L’Europa sotto attacco hacker: quali infrastrutture rischiano di crollare?

Dai supermercati alle banche del sangue, cresce l’allarme sui sistemi di controllo remoto. Fotovoltaico, eolico e acquedotti tra i settori più esposti

LA NOTIZIA IN BREVE – La crescente digitalizzazione delle infrastrutture europee sta facendo emergere vulnerabilità che potrebbero avere conseguenze pesanti sulla sicurezza energetica, sanitaria e industriale del continente. I recenti attacchi ai sistemi di refrigerazione dei supermercati e alle strutture francesi per la conservazione del sangue hanno riportato l’attenzione sui dispositivi controllati da remoto, spesso gestiti attraverso software proprietari e piattaforme condivise da numerosi operatori. Tra i settori più delicati figurano il fotovoltaico industriale e l’eolico: la compromissione dei sistemi di gestione potrebbe consentire agli hacker di interrompere la produzione elettrica di più impianti nello stesso momento, mettendo sotto pressione le reti. A complicare il quadro contribuisce la forte dipendenza europea da tecnologie straniere, soprattutto cinesi, e la difficoltà di verificare tutti i collegamenti e le autorizzazioni presenti nelle apparecchiature. Mentre Bruxelles rafforza le norme sulla cybersicurezza, resta aperta una questione fondamentale: quanto controllo conserva davvero l’Europa sulle infrastrutture dalle quali dipendono milioni di cittadini?

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L’APPROFONDIMENTO – Prima i supermercati, ora le banche del sangue. L’ondata di attacchi informatici che sta attraversando l’Europa ha raggiunto anche le infrastrutture sanitarie, mostrando quanto possa essere vulnerabile un sistema industriale collegato alla rete. Il 2 novembre, mentre decine di punti vendita in diversi Paesi europei subivano manomissioni ai sistemi di refrigerazione, tre strutture francesi dell’Établissement français du sang (EFS), l’ente pubblico responsabile della raccolta e distribuzione del sangue, hanno registrato un’intrusione nei dispositivi che controllano la conservazione degli emocomponenti. Gli aggressori hanno alterato le impostazioni di temperatura e sbrinamento, portandole a valori incompatibili con la corretta conservazione dei prodotti. Gli allarmi hanno consentito al personale di intervenire prima che si verificassero danni alle scorte o conseguenze per i pazienti.

L’attacco, secondo le informazioni diffuse dall’EFS e dalle autorità francesi, ha interessato apparecchiature riconducibili a un fornitore esterno. Un dettaglio che assume rilievo alla luce degli episodi registrati nei supermercati, dove frigoriferi e congelatori sono stati manomessi a distanza attraverso sistemi elettronici di controllo. In Svezia alcuni dispositivi sono stati impostati a 50 gradi, rendendo necessaria l’eliminazione di prodotti alimentari; in Estonia, invece, il tempestivo intervento dei tecnici ha evitato la perdita delle merci. Segnalazioni sono arrivate anche da Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Italia e altri Paesi.

Le indagini dovranno ora chiarire se esistano dei collegamenti tra gli episodi e chi ne sia responsabile. Nel frattempo, quanto accaduto apre una questione decisamente ampia, che investe direttamente la sicurezza delle infrastrutture europee: se gli hacker sono riusciti a modificare a distanza il funzionamento di apparecchiature industriali, quali altri sistemi potrebbero subire attacchi analoghi?

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La debolezza di un’Europa sempre più connessa

Il problema riguarda buona parte delle infrastrutture che sostengono le attività economiche e i servizi essenziali. Negli ultimi vent’anni, la digitalizzazione ha portato all’installazione di dispositivi connessi in centrali elettriche, impianti fotovoltaici, parchi eolici, acquedotti, strutture ospedaliere e grandi centri logistici, consentendo ai gestori di controllare la produzione, intervenire sui parametri operativi e individuare guasti senza raggiungere fisicamente le apparecchiature.

La gestione remota offre vantaggi considerevoli, soprattutto quando gli impianti sono distribuiti su territori estesi, ma introduce inevitabilmente dei rischi… rischi che aumentano in presenza di software obsoleti, collegamenti privi di adeguate protezioni o servizi affidati a fornitori esterni. Un singolo accesso compromesso potrebbe consentire agli aggressori di intervenire su più installazioni, qualora queste condividano una piattaforma di amministrazione o utilizzino le stesse credenziali.

Molte infrastrutture impiegano sistemi di controllo industriale, indicati con le sigle ICS e SCADA, sviluppati per governare processi fisici: temperature, pressioni, flussi elettrici, pompe, valvole e motori. Alcuni dispositivi rimangono in servizio per molti anni e non sempre ricevono aggiornamenti adeguati all’evoluzione delle minacce informatiche. Sostituirli comporta costi e può richiedere l’arresto della produzione, circostanza che spesso spinge le aziende a prolungarne l’utilizzo.

