Alberi, portici, acqua e suoli permeabili possono abbassare le superfici fino a 40 °C e proteggere i cittadini più fragili
LA NOTIZIA IN BREVE – L’Italia sembra essersi trasferita ai Tropici. Nel 2025 il Paese ha vissuto il quarto anno più caldo dal 1961, con un’estate di 1,46 °C sopra la media climatica 1991-2020. Nelle città, asfalto, cemento e superfici scure accumulano energia fino a superare gli 80 °C, mentre le notti tropicali rendono più difficile il recupero fisico. Le termocamere impiegate da Legambiente a Milano, Palermo, Bologna, Terni, Napoli e Roma mostrano fermate arroventate, scuole esposte, parchi impraticabili e servizi pubblici raggiungibili attraverso percorsi senza protezione. Il caldo colpisce soprattutto periferie, anziani, bambini e famiglie con meno risorse, alimentando la cosiddetta cooling poverty. I dati indicano però soluzioni concrete: alberi maturi, portici, fontanelle, suoli permeabili e depaving possono abbassare le superfici di 20, 30 e perfino 40 gradi. La sfida ora riguarda la capacità di trasformare ombra, acqua e verde urbano in infrastrutture pubbliche, partendo da scuole, ospedali, fermate e quartieri più vulnerabili.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento:
L’APPROFONDIMENTO – L’Italia sembra essersi trasferita ai Tropici. Le estati occupano una porzione sempre più ampia dell’anno, le notti conservano temperature superiori ai 20 gradi e nelle città l’asfalto accumula calore fino a superare gli 80 °C. Nel 2025 il Paese ha vissuto il quarto anno più caldo dal 1961, con un’estate di 1,46 gradi sopra la media climatica 1991-2020. Da Milano a Palermo, passando per Bologna, Terni, Napoli e Roma, le termocamere raccontano lo stesso paesaggio: fermate arroventate, scuole esposte al sole, parchi impraticabili e quartieri nei quali il caldo pesa soprattutto sulle famiglie più fragili. A pochi metri di distanza, alberi, portici, acqua e suoli permeabili riescono però ad abbassare le superfici di 20, 30 e persino 40 gradi. La crisi climatica entra così nella vita quotidiana, mentre l’ombra diventa una delle infrastrutture più preziose delle città italiane.
Indice
- 1 Che cosa misurano le termocamere?
- 2 Perché le città diventano più calde delle campagne?
- 3 Quanto può raffreddare l’ombra?
- 4 Perché Roma rappresenta un caso simbolo?
- 5 Quando un parco perde la propria funzione climatica?
- 6 Che cosa accade nelle periferie di Napoli?
- 7 Perché a Milano il caldo raggiunge farmacie e fermate?
- 8 Che cosa rivela il caso di Terni?
- 9 Come i portici proteggono Bologna?
- 10 Perché Palermo contiene due climi diversi?
- 11 Perché il caldo diventa una disuguaglianza sociale?
- 12 Quali soluzioni producono risultati immediati?
- 13 Come può l’Italia preparare le città al nuovo clima?
Che cosa misurano le termocamere?
Gli 80 gradi citati dai monitoraggi indicano la temperatura delle superfici, una grandezza diversa dalla temperatura dell’aria riportata dai bollettini meteorologici. Asfalto, cemento, metallo, gomma e carrozzerie assorbono la radiazione solare, accumulano energia e la restituiscono all’ambiente. Chi cammina, attende un autobus o accompagna un bambino al parco riceve quindi calore dall’aria e dai materiali circostanti.
La prima edizione della campagna nazionale Che caldo che fa, promossa da Legambiente, ha realizzato nel 2025 171 termografie in dieci quartieri di Roma, Napoli, Bologna, Milano e Palermo. I volontari hanno mappato oltre 700 infrastrutture e servizi, tra scuole, farmacie, fermate, uffici postali, parchi e ambulatori.
La temperatura ambientale media ha raggiunto 35,4 °C, con un massimo di 43 °C a Secondigliano, a Napoli, e un minimo di 29,5 °C nel quartiere Murri, a Bologna. Le 509 superfici analizzate hanno registrato una media di 45,6 °C, mentre i picchi massimi hanno segnato una media di 75,5 °C. Il valore più alto, 85,4 °C, è comparso su un tappeto in gomma esposto al sole nel quartiere Argonne di Milano.
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Perché le città diventano più calde delle campagne?
