Tomba di Tutankhamon, nuove anomalie riaprono il caso delle stanze nascoste e l’ipotesi Nefertiti

Radar, microgravità e resistività individuano segnali compatibili con corridoi e ambienti artificiali, ma servirà un’ispezione diretta per verificarli

LA NOTIZIA IN BREVE – La tomba di Tutankhamon torna al centro di un confronto archeologico rimasto aperto per oltre dieci anni. Le nuove analisi combinano georadar, microgravità e dati di resistività elettrica e suggeriscono la possibile presenza di strutture artificiali oltre gli ambienti conosciuti di KV62. Tra le anomalie individuate compaiono segnali compatibili con passaggi o camere, ma la loro natura non è stata ancora verificata direttamente.

Il punto più delicato riguarda il confronto con le indagini precedenti, comprese quelle italiane del 2018, che non avevano rilevato cavità immediatamente dietro le pareti della camera funeraria. Il nuovo gruppo di ricerca sostiene che eventuali corridoi riempiti di detriti potrebbero aver prodotto segnali differenti da quelli cercati allora.

Riemerge così anche l’ipotesi di Nefertiti, proposta anni fa da Nicholas Reeves, secondo cui KV62 potrebbe essere solo una parte di un complesso funerario più grande. Al momento, però, nessun dato collega direttamente le anomalie alla regina. La verifica decisiva potrà arrivare solo con un’ispezione fisica autorizzata dalle autorità egiziane.

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L’APPROFONDIMENTO – Un corridoio largo circa due metri, possibili ambienti artificiali e una serie di anomalie nel sottosuolo riaprono uno dei misteri archeologici più discussi degli ultimi dieci anni: la tomba di Tutankhamon, nella Valle dei Re, potrebbe estendersi oltre gli spazi conosciuti. A suggerirlo è una nuova indagine guidata dall’egittologo Mamdouh Eldamaty, dell’Ain Shams University del Cairo ed ex ministro egiziano delle Antichità, insieme al geofisico Abbas Mohamed Abbas, all’ingegnere strutturale George Ballard e all’egittologo Nicholas Reeves. Il lavoro combina i rilievi effettuati nel 2023-2024 con i risultati delle campagne precedenti e propone l’esistenza di un complesso funerario più esteso di KV62. Per ora, però, nessuna camera è stata aperta e nessun reperto è stato osservato direttamente.

I ricercatori hanno individuato segnali geofisici che possono essere compatibili con corridoi e stanze artificiali. I dati non sono però sufficienti ad asserire che gli ambienti esistano, né tantomeno che contengano la sepoltura di Nefertiti. Lo stesso modello pubblicato dagli autori assegna livelli di affidabilità differenti alle varie strutture ipotizzate e definisce alcuni collegamenti tra gli ambienti altamente speculativi.

Un possibile corridoio oltre la camera funeraria

L’indagine nasce da una particolarità ben nota di KV62. La tomba scoperta da Howard Carter nel novembre 1922 è molto più piccola e meno decorata di molte altre sepolture reali della XVIII dinastia. Secondo il ministero egiziano del Turismo e delle Antichità, soltanto la camera funeraria presenta decorazioni, mentre la struttura complessiva è insolitamente modesta per un faraone. Questa caratteristica ha alimentato diverse ipotesi sulla destinazione originaria della tomba.

Nel 2015 Nicholas Reeves propose una propria spiegazione. Alcune linee visibili nelle scansioni ad alta risoluzione delle pareti, insieme alla disposizione degli ambienti e a particolarità delle pitture, potevano indicare aperture successivamente murate. KV62 sarebbe quindi soltanto la parte esterna di una tomba più grande, adattata in fretta quando Tutankhamon morì giovane.

Il nuovo studio riparte sempre da quell’ipotesi, ma ora prova ad aggiungere dati geofisici raccolti con più tecniche. Dall’interno della tomba è stato impiegato il ground-penetrating radar o GPR, mentre all’esterno il gruppo ha fatto ricorso soprattutto alla microgravimetria, capace di misurare variazioni minime del campo gravitazionale prodotte da differenze nella densità del sottosuolo. Il confronto comprende anche precedenti misure di tomografia a resistività elettrica.

