Climatizzatori e pompe di calore, i ronzii a bassa frequenza possono danneggiare i reni

Nei test sui topi sono bastati 5 giorni di esposizione per aumentare i livelli di creatinina e azoto ureico. Subito dopo sono comparsi segni di sofferenza glomerulare

LA NOTIZIA IN BREVE โ€“ Non conta soltanto quanto rumore ci circonda, ma anche quali frequenze lo compongono. รˆ questo il dato piรน interessante emerso dallโ€™esperimento dellโ€™Universitร  di Nagoya: nei topi, la parte piรน profonda del rumore generato da apparecchi domestici ha prodotto effetti misurabili sulla funzione renale, mentre le frequenze piรน alte non hanno mostrato lo stesso risultato. Gli scienziati hanno individuato anche un possibile meccanismo, legato allโ€™endotelina-1 e alla regolazione dei piccoli vasi sanguigni dei glomeruli. Dopo lโ€™interruzione dellโ€™esposizione, alcuni parametri sono tornati verso la normalitร , suggerendo almeno in parte un effetto reversibile. Il dato resta confinato al modello animale: oggi non esiste alcuna prova che dormire con un climatizzatore acceso provochi danni renali nelle persone. Lo studio, perรฒ, solleva una questione finora poco considerata: le basse frequenze, spesso ridimensionate dalle comuni misure in dBA, potrebbero meritare unโ€™attenzione specifica negli studi sul rumore ambientale.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito lโ€™approfondimento

Lโ€™APPROFONDIMENTO โ€“ Il rumore prodotto da climatizzatori e pompe di calore potrebbe agire sullโ€™organismo anche attraverso basse frequenze alle quali prestiamo generalmente poca attenzione. Un gruppo di ricercatori guidato da Takumi Kagawa e Masashi Kato, della Graduate School of Medicine dellโ€™Universitร  di Nagoya, ha effettuato dei test sui topi, osservando alterazioni della funzione renale dopo lโ€™esposizione ripetuta alla componente sonora fino a 100 hertz. Nei reni degli animali sono comparsi anche cambiamenti nei glomeruli, i minuscoli filtri che depurano il sangue. Il lavoro, pubblicato su Environmental Science & Technology, apre cosรฌ una nuova pista di ricerca sugli effetti biologici del rumore a bassa frequenza. Il passaggio allโ€™uomo, perรฒ, deve ancora essere studiato.

Come รจ stato costruito lโ€™esperimento

I ricercatori sono partiti da rumori reali: quello dellโ€™unitร  esterna di un condizionatore e quello prodotto da uno scaldacqua a pompa di calore. Le registrazioni sono state poi separate digitalmente in due bande, una comprendente le frequenze fino a 100 Hz e lโ€™altra quelle superiori.

I suoni sono stati riprodotti in box insonorizzati per 12 ore al giorno durante cinque notti consecutive, nella fase in cui i topi sono normalmente piรน attivi. In altri test gli scienziati hanno modificato durata e intensitร  dellโ€™esposizione, cosรฌ da capire quali caratteristiche del rumore incidessero maggiormente sui risultati.

Il confronto ha dato dei risultati inaspettati e per alcuni versi preoccupanti. Con il rumore ambientale completo aumentavano nel sangue creatinina e azoto ureico (BUN), due parametri collegati alla capacitร  dei reni di eliminare le sostanze di scarto. Lo stesso accadeva utilizzando soltanto la componente a bassa frequenza. Quando venivano riprodotte esclusivamente le frequenze superiori a 100 Hz, lโ€™effetto scompariva.

Gli autori hanno quindi ripetuto il confronto portando le due bande allo stesso livello fisico, 100 dBZ, cioรจ 100 decibel misurati con una ponderazione praticamente piatta, che non attenua le basse frequenze come avviene con i piรน comuni dBA. Anche in quel caso la differenza rimaneva: le alterazioni comparivano con le basse frequenze.

Nelle condizioni sperimentali dello studio, intensitร  inferiori โ€“ 80 e 90 dBZ โ€“ non hanno prodotto aumenti significativi di creatinina e BUN. Il dato risulta utile per descrivere lโ€™esperimento, ma non per fissare eventuali soglie di sicurezza domestiche: esposizione, metabolismo e sensibilitร  acustica di un topo sono troppo diversi da quelli umani per trasferire direttamente quei numeri alla vita quotidiana.

