I vecchi siti nucleari possono essere riesaminati, mentre la scelta passerà da proponenti, MASE, Regioni e criteri tecnici internazionali
LA NOTIZIA IN BREVE – Il Senato ha approvato definitivamente la legge delega sul nucleare, chiudendo l’iter parlamentare del provvedimento voluto dal Governo. Adesso la partita passa ai decreti attuativi, che dovranno stabilire regole, autorizzazioni e criteri per la scelta dei siti destinati agli eventuali nuovi impianti. Tra le aree che potranno entrare nelle valutazioni figurano anche i vecchi siti nucleari e i territori già serviti da importanti infrastrutture energetiche. La selezione terrà conto di sismicità, rischio idrogeologico, disponibilità d’acqua, densità abitativa, accessibilità e collegamenti alla rete elettrica. Regioni, Comuni e popolazioni interessate saranno coinvolti nelle procedure, mentre per i territori che ospiteranno gli impianti potranno essere previste compensazioni ambientali ed economiche. Resta aperto anche il capitolo del Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi, con 51 aree già individuate come potenzialmente idonee.
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L’APPROFONDIMENTO – Il Parlamento ha dato il via libera definitivo al ritorno del nucleare nel quadro normativo italiano, ma la domanda destinata a pesare più di tutte sui territori resta senza una risposta alla domanda più importante: dove verranno costruite le eventuali nuove centrali? Il Senato ha approvato il 23 settembre la legge delega con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni. Il testo, alla data del 24 settembre, risulta definitivamente approvato ma non ancora pubblicato. Soprattutto, non contiene una lista di Regioni, province o Comuni destinati a ospitare i reattori. Stabilisce invece il meccanismo con cui quei luoghi potranno essere individuati.
La legge consente di riesaminare anche i siti nucleari già esistenti, mentre chiede di tenere conto, nella futura individuazione delle aree, della presenza di altri impianti energetici già operativi o autorizzati. Significa che la geografia del nuovo nucleare potrebbe partire da luoghi che hanno già una storia industriale ed energetica. Ma nessuno di questi, oggi, è stato scelto.
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I quattro vecchi siti nucleari possono tornare in gioco
Il passaggio più concreto è nell’articolo 2. La legge affida ai futuri decreti anche la disciplina della «destinazione d’uso» dei siti delle installazioni nucleari esistenti e permette che possano essere utilizzati per le finalità previste per nuovi impianti di produzione nucleare, impianti del ciclo del combustibile e strutture legate alla gestione dei rifiuti.
In Italia le quattro centrali oggi in decommissioning sono Trino, in provincia di Vercelli; Caorso, nel Piacentino; Latina; e la centrale del Garigliano, a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Sogin gestisce inoltre altri siti del ciclo nucleare a Saluggia, Bosco Marengo, Casaccia e Rotondella. La legge non impedisce una eventuale rivalutazione di questi siti. Qualsiasi riutilizzo dovrà superare i criteri tecnici, ambientali e di sicurezza che verranno fissati dai decreti e applicati al singolo sito.
Qualora il programma nazionale individuasse in anticipo aree potenzialmente adatte, la legge chiede di considerare anche la compresenza di impianti per la produzione di energia già esistenti o autorizzati. Il testo non assegna una corsia preferenziale alle vecchie centrali termoelettriche o ai grandi poli industriali, ma permette che la presenza di infrastrutture energetiche diventi uno degli elementi della valutazione territoriale.
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Chi potrà proporre il luogo dove costruire una centrale?
Per le nuove centrali, la legge affida la localizzazione a procedure avviate «su istanza dei proponenti», mentre saranno i decreti legislativi a stabilire nel dettaglio criteri, requisiti e passaggi autorizzativi. Il procedimento farà capo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e potrà riunire in un unico titolo autorizzazioni, concessioni e licenze, lasciando separate le valutazioni ambientali. In alcuni casi l’autorizzazione potrà valere anche come variante agli strumenti urbanistici e gli interventi potranno essere dichiarati di pubblica utilità, indifferibili e urgenti.
