3649 – Nuovi requisiti emissivi e impiantistici per gli impianti a biomassa superiori a 35 kW

    Ente: Regione Lombardia · Data:

    È la delibera originale che introduce i requisiti applicabili dal 15 ottobre 2026 agli impianti termici civili a biomassa con potenza al focolare superiore a 35 kW. Il documento contiene le soglie emissive, le prescrizioni tecniche e le distinzioni legate all’altitudine e al tipo di impianto. Consente di verificare quali apparecchi interessi effettivamente la nuova scadenza.

    Consulta la delibera
  • Scheda istituzionale

    Informazioni per l’uso corretto di generatori di calore a biomassa legnosa

    Ente: Regione Lombardia · Aggiornamento:

    La pagina regionale riunisce le regole sull’utilizzo di stufe e caminetti, le deroghe, gli obblighi di controllo e le indicazioni sulla manutenzione. Chiarisce anche le nuove disposizioni previste per alcune caldaie dal 15 ottobre 2027 e il riferimento sanzionatorio che prevede multe da 500 a 5.000 euro. Include collegamenti alle principali delibere.

    Consulta la scheda regionale
  • Piano regionale

    Piano Regionale di Qualità dell’Aria del Piemonte

    Ente: Regione Piemonte · Aggiornamento del piano:

    Il piano regionale definisce gli interventi per ridurre l’inquinamento atmosferico, comprese le misure relative al riscaldamento a biomassa legnosa. La pagina raccoglie il piano approvato nel 2024 e il successivo aggiornamento del 2026, con le norme di attuazione e i documenti allegati. È il riferimento istituzionale per verificare l’evoluzione delle restrizioni piemontesi.

    Consulta il piano
  • Scheda istituzionale

    Biomassa – Aria Pulita

    Ente: Regione Veneto · Consultazione:

    La scheda ufficiale illustra i divieti di utilizzo dei generatori a biomassa nelle diverse zone del Veneto, le limitazioni durante le allerte smog e i requisiti per installare nuovi apparecchi. Spiega le eccezioni previste per alcune aree montane e per gli edifici che utilizzano la biomassa come unica fonte di riscaldamento. Riporta anche le prescrizioni sulla qualità del pellet.

    Consulta le regole regionali
  • Documento istituzionale

    Riscaldamento domestico a biomasse – PAIR 2030

    Ente: Regione Emilia-Romagna · Aggiornamento:

    La Regione descrive le limitazioni stagionali previste dal Piano Aria Integrato Regionale 2030. Il documento chiarisce quali generatori possono essere utilizzati nei Comuni di pianura tra ottobre e marzo e come cambiano i divieti durante le misure emergenziali. Specifica inoltre le prestazioni richieste ai nuovi impianti e gli obblighi sulla certificazione del pellet.

    Consulta il piano regionale
  • Scheda istituzionale

    Qualità dell’aria: periodo critico

    Ente: Regione Toscana · Consultazione:

    La scheda regionale illustra le misure per contenere l’inquinamento atmosferico durante la stagione fredda. Specifica i Comuni interessati dalle restrizioni nella Piana lucchese e la nuova soglia ambientale applicabile dal 1° novembre 2026 ai caminetti aperti e ai generatori a biomassa, in presenza di sistemi di riscaldamento alternativi.

    Consulta le disposizioni
  • Regolamento provinciale

    Decreto del Presidente della Provincia 13 luglio 2009, n. 11-13/Leg

    Ente: Provincia autonoma di Trento · Data originaria:

    Il regolamento provinciale, consultabile nel testo coordinato con le successive modifiche, disciplina gli impianti termici civili. Contiene anche i requisiti ambientali per i nuovi generatori a biomassa, compresa la classificazione minima a cinque stelle prevista dal 1° novembre 2026. È utile per distinguere le prescrizioni trentine da quelle delle altre regioni.

    Consulta il regolamento
Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: .

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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