Portaerei Garibaldi, ultimo viaggio con la bandiera italiana: ceduta gratis all’Indonesia

Dopo 25 giorni e quasi 6.900 miglia di navigazione, il 24 settembre scatterà il passaggio ufficiale: poi inizieranno refit, addestramento e adeguamento dei sistemi di bordo

LA NOTIZIA IN BREVE – È stato l’ultimo viaggio con la bandiera italiana. Dopo quasi quarant’anni di servizio nella Marina Militare, la Giuseppe Garibaldi è arrivata il 18 settembre a Jakarta, dove il 24 settembre passerà ufficialmente all’Indonesia con il nome di KRI Sriwijaya. La cessione avviene a titolo gratuito, ma per Roma evita costi rilevanti: mantenere la nave in riserva era già costato circa 5 milioni di euro nel 2025, mentre la demolizione avrebbe richiesto una spesa stimata in 18,7 milioni. Per Jakarta, invece, il passaggio di proprietà è solo l’inizio. Entrata in servizio nel 1985, la nave viene consegnata senza capacità offensive operative e dovrà affrontare refit, aggiornamenti, addestramento degli equipaggi e integrazione di elicotteri e droni. L’Indonesia punta a usarla non solo in ambito militare, ma anche per emergenze, incendi, calamità e soccorso umanitario.

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L’APPROFONDIMENTO – È stato il suo ultimo viaggio con la bandiera italiana. Dopo quasi quarant’anni di servizio nella Marina Militare, la Giuseppe Garibaldi ha attraversato per l’ultima volta il mare come nave italiana ed è arrivata il 18 settembre nel porto di Tanjung Priok, a Jakarta. Il 24 settembre è previsto il passaggio ufficiale all’Indonesia: cambierà bandiera, prenderà il nome di KRI Sriwijaya e diventerà la prima portaerei della storia del Paese. Per l’Italia si chiude così la lunga carriera di una delle unità simbolo della flotta; per Jakarta comincia invece una nuova era, non semplice, perché dovrà trasformare una nave entrata in servizio nel 1985 in una piattaforma ancora utilizzabile.

Il viaggio era iniziato dall’Italia il 24 agosto. Dopo circa 6.870 miglia nautiche e 25 giorni di navigazione, il Garibaldi è entrato a Tanjung Priok alle 7.58 del mattino del 18 settembre, scortato nelle acque indonesiane dalle fregate KRI Brawijaya-320 e KRI Prabu Siliwangi-321. Fino alla cerimonia del 24 settembre, però, la nave resta formalmente italiana. Sarà quello il momento in cui verrà ammainato il tricolore e issata la bandiera indonesiana.

La cerimonia avrà soprattutto un valore simbolico. Il passaggio da Giuseppe Garibaldi a KRI Sriwijaya non trasformerà l’unità in una portaerei pienamente operativa. I documenti trasmessi dal governo italiano al Parlamento descrivono una nave arrivata alla fine del proprio ciclo nella Marina Militare, con sistemi ormai obsoleti e soprattutto priva di capacità offensive operative. Di fatto l’Italia cede uno scafo navigante che dovrà essere adeguatamente modificato per un utilizzo molto diverso. E a chiarirlo è stato lo stesso capo di stato maggiore della Marina indonesiana, Muhammad Ali: “Questa nave sarà destinata in particolar modo alle operazioni militari non belliche, poiché nel nostro Paese si verificano numerosi disastri naturali”.

Quarant’anni di mare, dagli Harrier alle missioni NATO

Impostata nei cantieri di Monfalcone il 26 marzo 1981, varata il 4 giugno 1983 ed entrata in servizio nel 1985, la Giuseppe Garibaldi è stata la prima portaeromobili italiana concepita per impiegare velivoli ad ala fissa a decollo corto e atterraggio verticale. Con i suoi 180,2 metri di lunghezza, 30,4 di larghezza e un dislocamento a pieno carico di circa 14.150 tonnellate, per decenni ha rappresentato uno degli elementi centrali della componente aeronavale italiana.

Il ponte continuo con ski-jump consentiva l’impiego degli AV-8B Harrier II, accanto agli elicotteri della Marina. La configurazione poteva variare in funzione della missione e il Garibaldi ha svolto negli anni compiti molto diversi: difesa aerea, comando e controllo, supporto alle operazioni anfibie e partecipazione a missioni internazionali.

