Pacchi extra-UE, in arrivo la doppia tassa sugli acquisti online

Il Governo rinvia a ottobre il contributo italiano da 2 euro, ma dal 1° luglio parte il dazio europeo da 3 euro. Per i mini-pacchi sotto i 150 euro cambia il costo reale degli ordini spediti da Paesi terzi

Dal 1° ottobre 2026 i pacchi extra-UE di valore non superiore a 150 euro potranno arrivare al consumatore con due voci di costo aggiuntive. Al dazio europeo da 3 euro, previsto dal 1° luglio, si potrà sommare il contributo amministrativo italiano da 2 euro, rinviato dal Governo con il Decreto Infrastrutture. Il rinvio evita la partenza simultanea dei due prelievi, ma sposta soltanto di tre mesi l’impatto completo sugli acquisti online di basso valore.

La misura riguarda soprattutto gli ordini effettuati su marketplace internazionali con merce spedita da Paesi terzi. Il dazio UE supera la franchigia doganale sotto i 150 euro e punta a rafforzare controlli, tracciabilità e concorrenza con gli operatori europei. Il contributo italiano serve invece a coprire i costi amministrativi dello sdoganamento e resta distinto da dazi e IVA.

Per i consumatori diventa decisivo verificare Paese di spedizione, prezzo completo, condizioni di reso e possibili oneri doganali. Un prodotto molto economico può perdere convenienza se il costo finale emerge solo alla consegna.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento:

Dal 1° ottobre un mini-pacco proveniente da un Paese extra-UE, e di valore non superiore a 150 euro, potrebbe arrivare al consumatore con due voci di costo aggiuntive. La prima è il dazio europeo da 3 euro, in partenza dal 1° luglio, la seconda è il contributo amministrativo italiano da 2 euro, rinviato dal Governo al 1° ottobre con il Decreto Infrastrutture. Il rinvio italiano evita la partenza simultanea dei due prelievi, ma sposta soltanto di tre mesi l’impatto completo sugli acquisti online di basso valore.

Per chi compra da marketplace internazionali, la conseguenza riguarda il prezzo totale realmente pagato. Ordini costruiti sulla convenienza del singolo articolo possono diventare meno competitivi quando entrano nel conto oneri doganali, IVA, gestione dello sdoganamento e spese di consegna.

Perché le due misure seguono calendari diversi?

Il contributo italiano nasce con la Legge di Bilancio 2026 per coprire i costi amministrativi degli adempimenti doganali. Il Decreto Infrastrutture ne sposta l’avvio al 1° ottobre, concedendo più tempo a corrieri, spedizionieri, marketplace e imprese per adeguare sistemi informatici, dichiarazioni e procedure di incasso. Il dazio europeo segue invece la disciplina doganale dell’Unione e parte dal 1° luglio. La diversa decorrenza crea una fase in due tempi. Da luglio cambia il quadro UE. Da ottobre entra anche la voce nazionale, quando la spedizione rientra nelle condizioni previste.

La distinzione tecnica resta importante. Il dazio UE appartiene al regime doganale comune. Il contributo italiano copre costi amministrativi nazionali. Per il cliente finale, però, il risultato può tradursi in un aumento dell’importo da pagare.

Che cosa cambia dal 1° luglio?

Dal 1° luglio l’Unione europea introduce un dazio doganale transitorio da 3 euro sui beni di basso valore importati da Paesi extra-UE. La misura riguarda soprattutto le vendite a distanza, quindi gli acquisti online spediti direttamente da fornitori esterni all’Unione.

La riforma supera la franchigia doganale sotto i 150 euro, nata in un contesto commerciale molto diverso. Con l’esplosione dell’e-commerce, milioni di spedizioni a basso valore arrivano ogni giorno nei Paesi membri con flussi difficili da controllare attraverso gli strumenti tradizionali.

Il dazio transitorio resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, in attesa del nuovo sistema doganale digitale per l’e-commerce. Bruxelles punta a recuperare gettito, rendere più leggibili i flussi, rafforzare la tracciabilità e ridurre lo squilibrio competitivo con gli operatori europei.

Il dazio da 3 euro si applica al pacco o ai prodotti?

Il calcolo guarda agli articoli contenuti nella spedizione e alla loro classificazione tariffaria. Questo dettaglio può cambiare il costo dell’ordine.

Un pacco con cinque magliette della stessa categoria può generare un solo importo da 3 euro. Un pacco con una maglietta e un orologio può arrivare a 6 euro, perché contiene prodotti appartenenti a categorie doganali diverse. Per gli acquisti molto economici, la composizione del carrello diventa quindi rilevante. Articoli diversi nello stesso ordine possono produrre un aggravio superiore rispetto a una spedizione omogenea.

Che cosa scatterà dal 1° ottobre in Italia?

Dal 1° ottobre entrerà in vigore il contributo amministrativo italiano da 2 euro sulle spedizioni extra-UE con valore fino a 150 euro. La norma collega questa somma alle spese sostenute per gli adempimenti doganali. L’Agenzia delle Dogane distingue il contributo italiano dal dazio ordinario e lo tiene fuori dalla base imponibile IVA. L’operatore dovrà quindi gestirlo come voce autonoma, separata da dazi, IVA all’importazione e altri costi di sdoganamento.

Nei flussi doganali il contributo usa il codice tributo 159. Le dichiarazioni ordinarie H1 e le dichiarazioni semplificate H7, molto usate nell’e-commerce di basso valore, restano gli strumenti principali per la gestione dei pacchi.

Chi sostiene il costo nella pratica?