Le città costruiscono un clima proprio. Edifici, strade e parcheggi assorbono il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente dopo il tramonto. La densità edilizia riduce la circolazione dell’aria, mentre traffico e climatizzatori immettono altra energia nell’ambiente urbano. Alberi, terreni permeabili e corsi d’acqua svolgono invece una funzione di raffrescamento attraverso ombra ed evapotraspirazione.
Questo insieme di fattori genera l’isola di calore urbana, capace di rendere i quartieri edificati fino a 4 gradi più caldi rispetto alle aree circostanti. Durante la notte, cemento e asfalto continuano a cedere l’energia accumulata e mantengono elevate le temperature. Crescono così le notti tropicali, durante le quali il termometro resta sopra i 20 °C e il corpo recupera con maggiore fatica.
Il rapporto climatico del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente conferma la dimensione strutturale del fenomeno. Nel 2025 la temperatura media italiana ha superato di 1,03 °C il valore del periodo 1991-2020. Giugno ha raggiunto un’anomalia di +3,23 °C, seconda soltanto al valore registrato nel 2003. Quasi tutti i mesi hanno chiuso sopra la media e tutte le stagioni hanno registrato temperature elevate rispetto al riferimento climatico.
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Quanto può raffreddare l’ombra?
Il confronto tra superfici esposte e superfici protette offre uno dei risultati più importanti della campagna. Nei parchi giochi, i tappeti antiurto hanno raggiunto in media 70,9 °C al sole e 35 °C all’ombra: uno scarto di 35,9 gradi.
L’asfalto è passato da una media di 55,2 a 31,2 °C, con una riduzione di 24 gradi. Marmo, mattonato e sanpietrini hanno registrato 53,1 °C nelle aree esposte e 32,2 °C in quelle ombreggiate. Persino il terreno naturale, quando resta arido e riceve il sole diretto, ha raggiunto in media 51,2 °C, contro 32,5 °C nelle porzioni protette.
Le automobili rappresentano un’altra fonte di calore radiante. Le carrozzerie esposte hanno toccato in media 68,2 °C, mentre quelle parcheggiate all’ombra si sono fermate a 37,5 °C. Una diversa organizzazione della sosta, affiancata da alberi e coperture, può quindi ridurre la temperatura dei parcheggi e degli spazi circostanti.
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Perché Roma rappresenta un caso simbolo?
Roma riassume in modo evidente la trasformazione climatica delle città italiane. Tra il 2015 e il 2025, 124 quartieri su 155, pari all’80%, hanno registrato durante l’estate una temperatura media diurna del suolo compresa tra 40 e 45 °C. Un altro 12% ha superato i 45 °C.
L’Alessandrino, nel quadrante orientale della Capitale, rientra tra le aree più calde. Il quartiere ospita circa 35 mila persone su 3,7 chilometri quadrati e presenta poche alberature, ampie superfici pavimentate e diversi servizi esposti al sole. Legambiente ha monitorato 53 luoghi della vita quotidiana e ne ha trovati 37, circa il 70%, direttamente irradiati nelle ore centrali.
Alla fermata dell’autobus Alessandrino, l’asfalto ha sfiorato i 60 °C. Sul lato ombreggiato della stessa strada, la superficie ha registrato circa 30 gradi in meno. Davanti all’ufficio postale, un filare di alberi ha mantenuto l’asfalto sotto i 30 °C.
Anche l’ingresso della scuola primaria Marconi mostra la forza del verde urbano. La pavimentazione sotto gli alberi è rimasta sotto i 40 °C, mentre la parte esposta ha superato i 56 °C. Quasi 20 gradi separano due punti dello stesso spazio frequentato da bambini e famiglie.
Quando un parco perde la propria funzione climatica?
Un parco offre refrigerio quando alberi, suolo e manutenzione lavorano insieme. All’Alessandrino, alcune aree verdi presentano terreni aridi, copertura vegetale ridotta e ampie pavimentazioni. Nel Parco Giovanni Palatucci l’asfalto al sole ha superato i 60 °C, mentre le zone ombreggiate hanno mantenuto valori vicini ai 35 °C.
Al Parco Francesco Bonafede, la pavimentazione ha oltrepassato i 55 °C e il tappeto gommato dell’area fitness ha raggiunto più di 74 °C. Il calore ha limitato l’uso delle attrezzature proprio nelle ore in cui molti residenti avrebbero potuto frequentarle.
La temperatura più bassa del monitoraggio romano è arrivata invece dalla fontanella dell’Acquedotto Alessandrino: 25 °C. Una manutenzione accurata, un drenaggio efficiente, alcune sedute e una maggiore accessibilità potrebbero trasformare quel punto in un vero rifugio climatico di quartiere.
