Fumo e svapo, la nicotina cambia volto e torna tra i giovani

La Giornata mondiale senza tabacco accende l’allarme sui nuovi consumi: sigarette elettroniche, tabacco riscaldato, aromi e policonsumo stanno riscrivendo la dipendenza, soprattutto tra adolescenti e Generazione Z

Le sigarette tradizionali restano una delle principali cause evitabili di malattia e morte, però la dipendenza da nicotina sta assumendo forme nuove, più tecnologiche, più sociali e più difficili da riconoscere come rischio. Il pacchetto di sigarette convive ormai con dispositivi elettronici, prodotti a tabacco riscaldato, liquidi aromatizzati, design colorati e messaggi costruiti per allontanare l’immagine del fumo da quella della malattia. Il risultato arriva pochi giorni prima della Giornata mondiale senza tabacco e riguarda soprattutto i più giovani, che si avvicinano alla nicotina in età precoce attraverso oggetti percepiti come meno pericolosi, più moderni o semplicemente più compatibili con il linguaggio dei social.

La preoccupazione di Fondazione AIRC, rilanciata in occasione della Giornata mondiale senza tabacco, riguarda proprio questo cambio di scenario. La lotta globale contro il tabagismo ha prodotto risultati reali. La Convenzione quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità per il controllo del tabacco, adottata nel 2003 ed entrata in vigore nel 2005, ha favorito politiche di prevenzione, restrizioni pubblicitarie, avvertenze sanitarie, ambienti liberi dal fumo e aumento della consapevolezza. Eppure oltre un miliardo di persone nel mondo continua a consumare tabacco o nicotina, mentre tra adolescenti e giovani adulti crescono prodotti capaci di trasformare l’iniziazione al fumo in una pratica più discreta, più varia e più normalizzata.

Perché la nicotina torna tra i ragazzi?

Il tema scelto dall’OMS per la Giornata mondiale senza tabacco 2026, Unmasking the appeal – countering nicotine and tobacco addiction, punta a smascherare l’attrattiva costruita attorno ai nuovi prodotti a base di nicotina. La questione centrale riguarda il modo in cui il mercato ha spostato l’immaginario del consumo. La sigaretta elettronica e il tabacco riscaldato vengono spesso presentati come dispositivi tecnologici, personali, quasi accessori digitali. Aromi dolci, confezioni curate, forme compatte, comunicazione sui social e linguaggio dell’innovazione contribuiscono a ridurre la percezione del rischio, soprattutto in chi ha 13, 15 o 17 anni e sta ancora costruendo la propria idea di salute, identità e appartenenza.

La nicotina resta una sostanza che crea dipendenza. Nell’adolescenza il problema assume un peso maggiore perché il cervello è ancora in fase di sviluppo, con aree coinvolte nell’attenzione, nell’apprendimento, nella regolazione dell’umore e nel controllo degli impulsi ancora vulnerabili agli stimoli chimici. Il consumo precoce può fissare abitudini difficili da interrompere e aumentare la probabilità di passare da un uso occasionale a un uso frequente. La novità riguarda la modalità di ingresso. Molti ragazzi sperimentano lo svapo prima ancora di percepirsi come fumatori. La dipendenza può iniziare senza l’immagine classica della sigaretta.

Quanto pesa ancora il tabacco nel mondo?

L’OMS descrive il tabacco come una delle più grandi minacce per la salute pubblica. Ogni anno provoca oltre 7 milioni di morti, comprese circa 1,6 milioni di persone esposte al fumo passivo. Circa l’80 per cento degli 1,3 miliardi di consumatori mondiali vive in Paesi a basso e medio reddito, dove il peso sanitario ed economico delle malattie correlate al tabacco colpisce sistemi sanitari spesso più fragili.

