L’Europa riscrive il GDPR: “privacy più leggera” per salvare l’IA

Meno vincoli su dati, cookie e intelligenza artificiale per non restare schiacciata da USA e Cina. Sarà un pericoloso passo indietro?

L’Unione Europea ha deciso di toccare ciò che per anni è stato considerato intoccabile: il GDPR, la legge simbolo della protezione dei dati nel mondo. Una mossa che arriva dentro il nuovo pacchetto normativo Digital Omnibus, con cui Bruxelles punta a togliere pesi burocratici soprattutto a startup e piccole imprese, oggi soffocate da adempimenti che molte considerano insostenibili. La Commissione vuole un’Europa più competitiva nell’intelligenza artificiale, meno frenata da vincoli che rallentano lo sviluppo di modelli e servizi. Nel mirino finiscono diversi pilastri della regolazione digitale: dalla condivisione dei dataset all’uso dei dati personali per addestrare algoritmi, fino alla guerra ai banner di consenso che da anni esasperano gli utenti. È un intervento profondo, che apre un confronto politico destinato a infiammarsi, perché tocca una delle norme più identitarie del progetto europeo, pensata per difendere i diritti fondamentali in un’epoca dominata dalla raccolta massiva di informazioni online. Le modifiche arrivano mentre Europa, USA e Cina combattono per la supremazia nell’AI, e il Vecchio Continente rischia di arrivare fuori tempo massimo.

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GDPR, cosa cambia per dati, privacy e cookie

La Commissione introduce per la prima volta un’apertura esplicita all’uso dei dati personali per addestrare sistemi di intelligenza artificiale, purché vengano rispettate le restanti regole del GDPR. Un cambio di rotta che mira a dare alle aziende quella “certezza giuridica” chiesta da anni dai settori tecnologici. Parallelamente, si semplifica la condivisione dei dataset anonimi o pseudonimizzati, con l’obiettivo di favorire la ricerca e la creazione di nuovi servizi digitali.

Un’altra novità attesa riguarda l’eterna questione dei cookie. Bruxelles distingue tra cookie “non a rischio”, che non richiederanno più consenso, e cookie più invasivi che potranno essere gestiti tramite preferenze centralizzate nel browser, valide su tutti i siti. L’intento è ridurre quella giungla di pop-up che da anni rende la navigazione un percorso a ostacoli e ha alimentato forti critiche verso l’impianto normativo europeo.

Ai ACT rinviato, l’Europa frena sull’intelligenza artificiale

Accanto al GDPR, la Commissione rivede anche l’AI Act, entrato in vigore nel 2024 ma ancora lontano dalla piena applicazione. La parte più delicata riguarda gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, cioè quelli in grado di incidere su sicurezza, salute e diritti fondamentali. Le scadenze, inizialmente fissate per l’estate 2025, vengono rinviate: secondo Bruxelles, prima servono gli standard tecnici e gli strumenti di supporto che permettano alle aziende di rispettare davvero le nuove regole senza restarne schiacciate.

Henna Virkkunen, vicepresidente esecutivo responsabile per la tech sovereignty, lo ha spiegato in modo diretto: “Abbiamo tutti gli ingredienti per riuscire”, sottolineando che semplificazione, apertura dei dati ed ecosistemi unificati come l’European Business Wallet sono la base per uno sviluppo economico che non sacrifichi la tutela degli utenti.

Un iter politico esplosivo: chi tifa e chi si oppone

Il pacchetto passerà ora al Parlamento europeo e agli Stati membri, con voto a maggioranza qualificata. Le prime reazioni mostrano quanto il terreno sia già incendiato. Gruppi per i diritti civili, garanti della privacy e una parte del mondo politico accusano la Commissione di piegarsi alle pressioni delle big tech. Il GDPR, considerato da molti un simbolo culturale e politico dell’Europa, viene percepito come una struttura da maneggiare con cura estrema. Ogni revisione rischia di aprire uno scontro frontale tra chi vuole più innovazione e chi teme un arretramento nelle garanzie dei cittadini.

Secondo una ricostruzione di The Verge, sulle scelte della Commissione avrebbero inciso anche pressioni esterne: da colossi statunitensi e cinesi dell’AI fino a figure politiche come Donald Trump e Mario Draghi, oggi molto influente nei dossier economici europei.

La corsa globale all’Ai e il rischio di restare indietro

Sul fondo resta la domanda più grande: l’Europa può competere davvero? Lo scenario vede protagonisti giganti come OpenAI, Google, DeepSeek e le grandi piattaforme cinesi, mentre gli attori europei che contano a livello globale sono pochissimi. La riforma del GDPR e il rinvio dell’AI Act vengono letti da molti come un tentativo disperato di evitare il distacco definitivo. Bruxelles prova a bilanciare protezione dei diritti e crescita economica, ma la partita è appena iniziata e il rischio di spaccature profonde è concreto.

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