La nave è rimasta operativamente rilevante fino agli ultimi anni della carriera. Nel marzo 2024 partecipò, insieme alla San Giorgio, all’esercitazione NATO Nordic Response 24 nelle acque del Circolo polare artico. Pochi mesi dopo arrivò però la decisione che ne sanciva la fine del servizio italiano: dal 31 dicembre 2024 il Garibaldi è stato posto amministrativamente in riserva per «raggiungimento del termine del ciclo di vita operativo» e per la «sopravvenuta obsolescenza tecnico-operativa», secondo la relazione depositata in Parlamento.

Non era più soltanto una questione di età. Lo Stato maggiore della Difesa ha indicato l’usura della struttura e l’obsolescenza dei sistemi di bordo, osservando che capacità di comando, autodifesa, integrazione con gli aeromobili moderni e sostenibilità logistica non erano più pienamente allineate agli standard richiesti alla Marina italiana. Nel frattempo il ruolo della nave era stato progressivamente assorbito da unità più recenti.

Una nave da 54 milioni ceduta gratis: perché conviene all’Italia

Il passaggio all’Indonesia avviene a titolo gratuito. Il valore attribuito al materiale ceduto nei documenti parlamentari italiani è però tutt’altro che simbolico: 54.022.426,67 euro. La gratuità ha quindi una spiegazione che va cercata soprattutto nei costi che l’Italia avrebbe sostenuto conservando o smantellando la nave. Nel solo 2025, mantenere il Garibaldi in riserva è costato alla Marina circa 5 milioni di euro. Anche una nave ferma richiede elettricità, vigilanza, sicurezza e attività tecniche indispensabili per preservare lo scafo e mantenere in funzione i servizi essenziali.

L’altra strada sarebbe stata l’alienazione finalizzata alla demolizione. Secondo le stime dello Stato maggiore riportate dalla Camera, la procedura avrebbe richiesto almeno 24 mesi e avrebbe comportato costi quantificati in circa 18,7 milioni di euro. A questi avrebbero potuto aggiungersi altre spese qualora nessun operatore avesse accettato di acquisire lo scafo alle condizioni previste.

Da qui la scelta della cessione. Il Senato ha espresso parere favorevole il 24 marzo 2026; successivamente anche l’iter alla Camera ha dato via libera al trasferimento. A luglio la Commissione I del Parlamento indonesiano ha approvato a sua volta la ricezione della nave.

Esiste poi un secondo livello, quello della cooperazione industriale. Nei documenti italiani la cessione viene collocata all’interno di un rapporto militare e commerciale molto più ampio con Jakarta. L’Indonesia ha già acquistato dall’Italia due unità navali derivate dai PPA, per un valore complessivo indicato in circa 1,25 miliardi di dollari, e la Difesa italiana considera il Garibaldi un possibile ulteriore tassello della collaborazione. Si tratta però di una prospettiva industriale, non della prova che dalla donazione derivino automaticamente nuovi contratti.

Il Garibaldi non è una portaerei pronta al combattimento

L’Italia non consegna all’Indonesia il Garibaldi nella configurazione che per anni ha operato con gli Harrier. La scheda tecnica allegata all’atto di cessione precisa che la nave viene resa disponibile «priva di capacità operative offensive», perché i sistemi d’arma presenti a bordo non sono funzionanti. Restano attivi gli apparati indispensabili alla sicurezza, alla vivibilità e alla propulsione, necessari a consentire il trasferimento via mare.

L’armamento storico comprendeva cannoni da 40 millimetri, lanciasiluri, missili antinave Teseo e sistemi antiaerei Aspide. Ora le componenti andranno ripensate. L’Indonesia non dispone degli AV-8B Harrier II per cui il ponte del Garibaldi era stato progettato e non esiste al momento una decisione pubblica che preveda l’acquisizione di nuovi caccia STOVL destinati alla nave. Lo scenario più probabile è che la nave possa trasportare elicotteri e droni.

Secondo l’ammiraglio Muhammad Ali, il Garibaldi potrà imbarcare fino a 14 elicotteri, anche se il numero reale dipenderà dalle dimensioni delle macchine utilizzate. L’analisi pubblicata a marzo dalla S. Rajaratnam School of International Studies di Singapore indicava come soluzione iniziale probabile l’impiego di elicotteri già disponibili nelle Forze armate indonesiane, mentre l’integrazione dei droni potrebbe arrivare in una fase successiva. Il futuro KRI Sriwijaya difficilmente potrà esser definita portaerei. Semmai assomiglierà molto di più a una grande base mobile per mezzi ad ala rotante, sistemi senza pilota, comando e supporto logistico.