Il dato globale va letto insieme alla trasformazione dei consumi. La diffusione delle sigarette tradizionali è stata contenuta in molti Paesi grazie a tasse, divieti di fumo nei luoghi pubblici, limitazioni alla pubblicità e campagne informative. Le aziende del settore hanno però spostato una parte crescente dell’offerta su dispositivi elettronici, prodotti riscaldati, nicotina sintetica e nuove formulazioni. L’OMS segnala almeno 40 milioni di ragazzi tra i 13 e i 15 anni che usano nel mondo almeno un prodotto del tabacco e almeno 15 milioni di adolescenti della stessa fascia d’età che utilizzano sigarette elettroniche. Nei Paesi con dati disponibili, i bambini e gli adolescenti risultano in media molto più esposti allo svapo rispetto agli adulti.

Che cosa sta accadendo in Italia?

In Italia il quadro è duplice. Da un lato la maggioranza degli adulti non fuma o ha smesso. Dall’altro, il fumo resta stabilmente presente in una parte importante della popolazione. Secondo i dati PASSI coordinati dall’Istituto superiore di sanità, tra gli adulti di 18-69 anni il 24 per cento fuma, il 59 per cento non fuma e il 17 per cento è ex fumatore. Il fumo di sigarette tradizionali è più frequente tra gli uomini, con il 28 per cento, rispetto alle donne, al 20 per cento.

Le statistiche Istat, costruite su un diverso perimetro di popolazione e rilevazione, stimano quasi 10 milioni di fumatori in Italia, pari al 18,7 per cento. La quota più alta si osserva tra i 25 e i 34 anni, dove arriva al 26,9 per cento. Il titolo di studio pesa in modo rilevante. Tra i 25-64enni fuma il 17 per cento di chi ha una laurea o un titolo superiore, mentre la quota sale al 28,5 per cento tra chi ha al massimo la licenza media. Il fumo resta quindi anche una questione di disuguaglianza sanitaria, perché colpisce di più le fasce sociali con minori strumenti informativi, economici e culturali.

La parte più delicata riguarda gli adolescenti. I dati diffusi dall’ISS indicano che fumano o svapano il 7,5 per cento degli studenti italiani tra 11 e 13 anni, pari a oltre 240 mila ragazzi e ragazze. Tra i 14 e i 17 anni la percentuale sale al 37,4 per cento, circa 865 mila studenti. Nelle scuole superiori il consumo risulta più elevato tra le ragazze, con il 42,1 per cento, rispetto al 32,2 per cento dei ragazzi. Questo elemento merita attenzione perché segnala un cambiamento culturale e comunicativo, con prodotti che intercettano in modo crescente anche il pubblico femminile più giovane.

Perché il policonsumo preoccupa?

Il dato più nuovo riguarda il policonsumo, cioè l’uso combinato di più prodotti. La sigaretta tradizionale non viene sempre sostituita dalla sigaretta elettronica o dal tabacco riscaldato. Spesso viene affiancata. Questo significa che una parte dei consumatori alterna sigarette, svapo e dispositivi a tabacco riscaldato, moltiplicando occasioni d’uso, rituali quotidiani e dipendenza.

Tra gli studenti italiani il policonsumo è cresciuto in modo molto rapido. Nel 2022 riguardava il 26 per cento degli 11-13enni che consumavano prodotti da fumo o nicotina. Nel 2025 la quota è arrivata al 45,5 per cento. Tra i 14-17enni è passata dal 38,7 al 70,7 per cento. La dipendenza diventa quindi più mobile. Può entrare in casa con un dispositivo, a scuola con un altro, nel gruppo dei pari con la sigaretta tradizionale, sui social con modelli estetici che rendono lo svapo un gesto identitario.

Anche tra gli adulti cresce l’uso dei nuovi dispositivi. La sigaretta elettronica, quasi inesistente nelle rilevazioni di dieci anni fa, è passata dallo 0,4 per cento del 2014 a circa il 4 per cento nel 2024. I prodotti a tabacco riscaldato sono saliti dallo 0,5 per cento del 2018 a oltre il 4 per cento nel 2024. Le sigarette tradizionali restano la componente principale, però i nuovi consumi hanno interrotto la lettura rassicurante di una semplice discesa del fumo.