Regioni, Comuni e popolazioni interessate resteranno comunque dentro il percorso decisionale. La legge richiama il principio di leale collaborazione e affida ai decreti il compito di stabilire quando sarà necessaria l’intesa con la Regione o con la Conferenza unificata, oltre alle modalità con cui il Governo potrà eventualmente intervenire in via sostitutiva. Per le aree individuate in anticipo è prevista inoltre la consultazione dei Comuni e l’informazione delle comunità coinvolte.
Acqua, terremoti, popolazione e rete elettrica: cosa decide se un luogo è adatto
La scelta del sito partirà da una combinazione di criteri tecnici, ambientali e infrastrutturali. La legge richiama gli standard nazionali, europei e internazionali e fa riferimento anche ai parametri dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’AIEA.
Nella valutazione peseranno elementi molto concreti: sismicità e presenza di faglie, caratteristiche geologiche, rischio vulcanico, possibilità di alluvioni costiere o fluviali, disponibilità d’acqua, eventi meteorologici estremi e distribuzione della popolazione. A questi si aggiungono la gestione delle emergenze, l’accessibilità del sito, i collegamenti con la rete elettrica e la vicinanza ai principali centri di consumo. Per alcune tecnologie conterà in modo particolare anche la disponibilità di acqua per il raffreddamento.
La geografia del futuro nucleare italiano dipenderà quindi dall’incrocio di tutti questi fattori. Un’area già servita da infrastrutture energetiche può risultare penalizzata da condizioni geologiche o idriche sfavorevoli; un sito molto solido dal punto di vista tecnico può invece richiedere investimenti consistenti per strade, reti e collegamenti elettrici. La scelta sarà fatta sul singolo progetto e sulle caratteristiche reali del territorio.
Per le comunità che ospiteranno gli impianti la legge prevede anche misure compensative ambientali, territoriali ed economiche, finanziate dai proponenti e definite nel corso dell’iter autorizzativo. L’operatore potrà inoltre essere coinvolto in interventi di promozione, sviluppo e valorizzazione dell’area interessata.
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Autocandidature sì, il testo le prevede per i rifiuti radioattivi
Sulle autocandidature la legge fa una distinzione precisa. Questa possibilità riguarda gli impianti destinati allo stoccaggio temporaneo e allo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. Per le centrali, invece, il percorso parte dalle proposte dei soggetti interessati e dai criteri che il Governo dovrà fissare con i decreti attuativi.
Sul fronte delle scorie, intanto, esiste già un percorso avviato. Sogin ha predisposto la proposta di Carta nazionale delle aree idonee per il Deposito Nazionale, che individua 51 aree potenzialmente adatte. La procedura prevede valutazioni ambientali, confronti con i territori e una successiva fase di concertazione. Nel 2024, alla scadenza prevista per le manifestazioni volontarie di interesse, nessun ente locale aveva presentato la propria candidatura.
Il ritorno al nucleare si innesta quindi su una questione aperta da anni: l’Italia deve ancora trovare una sede definitiva per i rifiuti radioattivi già prodotti e oggi distribuiti in diversi siti del Paese. L’eventuale costruzione di nuove centrali renderà questo capitolo ancora più importante.
Domande e risposte I punti ancora aperti sulla sicurezza degli SMR e dei reattori avanzati: incidenti, sistemi passivi, scorie, cyber-rischi e clima.
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SMR
Gli SMR sono davvero più sicuri delle grandi centrali nucleari?
Alcune caratteristiche possono ridurre il rischio di determinati incidenti. La minore potenza del singolo reattore, la quantità più contenuta di materiale radioattivo nel nocciolo e l’impiego di sistemi di sicurezza passivi offrono vantaggi potenziali. La sicurezza, però, va dimostrata per ogni progetto e per ogni sito.
AIEA e Nuclear Energy Agency continuano a studiare aspetti specifici degli SMR, tra cui affidabilità dei sistemi passivi, interazioni tra più moduli, fattori umani e gestione delle emergenze. La sigla SMR, da sola, descrive soprattutto dimensioni e modularità: il livello di sicurezza dipende dalla tecnologia concreta e da come viene realizzato l’impianto.
