Biodiversità a pezzi: grave frammentazione per metà delle foreste

Colpisce più della deforestazione e i tropici pagano il prezzo più alto. La crisi silenziosa di cui si parla ancora troppo poco

Negli ultimi vent’anni il mondo ha parlato quasi solo di deforestazione, dimenticando un fenomeno altrettanto pericoloso: la frammentazione delle foreste. Non si tratta semplicemente di perdere alberi, ma di spezzare in tanti pezzi isolati ecosistemi che prima erano continui. E questo riduce drasticamente la capacità delle foreste di custodire biodiversità e di immagazzinare carbonio, due funzioni vitali per la vita sul pianeta.

Un recente studio pubblicato su Science ribalta la narrazione ottimistica che nel 2023 aveva fatto sperare in un calo della frammentazione. I nuovi dati mostrano invece che oltre la metà delle foreste mondiali si è frammentata ulteriormente tra il 2000 e il 2020, con punte drammatiche nelle aree tropicali. Le cause? Agricoltura, tagli intensivi, incendi e sfruttamento commerciale. Ma la vera sorpresa è che, a differenza della deforestazione, la frammentazione può essere reversibile se i territori vengono protetti.

Secondo gli autori, “il nostro studio rivela un declino diffuso dell’integrità ecologica delle foreste negli ultimi vent’anni, guidato in gran parte dalle attività umane”. Una dichiarazione che suona come un monito globale: il pericolo non è solo abbattere alberi, ma frantumare la continuità ecologica.

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Misurare la frammentazione: la scienza non parla con una sola voce

La difficoltà principale è che la frammentazione non si misura facilmente. La ricerca del 2023 aveva utilizzato solo parametri strutturali, come il numero e la dimensione delle macchie forestali o la lunghezza dei bordi. Ma questa visione parziale ha portato a una sottostima.

Il nuovo studio ha ampliato lo sguardo, includendo anche metriche di aggregazione (quanto i frammenti tendono a rimanere vicini) e metriche di connettività (quanto le aree spezzate restano collegate ecologicamente). Con l’analisi di nove indicatori diversi, incrociati con dati satellitari ad alta risoluzione, è emerso un quadro molto più cupo:

  • tra il 51% e il 67% delle foreste globali hanno perso connettività;
  • nelle foreste tropicali la quota sale fino all’80%;
  • le metriche di aggregazione mostrano frammentazione in oltre il 70% delle aree.

Gli autori spiegano: “Le metriche di aggregazione valutano il grado di raggruppamento, ma possono trascurare l’estensione complessiva. Quelle di connettività, invece, includono area e configurazione spaziale, offrendo un quadro più rilevante dal punto di vista ecologico”.

Tropici sotto assedio: agricoltura e legname i colpevoli principali

Analizzando i fattori scatenanti, la ricerca attribuisce il 37% della frammentazione globale all’agricoltura, quota che nei tropici raggiunge il 61%. Seguono le attività di sfruttamento forestale (34% a livello globale), gli incendi e la deforestazione per materie prime come palma da olio e soia.

Ma c’è un dato che lascia spiragli di speranza: le aree protette hanno subito l’82% di frammentazione in meno rispetto a quelle non tutelate. In particolare, le zone tropicali sotto protezione hanno mostrato un’efficacia notevole nel contenere la pressione agricola. Questo significa che gran parte della frammentazione non è un destino irreversibile: se fermata in tempo, la natura può ricucire le sue ferite.

Gli scienziati lo dicono chiaramente: “Questi risultati evidenziano l’efficacia e l’importanza delle aree protette tropicali nel limitare la frammentazione indotta dall’uomo e sottolineano l’urgenza di espandere la protezione in queste regioni”.

Limiti dello studio e sfide future per la conservazione

Come ogni ricerca, anche questa non è priva di limiti. I dati satellitari, pur ad alta risoluzione, non riescono sempre a rilevare strade strette, distinguere tra foreste naturali e agroforestali, né a individuare ricrescite sotto i 5 metri di altezza. Questo potrebbe significare che la perdita reale di foresta è persino sottostimata.

Un altro punto critico è la divergenza tra metriche. A seconda di come si misura, il grado di frammentazione cambia. Ma gli autori insistono che la scelta di parametri ecologicamente significativi è l’unico modo per avere un quadro realistico. E l’analisi aggregata di più indicatori punta in una direzione chiara: le foreste del mondo si stanno spezzando a ritmi pericolosi.

Gli studiosi concludono: “La forte divergenza tra metriche evidenzia l’urgenza di strumenti ecologicamente rilevanti per valutare e affrontare questi cambiamenti”.

Cosa resta da fare: proteggere, restaurare, ricucire

Il messaggio che arriva dalla ricerca è netto: più aree protette, meno frammentazione. La protezione è la prima barriera, ma non basta. Serve anche ripensare l’uso del suolo, contenere l’espansione agricola e adottare pratiche sostenibili di sfruttamento forestale.

La buona notizia è che molte delle cause della frammentazione, come agricoltura e taglio del legname, sono reversibili. Questo lascia aperta la possibilità di un recupero, a patto che governi e comunità internazionali decidano di investire nella tutela ecologica. Il futuro delle foreste, e quindi della stabilità climatica globale, dipende da questa scelta.

Fonte:
Science

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