Dal DNA al “vetro super resistente”: il materiale ispirato a Iron Man che supera l’acciaio

Una tecnica nata in laboratorio permette di costruire architetture nanometriche quasi vuote, già sperimentate su chip, sensori e semiconduttori

A cura di Roberto Zonca

LA NOTIZIA IN BREVE – Un materiale leggerissimo, costruito su un’impalcatura di DNA e rivestito di silice, ha mostrato nei test una resistenza alla compressione circa quattro volte superiore a quella dell’acciaio, con una densità cinque volte inferiore. Il segreto sta nella scala: travi spesse pochi nanometri contengono meno difetti e possono sopportare pressioni molto elevate senza rompersi.

Dal primo studio del 2023 la ricerca ha già cambiato direzione. Il DNA non serve più soltanto a dare forma alla silice: viene usato anche per organizzare metalli, ossidi e semiconduttori con una precisione difficilmente ottenibile con le tecniche tradizionali. Alcuni reticoli sono già stati integrati su wafer di silicio e hanno prodotto una risposta elettrica alla luce.

L’armatura di Iron Man, benché tanti abbiano visto un parallelo, resta fantascienza. Le applicazioni più realistiche, almeno per ora, sono molto più piccole: sensori, chip, dispositivi ottici e nuovi materiali costruiti quasi molecola per molecola.

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L’APPROFONDIMENTO – Quattro volte più resistente dell’acciaio e con una densità circa cinque volte inferiore. È il super vetro ottenuto da un gruppo di ricercatori che ha costruito minuscoli reticoli di silice usando il DNA come struttura di partenza. A rendere il materiale così resistente sono soprattutto le dimensioni: travi spesse pochi nanometri hanno meno difetti e riescono a sopportare pressioni molto elevate senza rompersi.

Dal primo studio, realizzato nel 2023, la tecnica si è già evoluta. Il DNA ora non serve più soltanto a modellare la silice: i ricercatori lo stanno usando per organizzare anche metalli, ossidi e semiconduttori con una precisione difficilmente raggiungibile dalle lavorazioni tradizionali. Alcuni esperimenti hanno già portato queste strutture su wafer di silicio e a dispositivi capaci di reagire alla luce.

Le applicazioni, per il momento, restano confinate soprattutto ai laboratori. Il salto dai campioni sperimentali agli oggetti di uso quotidiano richiederà processi produttivi capaci di lavorare su superfici e quantità molto più grandi. Intanto i ricercatori hanno già portato queste architetture su chip e wafer, dove alcuni dispositivi hanno mostrato una risposta elettrica alla luce.

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Come fa il vetro a diventare tanto resistente?

Associamo il vetro alla fragilità perché basta una crepa minuscola o un difetto interno perché vada in frantumi. Nel lavoro pubblicato nel 2023 su Cell Reports Physical Science, le travi che formavano i reticoli avevano uno spessore di appena 4-20 nanometri, migliaia di volte inferiore a quello di un capello umano. A dimensioni così piccole diminuisce drasticamente la probabilità di trovare difetti capaci di innescare una frattura. I campioni migliori hanno raggiunto una resistenza alla compressione vicina a 5 gigapascal.

È da questa combinazione tra leggerezza e resistenza che nasce l’accostamento proposto dai media internazionali con l’armatura di Iron Man. Seok-Woo Lee, uno degli autori dello studio e appassionato dei film Marvel, raccontò di aver pensato alla celebre corazza del supereroe: abbastanza leggera da permettergli di volare, ma anche abbastanza resistente da proteggerlo. L’immagine rende bene l’idea, anche se le strutture realizzate in laboratorio misurano ancora pochi micrometri.

Conta anche la forma. I ricercatori hanno costruito un reticolo nel quale gran parte del volume rimane vuoto. La silice occupa soprattutto le zone che devono sostenere lo sforzo, mentre tutto il resto diventa spazio libero.

Un ponte reticolare pesa molto meno di un blocco pieno dello stesso volume. Le ossa fanno qualcosa di simile: all’interno non sono blocchi compatti, ma strutture organizzate per ottenere resistenza senza trascinarsi dietro massa inutile. Nel nanomateriale cambia soprattutto la scala, spinta fino a dimensioni difficili persino da immaginare.

Perché usare il DNA

Una fresa non può scolpire travi larghe pochi nanometri e anche le tecniche più avanzate di microfabbricazione faticano a lavorare su strutture tridimensionali di dimensioni così ridotte. Il DNA origami offre una scorciatoia: invece di ricavare la forma da un pezzo di materiale, sono le molecole ad assemblarsi secondo una geometria prestabilita.

Nel lavoro del 2023 i ricercatori hanno costruito in questo modo minuscoli telai di DNA e li hanno usati come cassaforma molecolare per la silice. Il rivestimento ha seguito la geometria dello scheletro; un successivo trattamento termico ha consolidato la struttura ed eliminato il DNA, utile solo per la “costruzione” della struttura.

