Prigionieri di WhatsApp, Meta prepara un browser interno che ci tratterrà anche quando navighiamo

La società di Mark Zuckerberg vuole permetterci di visitare siti Internet senza abbandonare le conversazioni. Una novità apparentemente innocua che riporta alla memoria una controversia sulla privacy di Facebook e Instagram

LA NOTIZIA IN BREVE – WhatsApp potrebbe presto permettere di visitare qualsiasi sito Internet senza ricorrere a Safari, Chrome o altri programmi di navigazione. Il progetto, scoperto da WABetaInfo in una versione sperimentale dell’app per iPhone, è ancora in fase di sviluppo e non ha una data di lancio. Secondo le prime informazioni, il browser sarà facoltativo e gli utenti potranno continuare a utilizzare quello preferito. La novità, tuttavia, riapre interrogativi sulla privacy e sul crescente controllo delle grandi piattaforme sulle nostre attività digitali. Nel 2022 un ricercatore dimostrò che i browser integrati di Facebook e Instagram potevano inserire codice nelle pagine visitate, rendendo tecnicamente possibile osservare alcune interazioni degli utenti. Non esistono prove che WhatsApp adotterà lo stesso sistema, ma la questione riguarda anche il mercato pubblicitario, gli editori online e le regole europee sulla concorrenza. Per capire quali saranno le conseguenze bisognerà conoscere il funzionamento effettivo del nuovo browser.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Tutti utilizziamo WhatsApp, e lo facciamo per qualsiasi cosa. Milioni di italiani se ne servono per scambiarsi notizie, per organizzare gli appuntamenti della settimana o per prenotare una cena. Il tempo che perdiamo dietro a conversazioni pressoché inutili non lo si riesce neppure più a calcolare. In mezzo a tutto questo traffico passano anche collegamenti a siti Internet. Li apriamo quasi senza pensarci e finiamo sulle pagine di un giornale o di un negozio online, poi torniamo alle nostre conversazioni, o peggio ci dimentichiamo che cosa stavamo facendo (ma questo probabilmente è soltanto un problema tutto mio).

Su queste abitudini, consolidate nel corso degli anni, Meta sembra intenzionata a intervenire. La società di Mark Zuckerberg sta infatti sviluppando un browser integrato in WhatsApp, che consentirà di visitare i siti Internet senza mai uscire dall’applicazione. Una comodità in più, diranno alcuni, ma lo è soltanto in apparenza. Considerato quanto sappiamo del funzionamento delle grandi piattaforme digitali, viene spontaneo domandarsi quali vantaggi possa ricavarne invece Meta e, soprattutto, che cosa cambierà per gli utenti.

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Un browser nascosto tra le novità di WhatsApp

La novità è stata scoperta dagli specialisti di WABetaInfo, che il 19 ottobre hanno raccontato di aver individuato, nella versione beta 26.41.10.72 di WhatsApp per iPhone, le tracce di una funzione ancora in fase di sviluppo. Si tratta di un browser capace di aprire qualsiasi collegamento condiviso nelle conversazioni, evitando il passaggio ai programmi di navigazione installati sul dispositivo.

Qualcosa di simile esisteva già. Nel 2025 WhatsApp aveva cominciato a sperimentare l’apertura interna dei collegamenti provenienti da determinate attività commerciali, a condizione che rispettassero alcuni requisiti tecnici. La soluzione alla quale Meta sta lavorando dovrebbe eliminare queste limitazioni, consentendo di visitare anche il sito del giornale preferito, quello di un negozio o qualsiasi altra pagina ricevuta in chat.

Prima di immaginare milioni di telefoni improvvisamente dotati di un nuovo browser, però, è bene precisare che il sistema non sarà obbligatorio, almeno stando alle informazioni disponibili. Gli utenti potranno attivarlo dalle impostazioni di WhatsApp e, se cambieranno idea, tornare al browser predefinito. Anche durante la navigazione interna sarà possibile scegliere di aprire un collegamento all’esterno, attraverso un apposito menu.

Sono previste inoltre funzioni per cancellare cookie e cache, cioè alcuni dei dati che i siti memorizzano durante la navigazione. WABetaInfo riferisce che queste informazioni resteranno sul dispositivo e che WhatsApp non potrà conoscere quali collegamenti vengono aperti. Si tratta di caratteristiche annunciate sulla base dell’analisi del software, ancora da verificare quando la funzione sarà disponibile.