Qual è il legame con i tumori?

Il fumo di tabacco incide su molti tumori e pesa in modo particolare sul cancro del polmone. In Italia, secondo i dati richiamati da Fondazione AIRC, lo scorso anno sono stati stimati circa 43.500 nuovi casi di tumore al polmone e l’80-90 per cento è direttamente riconducibile al fumo di sigaretta. Il tabacco è inoltre associato a tumori del cavo orale, della gola, dell’esofago, del pancreas, del colon, della vescica, del rene e ad alcune forme di leucemia. A questi si aggiungono patologie cardiovascolari e cerebrovascolari, broncopneumopatia cronica ostruttiva, enfisema e altre malattie respiratorie.

Il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2024”, realizzato da AIOM, AIRTUM e altri enti scientifici, ha stimato 390.100 nuove diagnosi oncologiche nel Paese, con 214.500 casi negli uomini e 175.600 nelle donne. Il dato generale appare stabile rispetto al biennio precedente, però gli stili di vita restano una delle aree decisive della prevenzione. Il fumo è tra i fattori modificabili più rilevanti. Ridurre l’iniziazione tra i giovani e aiutare gli adulti a smettere significa agire oggi sulle diagnosi dei prossimi anni.

AIRC sostiene anche la ricerca sul tumore del polmone. Per l’anno in corso la Fondazione segnala un investimento di quasi 9 milioni di euro in progetti e borse di studio dedicati alla comprensione biologica della malattia, alla diagnosi precoce e a terapie più precise, efficaci e sicure. La prevenzione primaria resta però il primo livello di intervento. Curare meglio è essenziale, evitare nuove dipendenze lo è altrettanto.

Quanto costa il fumo al Paese?

Il tabagismo produce un costo umano e sanitario enorme. Le stime richiamate dalla campagna “5 euro contro il fumo” indicano per l’Italia circa 93 mila decessi l’anno attribuibili ai prodotti a base di tabacco, con costi diretti e indiretti stimati in circa 24 miliardi di euro. Le sole ospedalizzazioni per le principali malattie fumo-correlate comportano circa 1,64 miliardi di euro di spesa annuale.

Questi numeri spiegano perché il prezzo sia entrato al centro del dibattito. L’OMS considera la tassazione del tabacco una delle misure più efficaci per ridurre i consumi, soprattutto tra giovani e fasce economicamente più vulnerabili. Un aumento dei prezzi del 10 per cento può ridurre il consumo di circa il 4 per cento nei Paesi ad alto reddito e di circa il 5 per cento nei Paesi a basso e medio reddito. Il meccanismo è particolarmente importante per gli adolescenti, che hanno minore disponibilità economica e possono essere più sensibili al costo d’accesso.

Che cosa prevede la campagna?

La campagna “5 euro contro il fumo”, promossa da AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM, propone di aumentare di 5 euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, includendo sigarette tradizionali, tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e liquidi. Dopo quattro mesi dall’avvio, l’iniziativa ha raggiunto le 50 mila firme necessarie per portare la proposta di legge in Parlamento. La raccolta prosegue per garantire un margine superiore al limite richiesto.

Secondo le stime dei promotori, un aumento di questo tipo potrebbe ridurre i consumi complessivi di circa il 37 per cento e generare nuove risorse da destinare al Servizio sanitario nazionale. La proposta ha un valore sanitario e culturale. Mira a rendere meno accessibile la nicotina, soprattutto ai più giovani, e a evitare che i nuovi dispositivi restino fuori dalle politiche di prevenzione applicate alle sigarette tradizionali. Il punto decisivo riguarda proprio l’equità regolatoria. Prodotti diversi possono avere profili di rischio diversi, però condividono una sostanza centrale, la nicotina, e un obiettivo commerciale comune, mantenere o creare consumatori abituali.