La nuova missione: incendi, alluvioni e soccorso

L’Indonesia vuole utilizzare il Garibaldi anche per operazioni militari diverse dalla guerra, quindi soccorso in caso di calamità, assistenza umanitaria e intervento nelle emergenze. A settembre la Marina ha spiegato come potrebbe funzionare uno dei primi impieghi: portare in prossimità delle zone colpite dagli incendi forestali oltre dieci elicotteri e utilizzarli per operazioni di water bombing. Il piano prevede la possibilità di imbarcare non soltanto mezzi della Marina, ma anche elicotteri dell’Esercito e dell’Aeronautica. Alcune macchine di classe media possono trasportare 4-5 tonnellate d’acqua per sortita. Alla fine di agosto le forze armate indonesiane avevano già organizzato a Surabaya attività di addestramento per simulare decollo e appontaggio sul ponte del Garibaldi.

Una grande piattaforma navale può spostare insieme elicotteri, squadre di soccorso, equipaggiamenti e capacità di comando senza dipendere da un aeroporto vicino alla zona colpita. Terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni e grandi incendi fanno parte dei rischi con cui l’Indonesia convive regolarmente. Ma anche questo impiego richiede una macchina organizzativa che oggi è ancora in fase di costruzione.

La Marina ha preparato un equipaggio di circa 400 persone: cento militari erano già a bordo durante il trasferimento dall’Italia, altri 300 hanno completato una formazione specialistica. Parallelamente Jakarta sta adeguando le infrastrutture di Teluk Ratai, nella provincia di Lampung, destinate ad accogliere la nave. A luglio il ministero della Difesa indonesiano indicava i lavori al 76%, comprendendo dragaggio, strutture di ormeggio e potenziamento della fornitura elettrica.

Il vero costo comincia dopo la cessione

Il Garibaldi è gratuito per quanto riguarda il trasferimento dall’Italia, ma refit, manutenzione, sistemi di bordo, addestramento, infrastrutture, carburante e mezzi aerei rimarranno a carico dell’Indonesia. Nel 2025 il ministero delle Finanze indonesiano ha autorizzato 450 milioni di dollari di finanziamento per il programma legato alla portaerei, secondo quanto ricostruito dall’Associated Press. Non significa che Jakarta abbia pagato 450 milioni all’Italia: la nave viene effettivamente ceduta senza corrispettivo. Quei fondi riguardano il programma necessario a renderla operativa.

Sul costo finale non esiste ancora una cifra precisa. Il parlamentare indonesiano TB Hasanuddin, membro della Commissione I, ha ipotizzato che un ammodernamento esteso possa arrivare fino a 16.000 miliardi di rupie, circa 900 milioni di dollari. Lo stesso Hasanuddin, dopo l’arrivo della nave, ha confermato che il ministero della Difesa sta ancora predisponendo il budget per manutenzione, riparazioni e modifiche.

Anche gli analisti indipendenti concentrano l’attenzione sui costi successivi all’acquisizione. Lo studio di RSIS pubblicato a marzo sottolineava che manutenzione, formazione e spese operative saranno decisive per stabilire se il Garibaldi potrà sostenere un’attività regolare nel lungo periodo. L’ammiraglio Muhammad Ali ha parlato di una possibile vita operativa indonesiana di altri 15-20 anni: è però una previsione della Marina di Jakarta, che dipenderà direttamente dalla profondità degli interventi effettuati sulla nave e dalle risorse disponibili. Il paragone più credibile (l’unico) è con la HTMS Chakri Naruebet thailandese, entrata in servizio nel 1997 e oggi unica altra portaerei del Sud-Est asiatico.

Dal 24 settembre comincerà la storia della KRI Sriwijaya

Il nome scelto richiama Srivijaya, l’antico impero marittimo sviluppatosi a Sumatra e divenuto per secoli uno dei maggiori centri commerciali e navali del Sud-Est asiatico. In precedenza per il Garibaldi era circolata la denominazione KRI Gajah Mada, poi abbandonata dalla Marina. Il 24 settembre resterà quindi il confine tra le due vite della nave. Fino a quel momento il Garibaldi sarà ancora un’unità italiana arrivata alla fine del proprio ciclo operativo. Dopo il cambio di bandiera diventerà un problema, e insieme un’opportunità, interamente indonesiana.

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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