Per ora, infatti, il browser non può essere utilizzato neppure dai partecipanti al programma di test. Meta non ha comunicato una data di lancio e non sappiamo se tutte le caratteristiche individuate arriveranno nella versione definitiva.

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Perché a Meta conviene farci restare dentro WhatsApp

Per comprendere l’interesse della società bisogna considerare quante cose facciamo già attraverso WhatsApp. Nato come alternativa agli SMS, il servizio è diventato negli anni uno strumento per telefonare, lavorare, organizzare comunità, seguire canali informativi e comunicare con le aziende. In alcuni Paesi permette persino di effettuare pagamenti.

L’aggiunta di un browser rappresenterebbe un altro passo in questa evoluzione. Più attività riusciamo a svolgere senza abbandonare un’applicazione, più quella stessa applicazione diventa centrale nelle nostre abitudini. È un meccanismo che conosciamo già attraverso Facebook e Instagram, dove possiamo trascorrere parecchio tempo passando da un contenuto all’altro senza avere la necessità di aprire un programma diverso.

Per Meta il vantaggio potrebbe essere considerevole. Un utente che legge una pagina web all’interno di WhatsApp può tornare subito alla conversazione, rispondere a un messaggio e aprire un altro collegamento. Si riducono le interruzioni e l’applicazione continua a rappresentare il punto di riferimento dell’esperienza digitale.

Naturalmente questo non dimostra che il nuovo browser sia stato progettato per aumentare i ricavi pubblicitari o raccogliere informazioni personali. Meta non ha annunciato obiettivi di questo genere. Tuttavia, la capacità di mantenere gli utenti all’interno dei propri servizi possiede un evidente valore commerciale, anche quando non si traduce direttamente nella vendita di pubblicità.

Basta osservare come si sono trasformate le grandi piattaforme negli ultimi quindici anni. Hanno cominciato offrendo servizi relativamente semplici, per poi aggiungere funzioni che un tempo richiedevano applicazioni differenti. Ogni novità risponde a un’esigenza concreta, ma contribuisce anche a rendere più difficile immaginare la nostra giornata digitale senza quella piattaforma.

Quando Facebook e Instagram finirono sotto osservazione

C’è un episodio, risalente all’estate del 2022, che aiuta a comprendere perché la questione della privacy sia così importante. All’epoca il ricercatore informatico Felix Krause decise di esaminare il comportamento dei browser integrati nelle applicazioni Facebook e Instagram per iPhone. Quello che trovò suscitò non poco interesse. Le applicazioni potevano inserire codice JavaScript all’interno delle pagine esterne visitate dagli utenti. Per chi non ha familiarità con la programmazione, significa che il software era tecnicamente in grado di intervenire sul funzionamento di un sito e osservare determinate attività svolte al suo interno.

Immaginiamo di aprire un negozio online attraverso Instagram. Guardiamo alcuni prodotti, scorriamo le fotografie, selezioniamo una taglia, magari cominciamo a compilare un modulo. Una parte di queste operazioni può diventare accessibile all’applicazione che ospita la pagina, se il browser è progettato per interagire con i suoi contenuti.

Krause dimostrò che Facebook e Instagram utilizzavano codice capace di rendere possibile questo genere di osservazioni. Non dimostrò, invece, che Meta raccogliesse sistematicamente password, numeri di carte di credito o tutte le informazioni inserite dagli utenti. La distinzione è fondamentale, perché una possibilità tecnica non costituisce la prova che venga sfruttata in ogni circostanza.

Meta spiegò che il codice aveva anche finalità legate alla misurazione pubblicitaria e alla gestione delle preferenze sul tracciamento. Il ricercatore, dal canto suo, sottolineò i rischi associati alla possibilità per un’applicazione di modificare il comportamento delle pagine esterne.

Quella vicenda non riguardava WhatsApp, che nei test eseguiti nel 2022 apriva i collegamenti attraverso Safari. Non possiamo quindi attribuire al browser in sviluppo le stesse caratteristiche dei programmi esaminati allora. Rimane però una domanda interessante: quanto può conoscere delle nostre attività un’applicazione che ci permette di navigare al suo interno?