L’ENISA, l’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza, considera la compromissione dei fornitori e delle catene tecnologiche una delle minacce che richiedono maggiore attenzione. I servizi affidati a soggetti terzi possono infatti rappresentare un punto d’ingresso verso organizzazioni che, pur disponendo di difese informatiche proprie, dipendono da apparecchiature sulle quali esercitano un controllo incompleto.

Fotovoltaico industriale, il rischio di spegnere intere centrali

Tra i settori più delicati figura la produzione elettrica da fonti rinnovabili, la cui crescita ha portato alla diffusione di milioni di dispositivi elettronici destinati a regolare l’immissione dell’energia nelle reti.

Gli impianti fotovoltaici industriali dipendono dagli inverter, apparecchiature che trasformano la corrente continua generata dai pannelli in corrente alternata. Nei sistemi moderni questi dispositivi svolgono anche funzioni di regolazione e protezione, possono ricevere aggiornamenti software e, quando la configurazione lo prevede, consentono al gestore di modificare la potenza erogata o sospendere la produzione attraverso collegamenti remoti.

Un aggressore che riuscisse a ottenere il controllo di numerosi inverter potrebbe provocare uno spegnimento coordinato degli impianti, sottraendo alla rete una quantità di energia anche considerevole. Le conseguenze dipenderebbero dall’entità della produzione interrotta, dalla distribuzione geografica delle centrali e dalle condizioni del sistema elettrico nel momento dell’attacco.

I gestori dispongono di riserve e meccanismi automatici per compensare le variazioni della produzione, ma una perdita improvvisa di potenza su vasta scala potrebbe richiedere misure straordinarie, fino al distacco di alcune utenze per evitare che lo squilibrio si propaghi.

Il rischio è stato esaminato nell’aprile 2025 da SolarPower Europe, che ha pubblicato uno studio realizzato da DNV dedicato alla sicurezza informatica del fotovoltaico e alla stabilità delle reti elettriche. Il documento richiama l’attenzione sulla crescente diffusione di inverter connessi a Internet e raccomanda limiti più severi agli accessi remoti, verifiche sui fornitori e requisiti di sicurezza specifici per il settore.

La questione è arrivata anche all’attenzione della Commissione europea, che il 28 settembre ha pubblicato un rapporto sui rischi informatici degli impianti fotovoltaici connessi alla rete. Bruxelles considera le installazioni solari ed eoliche infrastrutture prioritarie per la cybersicurezza, prendendo in esame anche la manipolazione della produzione e la possibilità di provocare interruzioni elettriche mediante accessi abusivi.

Il problema degli inverter cinesi e dei software proprietari

Una delle maggiori preoccupazioni riguarda la dipendenza dell’Europa dalle tecnologie prodotte all’estero. Il mercato mondiale degli inverter fotovoltaici è dominato da aziende cinesi, che negli ultimi anni hanno conquistato una quota rilevante delle forniture destinate agli impianti europei. Una presenza commerciale favorita dai prezzi competitivi e dalla capacità produttiva, ma che pone interrogativi sulla possibilità di verificare il funzionamento dei dispositivi e dei programmi utilizzati per gestirli.

Molti inverter impiegano software proprietari, piattaforme cloud e sistemi di aggiornamento che rimangono sotto il controllo del produttore. Per il proprietario di una centrale può risultare difficile conoscere tutti i collegamenti attivi, verificare il codice installato e stabilire quali interventi possano essere eseguiti dall’esterno.

Nel maggio 2025 Reuters ha rivelato che esperti statunitensi avevano individuato dispositivi di comunicazione non documentati all’interno di alcuni inverter e sistemi di accumulo fabbricati in Cina. Tra i componenti segnalati figuravano apparati radio cellulari che avrebbero potuto consentire collegamenti indipendenti dai canali di comunicazione conosciuti dai gestori.

La presenza di dispositivi non dichiarati rappresenta un ulteriore rischio perché potrebbe permettere di aggirare alcune protezioni informatiche, offrendo possibilità di accesso alle apparecchiature.

Il problema della dipendenza tecnologica rimane anche in assenza di prove di un sabotaggio organizzato. Un impianto strategico dovrebbe poter continuare a funzionare sotto il controllo del proprio gestore anche qualora venissero interrotti i collegamenti con i server del produttore, mentre ogni intervento remoto dovrebbe essere autorizzato, registrato e sottoposto a verifiche indipendenti.

