Interlune e Vermeer lavorano a una macchina capace di preparare il suolo per strade, piattaforme e future basi, senza operatori sul posto
LA NOTIZIA IN BREVE – Costruire una base sulla Luna significa prima di tutto preparare il terreno. Interlune e Vermeer stanno sviluppando un escavatore autonomo destinato a spianare la superficie, rimuovere rocce e spostare la regolite, creando percorsi, piazzole e aree stabili per le future infrastrutture. L’obiettivo è rendere il sistema pronto per una missione entro il 2028, anche se al momento non risultano assegnati né il lancio né il veicolo che dovrà trasportarlo.
La sfida va ben oltre la semplice escavazione. La polvere lunare è abrasiva, aderisce alle superfici e può danneggiare sensori, giunti e ingranaggi. La gravità ridotta limita inoltre l’aderenza del mezzo, mentre le forti escursioni termiche impongono componenti capaci di resistere a condizioni estreme. Per questo la macchina dovrà lavorare quasi da sola, riconoscendo ostacoli e regolando lo sforzo senza attendere istruzioni dalla Terra per ogni movimento.
Il progetto nasce dall’esperienza maturata con un primo prototipo presentato nel 2025. Prima degli habitat e degli astronauti, il vero passo decisivo sarà però più concreto: trasformare un suolo irregolare e ostile nel primo cantiere extraterrestre.

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L’APPROFONDIMENTO – Visto che si parla con sempre maggiore insistenza di colonizzazione lunare, per costruire una base sulla Luna non basterà trasportare nello spazio moduli abitativi e astronauti: sarà necessario trasformare un ambiente per molti aspetti ostile in un vero e proprio cantiere. Se l’idea è viverci, da qualche parte bisognerà pur cominciare. Il primo lavoro potrebbe spettare a una macchina senza conducente. Interlune e Vermeer stanno sviluppando un’attrezzatura autonoma da montare su un rover, pensata per spostare la regolite, correggere le irregolarità del terreno e rendere utilizzabili le aree destinate alle future infrastrutture. L’obiettivo annunciato è consegnare un sistema pronto per una missione entro l’ormai vicino 2028. Non significa, però, che a quella data l’escavatore sarà già sulla Luna.
Che cosa stanno costruendo Interlune e Vermeer?
La collaborazione unisce due competenze molto diverse. Vermeer, azienda statunitense fondata nel 1948, produce macchinari per l’agricoltura, le miniere e i cantieri. Interlune lavora invece su sistemi robotici per l’ambiente lunare e punta, in prospettiva, a estrarre risorse dal suolo del satellite.
Il progetto annunciato il 30 luglio riguarda uno strumento per la preparazione dei siti lunari. Sarà integrato su un rover e dovrà affrontare una prima serie di prove sulla Terra; la dimostrazione sulla Luna dovrebbe arrivare in una fase successiva. Le due aziende parlano di ingegneria civile, stabilizzazione delle superfici e movimentazione del terreno: attività normali in qualsiasi cantiere, tranne che in questo.
Non è ancora chiaro quale forma avrà la macchina definitiva. Potrebbe utilizzare lame, tamburi rotanti o altri utensili intercambiabili, a seconda del rover e del compito assegnato. La priorità non sarà scavare grandi buche, ma preparare il terreno: rimuovere rocce, ridurre le pendenze, compattare alcuni tratti e aprire percorsi tra le aree di atterraggio, gli impianti energetici e i moduli abitativi.
È un passaggio meno spettacolare del lancio di un razzo, ma difficile da evitare. Un habitat appoggiato su una superficie instabile, senza vie di accesso e circondato da polvere sollevata a ogni spostamento, resterebbe poco più di un avamposto isolato.
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Il cantiere lunare inizierà nel 2028?
Qui serve distinguere il progetto dal calendario della missione. Interlune e Vermeer vogliono avere entro il 2028 uno strumento mission-ready, cioè abbastanza maturo da poter essere affidato a un volo. Nel comunicato non compaiono ancora il lander, il vettore di lancio o il rover sul quale verrà installato.
Anche il ruolo della NASA va precisato. L’agenzia statunitense non ha annunciato di aver scelto questo escavatore. Le due aziende sostengono che il loro programma è allineato alla nuova tabella di marcia della Moon Base, che prevede l’arrivo dei primi veicoli lunari nel 2028 e, tra il 2029 e il 2032, l’impiego di rover per la logistica, lo scavo del regolite e la compattazione del suolo. NASA ha già selezionato Astrolab e Lunar Outpost per una prima flotta di veicoli destinati al Polo Sud e ha affidato a Blue Origin il loro trasporto. Il mercato, dunque, esiste. Manca ancora il biglietto.
Per Interlune e Vermeer i prossimi due anni serviranno soprattutto a dimostrare che la macchina può lavorare abbastanza a lungo, con consumi contenuti e senza richiedere interventi continui. Solo dopo potranno arrivare l’integrazione con un rover, le prove di lancio e l’eventuale assegnazione di un trasporto.
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Perché scavare sulla Luna è così complicato?
Il regolite viene spesso descritto come polvere, ma il termine rischia di ingannare. È un insieme di particelle e frammenti prodotti da miliardi di anni di impatti. Sulla Terra vento e acqua levigano i granelli; sulla Luna questo processo non esiste. Le particelle conservano bordi taglienti, si caricano elettricamente e aderiscono con facilità alle superfici.
