Si vive sempre più a lungo, nascono sempre meno bambini e il numero dei lavoratori che finanziano le pensioni è destinato a diminuire. Un rapporto internazionale lancia l’allarme sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali. E alcuni fondi, per garantirsi rendimenti sufficienti, stanno aumentando gli investimenti rischiosi
LA NOTIZIA IN BREVE – Le pensioni del futuro potrebbero essere meno sicure di quanto immaginiamo. Il Marsh CFA Institute Global Pension Index 2026 fotografa una situazione preoccupante: in 43 dei 55 sistemi previdenziali esaminati, le nascite non bastano a garantire il ricambio generazionale. Intanto, l’aumento della longevità impone pagamenti per periodi sempre più lunghi.
La pressione finanziaria spinge alcuni fondi verso investimenti più rischiosi, esponendo i patrimoni previdenziali alle oscillazioni dei mercati. Negli Stati Uniti, le riserve del principale fondo pubblico per le pensioni di vecchiaia potrebbero esaurirsi già nel 2032.
Anche l’Italia mostra segnali da non sottovalutare. Il Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani ha chiuso il 2025 con un saldo previdenziale negativo per 16,4 milioni di euro e un’età media degli iscritti superiore ai 57 anni. Il patrimonio complessivo è comunque cresciuto, escludendo che quei numeri, da soli, dimostrino una crisi di solvibilità. Il caso evidenzia una questione cruciale: come garantire pensioni adeguate senza mettere a rischio i risparmi accumulati durante una vita di lavoro?

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento
L’APPROFONDIMENTO – Il futuro delle pensioni potrebbe diventare uno dei maggiori problemi economici dei prossimi decenni. L’invecchiamento della popolazione sta alterando gli equilibri sui quali si reggono i sistemi previdenziali, costringendo governi e gestori dei fondi pensione a confrontarsi con una realtà difficile da ignorare: gli assegni dovranno essere pagati per un numero crescente di anni, mentre la popolazione in età lavorativa tenderà a ridursi.
A fotografare la situazione è il Marsh CFA Institute Global Pension Index 2026, pubblicato il 20 ottobre e realizzato in collaborazione con il Monash Centre for Financial Studies. L’indagine esamina 55 sistemi pensionistici che, complessivamente, interessano Paesi nei quali vive il 66% della popolazione mondiale. In 43 di questi sistemi il tasso di fecondità è inferiore alla soglia di sostituzione generazionale di 2,1 figli per donna. In 23 casi scende addirittura sotto 1,5.
Si vive più a lungo, ma chi pagherà le pensioni?
Dal 1950, nelle regioni più sviluppate, la speranza di vita a 65 anni è aumentata del 50,9%, arrivando a circa altri vent’anni. Un progresso straordinario per la salute pubblica, che presenta però un notevole costo previdenziale. I sistemi devono sostenere pensionamenti più lunghi e, contemporaneamente, fare i conti con una base contributiva potenzialmente più ristretta.
Intervistato dalla CNBC, Sébastien Betermier, dell’International Centre for Pension Management, ha definito la situazione una «bomba a orologeria», ricordando che alcuni fondi continuano a versare prestazioni a persone andate in pensione quasi mezzo secolo fa.
Il problema riguarda soprattutto i regimi a prestazione definita, nei quali è previsto un trattamento pensionistico calcolato secondo regole prestabilite: se i beneficiari vivono molto più a lungo delle previsioni, aumentano gli obblighi finanziari del sistema.
Nei sistemi a contribuzione definita, invece, l’importo della pensione dipende dal capitale accumulato e dai risultati degli investimenti. In questo caso è soprattutto il singolo aderente a sopportare il rischio di ottenere prestazioni insufficienti per sostenere un pensionamento particolarmente lungo.
Fondi pensione alla ricerca di rendimenti: cresce il rischio finanziario
La pressione demografica sta spingendo alcuni fondi pensione a modificare le proprie strategie. Quando le prestazioni erogate superano stabilmente i nuovi contributi, i gestori devono utilizzare il patrimonio accumulato e i rendimenti degli investimenti per rispettare gli impegni. Secondo Jean-Pierre Aubry, del Center for Retirement Research del Boston College, diversi fondi stanno aumentando l’esposizione alle attività finanziarie più rischiose. Negli Stati Uniti, per esempio, i fondi pensione dei governi statali e locali detengono in obbligazioni soltanto il 20% circa del patrimonio, mentre una quota considerevole è investita in azioni e attività non quotate.
Il rischio è che la ricerca di rendimenti più elevati esponga i risparmi previdenziali a perdite significative durante le crisi dei mercati. Gli investimenti alternativi, come private equity e private credit, possono inoltre presentare problemi di liquidità quando diventa necessario recuperare rapidamente denaro.
Un segnale arriva dall’Australia, dove circa un terzo dei fondi previdenziali esaminati dall’autorità APRA ha registrato flussi di cassa naturali negativi nell’arco di tre anni. La stessa autorità precisa, tuttavia, che questo fenomeno non indica necessariamente difficoltà finanziarie: alcuni fondi sono strutturati proprio per servire una popolazione di iscritti prevalentemente pensionata.
Stati Uniti, riserve a rischio esaurimento nel 2032
La situazione americana offre un esempio delle difficoltà che attendono i sistemi pensionistici pubblici. Secondo il rapporto ufficiale del 2026 della Social Security Administration, le riserve dell’Old-Age and Survivors Insurance Trust Fund potrebbero esaurirsi nel quarto trimestre del 2032.
Questo non significherebbe la scomparsa delle pensioni americane. I contributi continuerebbero ad affluire, ma sarebbero sufficienti a finanziare soltanto il 78% delle prestazioni previste, in assenza di interventi legislativi.