Come si aiuta chi vuole smettere?

Molti fumatori desiderano smettere, però la dipendenza da nicotina rende il percorso difficile. L’OMS ricorda che counselling e terapie appropriate possono più che raddoppiare le probabilità di successo. In Italia esiste il Telefono Verde contro il Fumo dell’Istituto superiore di sanità, 800 554088, servizio nazionale anonimo e gratuito attivo dal lunedì al venerdì. Nel 2024 le chiamate sono state 6.497, in calo rispetto alle 6.931 del 2023. Il 90 per cento delle telefonate arriva da fumatori e il 92,3 per cento di chi chiama vuole smettere o aiutare qualcuno a farlo.

Il numero dei Centri antifumo censiti resta stabile a 223. Questo dato racconta una rete esistente, con margini di rafforzamento. La prevenzione non può limitarsi al messaggio “smetti di fumare”. Servono accesso ai servizi, supporto psicologico, percorsi personalizzati, informazione sui farmaci disponibili, coinvolgimento dei medici di medicina generale, delle farmacie, delle scuole e delle famiglie. La dipendenza da nicotina ha una componente biologica, comportamentale e sociale. Affrontarla richiede strumenti coordinati.

Perché la scuola diventa decisiva?

Fondazione AIRC ha scelto di parlare ai più giovani anche attraverso strumenti vicini al loro linguaggio. Il video podcast All-in-Wonder, con Camihawke, affronta i rischi del fumo dialogando con figure della comunicazione digitale e con esperti capaci di leggere i modelli estetici proposti da cinema, social e intrattenimento. L’obiettivo è portare la prevenzione nella quotidianità della Generazione Z, senza trasformarla in una lezione astratta.

La stessa direzione guida il progetto AIRC nelle Scuole e il videogioco educational “L’Isola dei Fumosi – Smokebuster”, disponibile su Roblox. Il gioco usa il game-based learning per spiegare i rischi delle sigarette tradizionali, dello svapo e dei prodotti elettronici. I ragazzi affrontano missioni scientifiche, ripuliscono l’aria di un’isola virtuale e scoprono informazioni sulla prevenzione e sulla ricerca oncologica. Insieme a schede didattiche e contest creativi, l’iniziativa porta l’educazione sanitaria in un ambiente familiare agli studenti.

La prevenzione funziona quando arriva prima dell’abitudine. Parlare di fumo a un adolescente che ha già normalizzato lo svapo nel gruppo dei pari è più difficile. Per questo scuola, famiglia e comunicazione digitale devono agire in anticipo, spiegando che il problema non riguarda solo la combustione o il catrame, ma anche la dipendenza da nicotina, la pressione sociale, la pubblicità indiretta, gli aromi, il design e la falsa percezione di innocuità.

Che cosa resta dopo il 31 maggio?

La Giornata mondiale senza tabacco serve a concentrare l’attenzione, però il tema supera la ricorrenza. I dati indicano che la battaglia contro il fumo ha ottenuto risultati importanti, senza chiudere l’emergenza. Le sigarette tradizionali continuano a causare tumori, infarti, ictus e malattie respiratorie. I nuovi dispositivi stanno ampliando il perimetro della dipendenza, con un impatto crescente sui più giovani. Il policonsumo mostra che l’innovazione commerciale può affiancare il vecchio fumo anziché sostituirlo.

Ridurre il tabagismo richiede prezzi più alti, regole più coerenti su tutti i prodotti con nicotina, controlli sulla comunicazione rivolta ai minori, scuole coinvolte, servizi antifumo più visibili e ricerca scientifica sostenuta. La prevenzione non passa solo dal divieto, ma dalla capacità di rendere riconoscibile la dipendenza anche quando si presenta con un aroma dolce, una forma elegante o un linguaggio tecnologico.

Link utili:
AIRC – Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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