Nel giugno di quest’anno la Commissione europea ha indicato fotovoltaico ed eolico tra i settori energetici prioritari per la sicurezza informatica, richiamando i rischi legati ai fornitori considerati ad alto rischio. Le iniziative europee prevedono anche restrizioni all’impiego di determinati inverter nei progetti finanziati con risorse dell’Unione.

La questione riguarda la provenienza delle tecnologie, e anche la concentrazione del mercato. La compromissione di una piattaforma utilizzata da numerosi operatori potrebbe esporre impianti appartenenti a proprietari differenti, persino quando questi ultimi dispongono di reti aziendali separate.

Parchi eolici, il precedente delle 5.800 turbine

Il settore eolico ha già sperimentato le conseguenze di un attacco contro un’infrastruttura digitale condivisa. Il 24 febbraio del 2022, nelle ore in cui iniziava l’invasione russa dell’Ucraina, un’operazione informatica contro la rete satellitare KA-SAT di Viasat interruppe le comunicazioni con circa 5.800 turbine del produttore tedesco Enercon, distribuite in diversi Paesi europei. Gli aerogeneratori continuarono a produrre elettricità attraverso i sistemi automatici locali, ma gli operatori persero temporaneamente le funzioni di monitoraggio e controllo remoto.

L’attacco colpì la rete di comunicazione utilizzata dagli impianti, mettendo in evidenza quanto un servizio esterno possa incidere sulla gestione di migliaia di macchine.

Nei moderni parchi eolici i sistemi elettronici regolano numerosi processi, dall’orientamento delle turbine alla gestione della produzione elettrica, mentre i centri di supervisione raccolgono dati e impartiscono comandi alle apparecchiature. Un’intrusione nei sistemi di gestione potrebbe rendere indisponibili alcune funzioni, provocare arresti precauzionali o interrompere la produzione, con conseguenze differenti a seconda dell’architettura degli impianti e delle protezioni installate.

Acquedotti, ospedali e trasporti: i settori esposti

La produzione elettrica rappresenta una parte del problema. Sistemi analoghi a quelli presenti negli impianti energetici vengono utilizzati per governare acquedotti, depuratori, strutture sanitarie e infrastrutture logistiche, dove un’anomalia informatica può provocare conseguenze che superano il perimetro dell’organizzazione colpita.

Negli acquedotti, controllori elettronici regolano pompe, pressioni, livelli dei serbatoi e processi di trattamento. Un accesso abusivo potrebbe interferire con queste funzioni e costringere i gestori a isolare sezioni dell’impianto o ricorrere a procedure manuali, mentre eventuali alterazioni dei trattamenti richiederebbero l’intervento dei sistemi di sicurezza e dei controlli sulla qualità dell’acqua.

Negli ospedali, oltre ai sistemi informativi, assumono particolare importanza le apparecchiature utilizzate per la conservazione di farmaci, campioni biologici e prodotti ematici. L’episodio francese dimostra quanto siano importanti gli allarmi indipendenti e la possibilità di trasferire i materiali verso impianti che non dipendono dai sistemi compromessi.

Porti, interporti e grandi centri di distribuzione presentano vulnerabilità differenti, legate soprattutto ai programmi che coordinano l’arrivo delle merci, la movimentazione dei container e le operazioni di trasporto. Un blocco prolungato potrebbe rallentare le forniture destinate a imprese, ospedali e punti vendita, con ripercussioni che continuerebbero anche dopo il ripristino dei servizi.

Le difficoltà aumenterebbero qualora più infrastrutture venissero colpite nello stesso periodo. Un’interruzione elettrica potrebbe ostacolare il funzionamento delle telecomunicazioni e dei sistemi idrici, mentre problemi nelle reti di comunicazione renderebbero più difficile il coordinamento dei servizi di emergenza. Sono scenari che richiedono condizioni precise e sui quali non esistono elementi per formulare previsioni certe, ma che rientrano nelle valutazioni di rischio delle autorità incaricate della protezione delle infrastrutture critiche.

Le difese europee e il problema degli impianti già installati

L’Unione europea ha introdotto nuove misure per rafforzare la sicurezza delle infrastrutture attraverso la direttiva NIS2, che amplia gli obblighi di gestione del rischio e segnalazione degli incidenti per le organizzazioni attive nei settori essenziali. A queste disposizioni si affiancano norme dedicate alla protezione delle reti elettriche e alla sicurezza dei prodotti digitali.

L’efficacia delle misure dipenderà però dalla loro applicazione agli impianti in esercizio. Molte infrastrutture utilizzano componenti installati anni fa, sviluppati con criteri di sicurezza oggi insufficienti oppure collegati a servizi esterni dei quali il gestore non possiede una documentazione completa.