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Sistemi passivi
Durante un blackout i nuovi reattori riescono davvero a raffreddarsi da soli?
Molti progetti puntano proprio a ridurre la dipendenza da pompe, generatori e intervento umano. I sistemi passivi sfruttano fenomeni fisici come gravità, convezione e circolazione naturale per continuare a rimuovere il calore anche quando viene a mancare l’alimentazione elettrica.
La loro affidabilità deve comunque essere provata attraverso esperimenti, simulazioni e verifiche indipendenti. L’AIEA segnala da anni la necessità di validare il comportamento di questi sistemi in condizioni reali, soprattutto quando la circolazione naturale è debole o più fenomeni termoidraulici si verificano contemporaneamente.
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Incidenti
Con il nuovo nucleare è ancora possibile un incidente grave?
I nuovi progetti mirano a ridurre sia la probabilità sia le conseguenze degli incidenti più gravi. Cambiano il progetto del nocciolo, i sistemi di raffreddamento, il contenimento e le modalità con cui il reattore reagisce a un guasto.
I regolatori continuano però a richiedere analisi degli incidenti severi, protezione dagli eventi esterni e piani di emergenza. Terremoti, alluvioni, perdita prolungata del raffreddamento, errori umani o combinazioni impreviste di guasti restano scenari da considerare. La sicurezza moderna punta quindi a rendere questi eventi sempre meno probabili e a limitarne gli effetti.
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Esperienza
Quanto sappiamo davvero della sicurezza dei reattori di nuova generazione?
L’esperienza operativa varia molto da una tecnologia all’altra. Alcuni piccoli reattori sono già entrati in funzione nel mondo, mentre numerosi progetti avanzati oggi proposti in Europa e negli Stati Uniti si trovano ancora nelle fasi di progettazione, autorizzazione, dimostrazione o costruzione.
Per molte soluzioni la valutazione di sicurezza poggia quindi soprattutto su calcoli, prove sperimentali e programmi di validazione, mentre manca ancora l’esperienza accumulata in decenni da migliaia di anni-reattore delle tecnologie convenzionali. La NEA indica proprio la ricerca e la dimostrazione della sicurezza tra le attività ancora necessarie per una diffusione su larga scala degli SMR.
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Scorie
Gli SMR produrranno meno scorie radioattive?
Dipende dal tipo di reattore e da quale parametro viene utilizzato per misurare i rifiuti. Tutti i reattori a fissione producono combustibile esaurito o altri materiali radioattivi che devono essere gestiti, immagazzinati e, per alcune categorie, destinati a un deposito geologico.
Uno studio pubblicato su PNAS ha analizzato tre progetti SMR e ha stimato, a parità di energia prodotta, volumi superiori di alcune categorie di rifiuti rispetto a un grande reattore ad acqua. Lo studio riguarda soltanto tre tecnologie e i risultati non possono essere estesi automaticamente a tutti gli SMR. Mostra però perché la gestione delle scorie deve essere valutata progetto per progetto, insieme alla sicurezza del reattore.
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Cybersecurity
I nuovi reattori digitali sono più esposti agli attacchi informatici?
La digitalizzazione rende la cybersecurity una parte integrante della sicurezza nucleare. I reattori avanzati utilizzeranno in misura crescente sistemi digitali di controllo, diagnostica e automazione. Queste tecnologie permettono un monitoraggio molto sofisticato, ma introducono anche vulnerabilità informatiche che devono essere gestite durante l’intero ciclo di vita dell’impianto.
L’AIEA prevede architetture protette, separazione dei sistemi, controllo degli accessi, verifiche periodiche e misure specifiche contro sabotaggi e attacchi cyber. Un’intrusione informatica, inoltre, deve superare diversi livelli di protezione prima di poter influire sulle funzioni essenziali di sicurezza: proprio questa separazione costituisce uno dei cardini della progettazione nucleare moderna.
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Clima
Siccità, caldo estremo e alluvioni possono mettere in difficoltà anche una centrale moderna?
