Più alberi per città più fresche: il nuovo metodo per proteggere i quartieri dal caldo estremo

La ricerca unisce scienza e partecipazione per scegliere dove concentrare ombra, biodiversità e benessere

LA NOTIZIA IN BREVE – Un nuovo strumento gratuito aiuta Comuni e cittadini a scegliere dove e come piantare alberi per ridurre gli effetti del caldo estremo nelle città. Si chiama Tree Value Visions, nasce da uno studio pubblicato su npj Urban Sustainability e integra dati climatici, biodiversità, salute e conoscenza quotidiana dei quartieri. Il metodo supera il semplice conteggio degli alberi e valuta ombra, disponibilità d’acqua, specie, manutenzione, mobilità e bisogni sociali. Residenti e tecnici possono così individuare strade troppo esposte al sole, percorsi scolastici, aree vicine a ospedali e fermate del trasporto pubblico dove il verde produce i benefici maggiori.

Anche l’Italia punta sulla forestazione urbana, sulla depavimentazione e sui sistemi di allerta sanitaria. Il PNRR prevede nuovi alberi e arbusti nelle città metropolitane, mentre il Piano nazionale di adattamento climatico promuove quartieri più verdi, suoli permeabili e spazi ombreggiati. La vera sfida resta concentrare gli interventi nelle zone più vulnerabili e garantire la cura degli alberi nel tempo.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento:

L’APPROFONDIMENTO – Un gruppo internazionale di ricercatori ha creato uno strumento gratuito per aiutare amministrazioni e comunità a progettare il futuro degli alberi nelle città. Si chiama Tree Value Visions e nasce dal confronto con residenti, tecnici comunali e decisori pubblici di Cardiff, Milton Keynes, Edimburgo, York e Camden. Il metodo considera insieme adattamento climatico, biodiversità, salute e rapporto degli abitanti con i luoghi.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica npj Urban Sustainability, affronta una questione sempre più urgente: dove, come e perché piantare alberi, mentre il caldo estremo mette sotto pressione quartieri, abitazioni e infrastrutture.

Le chiome schermano la radiazione solare e rinfrescano strade e piazze. Le alberature offrono habitat alla fauna urbana, favoriscono il benessere psicologico e rendono più confortevoli gli spostamenti a piedi. Il Regno Unito punta a raggiungere 30.000 ettari di nuove piantagioni ogni anno sull’intero territorio nazionale, nell’ambito delle strategie climatiche e di tutela della biodiversità. Le città richiedono però interventi calibrati sui bisogni sociali, sulle caratteristiche ambientali e sugli spazi disponibili in ogni quartiere.

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Dalla quantità degli alberi alla qualità delle scelte

Una forestazione urbana efficace richiede attenzione al terreno, alla disponibilità d’acqua, alle specie, alla manutenzione e agli usi dello spazio pubblico. Tree Value Visions supera quindi il semplice conteggio degli esemplari e orienta la progettazione verso la qualità complessiva del paesaggio.

Lo strumento guida amministratori, urbanisti, tecnici e cittadini attraverso diversi scenari futuri. I partecipanti definiscono priorità e possibili interventi: più ombra lungo i percorsi scolastici, corridoi ecologici tra le aree verdi, tutela degli alberi storici oppure riqualificazione delle strade più esposte al calore.

Il metodo collega il verde urbano a casa, mobilità, salute pubblica e resilienza climatica. Un filare può abbassare la temperatura percepita, rendere più piacevole il cammino e offrire rifugio a insetti e uccelli. Una sola scelta produce così vantaggi ambientali, sociali e sanitari.

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Quattro modi di immaginare gli alberi urbani

Il cuore di Tree Value Visions nasce da quattro diverse visioni della città alberata, pensate per mostrare come il valore degli alberi cambi a seconda dello sguardo con cui li osserviamo. In alcuni casi rappresentano l’identità stessa di un luogo: viali, parchi e grandi esemplari custodiscono ricordi, orientano il paesaggio e accompagnano la storia dei quartieri. In altri assumono soprattutto una funzione pratica, perché offrono ombra, immagazzinano carbonio, trattengono parte dell’acqua piovana e migliorano il comfort degli spazi pubblici.

Lo strumento invita a considerare anche ciò che accade oltre la singola pianta. Radici, suolo, funghi, insetti, uccelli e vegetazione formano una rete ecologica, capace di sostenere la biodiversità e rendere l’ambiente urbano più resistente al caldo e alla siccità. A questa dimensione si aggiunge il rapporto diretto con le persone, chiamate a partecipare alla cura del verde e alle decisioni che riguardano il proprio quartiere.

