Scoppia la bolla dell’IA? Per l’Europa potrebbe essere una svolta

Se tutto va male, l’Ue può salvarsi: il paradosso che spiazza Big Tech

Dire che ogni crisi nasconde un’opportunità è una frase abusata. Spesso consola più di quanto spieghi. Nel caso dell’intelligenza artificiale, però, il luogo comune rischia di diventare realtà. Non per ottimismo, ma per logica. Secondo Marietje Schaake, ex eurodeputata olandese e oggi ricercatrice allo Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, lo scoppio della bolla dell’IA potrebbe aprire uno spazio inatteso per l’Europa. Uno spazio che oggi sembra invisibile. O, peggio, già occupato. Il dibattito pubblico racconta infatti un’Unione Europea costantemente in ritardo. Troppo regolata. Troppo frammentata. Troppo prudente. Ma proprio queste caratteristiche, sostiene Schaake, potrebbero diventare decisive quando il mercato smetterà di crescere per inerzia e inizierà a fare i conti con i limiti strutturali dell’AI ad alta intensità di risorse.

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Gli Stati Uniti dicono una cosa, ma ne temono un’altra

Uno dei passaggi più significativi emerge da un intervento di Schaake sul Financial Times. «Un aspetto da cogliere della nuova strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti è quanto Washington tema un’Unione Europea forte», scrive. Forte come mercato unico. Forte come blocco democratico. E soprattutto forte come regolatore tecnologico. Il messaggio pubblico, però, è un altro. Agli europei viene ripetuto che stanno perdendo la corsa all’intelligenza artificiale. Il modello hyperscale, basato su enormi data center e investimenti miliardari, viene presentato come inevitabile. Come l’unica strada possibile. L’Europa, in questa narrazione, semplicemente non avrebbe le risorse per competere.

Ma Schaake ribalta il tavolo. «La bolla delle piattaforme di intelligenza artificiale ad alta intensità di risorse non può durare a lungo». Quando il mercato correggerà le valutazioni, l’attenzione si sposterà. E non sarà un dettaglio.

Meno spettacolo, più intelligenza artificiale che funziona

Cosa significa, in concreto, cambiare modello? Schaake parla di intelligenza artificiale applicata. Non generalista. Non onnivora. E soprattutto non pensata per stupire.

«Una casa automobilistica tedesca non ha bisogno di un chatbot addestrato sull’intera rete Internet», osserva. Ha bisogno di sistemi addestrati su dati ingegneristici di alta qualità. Sistemi capaci di ottimizzare la produzione, prevedere guasti, migliorare la sicurezza.

Lo stesso vale per la sanità. «Un ospedale olandese ha bisogno di strumenti diagnostici che soddisfino gli standard medici». Non di modelli generici che rischiano di produrre disinformazione. E vale anche per la finanza. «Una banca francese ha bisogno di un’intelligenza artificiale che aumenti l’efficienza nel rispetto delle rigide normative». È un’IA meno rumorosa. Ma più utile.

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Sicurezza strutturale, non riparazioni a posteriori

Il punto centrale non è tecnologico. È architetturale. «L’Europa dovrebbe concentrarsi sulla sicurezza dei sistemi fin dalle fondamenta», scrive Schaake. Non dopo. Non come toppa. Il modello “muoviti in fretta e rompi le cose” ha già mostrato i suoi limiti. Social network, disinformazione, impatti ambientali. Inseguire Big Tech, magari affidando loro anche il compito di correggere i danni prodotti, si è rivelato in passato una strategia fallimentare.

Un’AI con caratteristiche europee dovrebbe nascere diversa:
– più mirata;
– più controllabile;
– più affidabile.

Il vero problema non è l’IA, ma l’Europa a 27

Il principale ostacolo resta politico. «Invece di 27 Stati membri che perseguono i propri obiettivi, l’Ue ha bisogno di cluster specializzati», avverte Schaake.

Gli esempi non mancano. L’Estonia come modello di governo digitale. La Germania leader nella robotica industriale. La Francia protagonista della ricerca di frontiera sull’IA.

«Una coalizione di volenterosi dovrebbe dimostrare come si concretizza la leadership europea». Questo significa potenziare i centri di competenza. Ma anche accelerare l’unione dei mercati dei capitali, aumentare i fondi per la ricerca e semplificare i visti per i talenti tecnologici.

Di fronte all’ostilità degli Stati Uniti, conclude Schaake, l’Ue deve essere pronta a giocare una politica di potenza.

IA factories e sovranità: la partita decisiva

In questo scenario si inseriscono le IA factories, infrastrutture europee di calcolo ad alte prestazioni pensate per democratizzare l’accesso ai dati e alle risorse computazionali. Un primo passo. Non sufficiente. Secondo Schaake servono maggiori capacità di calcolo sovrane. Infrastrutture autonome. Risorse condivise per la ricerca, l’istruzione e la partecipazione democratica.

Avere una propria capacità renderebbe l’Unione meno vulnerabile alle turbolenze geopolitiche. E meno dipendente dagli Stati Uniti. Anche nei settori più sensibili.

Quando la bolla scoppierà, chi sarà pronto?

Ed eccoci al punto chiave. «Quando la bolla dell’intelligenza artificiale scoppierà, molte valutazioni verranno rifatte», scrive Schaake. I talenti torneranno sul mercato. Gli utenti inizieranno a chiedersi se servano davvero sistemi così costosi, opachi e rischiosi.

«Il modello hyperscale statunitense non è un destino». È il prodotto di una cultura aziendale specifica. Alta tolleranza al rischio. Scarsa attenzione ambientale. Crescita prima di tutto.

«L’Ue può scegliere diversamente». Puntando su fiducia, sicurezza, eccellenza settoriale e responsabilità democratica. Ma deve farlo ora.

La domanda, conclude Schaake, non è se la bolla scoppierà. È se l’Europa saprà cogliere l’attimo.

Regolare senza soffocare: l’equilibrio fragile

Il rischio di cadere in un altro mantra resta. Mario Draghi lo ha ricordato di recente: «Lasciare che nuove tecnologie si diffondano senza controllo non è un’alternativa responsabile. Ma bloccarne il potenziale prima che emerga è altrettanto sbagliato».

Un monito che si intreccia con le parole di Mustafa Suleyman, co-fondatore di DeepMind e oggi Ceo di Microsoft AI. Nel suo The Coming Wave scrive: «Ogni tecnologia è in grado di andare storta, spesso in modi che contraddicono direttamente i suoi intenti originari».

Prima di cavalcare l’onda, avverte Suleyman, serve una presa completamente umana sull’intera tecnosfera. Forse è proprio qui che l’Europa può fare la differenza.

A cura della redazione GTNews

Link utili:
European approach to artificial intelligence | Shaping Europe’s digital future

Apply AI Strategy | Shaping Europe’s digital future
AI: Council adopts position on the updated regulation to create AI gigafactories – Consilium

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