Che cosa accade nelle periferie di Napoli?
A San Pietro a Patierno, nella periferia settentrionale di Napoli, Legambiente ha individuato nel 64% dei punti osservati un’esposizione diretta al sole. L’area giochi del Parco IV Aprile ha registrato una temperatura superficiale massima di 63,9 °C, mentre via Casoria ha raggiunto una temperatura dell’aria di 36,5 °C.
Nei punti ombreggiati, la temperatura delle superfici è scesa del 61% e quella dell’aria del 25%. La distanza tra un’area protetta e una pavimentazione assolata si misura quindi in pochi passi, con conseguenze immediate sulla possibilità di sostare, giocare o muoversi nel quartiere.
Il monitoraggio partenopeo unisce il dato climatico alla condizione sociale. San Pietro a Patierno presenta redditi contenuti, edifici vulnerabili al caldo e una dotazione ridotta di spazi di aggregazione. Legambiente propone per Napoli una strategia comunale di adattamento, un Ufficio clima, un Piano del verde collegato al nuovo Piano urbanistico e una rete di rifugi climatici distribuita in ogni quartiere.
Perché a Milano il caldo raggiunge farmacie e fermate?
Nel quartiere Giambellino di Milano, 114 servizi e strutture su 197, pari al 58%, ricevono il sole diretto nelle ore centrali. Il monitoraggio comprende scuole, uffici postali, fermate, farmacie e aree giochi.
Davanti alla stazione Segneri della linea M4, Legambiente e Politecnico di Milano hanno calcolato una temperatura operativa di 44,6 °C, oltre dieci gradi sopra la temperatura dell’aria. La temperatura operativa descrive il calore percepito da una persona attraverso la combinazione tra aria, umidità e radiazione emessa dalle superfici.
All’esterno della farmacia San Cristoforo il valore ha raggiunto 44,9 °C, contro una temperatura ambientale di 34,2 °C. Davanti all’ufficio postale di via Vespri Siciliani ha toccato 40,7 °C. L’ingresso protetto dell’asilo nido di via Manzano si è fermato invece a 32,8 °C, confermando l’efficacia di alberi e ombreggiamento nei luoghi frequentati dalle famiglie.
Milano ha registrato un aumento medio di circa 2,8 °C dal 1960 e 99 notti tropicali nell’estate 2025, secondo i dati richiamati dalla campagna. La città dispone già di una rete di rifugi climatici e può rafforzarla attraverso spazi verdi raggiungibili a piedi, depavimentazioni, coperture vegetali e riqualificazione energetica delle abitazioni popolari.
Che cosa rivela il caso di Terni?
A Terni, nel quartiere Villaggio Italia, 41 dei 53 luoghi analizzati, pari al 77,3%, restano esposti al sole nelle ore centrali. Il campione comprende ospedale, centro geriatrico, supermercato, fermate e spazi di aggregazione.
Le pavimentazioni in asfalto hanno superato in media i 50 °C, con circa 14 gradi di differenza rispetto all’aria. In Piazza della Pace, le superfici esposte hanno raggiunto 44,9 °C, mentre quelle ombreggiate si sono fermate a 32,7 °C.
Lungo viale Trento, la copertura degli alberi ha abbassato la temperatura dell’asfalto da 51,2 a 34,8 °C. Nel Parco delle Grazie, il manto erboso ha registrato appena 26,2 °C. Gli alberi ad alto fusto e il terreno permeabile hanno mantenuto l’aria a 32,4 °C, rispetto ai 40,4 °C rilevati in Piazza della Pace e ai quasi 42 °C misurati vicino al centro geriatrico.
La serie climatica locale rafforza il quadro. Nell’ultimo decennio, i giorni con temperature superiori a 35 °C sono saliti da 17 a 26, mentre le notti tropicali hanno raggiunto quota 55, quasi 19 in più rispetto alla media 2006-2015.
Come i portici proteggono Bologna?
Bologna offre una dimostrazione concreta del valore delle infrastrutture urbane tradizionali. Nel quartiere Murri, il pavimento sotto i portici davanti all’ufficio postale di via Emilia Levante ha registrato 24,5 °C, con una temperatura dell’aria di 27,7 °C.
Davanti a una farmacia di via Murri, le mattonelle protette hanno segnato 27,3 °C, mentre quelle esposte hanno superato 50 °C. All’ingresso del Policlinico Sant’Orsola, alberi e percorsi ombreggiati hanno creato differenze vicine a 40 gradi tra le diverse porzioni di asfalto.