Che cosa hanno visto dentro i reni?

Gli esami del sangue erano solo una parte del lavoro. Quando i ricercatori hanno osservato il tessuto renale al microscopio, hanno trovato glomeruli piรน grandi, un aumento delle aree mesangiali e un ispessimento della membrana basale glomerulare. Sono modificazioni che riguardano direttamente la struttura attraverso la quale passa il sangue durante la filtrazione. Lโ€™esposizione, quindi, aveva lasciato un segno visibile nel rene e non soltanto una variazione temporanea di alcuni parametri ematici.

A quel punto il gruppo di Nagoya ha cercato di capire che cosa stesse succedendo ai vasi sanguigni. Nei reni degli animali esposti aumentava lโ€™espressione dellโ€™endotelina-1, una molecola coinvolta nella regolazione del tono vascolare e capace di provocare vasocostrizione.

Lโ€™ipotesi รจ che le basse frequenze interferiscano con la circolazione allโ€™interno dei glomeruli. Per metterla alla prova, gli scienziati hanno somministrato ad alcuni animali ambrisentan, un farmaco che blocca uno dei recettori dellโ€™endotelina. In questi topi i valori renali sono rimasti piรน vicini alla norma e le alterazioni dei glomeruli meno marcate.

I topi sentivano quelle frequenze?

Gli scienziati hanno spiegato che i topi sentivano le frequenze soltanto in parte. La banda analizzata arrivava fino a 100 Hz, quindi interessava frequenze molto basse rispetto alla normale sensibilitร  uditiva del topo. Gli autori hanno sottolineato che il danno renale compariva anche con una componente sonora collocata al di sotto della fascia alla quale questi animali sentono meglio.

Per lโ€™uomo il discorso cambia. Il nostro campo uditivo si estende convenzionalmente fino a circa 20 Hz verso le frequenze piรน basse. Una parte dei suoni compresi tra 20 e 100 Hz puรฒ essere percepita, soprattutto quando il livello รจ elevato. Definire โ€œinaudibiliโ€ per le persone tutte le frequenze studiate sarebbe quindi inesatto.

Cโ€™รจ poi il problema della misura. I valori in dBA, comunemente utilizzati per valutare il rumore ambientale, sono ponderati sulla sensibilitร  dellโ€™orecchio umano e ridimensionano fortemente il contributo delle frequenze molto basse. Nellโ€™esperimento, per esempio, 100 dBZ corrispondevano a circa 70 dBA per il rumore dello scaldacqua utilizzato dai ricercatori.

Due ambienti che mostrano valori simili in dBA potrebbero dunque avere spettri acustici molto diversi. รˆ proprio questa componente dello spettro che lo studio invita a osservare con maggiore attenzione.

Lโ€™effetto continua dopo aver spento la sorgente sonora?

Dopo cinque giorni di esposizione, alcuni animali sono rimasti per altre 48 ore senza il rumore sperimentale. Creatinina e BUN hanno cominciato a rientrare verso i valori iniziali.

Nel modello utilizzato dai ricercatori lโ€™alterazione funzionale mostrava quindi una certa reversibilitร .

Cinque giorni, perรฒ, raccontano poco di ciรฒ che potrebbe accadere dopo anni trascorsi vicino a una sorgente continua. Lo studio non permette di stabilire se esposizioni molto lunghe possano produrre effetti cumulativi oppure se lโ€™organismo continui a recuperare una volta interrotto lo stimolo. Sono domande che lโ€™esperimento lascia inevitabilmente aperte.

Esistono segnali di un rapporto tra rumore e salute dei reni nellโ€™uomo?

Uno studio condotto in Corea del Sud su 17.154 persone tra 40 e 79 anni, basato sui dati della Korea National Health and Nutrition Examination Survey raccolti dal 2013 al 2018, aveva trovato unโ€™associazione tra esposizioni prolungate al rumore e alcuni indicatori di funzionalitร  renale. Tra le donne con una lunga storia di esposizione professionale emergeva anche una maggiore prevalenza di malattia renale cronica.