La differenza che sullo schermo non si vede

Un browser incorporato in un’applicazione può assomigliare in tutto e per tutto a Safari o Chrome. Vediamo il sito, scorriamo la pagina, tocchiamo i collegamenti e magari inseriamo le credenziali per accedere a un servizio. Dietro quella schermata, tuttavia, possono esserci tecnologie differenti.

Apple, per esempio, mette a disposizione degli sviluppatori uno strumento chiamato SFSafariViewController, che consente di mostrare pagine Internet all’interno delle applicazioni mantenendo separate le attività di navigazione. Secondo la documentazione ufficiale, l’app che lo utilizza non può osservare le interazioni con il sito né accedere alla cronologia e ai dati inseriti attraverso il browser.

Esistono anche soluzioni più personalizzabili, come WKWebView, che permettono un’interazione più profonda con i contenuti visualizzati. Possono essere utili per costruire servizi complessi, ma richiedono una maggiore attenzione alle garanzie offerte agli utenti. Quale tecnologia utilizzerà WhatsApp? Al momento non abbiamo elementi sufficienti per stabilirlo. Sarebbe peraltro prematuro trarre conclusioni sulla sicurezza del nuovo sistema.

Vale la pena ricordare anche che la crittografia end-to-end delle conversazioni non risolve automaticamente le questioni legate alla navigazione web. La protezione dei messaggi e il trattamento delle informazioni generate durante la visita a un sito sono due aspetti differenti. Possiamo avere conversazioni protette e, nello stesso tempo, utilizzare un browser che conserva cookie o consente ai siti di raccogliere informazioni secondo le rispettive politiche sulla privacy.

E chi pubblica contenuti su Internet?

Il progetto potrebbe interessare anche chi gestisce un sito web, un giornale online, come noi di GiornaleTecnologico.net, o un’attività commerciale. Per queste realtà, infatti, non conta soltanto quante persone visitano una pagina, ma anche attraverso quali canali arrivano e come si comportano durante la navigazione. Prendiamo un articolo che comincia a circolare nei gruppi WhatsApp. Viene condiviso, commentato e inoltrato ad altri contatti, fino a raggiungere lettori che magari non conoscevano neppure la testata. Per l’editore è importante capire da dove provengano quelle visite, quanto tempo i lettori trascorrano sul sito e quali contenuti suscitino maggiore interesse.

I browser integrati possono gestire in modo diverso alcuni elementi utilizzati per le statistiche, l’autenticazione e la pubblicità. Le conseguenze dipendono dalla tecnologia adottata e dalle impostazioni di protezione dei dati. In determinate circostanze, queste differenze possono complicare la misurazione del traffico o il riconoscimento di un utente che ha già effettuato l’accesso a un servizio.

Non sappiamo ancora se il sistema progettato da WhatsApp produrrà effetti di questo genere. Ma per chi lavora nell’editoria digitale, e più in generale per le aziende che ricavano una parte dei propri clienti dai collegamenti condivisi nelle chat, il cambiamento merita di essere seguito.

L’Europa potrebbe chiedere spiegazioni a Meta?

Il progetto potrebbe attirare anche l’attenzione delle autorità europee, da tempo impegnate a regolamentare il potere delle principali piattaforme digitali. WhatsApp figura tra i servizi per i quali Meta è stata designata come gatekeeper nell’ambito del Digital Markets Act, il regolamento europeo pensato per rendere più aperti e contendibili i mercati digitali. La normativa prevede obblighi specifici per le grandi società tecnologiche e, tra le altre cose, limita in determinate circostanze l’utilizzo incrociato dei dati personali raccolti attraverso servizi differenti senza un valido consenso.

Questo, però, non significa che Bruxelles possa contestare a Meta la presenza di un browser interno. Funzioni simili esistono da anni in numerose applicazioni e la loro presenza non costituisce una violazione delle regole sulla concorrenza. Molto dipenderà da come Meta realizzerà il progetto. Se il browser resterà facoltativo, facilmente disattivabile e rispettoso delle preferenze degli utenti, diversi possibili motivi di preoccupazione verrebbero ridimensionati.