Le quattro prospettive si intrecciano nella realtà quotidiana. Un parco storico può conservare la memoria di una comunità, rinfrescare le strade circostanti, offrire rifugio a numerose specie e diventare uno spazio nel quale gli abitanti costruiscono insieme il futuro del quartiere. Il valore degli alberi urbani nasce proprio dalla capacità di svolgere più funzioni nello stesso luogo.

Le esperienze degli abitanti entrano nei progetti

Molte decisioni pubbliche si basano su indicatori come la quantità di carbonio immagazzinata, il numero di alberi piantati e l’impatto visivo. La ricerca amplia questa impostazione e include anche ricordi, abitudini e legami con il paesaggio urbano.

«I paesaggi alberati urbani sono luoghi nei quali le persone vivono, formano ricordi e costruiscono relazioni», spiega Jasper Kenter, responsabile del progetto e ricercatore di economia ecologica deliberativa presso l’Aberystwyth Business School.

Secondo Kenter, gli alberi influenzano il modo in cui le comunità attraversano e percepiscono i quartieri, dagli spostamenti quotidiani alle attività ricreative. Tree Value Visions porta queste esperienze nei processi decisionali insieme alle valutazioni ambientali ed economiche.

I residenti possono indicare le strade più calde, i percorsi maggiormente frequentati e le aree nelle quali nuove alberature produrrebbero i risultati più significativi. Le amministrazioni acquisiscono così informazioni complementari alle mappe e ai dati territoriali.

Uno strumento gratuito per i Comuni

La progettazione partecipata richiede personale, competenze e risorse economiche. Tree Value Visions offre un modello già sperimentato e pronto per l’utilizzo, particolarmente utile per le amministrazioni con bilanci limitati.

Il progetto comprende anche un corso online gratuito della Open University, rivolto a tecnici, amministratori e gruppi civici. Il percorso illustra come organizzare i gruppi di confronto, raccogliere i valori attribuiti agli alberi e trasformare le visioni condivise in azioni.

Il metodo aiuta i Comuni a selezionare le priorità e concentrare le risorse sugli interventi capaci di rispondere a più esigenze. La partecipazione può inoltre rafforzare la cura del verde nel tempo, perché coinvolge gli abitanti fin dalle prime fasi della progettazione.

Una ricerca sviluppata con cinque città

Gruppi rappresentativi di cittadini di Cardiff, Milton Keynes, Edimburgo, York e Camden hanno contribuito allo sviluppo e alla verifica dello strumento. Insieme ai responsabili del verde e agli amministratori, hanno esaminato gli scenari e individuato le azioni più adatte ai rispettivi territori.

La ricerca applica i principi dell’IPBES Values Assessment, il quadro internazionale che analizza i diversi modi attraverso i quali le persone attribuiscono valore alla natura. Il modello considera sia i benefici materiali degli ecosistemi sia le relazioni culturali e sociali che legano le comunità ai luoghi.

Al lavoro hanno partecipato Aberystwyth University, Loughborough University, University of York, The Open University, Forest Research, Stockholm Environment Institute, Ecologos Research, Washington State University e University of Oregon.

In Italia il contrasto al caldo parte dalla trasformazione delle città

Questa impostazione risulta particolarmente utile nelle città italiane, dove il caldo assume intensità diverse anche a poche centinaia di metri di distanza. Un quartiere ricco di parchi, giardini privati e viali alberati affronta condizioni differenti rispetto a un’area coperta da parcheggi, capannoni e grandi superfici asfaltate.

Anche l’Italia sta costruendo una risposta alle temperature estreme attraverso programmi di forestazione, interventi sullo spazio pubblico e sistemi di protezione sanitaria. Il riferimento nazionale è il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato il 21 dicembre 2023. Il documento offre a Regioni e Comuni un quadro per valutare i rischi climatici e sviluppare strategie locali, indicando il verde urbano tra gli strumenti capaci di ridurre le isole di calore e migliorare il comfort termico.

Il programma più rilevante per numero di alberi rientra nel PNRR e coinvolge le 14 città metropolitane italiane. L’investimento per la tutela e la valorizzazione del verde urbano ed extraurbano prevede 4,5 milioni di alberi e arbusti, 4.500 ettari di nuove foreste e il trapianto di almeno 3,5 milioni di esemplari nelle destinazioni definitive. Il portale governativo dedicato all’attuazione del Piano segnala oltre 1,8 milioni di alberi già piantati.

Questi interventi interessano aree urbane, periurbane ed extraurbane e puntano a recuperare spazi residuali, suoli degradati e territori segnati dal consumo di suolo. La capacità di raffrescare i quartieri dipende però dalla posizione degli alberi. Una nuova area forestale ai margini della città produce benefici ecologici, mentre filari, parchi di prossimità e piazze ombreggiate proteggono direttamente chi cammina, aspetta un autobus o vive in un edificio esposto al sole.

