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Cinque anni dopo l’inizio della pandemia di Covid-19, l’Europa si trova nuovamente a fare i conti con un coronavirus ad alta letalità. Non si tratta di un virus sconosciuto, ma di una minaccia nota che non è mai davvero scomparsa. L’Organizzazione mondiale della sanità ha infatti diffuso un nuovo alert sulla Mers (Middle East Respiratory Syndrome), dopo la conferma di due casi importati in Francia, i primi registrati nel Paese dal 2013.
Il segnale non indica un’emergenza globale imminente, ma basta a riaccendere l’attenzione delle autorità sanitarie. La Mers è un virus che l’Europa conosce bene, almeno sulla carta, e che richiama da vicino le lezioni più dolorose apprese durante la crisi del Covid. La differenza è nei numeri, ma soprattutto nella gravità clinica.
Secondo gli esperti, il ritorno di casi sul continente dimostra come i coronavirus restino una famiglia virale capace di riemergere in qualsiasi momento. La sorveglianza non è un’eredità del passato, ma una necessità attuale. Ed è proprio su questo punto che l’Oms insiste: intercettare subito i segnali deboli evita scenari ben più complessi.
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I dati del 2025: pochi contagi, rischio elevato
I numeri aggiornati al 2025 mostrano una diffusione limitata ma tutt’altro che trascurabile. Dal 1° gennaio al 21 dicembre sono stati segnalati 19 casi di MERS-CoV nel mondo, con 4 decessi confermati. La quasi totalità delle infezioni, 17 casi, si è verificata in Arabia Saudita, area storicamente associata alla circolazione del virus. I restanti due casi sono stati identificati in Francia, entrambi in viaggiatori rientrati dalla Penisola Arabica.
Il dato che preoccupa maggiormente non è la quantità, ma la qualità dell’infezione. La Mers presenta un tasso di letalità stimato intorno al 37%, nettamente superiore a quello osservato con il SARS-CoV-2. Un virus quindi molto più pericoloso sul piano clinico. Al tempo stesso, però, la Mers è meno trasmissibile tra esseri umani, soprattutto al di fuori di contesti sanitari o ospedalieri. È questo equilibrio instabile tra bassa diffusività e alta mortalità a renderla una minaccia silenziosa.
Il confronto con il Covid non è casuale
Il parallelo con il Covid-19 non è un riflesso mediatico, ma un riferimento esplicito nelle valutazioni dell’Oms. L’agenzia Onu sottolinea come i sintomi della Mers – febbre, tosse e difficoltà respiratorie – siano simili a quelli dell’influenza e del Covid-19. Una somiglianza che può avere conseguenze rilevanti. In Paesi dove il virus non circola abitualmente, la diagnosi può subire ritardi. E il ritardo, in sanità pubblica, è spesso il vero nemico.
«Questa sovrapposizione sintomatologica può ritardare l’identificazione e l’isolamento dei casi», avverte l’Oms nelle sue comunicazioni. È una dinamica già vista nel 2020, quando la sottovalutazione iniziale favorì la diffusione incontrollata del SARS-CoV-2.
Proprio per evitare errori simili, l’organizzazione invita a mantenere alta l’attenzione anche in assenza di focolai estesi.
Sorveglianza e risposta rapida: le raccomandazioni
Alla luce dei nuovi casi, l’Oms ribadisce alcune misure considerate essenziali. La prima è una sorveglianza rafforzata, accompagnata dalla notifica immediata dei casi sospetti. Segue l’applicazione rigorosa delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni negli ospedali, contesti nei quali la trasmissione della Mers risulta più probabile. Un altro punto chiave è il tracciamento tempestivo dei contatti. In Francia, sottolinea l’Oms, questa strategia ha permesso di evitare la comparsa di casi secondari.
«La rapidità d’azione resta determinante per contenere il rischio», ribadiscono gli esperti, indicando il modello francese come esempio di risposta efficace.
Zoonosi, viaggi e ruolo dei dromedari
La Mers è una zoonosi, ovvero una malattia trasmessa dagli animali all’uomo. Il virus circola principalmente nei dromedari e può raggiungere l’essere umano attraverso il contatto diretto o il consumo di prodotti crudi di cammello. Per questo motivo, l’Oms raccomanda di evitare tali prodotti e invita le persone fragili o con patologie croniche a mantenere le distanze dagli animali durante viaggi, visite a mercati o allevamenti.
L’arrivo di casi in Europa e Nord America dimostra inoltre che la mobilità internazionale resta un fattore critico, soprattutto nei periodi di intenso traffico turistico come le festività. «Il rischio globale rimane moderato», precisa l’Oms, «ma la vigilanza deve restare costante».
Un monito che va oltre la sanità
Il ritorno della Mers in Europa non è solo una notizia sanitaria. È anche un promemoria politico e sociale. In un continente ancora segnato dal Covid-19, l’idea che le epidemie appartengano al passato è un’illusione. Virus meno trasmissibili possono comunque causare gravi conseguenze se intercettati tardi o sottovalutati.
A cura di Roberto Zonca
Link utili:
Middle East respiratory syndrome coronavirus (MERS-CoV)
Sindrome respiratoria da coronavirus in Medio Oriente (Mers CoV). Il punto in Italia