Per ridurre l’esposizione agli attacchi occorrono controlli sugli accessi remoti, separazione delle reti industriali, verifica dei software e procedure di emergenza che consentano agli operatori di mantenere il controllo locale anche durante un’interruzione dei collegamenti esterni. Un’attenzione particolare dovrebbe essere riservata ai fornitori che gestiscono numerose installazioni attraverso un’unica piattaforma.

Resta inoltre aperto il tema della trasparenza tecnologica. Conoscere la provenienza di un dispositivo rappresenta soltanto una parte della verifica: occorre sapere quali comunicazioni può stabilire, chi autorizza gli aggiornamenti, quali dati vengono trasferiti e se il produttore conserva capacità di intervento dopo l’installazione.

Gli attacchi ai supermercati e alle strutture francesi per la conservazione del sangue non dimostrano che sia in corso una campagna coordinata contro tutte le infrastrutture europee, ma pongono una questione che riguarda la sicurezza economica e industriale dell’intero continente. L’Europa ha affidato una parte crescente delle proprie infrastrutture a dispositivi connessi, software proprietari e fornitori internazionali, senza che in tutti i casi sia possibile verificare fino in fondo chi possa intervenire sul loro funzionamento.

Link e fonti

Rapporti tecnici, documenti europei e testimonianze originali per approfondire gli attacchi hacker e i rischi per le infrastrutture strategiche.

  • Inchiesta giornalistica

    European retailers hit by supermarket fridge hack

    Ente: Reuters · Data:

    Il servizio documenta gli attacchi ai sistemi di refrigerazione dei supermercati europei, attraverso dichiarazioni raccolte presso catene commerciali e responsabili dei negozi. Consente di verificare i Paesi interessati, le alterazioni delle temperature e le conseguenze sulla conservazione degli alimenti.

    Leggi l’inchiesta
  • Comunicazione aziendale

    Cybersecurity update

    Ente: Coolworld · Data:

    Dichiarazione del fornitore di impianti frigoriferi coinvolto nell’incidente che ha interessato anche strutture francesi per la conservazione dei prodotti ematici. Coolworld conferma un problema legato al software di monitoraggio remoto e attribuisce la vulnerabilità a un componente di terze parti. La comunicazione non costituisce un rapporto tecnico indipendente.

    Consulta la comunicazione
  • Rapporto tecnico

    Solutions for PV Cyber Risks to Grid Stability

    Ente: DNV / SolarPower Europe · Data:

    Analisi dei rischi informatici associati agli impianti fotovoltaici e agli inverter connessi alla rete. Esamina le possibili conseguenze sulla stabilità del sistema elettrico e propone misure di protezione per gli accessi remoti e le piattaforme di controllo. Gli scenari analizzati rappresentano valutazioni di rischio, non attacchi già avvenuti.

    Consulta il rapporto
  • Documento istituzionale

    Critical infrastructure and cybersecurity

    Ente: Commissione europea · Consultazione:

    Pagina ufficiale dedicata alla protezione delle infrastrutture energetiche europee. Raccoglie gli strumenti normativi e i rapporti tecnici, compreso il documento pubblicato nel settembre 2026 sui rischi informatici degli impianti fotovoltaici connessi a Internet. È utile per verificare le iniziative dell’UE e le misure proposte per la sicurezza della rete.

    Consulta i documenti
  • Rapporto sull’incidente

    KA-SAT Network cyber attack overview

    Ente: Viasat · Data:

    Ricostruzione tecnica pubblicata dall’operatore satellitare dopo l’attacco del 24 febbraio 2022 alla rete KA-SAT. Descrive la compromissione dei sistemi di gestione e l’interruzione dei collegamenti di migliaia di modem europei. L’incidente provocò anche la perdita delle comunicazioni remote di migliaia di turbine eoliche Enercon, pur senza arrestarne la produzione.

    Consulta il rapporto
  • Inchiesta originale

    Rogue communication devices found in Chinese solar power inverters

    Ente: Reuters · Data:

    Inchiesta basata su informazioni raccolte presso fonti vicine alle verifiche tecniche statunitensi. Riferisce del ritrovamento di componenti di comunicazione non documentati in alcuni inverter e sistemi di accumulo fabbricati in Cina. L’indagine non stabilisce la diffusione del fenomeno e non dimostra l’esistenza di un sistema generalizzato di controllo occulto.

    Leggi l’inchiesta
  • Direttiva europea

    Direttiva (UE) 2022/2555 – NIS 2

    Ente: Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea · Data:

    Testo normativo che introduce requisiti comuni di cybersicurezza per numerosi settori essenziali e importanti, tra cui energia, sanità, trasporti, acqua e infrastrutture digitali. Disciplina la gestione dei rischi, la sicurezza della catena di fornitura e la notifica degli incidenti. Permette di verificare il quadro giuridico europeo richiamato nell’approfondimento.

    Consulta la direttiva
Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: .

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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