Gli astronauti delle missioni Apollo se ne accorsero presto. La polvere si attaccava alle tute, graffiava le visiere, entrava nei giunti e raggiungeva persino l’interno dei moduli. Per una macchina da cantiere il rischio aumenta: telecamere, guarnizioni, snodi, cuscinetti e sistemi di raffreddamento dovranno continuare a funzionare mentre l’escavatore solleva proprio il materiale capace di danneggiarli.
C’è poi la gravità lunare, pari a circa un sesto di quella terrestre. Il rover eserciterà una pressione minore sul terreno e potrebbe perdere aderenza quando l’utensile incontra una roccia o uno strato compatto. Una ruspa terrestre sfrutta il proprio peso per trasferire forza alla lama; sulla Luna quella risorsa è molto più limitata. Aumentare la massa, però, rende il lancio più costoso.
Anche l’autonomia avrà un ruolo decisivo. Gli operatori potranno assegnare una zona di lavoro e controllare i risultati dalla Terra, ma non sarebbe pratico impartire un comando per ogni movimento. Il mezzo dovrà riconoscere ostacoli e pendenze, regolare lo sforzo di scavo, correggere la traiettoria e fermarsi da solo quando qualcosa non torna.
Non sarà un robot lasciato libero di decidere dove costruire. Sarà, più semplicemente, una macchina capace di continuare il turno senza avere un conducente seduto in cabina.
Che cosa resta del grande prototipo presentato nel 2025?
Interlune e Vermeer non partono da zero. Nel maggio 2025 avevano mostrato un escavatore a grandezza naturale progettato per alimentare il futuro sistema di estrazione delle risorse lunari. Secondo l’azienda, la macchina è stata dimensionata per raccogliere e restituire al suolo fino a 100 tonnellate di regolite ogni ora, lavorando con un movimento continuo.
Quella cifra descrive la capacità prevista dal progetto, non una prestazione già ottenuta sulla Luna. Il prototipo è stato provato sulla Terra con componenti ausiliari e nasceva per uno scopo diverso: trattare enormi quantità di terreno alla ricerca di elio-3 e di altri gas presenti in concentrazioni molto basse.
La nuova attrezzatura dovrebbe essere più vicina a uno strumento da cantiere che a un impianto minerario. L’esperienza accumulata resta comunque utile. Il vecchio prototipo è stato progettato per ridurre la forza di trazione, il consumo energetico e la dispersione di polvere, tre problemi che ricompaiono anche quando si deve spianare una piazzola o aprire una strada.
Interlune mantiene del resto un interesse commerciale diretto nelle risorse lunari. L’azienda vuole partire dall’elio-3, isotopo raro sulla Terra e utilizzato in alcuni settori della ricerca, della sicurezza e dell’informatica quantistica. Le applicazioni future nella fusione nucleare vengono spesso citate, ma restano legate allo sviluppo di reattori che oggi non producono elettricità su scala commerciale.
Nel maggio 2026 la NASA ha assegnato a Interlune un contratto da 6,9 milioni di dollari, della durata di un anno e mezzo, per progettare e testare strumenti capaci di raccogliere campioni, separare le particelle ed estrarre i gas contenuti nel regolite. È un finanziamento distinto dal nuovo escavatore: conferma l’interesse dell’agenzia per le tecnologie dell’azienda, ma non garantisce il trasporto del mezzo annunciato con Vermeer.
A che cosa serviranno strade e piazzole?
I primi insediamenti lunari non avranno bisogno di viali asfaltati. Serviranno però percorsi riconoscibili e abbastanza regolari da permettere ai rover di trasportare strumenti, energia e materiali senza affrontare ogni volta rocce, buche e pendenze impreviste.
Le piazzole di atterraggio rispondono a un problema ancora più immediato. I motori dei lander possono sollevare regolite e frammenti, proiettandoli contro antenne, pannelli solari, veicoli e strutture vicine. Con poche missioni distanziate nel tempo il rischio può essere gestito scegliendo aree isolate. Una base con traffico frequente richiederà invece superfici preparate e zone di sicurezza.
Il terreno lunare potrebbe diventare anche un materiale da costruzione. Compattato, fuso o trasformato in blocchi, la regolite potrebbe essere impiegato per pavimentazioni, barriere e protezioni. Portare dalla Terra ogni lastra o sacco di materiale avrebbe costi enormi. Prima di utilizzare ciò che si trova sul posto, però, bisogna imparare a raccoglierlo e spostarlo senza bloccare le macchine dopo poche ore.
Quale spazio può avere l’Italia?
L’Italia stavolta non è coinvolta direttamente nell’accordo tra Interlune e Vermeer, ma partecipa alla stessa filiera lunare da un’altra estremità. L’Agenzia spaziale italiana ha affidato a Thales Alenia Space Italia la progettazione preliminare del Multi-Purpose Habitation, un modulo pressurizzato destinato a ospitare astronauti sulla superficie.
Il lancio è previsto nel 2033. Il progetto contempla una vita operativa minima di dieci anni e la possibilità di spostare il modulo sul terreno lunare. Prima di collocare una struttura del genere serviranno aree accessibili, collegamenti con gli impianti e superfici compatibili con le operazioni di carico, manutenzione e soccorso. Il rapporto tra i due progetti è indiretto, ma può esser considerato sufficientemente concreto. L’industria italiana lavora sull’habitat; aziende come Interlune e Vermeer cercano il modo di preparare il luogo in cui habitat e impianti dovranno funzionare.
Link utili:
Interlune – Accordo con Vermeer per le infrastrutture lunari
NASA – Le fasi di sviluppo della Moon Base
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