Secondo Ballard, il radar sarebbe compatibile con la presenza di un passaggio largo circa due metri, riempito con materiale e detriti. Un corridoio del genere produrrebbe un segnale molto diverso da quello di una grande cavità vuota. E il nuovo lavoro insiste proprio su questo punto: dietro la parete non andrebbe necessariamente cercato uno spazio aperto, ma potrebbe esserci un antico passaggio completamente colmato.

Cosa ha trovato la microgravità

Per esplorare zone più lontane dalle pareti, dove il radar perde efficacia, il gruppo ha effettuato oltre 1.200 misurazioni su un’area di circa 35 metri quadrati sopra e attorno alla tomba. Secondo l’analisi riportata sulle pagine della rivista Nature, alcune aree a bassa densità mostrano geometrie che Ballard considera compatibili con strutture artificiali orientate rispetto alla camera funeraria.

Nel modello compaiono più anomalie, alcune delle quali coincidono approssimativamente con segnali già individuati attraverso precedenti indagini di resistività elettrica. Il documento del progetto sovrappone alla pianta cinque aree rettangolari associate alle anomalie 3, 4, 7, 10 e 12. Gli stessi autori, tuttavia, precisano che la sicurezza dell’interpretazione cambia molto da una struttura all’altra e che ricostruire forma e volume degli eventuali ambienti richiede inevitabilmente assunzioni.

Particolare attenzione riguarda la cosiddetta “anomalia 7”. Ballard ha spiegato a Nature che si tratta soprattutto di una zona a bassa densità, al cui interno compare un elemento approssimativamente quadrato con densità maggiore. Una possibile interpretazione è quella di una camera contenente materiale o oggetti. Lo stesso ricercatore riconosce però che il segnale si trova vicino ai limiti di rilevamento della tecnica. È proprio questo il perché oggi non è possibile parlare di “scoperta di stanze segrete”. Il modello geofisico individua banalmente delle variazioni di densità. Trasformarle nella pianta di una stanza, in un corridoio o nella presenza di materiale archeologico richiede un’interpretazione che dovrà essere verificata fisicamente.

Il risultato che contraddice le scansioni italiane

Il problema è che KV62 è già stata sottoposta a numerose indagini e i risultati non concordano. Dopo una prima campagna del 2015 che sembrava sostenere l’esistenza di strutture nascoste e un secondo rilievo meno convincente, nel febbraio 2018 un gruppo coordinato da ricercatori italiani effettuò una nuova scansione GPR. Vennero utilizzati tre sistemi radar, con frequenze comprese tra 150 e 3.000 MHz e un campionamento spaziale molto fitto. Lo studio, pubblicato nel 2019 sul Journal of Cultural Heritage, concluse che non emergevano discontinuità compatibili con pareti di chiusura artificiali e quindi non risultavano camere nascoste immediatamente adiacenti alla tomba.

Nello stesso periodo, la tomografia a resistività elettrica aveva però rilevato due anomalie a pochi metri da KV62, senza poter stabilire che fossero strutture archeologiche collegate alla tomba.

Il gruppo di Eldamaty e Ballard interpreta ora parte di quei dati in modo differente e sostiene che le indagini precedenti non escludano strutture situate più lontano o passaggi colmi di detriti. La replica degli specialisti italiani è netta. Gianluca Catanzariti, di 3DGeoImaging, intervenuto nelle campagne 2017-2018, ha contestato l’idea che il loro rilievo fosse stato progettato soltanto per cercare grandi cavità vuote: la possibilità di passaggi riempiti di materiale, afferma, era stata presa in considerazione. Il gruppo mette inoltre in guardia dall’attribuire forme geometriche precise a segnali gravimetrici molto piccoli.

C’è anche un confronto sulla validazione scientifica. Il nuovo Occasional Paper riporta espressamente la dicitura “This paper is peer reviewed”. Il gruppo italiano ha però sollevato dubbi sul carattere indipendente di questa revisione, sottolineando la differenza rispetto alla pubblicazione su una rivista scientifica esterna sottoposta a peer review. Il documento indica inoltre tra gli sponsor del progetto Tokyo Broadcasting System Television e diversi finanziatori privati. Sono elementi che non dimostrano errori nei risultati, ma fanno parte delle informazioni necessarie per valutarne provenienza e livello di verifica.