Le regole individuano il dichiarante doganale come soggetto chiamato a gestire dichiarazione e versamento. Nei flussi dell’e-commerce questo ruolo può ricadere su corrieri, spedizionieri, operatori postali, venditori o soggetti collegati ai marketplace.

Il costo può arrivare al cliente in forme diverse. Il marketplace può inserirlo nel prezzo, il venditore può caricarlo nella spedizione, il corriere può presentarlo come onere di sdoganamento oppure richiederlo prima della consegna.

La differenza per il consumatore dipende dalla trasparenza. Un costo indicato prima del pagamento permette di valutare l’acquisto. Un addebito comunicato alla consegna genera sorpresa, reclami e perdita di fiducia.

Quali spedizioni rientrano nel contributo italiano?

Il contributo italiano riguarda le spedizioni provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea con valore dichiarato non superiore a 150 euro. Il perimetro comprende invii commerciali, spedizioni destinate alle imprese e pacchi tra privati privi di pagamento, quando la merce entra nel territorio doganale dell’Unione attraverso una dichiarazione di importazione definitiva.

Per le merci commerciali conta il prezzo di vendita. Trasporto e assicurazione restano fuori dal calcolo solo quando la fattura li indica separatamente. Per le merci senza corrispettivo economico conta il valore che il bene avrebbe avuto in una vendita verso l’Unione europea.

Gli oneri doganali restano fuori dal calcolo della soglia. Questa regola evita che il contributo stesso o altri costi riscossi dalle autorità facciano superare artificialmente il limite dei 150 euro.

Quali pacchi restano esclusi?

Il contributo italiano riguarda l’importazione definitiva, quindi l’immissione in libera pratica delle merci extra-UE. Restano fuori le merci unionali che rientrano dopo una temporanea esportazione nei casi indicati dalle istruzioni doganali. La distinzione interessa soprattutto le imprese che inviano prodotti fuori dall’Unione per riparazioni, lavorazioni o altre operazioni temporanee e poi li fanno rientrare. In questi casi contano regime doganale, documentazione del rientro e corretta qualificazione della merce.

Per il consumatore comune la verifica più utile riguarda il luogo di partenza della spedizione. Un prodotto spedito da un magazzino UE ha già superato la fase di importazione. Un pacco che parte direttamente da un Paese terzo può invece rientrare nelle nuove regole.

Perché l’Europa interviene sui mini-pacchi?

La franchigia sotto i 150 euro ha favorito per anni piccoli invii diretti ai consumatori. Quel modello ha ampliato l’offerta e abbassato molti prezzi, ma ha reso più complessi i controlli su valore dichiarato, descrizione della merce, documenti di conformità ed etichette. La riforma europea punta a rendere più visibile l’e-commerce extra-UE e a ridurre il vantaggio dei venditori che spediscono dall’esterno del mercato unico senza sostenere gli stessi obblighi fiscali, ambientali, doganali e di sicurezza degli operatori europei.

Il tema riguarda anche la qualità dei prodotti. Prezzi molto bassi e venditori poco identificabili possono aumentare il rischio di articoli non conformi, soprattutto in settori sensibili come cosmetici, integratori, giocattoli, caricabatterie, dispositivi elettrici, occhiali e oggetti a contatto con la pelle.

Che cosa deve controllare il consumatore prima di comprare?

Prima dell’acquisto conviene verificare Paese di spedizione, prezzo completo, condizioni di reso e costi di importazione. Un sito in italiano, un prezzo in euro o una consegna rapida non garantiscono che la merce parta dall’Unione europea. Il reso merita attenzione, perché anche la semplice restituzione di un prodotto spedito da un Paese extra-UE può costare più del prodotto stesso, soprattutto quando il venditore richiede la spedizione verso un indirizzo fuori dall’Europa.

Anche la sicurezza entra nella valutazione. Documentazione incompleta, etichette insufficienti o standard tecnici difficili da verificare possono trasformare il risparmio iniziale in un problema per il consumatore.

Che cosa devono fare marketplace, corrieri e imprese?

Il rinvio al 1° ottobre concede tempo, ma richiede comunque adeguamenti. Marketplace, corrieri, spedizionieri e imprese devono separare dazio UE, contributo italiano, IVA all’importazione, costi di gestione e regime doganale applicato. Per le piattaforme online la chiarezza del prezzo diventa decisiva. Un carrello completo riduce contestazioni e abbandoni. Un costo che emerge dopo l’acquisto compromette il rapporto con il cliente.

Per le imprese che importano piccoli beni extra-UE, il nodo riguarda la classificazione tariffaria. Una descrizione vaga del prodotto può produrre errori di calcolo, ritardi doganali o blocchi della merce. La qualità dei dati diventa quindi una parte concreta della gestione commerciale.

Qual è la conseguenza per l’e-commerce low cost?

Il rinvio italiano sposta a ottobre il contributo da 2 euro, mentre il cambiamento europeo parte già il 1° luglio. Il modello dei piccoli acquisti extra-UE dovrà quindi misurarsi con costi più visibili e controlli più strutturati. Dal 1° ottobre il contributo italiano potrà aggiungersi al dazio europeo quando il pacco rientra in entrambe le misure. La convenienza dipenderà dalla somma tra prodotto, spedizione, IVA, oneri doganali, gestione dello sdoganamento e condizioni di reso.

Link utili:
Guidance and legal text on temporary flat fee on low-value imports which will apply until 1 July 2028 – Taxation and Customs Union

Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 179 | www.governo.it

Note per i lettori

Immagine iper realistica realizzata con l'ausilio dell'Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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