La sfida riguarda quindi la distribuzione del verde. I quartieri più densamente costruiti e con meno alberi richiedono interventi prioritari, insieme a scuole, ospedali, fermate del trasporto pubblico, residenze per anziani e percorsi pedonali. Il metodo britannico offre uno spunto utile anche per l’Italia: affiancare alle mappe climatiche la conoscenza quotidiana degli abitanti.

Alberi, suoli permeabili e superfici che accumulano meno calore

La forestazione rappresenta una parte della soluzione. Il Programma sperimentale di interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano, rivolto ai Comuni con più di 60.000 abitanti, finanzia azioni contro ondate di calore, siccità e precipitazioni estreme. I progetti comprendono il potenziamento del verde, la creazione di aree ombreggiate e la sostituzione di alcune superfici impermeabili con spazi vegetati e suoli capaci di assorbire l’acqua.

Questa combinazione affronta una delle cause principali del surriscaldamento urbano. Asfalto, cemento e coperture scure assorbono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente durante la notte. La riduzione delle superfici impermeabili, l’impiego di pavimentazioni più adatte, la presenza di acqua e l’aumento della copertura vegetale aiutano la città a disperdere calore.

Le simulazioni realizzate dal progetto MIRIFICUS nelle aree di Roma e Firenze mostrano l’efficacia di un approccio integrato. Riforestazione, depavimentazione e materiali che trattengono meno calore possono produrre, negli scenari studiati, una riduzione delle temperature fino a quattro gradi nelle ore più calde.

Il dato indica anche la direzione da seguire. Piantare alberi produce risultati più solidi quando la progettazione comprende spazio per le radici, acqua nei primi anni, specie adatte al clima futuro e manutenzione continuativa. Una città più fresca nasce dall’incontro tra chiome, suolo, acqua e forma degli edifici.

Legambiente chiede verde nei quartieri più esposti

Anche Legambiente indica gli alberi come infrastrutture essenziali per proteggere le città dal caldo, inserendoli in una strategia che comprende parchi, tetti verdi, suoli permeabili e spazi ombreggiati. Con la campagna Che caldo che fa, l’associazione misura le temperature presso fermate, scuole, farmacie e piazze, concentrando l’attenzione sui quartieri nei quali la scarsità di verde si accompagna alle maggiori fragilità sociali.

Legambiente chiede inoltre una strategia nazionale per i rifugi climatici, trasformando biblioteche, cortili scolastici, giardini e centri civici in luoghi freschi e accessibili durante le ondate di calore. Tra le priorità indica anche la manutenzione degli alberi e la piena applicazione della legge sul verde urbano.

La protezione sanitaria durante le ondate di calore

Gli interventi urbanistici richiedono anni per produrre tutti i loro effetti. Durante le emergenze estive, l’Italia affida la risposta immediata al Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute.

Per l’estate 2026, il Ministero della Salute pubblica dal 25 maggio al 20 settembre bollettini giornalieri dedicati a 27 città. Le previsioni coprono 24, 48 e 72 ore e utilizzano quattro livelli di rischio, dal livello zero fino al livello tre, associato a condizioni elevate e persistenti. I centri locali ricevono gli avvisi e possono attivare interventi rivolti soprattutto ad anziani, persone con patologie croniche, bambini e donne in gravidanza.

Al sistema di allerta si affiancano la sorveglianza della mortalità giornaliera in 54 città, il monitoraggio degli accessi ai pronto soccorso e il numero di pubblica utilità 1500, dedicato alle informazioni sul caldo e sui servizi disponibili.

Questa rete interviene sugli effetti immediati, mentre alberi, suoli permeabili e nuovi spazi ombreggiati riducono l’esposizione nel lungo periodo. La protezione più efficace nasce dall’integrazione delle due strategie: avvisi e assistenza durante l’emergenza, trasformazione fisica dei quartieri per le estati future.

La città del futuro cresce dalle radici

L’Italia dispone di programmi di forestazione, strumenti di adattamento e sistemi sanitari di allerta. La sfida consiste ora nel coordinare gli interventi, individuare i quartieri più vulnerabili e garantire la manutenzione nel tempo.

Link utili:
Tree Value Visions – Integrating relational values and multispecies justice in urban treescape management | npj Urban Sustainability

Tree Value Visions: training course
Piano Nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici – PNACC – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica
Caldo crisi climatica Goletta Verde in azione e l’appello al Governo – Legambiente

Note per i lettori

L'immagine utilizzata in questo articolo è stata realizzata con l'ausilio dell'AI

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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