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Perché si continua a parlare di Nefertiti

Anche se venissero confermate nuove camere, il passaggio successivo, quello che dovrebbe (o vorrebbe) attribuirle a Nefertiti, sarebbe molto più difficile. L’ipotesi nasce soprattutto dalla ricostruzione archeologica proposta da Reeves. Il piano di KV62, il senso in cui si sviluppa la tomba, alcune caratteristiche delle pareti e differenze nelle decorazioni sarebbero, secondo lui, più coerenti con una sepoltura inizialmente progettata per una regina della XVIII dinastia. La camera oggi occupata da Tutankhamon avrebbe rappresentato soltanto una parte intermedia del complesso, successivamente trasformata in camera funeraria.

Nefertiti entra nella storia perché la sua sepoltura non è stata identificata con certezza e perché gli ultimi anni del periodo di Amarna conservano numerosi problemi di successione e attribuzione. Reeves collega la struttura alla regina e alla possibilità che abbia assunto un ruolo faraonico dopo Akhenaton. È però una ricostruzione storica discussa. Radar e microgravità non possono infatti stabilire chi sia stato sepolto in una stanza. Anche nell’ipotesi in cui le anomalie corrispondessero davvero ad ambienti costruiti dall’uomo, potrebbero appartenere a una diversa fase della necropoli, a un’altra sepoltura o a strutture prive di qualsiasi collegamento con Nefertiti.

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La risposta potrebbe arrivare da un foro di pochi centimetri

La controversia può essere risolta soltanto passando dalle misure indirette all’osservazione. Il gruppo ha chiesto al Supreme Council of Antiquities egiziano l’autorizzazione a raggiungere almeno uno degli spazi sospetti attraverso piccoli fori e introdurre dispositivi miniaturizzati dotati di telecamera. Secondo quanto riferito da Ballard a Nature, in caso di via libera le verifiche potrebbero iniziare a breve, forse già a novembre.

Link utili e fonti

Studi, documenti scientifici e fonti istituzionali per approfondire le nuove indagini sulla tomba di Tutankhamon e l’ipotesi di ambienti nascosti.

  • Studio scientifico

    Indagine archeo-geofisica sulla tomba di Tutankhamon

    Autori: Mamdouh Eldamaty, Abbas Mohamed Abbas, George Ballard e Nicholas Reeves · Pubblicazione: 2026

    Il lavoro raccoglie e confronta dati di georadar, microgravità e resistività elettrica per ricostruire le possibili strutture presenti attorno alla tomba KV62.

    Consulta lo studio
  • Approfondimento scientifico

    Nature: nuove anomalie attorno alla tomba di Tutankhamon

    Fonte: Nature · Anno: 2026

    L’analisi di Nature presenta i nuovi risultati geofisici, le interpretazioni degli autori e i dubbi sollevati da specialisti indipendenti sulla presenza di camere ancora inesplorate.

    Leggi l’approfondimento
  • Studio geofisico

    La scansione radar del 2018 sulla tomba KV62

    Rivista: Journal of Cultural Heritage · Pubblicazione: 2019

    Lo studio descrive la terza grande campagna radar all’interno della tomba e concluse che non emergevano prove di camere immediatamente adiacenti alle pareti della camera funeraria.

    Consulta lo studio
  • Ricerca geofisica

    Resistività elettrica nell’area della tomba di Tutankhamon

    Rivista: Journal of Cultural Heritage

    Le misure di tomografia a resistività elettrica individuarono anomalie nel sottosuolo attorno a KV62. Questi dati vengono oggi confrontati con i nuovi rilievi di microgravità.

    Consulta la ricerca
  • Fonte istituzionale

    La tomba di Tutankhamon – KV62

    Ente: Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

    La scheda ufficiale descrive la tomba, la sua scoperta, la struttura degli ambienti e le principali caratteristiche della sepoltura di Tutankhamon nella Valle dei Re.

    Consulta la scheda ufficiale
  • Ipotesi archeologica

    Nicholas Reeves e l’ipotesi della sepoltura di Nefertiti

    Progetto: Amarna Royal Tombs Project

    La ricerca di Reeves è alla base dell’ipotesi secondo cui la tomba di Tutankhamon potrebbe essere soltanto una parte di un complesso funerario più esteso, forse collegato a Nefertiti.

    Consulta le pubblicazioni
Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: .

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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