Che cosa è successo dopo il primo esperimento?

Nel primo lavoro il DNA costruiva lo scheletro e poi spariva. Nel 2024 altri ricercatori hanno provato a lasciarlo dentro, sotto il sottilissimo rivestimento di silice. La sorpresa è arrivata quando le travi hanno cominciato a cedere: il nucleo di DNA aiutava alcune strutture a deformarsi di più prima di rompersi.

Quasi nello stesso periodo il gruppo di Oleg Gang, tra Brookhaven National Laboratory e Columbia University, ha allargato il campo ben oltre il vetro. Usando lo stesso principio è riuscito a organizzare metalli, ossidi e semiconduttori, tra cui materiali basati su rame, tungsteno, stagno e platino.

A quel punto il DNA non serve a dar forma alla silice ma diventa impalcatura programmabile sulla quale costruire materiali con proprietà diverse, elettriche, ottiche o meccaniche.

Dai reticoli al chip

Nel 2025 i ricercatori hanno portato queste strutture direttamente su wafer di silicio, facendole crescere soltanto nei punti scelti in precedenza. Poi hanno aggiunto ossido di stagno, un semiconduttore, e collegato i minuscoli reticoli agli elettrodi. Quando li hanno illuminati con luce ultravioletta, hanno prodotto una fotocorrente misurabile. Il reticolo a questo punto serve perché reagisce alla luce e produce una risposta elettrica.

Nello stesso anno un altro lavoro pubblicato su Nature Communications ha mostrato che i ricercatori riescono anche a distribuire moltissimi reticoli su aree più ampie. L’intero schema arrivava a circa 10 millimetri quadrati e poteva incorporare nanoparticelle d’oro e proteine in punti prestabiliti.

Perché l’armatura di Iron Man resta fantascienza?

La scala nanometrica, la stessa che rende il materiale tanto resistente e speciale, rappresenta anche il suo tallone d’Achille. La tecnologia è tanto complessa da rendere oggi impossibile produrre lastre di grandi dimensioni.

C’è anche un secondo limite. Il confronto con l’acciaio, benché veritiero, è il risultato derivante dalle prove di compressione su nanoarchitetture specifiche. Un materiale destinato a un’automobile, o a un aereo, deve sopportare anche urti, trazione, vibrazioni, fatica, sbalzi di temperatura e milioni di cicli di utilizzo. Il dato sulle quattro volte la resistenza dell’acciaio resta quindi valido, ma dentro i confini dell’esperimento.

Dove potremmo vederlo

Nonostante i limiti il nuovo super materiale è destinato a cambiare molti settori. Molto probabilmente il suo ingresso nel mercato avverrà in qualcosa di molto più piccolo di un’automobile. Sensori, dispositivi ottici, elettronica e nuovi semiconduttori lavorano già su dimensioni compatibili con queste strutture. Si possono immaginare superfici capaci di reagire alla luce o materiali nei quali componenti diversi svolgono funzioni differenti a pochissima distanza l’uno dall’altro.

Link e fonti

Studi scientifici e pubblicazioni originali per approfondire i nanomateriali costruiti attraverso DNA origami.

  • Studio scientifico

    High-strength, lightweight nano-architected silica

    Rivista: Cell Reports Physical Science · Pubblicazione:

    È lo studio che descrive i reticoli di silice costruiti attraverso DNA origami, con elementi spessi circa 4-20 nanometri e valori di resistenza alla compressione vicini a 5 gigapascal.

    Consulta lo studio
  • Studio scientifico

    DNA-silica nanolattices as mechanical metamaterials

    Rivista: Matter · Pubblicazione:

    Analizza reticoli nei quali il DNA rimane all’interno delle nanotravature rivestite di silice e studia come geometria e spessore del rivestimento influenzano resistenza e deformazione.

    Consulta lo studio
  • Studio scientifico

    Three-dimensional nanoscale metal, metal oxide and semiconductor frameworks

    Rivista: Science Advances · Pubblicazione:

    Mostra come l’assemblaggio programmato con il DNA possa servire a costruire architetture tridimensionali con metalli, ossidi metallici e semiconduttori, ampliando il metodo oltre la sola silice.

    Consulta lo studio
  • Studio scientifico

    Scalable fabrication of chip-integrated 3D-nanostructured electronic devices

    Rivista: Science Advances · Pubblicazione:

    I ricercatori integrano reticoli tridimensionali programmati con DNA su chip e wafer e realizzano strutture in ossido di stagno capaci di produrre una risposta elettrica alla luce.

    Consulta lo studio
  • Studio scientifico

    Macroscale-area patterning of three-dimensional DNA-programmable frameworks

    Rivista: Nature Communications · Pubblicazione:

    Documenta la crescita selettiva di superreticoli programmati con DNA su wafer e superfici con ossidi metallici, distribuendoli in motivi definiti su aree dell’ordine dei millimetri.

    Consulta lo studio
Fonti scientifiche consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: .

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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