Sì, e per questo il clima entra già nella scelta del sito e nella progettazione. Temperature elevate, scarsità d’acqua, piene, alluvioni, innalzamento del livello del mare ed eventi meteorologici estremi possono influire sulle prese d’acqua, sui sistemi di raffreddamento, sull’accessibilità dell’impianto e sulle infrastrutture esterne.
Le linee guida dell’AIEA chiedono di valutare questi pericoli lungo l’intera vita della centrale e di considerare anche la loro possibile evoluzione con il cambiamento climatico. Alcuni progetti SMR possono richiedere meno acqua o utilizzare sistemi di raffreddamento differenti, ma il risultato dipende dalla tecnologia scelta e dalle condizioni del territorio.
Piccoli reattori modulari, ma anche impianti più grandi
Il Governo guarda soprattutto agli Small Modular Reactors, gli SMR, e alle tecnologie nucleari più avanzate. È la linea indicata più volte dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che anche dopo il voto ha ribadito l’interesse per reattori modulari, più piccoli rispetto alle grandi centrali tradizionali.
La legge, però, richiama il principio della neutralità tecnologica e consente di prendere in considerazione le migliori tecnologie disponibili, comprese quelle modulari e avanzate. Saranno quindi il programma nazionale e i decreti attuativi a definire quali tipi di reattore potranno davvero entrare nei progetti italiani.
E la scelta della tecnologia avrà effetti anche sulla mappa delle possibili centrali. Un reattore più grande richiede spazi, collegamenti e sistemi di raffreddamento diversi rispetto a un impianto modulare. Cambiano quindi le caratteristiche del sito, le infrastrutture necessarie e, in alcuni casi, anche il numero delle aree realmente adatte.
Quando sapremo dove saranno costruite le centrali?
Il primo passaggio sarà l’entrata in vigore della legge. Da quel momento il Governo avrà dodici mesi per adottare uno o più decreti legislativi che dovranno costruire l’intero sistema: programma nazionale, criteri di localizzazione, autorizzazioni, sicurezza, rifiuti e controlli. Il ministro Pichetto Fratin ha indicato un calendario più rapido, sostenendo che l’esecutivo punta a presentare le norme di attuazione entro la fine del 2026.
Per la produzione di elettricità il ministro ha indicato come possibile orizzonte il 2033-2034. Prima dovrebbero arrivare le regole, i progetti, la scelta dei siti, le valutazioni ambientali, le autorizzazioni e infine la costruzione degli impianti.
La prima mappa del nuovo nucleare italiano, quindi, non nasce con il sì espresso dal Senato ma prenderà forma quando saranno pubblicati i criteri di localizzazione e arriveranno le prime istanze dei proponenti. Fino a quel momento, qualunque elenco di città o Regioni indicate come sedi delle future centrali resterà un’ipotesi.
Link utili e fonti
Documenti ufficiali e approfondimenti sulla legge italiana, sulla sicurezza dei nuovi reattori e sulla gestione dei rifiuti radioattivi.
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LEGGE
Senato della Repubblica – Legge delega sul nucleare
Iter, testo e documentazione parlamentare della delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile, approvata definitivamente il 23 settembre 2026.
Consulta il dossier del Senato → -
SICUREZZA
AIEA – Sicurezza degli Small Modular Reactors
Il rapporto internazionale analizza i sistemi di sicurezza passivi e le questioni regolatorie legate ai reattori modulari di nuova generazione.
Leggi il rapporto AIEA → -
ITALIA
ISIN – L’Italia studia la sicurezza degli SMR
ISIN partecipa come osservatore alla revisione internazionale del progetto NUWARD per acquisire competenze sui requisiti di sicurezza dei piccoli reattori modulari.
Vai all’approfondimento ISIN → -
LOCALIZZAZIONE
AIEA – Come si valuta il sito di una centrale
Gli standard internazionali per valutare terremoti, alluvioni, caratteristiche del territorio, popolazione e altri fattori che incidono sulla sicurezza di un sito nucleare.
Consulta gli standard AIEA → -
SCORIE
Sogin – Le 51 aree per il Deposito Nazionale
La documentazione ufficiale sul percorso per individuare il sito destinato al Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e al Parco Tecnologico.
Consulta la documentazione Sogin →
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
