Analfabetismo funzionale al 35%: Italia ultima in OCSE

La nuova indagine PIAAC fotografa un Paese dove oltre un adulto su tre fatica a comprendere testi complessi: divari territoriali profondi, impatto su lavoro e formazione

In Italia oltre un adulto su tre fatica a comprendere e analizzare testi complessi. La nuova Indagine sulle competenze realizzata nellโ€™ambito del Programme for the International Assessment of Adult Competencies (PIAAC) dellโ€™OCSE consegna un dato che preoccupa: il 35% degli italiani di etร  compresa tra 16 e 65 anni si colloca ai livelli piรน bassi di literacy (comprensione dei testi scritti). Nel 2012 la quota era al 28%. In dieci anni il peggioramento รจ cresciuto di altri 7 punti percentuali, un salto che aggrava il problema. Il livello 1, o inferiore, indica la capacitร  di orientarsi solo tra testi brevi e semplici, con informazioni esplicite e lineari. Restano fuori i contratti, le informative bancarie, i moduli amministrativi articolati, i grafici complessi pubblicati sui quotidiani. In sostanza, chi rientra in questa fascia legge e scrive, ma fatica a interpretare e collegare le informazioni. รˆ qui che prende forma la definizione di โ€œanalfabeta funzionaleโ€, una condizione che incide sulla vita quotidiana e sulle scelte economiche. La scala OCSE va da 0 a 5 e misura competenze distribuite su 31 Paesi. Il dato italiano si concentra nei livelli piรน bassi, mentre la fascia alta resta esigua.

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Italia sotto media OCSE per literacy

La media dei Paesi OCSE indica che il 26% degli adulti rientra nei livelli bassi di literacy. Circa un adulto su quattro. In Italia la quota sale al 35% e spinge il Paese verso il fondo della classifica. Solo Cile, Lituania, Polonia e Portogallo registrano risultati peggiori. Israele, Lettonia, Spagna e Ungheria mostrano valori comparabili a quelli italiani. Il quadro evidenzia una fragilitร  strutturale che attraversa generazioni e territori.

Allโ€™estremo opposto, appena il 5% degli italiani raggiunge livelli alti di competenza nella comprensione dei testi scritti, contro una media OCSE del 12%. In pratica, un adulto su venti sa interpretare testi articolati, valutare significati impliciti e collegare informazioni complesse. Il confronto internazionale chiarisce la distanza: lโ€™Italia conta meno della metร  degli high performer rispetto alla media dei Paesi industrializzati.

Nord e Sud: divario profondo nelle competenze

Il dato nazionale nasconde fratture evidenti.

Nel Nord-Est la quota di analfabeti funzionali si attesta al 21%, un valore inferiore alla media OCSE. Il Centro registra il 28%, il Nord-Ovest il 30%.

Nel Mezzogiorno la situazione si fa piรน pesante. Nel Sud la quota raggiunge il 49%, mentre nelle Isole arriva al 53%. In alcune aree oltre la metร  della popolazione adulta rientra nei livelli piรน bassi di comprensione dei testi scritti. Numeri che avvicinano il Mezzogiorno alle ultime posizioni della graduatoria OCSE.

Il divario territoriale si intreccia con fattori economici, opportunitร  formative e condizioni occupazionali. Il peso del Mezzogiorno incide in modo decisivo sul risultato complessivo del Paese. Lโ€™Italia appare cosรฌ spaccata anche sul terreno delle competenze di base, con un Nord piรน vicino agli standard internazionali e un Sud che fatica a colmare il gap.

Titolo di studio e lavoro: il circolo vizioso

Lโ€™indagine evidenzia un legame diretto tra titolo di studio e competenze. Tra i laureati di etร  compresa tra 25 e 65 anni la quota di analfabeti funzionali risulta sensibilmente piรน bassa rispetto a chi possiede un diploma o un titolo inferiore. Il livello di istruzione incide sulla capacitร  di affrontare testi complessi e sullโ€™accesso alla formazione continua.

La partecipazione ai corsi di aggiornamento mostra una forbice marcata. Solo il 14% degli adulti con competenze al livello 1 o inferiore ha preso parte a percorsi formativi nellโ€™ultimo anno. Tra chi possiede competenze alte la quota sale al 62%.

Si crea un meccanismo che si autoalimenta: chi dispone di meno strumenti accede meno alla formazione e resta indietro. Il divario si riflette anche nel mercato del lavoro. Nella fascia 25-65 anni il tasso medio di attivitร  si attesta al 71%, mentre scende al 60% tra chi rientra nei livelli bassi di literacy. Comprendere testi complessi significa orientarsi meglio tra offerte, contratti, normative. Quando questa capacitร  si riduce, anche le opportunitร  si restringono.

Giovani e anziani: generazioni a confronto

Lโ€™etร  rappresenta un ulteriore fattore di differenziazione. I giovani tra 16 e 24 anni mostrano le competenze piรน elevate allโ€™interno del campione italiano. La fascia 55-65 anni registra invece le maggiori difficoltร . Il dato generazionale suggerisce un ricambio parziale delle competenze, ma non cancella il divario con la media OCSE. Anche i giovani italiani, pur collocandosi su livelli piรน alti rispetto agli adulti piรน anziani, ottengono punteggi inferiori rispetto ai coetanei di molti altri Paesi industrializzati.

Il sistema educativo e la formazione lungo lโ€™arco della vita giocano un ruolo decisivo. La capacitร  di leggere, comprendere e interpretare testi complessi incide sulla partecipazione civica, sullโ€™accesso ai servizi digitali, sulla gestione delle informazioni economiche e sanitarie. In un contesto dominato da dati e comunicazione scritta, la literacy diventa una leva di cittadinanza attiva.

Una questione strutturale per il Paese

Il quadro delineato dallโ€™indagine PIAAC restituisce lโ€™immagine di un Paese che affronta una sfida culturale profonda. Il 35% di adulti con competenze basse rappresenta un nodo che coinvolge scuola, formazione professionale, imprese e politiche pubbliche. La distanza dalla media OCSE, la fragilitร  del Mezzogiorno e la ridotta presenza di high performer definiscono una traiettoria che richiede interventi strutturali. Investire in istruzione, formazione continua e competenze di base significa rafforzare il tessuto economico e sociale.

Lโ€™analfabetismo funzionale non si misura solo nei numeri. Si riflette nelle scelte quotidiane, nella capacitร  di orientarsi tra informazioni complesse e nella qualitร  della partecipazione alla vita pubblica. La fotografia scattata dallโ€™OCSE apre una riflessione che riguarda il futuro del Paese.

A cura della Redazione GTNews

Link utili:
PIAAC | OECD

Roberto Zonca

Roberto Zonca รจ giornalista professionista, attivo nellโ€™informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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