Una comodità alla quale potremmo abituarci molto in fretta

Resta da capire se il browser interno di WhatsApp diventerà una funzione utilizzata quotidianamente oppure finirà tra quelle novità che molti utenti ignorano, senza nemmeno accorgersi della loro esistenza. Di certo, se arriverà nella forma descritta da WABetaInfo, potrebbe rendere più semplice consultare i collegamenti ricevuti nelle conversazioni. E non sarebbe una cattiva notizia per chi passa già abbastanza tempo a saltare da un’applicazione all’altra.

Sarebbe però interessante che, insieme alla comodità, Meta offrisse spiegazioni chiare sul funzionamento della navigazione e sul trattamento dei dati. Anche perché il problema delle grandi piattaforme non riguarda soltanto quello che possono fare oggi, ma il potere che accumulano man mano che diventano indispensabili per attività sempre più numerose.

Link e fonti

La scoperta del browser integrato di WhatsApp, le indagini sulla privacy di Facebook e Instagram, la documentazione tecnica Apple e gli atti dell’Unione europea utilizzati per verificare e approfondire la notizia.

  • Indagine originale

    WhatsApp is testing an in-app browser for chats on iOS

    Ente: WABetaInfo · Data:

    L’analisi originale della beta WhatsApp 26.41.10.72 per iPhone, nella quale è stata individuata la nuova funzione. Documenta l’apertura dei link all’interno delle chat, l’attivazione facoltativa, la possibilità di tornare al browser predefinito e le opzioni previste per cookie e cache. Precisa che il sistema è ancora in sviluppo e non disponibile per i beta tester.

    Leggi l’indagine originale
  • Ricerca tecnica originale

    iOS Privacy: Instagram and Facebook can track anything you do on any website in their in-app browser

    Autore: Felix Krause · Data:

    L’indagine che ha documentato l’inserimento di codice JavaScript nelle pagine aperte dai browser interni di Facebook e Instagram su iOS. Il ricercatore descrive le possibilità tecniche di osservare le interazioni degli utenti, precisando di non aver dimostrato quali dati venissero effettivamente raccolti e trasmessi. La ricerca non riguarda il futuro browser di WhatsApp.

    Consulta la ricerca originale
  • Documentazione tecnica

    SFSafariViewController

    Ente: Apple Developer Documentation · Consultazione:

    La documentazione ufficiale della tecnologia Apple che permette di visualizzare siti web dentro un’applicazione mantenendo separate le attività di navigazione. Apple specifica che l’app ospitante non può osservare le interazioni con le pagine né accedere alla cronologia e ai dati dei siti. È utile per comprendere quali garanzie possa offrire un browser interno.

    Consulta la documentazione Apple
  • Documentazione tecnica

    WKUserContentController

    Ente: Apple Developer Documentation · Consultazione:

    Apple descrive il componente WebKit che consente alle applicazioni di interagire con il codice JavaScript delle pagine web, inserire script e collegare funzioni dell’app ai contenuti visualizzati. Spiega perché i browser integrati possono offrire livelli differenti di controllo tecnico. Non dimostra quale tecnologia utilizzerà WhatsApp.

    Consulta la documentazione WebKit
  • Decisione ufficiale UE

    Commission Decision of 5.9.2023 designating Meta as a gatekeeper

    Ente: Commissione europea · Data:

    La decisione C(2023) 6105 final con cui la Commissione europea ha designato Meta come gatekeeper ai sensi del Digital Markets Act. Il documento comprende WhatsApp tra i servizi di piattaforma interessati e illustra le valutazioni alla base della designazione. Costituisce il riferimento istituzionale per inquadrare il ruolo di Meta nel mercato digitale europeo.

    Consulta la decisione europea (PDF)
  • Regolamento UE

    Regolamento (UE) 2022/1925 sui mercati digitali (Digital Markets Act)

    Ente: Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea · Data:

    Il testo normativo ufficiale che disciplina gli obblighi delle grandi piattaforme designate come gatekeeper. L’articolo 5, paragrafo 2, stabilisce limiti alla combinazione e all’utilizzo incrociato dei dati personali, prevedendo specifiche condizioni per il consenso. Il regolamento permette di valutare il quadro giuridico europeo, ma non vieta automaticamente l’impiego di un browser integrato.

    Consulta il regolamento su EUR-Lex

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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