In Italia, il Fondo Pensione dei Giornalisti mostra i primi segnali
L’Italia è tra i Paesi più esposti alla crisi demografica. Nel Marsh CFA Institute Global Pension Index 2026 ottiene 57,4 punti su 100, ma appena 27 nell’indicatore della sostenibilità. Le difficoltà riguardano soprattutto la previdenza pubblica, finanziata dai contributi dei lavoratori, ma gli effetti dell’invecchiamento si manifestano anche nei fondi pensione complementari.
Un esempio arriva dal Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani. Secondo il bilancio 2025, conta 10.276 iscritti, con un’età media superiore ai 57 anni. Ben 4.702 aderenti hanno tra 55 e 64 anni, altri 2.433 hanno superato i 64, mentre gli iscritti con meno di 35 anni sono appena 255.
Ancora più significativo è il dato economico: il saldo della gestione previdenziale è risultato negativo per 16,4 milioni di euro, contro i 3,15 milioni di saldo negativo del 2024. In sostanza, le somme erogate attraverso prestazioni, riscatti, anticipazioni e trasferimenti hanno superato i contributi contabilizzati.
Quali rischi corrono concretamente gli iscritti?
Il Fondo dei Giornalisti, come gli altri fondi complementari a contribuzione definita, funziona attraverso posizioni individuali alimentate dai versamenti e dai rendimenti degli investimenti. Un saldo previdenziale negativo non significa quindi che i risparmi degli iscritti siano destinati a scomparire.
L’invecchiamento della platea può però aumentare le richieste di liquidità, mentre eventuali crisi dei mercati possono ridurre il valore delle posizioni individuali. Per questo diventa essenziale mantenere un equilibrio tra sicurezza, disponibilità delle risorse e rendimento degli investimenti.
La crisi demografica è già visibile nei bilanci previdenziali. Il vero interrogativo riguarda la capacità dei sistemi pensionistici di affrontarla senza compromettere le prestazioni future o esporre i risparmiatori a rischi eccessivi.
Disclaimer – Informazioni finanziarie e previdenziali
Questo articolo ha finalità esclusivamente giornalistiche, informative e divulgative. I contenuti non costituiscono consulenza finanziaria, previdenziale o patrimoniale personalizzata, né un invito ad aderire, acquistare o disinvestire da prodotti finanziari. Dati, scenari e proiezioni riflettono le fonti citate e possono variare nel tempo. Prima di assumere decisioni relative ai propri risparmi o alla previdenza complementare, è opportuno consultare la documentazione ufficiale e rivolgersi, quando necessario, a un professionista abilitato.
Link e fonti
Rapporti internazionali, documenti delle autorità previdenziali e bilanci ufficiali utilizzati per verificare gli effetti della crisi demografica sui sistemi pensionistici e sui fondi complementari.
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Rapporto internazionale
Marsh CFA Institute Global Pension Index 2026
È il rapporto alla base dell’approfondimento. Confronta 55 sistemi pensionistici che coprono circa il 66% della popolazione mondiale, valutandone adeguatezza, sostenibilità e integrità. Documenta le conseguenze dell’invecchiamento demografico e permette di verificare anche il punteggio attribuito all’Italia.
Consulta il rapporto -
Interviste originali
‘Ticking time bomb’: The world’s pension funds face an ageing crisis
L’inchiesta giornalistica originale raccoglie le dichiarazioni di Sébastien Betermier, dell’International Centre for Pension Management, e Jean-Pierre Aubry, del Center for Retirement Research del Boston College. È la fonte delle valutazioni sulla “bomba a orologeria” demografica e sulle strategie di investimento più rischiose adottate da alcuni fondi.
Leggi l’inchiesta originale -
Rapporto istituzionale
A Summary of the 2026 Annual Social Security and Medicare Trust Fund Reports
Sintesi ufficiale delle proiezioni finanziarie della previdenza statunitense. Conferma che le riserve dell’Old-Age and Survivors Insurance Trust Fund potrebbero esaurirsi nel quarto trimestre del 2032. In assenza di interventi, le entrate correnti consentirebbero di pagare il 78% delle prestazioni programmate. Si tratta di proiezioni, non di un esito certo.
Consulta il rapporto ufficiale -
Analisi dell’autorità di vigilanza
Delivering member outcomes into the future
L’autorità australiana analizza i flussi finanziari, la crescita degli iscritti e la sostenibilità operativa dei fondi superannuation. Rileva che circa un terzo dei fondi presenta flussi di cassa naturali negativi su un periodo di tre anni. Precisa però che questo fenomeno non rappresenta necessariamente un segnale di difficoltà finanziaria.
Consulta l’analisi APRA -
Bilancio ufficiale
Bilancio di esercizio 2025 – Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani
Documento contabile originale che permette di verificare i 10.276 iscritti, la distribuzione per età e il saldo della gestione previdenziale negativo per 16,43 milioni di euro nel 2025. Riporta inoltre un patrimonio netto destinato alle prestazioni di 782,85 milioni di euro, in crescita rispetto al 2024. I dati non dimostrano una crisi di solvibilità.
Consulta il bilancio 2025 (PDF) -
Scheda istituzionale
Informazioni di base sulla previdenza complementare
Le risposte ufficiali della COVIP chiariscono il funzionamento dei fondi pensione, il concetto di capitalizzazione individuale e il ruolo dei rendimenti finanziari. Sono utili per distinguere i rischi della previdenza complementare da quelli dei sistemi pubblici a ripartizione e comprendere che cosa determina il valore della posizione pensionistica di ciascun aderente.
Consulta le informazioni COVIP
Note per i lettori
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