Quel lavoro aveva dei limiti, a dirla tutta molto importanti: lโ€™esposizione era ricostruita attraverso questionari e lo studio osservava una fotografia della popolazione, senza poter stabilire con certezza quale ruolo avesse avuto il rumore. Soprattutto, mancava qualsiasi informazione precisa sulle frequenze coinvolte. Il lavoro dellโ€™Universitร  di Nagoya aggiunge proprio questo tassello. Isolando le bande sonore in laboratorio, mostra che nel topo il contenuto in frequenza conta almeno quanto lโ€™intensitร  complessiva del rumore. Rimane da vedere se la stessa relazione esista nellโ€™uomo.

Chi dorme con il climatizzatore acceso deve preoccuparsi?

Al momento non ci sono dati oggettivi che colleghino lโ€™uso domestico di un climatizzatore a danni renali nelle persone. Nessun partecipante umano รจ stato esposto a condizionatori nellโ€™ambito di questo studio e non esiste, sulla base di questi risultati, una soglia oltre la quale un impianto domestico possa essere considerato pericoloso per i reni.

Anche confrontare direttamente i decibel sarebbe poco utile. Il rumore che raggiunge una persona cambia con distanza dallโ€™apparecchio, pareti, struttura dellโ€™edificio, modello della macchina, spettro delle frequenze e ore di esposizione. Unโ€™unitร  esterna collocata diversi metri piรน in lร  non produce necessariamente nellโ€™abitazione le condizioni ricreate in laboratorio.

Il rumore ambientale รจ giร  riconosciuto come un problema sanitario. Le evidenze piรน consolidate riguardano soprattutto disturbi del sonno ed effetti cardiovascolari, metabolici e cognitivi. Il possibile coinvolgimento diretto dei reni attraverso le basse frequenze rappresenta invece un campo molto piรน giovane. La questione puรฒ diventare particolarmente interessante nei luoghi dove impianti HVAC, sistemi di ventilazione, motori, pompe e macchinari lavorano per molte ore consecutive e producono una componente persistente alle basse frequenze.

Chi ha finanziato lo studio

Il lavoro ha ricevuto fondi da programmi pubblici e accademici giapponesi, tra cui il Ministero dellโ€™Istruzione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia del Giappone, la Japan Society for the Promotion of Science e JST SPRING. Gli autori dichiarano inoltre un rapporto con SHIZUKA Inc., azienda che opera nel settore dellโ€™isolamento acustico. La societร  ha partecipato a un finanziamento di collaborazione tra universitร  e industria e ha fornito i box insonorizzati utilizzati negli esperimenti. Il rapporto รจ indicato nelle dichiarazioni di conflitto di interesse pubblicate insieme allโ€™articolo. Sarร  quindi importante vedere se altri gruppi, utilizzando apparecchiature e protocolli differenti, riusciranno a riprodurre lo stesso fenomeno.

Link utili e fonti

Lo studio originale e le risorse per approfondire gli effetti del rumore ambientale sulla salute.

  • Studio originale

    Environmental Science & Technology

    La ricerca di Takumi Kagawa e colleghi sugli effetti della componente a bassa frequenza del rumore ambientale sui glomeruli dei topi e sul possibile ruolo della segnalazione dellโ€™endotelina.

    Consulta lo studio originale
  • Testo completo

    PubMed Central โ€“ National Library of Medicine

    Versione integrale della pubblicazione scientifica, con metodologia, risultati sperimentali, immagini, dati supplementari e dichiarazioni sui finanziamenti e sui conflitti di interesse.

    Leggi la ricerca su PubMed Central
  • Scheda scientifica

    PubMed โ€“ National Library of Medicine

    La scheda bibliografica ufficiale dello studio, con autori, affiliazioni, riferimenti della pubblicazione e DOI.

    Consulta la scheda PubMed
  • Salute pubblica

    Organizzazione mondiale della sanitร  โ€“ Rumore ambientale

    Il quadro dellโ€™OMS sulle principali conseguenze sanitarie associate allโ€™esposizione al rumore ambientale e sulle indicazioni utilizzate per la tutela della popolazione.

    Consulta le indicazioni dellโ€™OMS
Fonti selezionate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net per verificare e approfondire le informazioni contenute nellโ€™articolo.

Note per i lettori

Lโ€™immagine usata per questo articolo รจ stata creata grazie allโ€™utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca รจ giornalista professionista, attivo nellโ€™informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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