Nel quartiere Barca-Treno, una fermata dell’autobus esposta ha raggiunto quasi 60 °C sul marciapiede. A pochi metri, il prato accanto alla casa dell’acqua ha mantenuto una temperatura inferiore di quasi 20 gradi. Bologna mostra così come portici, alberi e progettazione degli accessi possano proteggere i tragitti verso ospedali, farmacie e servizi pubblici.
Perché Palermo contiene due climi diversi?
A Palermo, Legambiente ha confrontato i quartieri Libertà e Sperone-Brancaccio. Il primo dispone di parchi, alberature e maggiori infrastrutture; il secondo presenta una forte presenza di cemento e una disponibilità più contenuta di spazi verdi.
La temperatura ambientale media ha raggiunto 32,3 °C a Libertà e 35,8 °C a Sperone-Brancaccio, con 3,5 gradi di differenza dentro la stessa città. In piazza Don Luigi Sturzo, un prato sintetico esposto ha toccato 70,4 °C. La stessa superficie, protetta dall’ombra di un albero a pochi metri di distanza, ha registrato circa 33 °C.
Nel Parco Piersanti Mattarella, il terreno erboso ha segnato 27,8 °C. A Sperone-Brancaccio, la pavimentazione della fermata del tram di via Portella Ginestra ha raggiunto 64,6 °C. Il confronto racconta con immediatezza il peso della forma urbana: la qualità degli spazi può modificare di quasi 40 gradi la temperatura di una superficie.
La cooling poverty, o povertà di raffrescamento, descrive la difficoltà di una famiglia nel mantenere temperature confortevoli in casa e nel trovare spazi pubblici freschi nel proprio quartiere. Il fenomeno cresce quando redditi bassi, abitazioni poco efficienti, scarsità di verde e servizi esposti si concentrano nella stessa area.
La campagna Che caldo che fa sceglie quartieri periferici proprio per sovrapporre la mappa del calore a quella della vulnerabilità sociale. Bambini, anziani, persone con patologie, lavoratori all’aperto e famiglie con risorse economiche limitate ricevono l’impatto maggiore.
Il caldo modifica anche l’accesso ai diritti. Una fermata rovente rende più faticoso il trasporto pubblico. Un ingresso scolastico esposto aumenta il disagio di bambini e genitori. Un ambulatorio circondato da asfalto ostacola anziani e pazienti fragili. Un parco surriscaldato sottrae al quartiere uno spazio gratuito di movimento e socialità.
Quali soluzioni producono risultati immediati?
I dati raccolti nelle città indicano una strategia precisa. Alberi maturi, ombra continua, acqua accessibile e suoli permeabili riducono il calore con effetti misurabili. Ogni quartiere può applicare questi strumenti partendo dai luoghi più frequentati.
Il depaving rimuove asfalto e cemento, restituisce spazio al terreno e permette alla pioggia di infiltrarsi. Le nuove alberature richiedono specie adatte al clima locale, spazio per le radici, irrigazione nei primi anni e manutenzione programmata. Portici, pergole e pensiline possono integrare il verde lungo i percorsi che richiedono una protezione rapida.
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Fontanelle, biblioteche, scuole, centri civici, parchi e strutture sanitarie possono formare una rete di rifugi climatici di prossimità, facilmente riconoscibili e accessibili durante le ondate di calore. Tetti verdi, pareti vegetali e superfici riflettenti possono ridurre l’accumulo termico degli edifici e migliorare il comfort interno.
Come può l’Italia preparare le città al nuovo clima?
Legambiente chiede al Governo risorse per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e una strategia nazionale dedicata ai rifugi climatici. I Comuni possono tradurre questa cornice in mappe delle isole di calore, piani del verde, programmi di depavimentazione e obiettivi verificabili quartiere per quartiere. La priorità riguarda scuole, ospedali, case di riposo, fermate, piazze, mercati e aree popolari. Un sistema pubblico può individuare i punti più caldi, incrociare i dati con età, reddito e qualità degli edifici, concentrare gli investimenti e misurare ogni estate i risultati.
Link utili:
Rapporto SNPA “Il clima in Italia nel 2025” – Dati nazionali su temperature, anomalie climatiche e andamento delle stagioni
Rapporto finale “Che caldo che fa” 2025 – Termografie e confronti tra Roma, Napoli, Bologna, Milano e Palermo
Bilancio nazionale della campagna di Legambiente – Sintesi dei risultati sul caldo urbano e sulla cooling poverty
Roma e il caso dell’Alessandrino – Dati 2026 su superfici, servizi esposti, verde e infrastrutture blu
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale


