Viaggi nel tempo: lo studio italiano trova una via senza paradossi

Relatività, entropia e quantistica convergono in un modello estremo che mette alla prova causalità, memoria e ordine dell’universo

LA NOTIZIA IN BREVE – Il viaggio nel tempo torna nel campo della fisica teorica grazie allo studio di Lorenzo Gavassino, fisico italiano della Vanderbilt University, pubblicato su Classical and Quantum Gravity. La ricerca analizza le curve temporali chiuse, traiettorie previste in alcuni modelli estremi della relatività generale, capaci di riportare un oggetto allo stesso punto dello spazio-tempo.

Il cuore del lavoro riguarda il rapporto tra entropia, meccanica quantistica e causalità: dentro un ciclo temporale chiuso, il sistema deve ritrovare lo stato iniziale e riassorbire ogni cambiamento, compresi i ricordi accumulati durante il percorso. In questo modo la storia conserva coerenza e i classici paradossi del ritorno al passato perdono spazio.

Lo studio apre una prospettiva affascinante su tempo, memoria e ordine dell’universo, con ricadute concettuali utili per buchi neri, cosmologia e gravità quantistica. La macchina del tempo resta fuori dall’orizzonte pratico, ma la domanda scientifica cambia profondità: il tempo potrebbe piegarsi senza spezzare le leggi della natura.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento:

L’APPROFONDIMENTO – Viaggiare nel tempo resta uno dei sogni irrealizzati dell’uomo. Cinema e romanzi lo hanno trasformato in un gioco di paradossi, incontri impossibili e seconde occasioni. La fisica, però, ogni tanto riapre la porta con molta più cautela. Lo fa attraverso formule, modelli estremi e domande che sembrano semplici solo in apparenza. Lorenzo Gavassino, fisico italiano della Vanderbilt University, ha affrontato proprio una di queste domande: le leggi dell’universo escludono davvero un ritorno nel passato, oppure la natura possiede strumenti più sottili per tenere insieme tempo, entropia e coerenza?

La risposta arriva da uno studio dal titolo Life on a closed timelike curve, firmato da Gavassino e pubblicato su Classical and Quantum Gravity. Il lavoro analizza la dinamica interna di una nave spaziale ideale che percorre una curva temporale chiusa, cioè una traiettoria nello spazio-tempo capace di riportare un oggetto al punto di partenza anche sul piano temporale. L’esperimento resta mentale, matematico, lontano dalle officine di una macchina del tempo. Proprio per questo interessa alla fisica: prova a capire se il viaggio nel tempo crea per forza una contraddizione, oppure se le leggi quantistiche possono richiudere il ciclo in modo coerente.

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Che cosa significa viaggiare su una curva temporale chiusa?

La relatività generale di Einstein ha cambiato il modo in cui pensiamo il tempo. Spazio e tempo formano una struttura unica, elastica, sensibile alla presenza di massa, energia e rotazione. In alcune soluzioni estreme delle equazioni relativistiche, questa struttura può piegarsi fino a creare percorsi che tornano su se stessi. I fisici chiamano questi percorsi curve temporali chiuse, o CTC.

L’immagine più semplice aiuta a orientarsi. Su una strada normale si avanza e si cambia posizione. Su una pista circolare si avanza e, dopo un giro completo, si ritorna al punto di partenza nello spazio. Una curva temporale chiusa applica questa logica allo spazio-tempo: il viaggiatore segue sempre il proprio futuro locale, ma il percorso complessivo lo riconduce a un evento precedente o coincidente della propria storia.

Gavassino costruisce il suo modello dentro un universo assialsimmetrico, cioè una geometria ideale dotata di rotazione e simmetria. La nave spaziale del paper serve come laboratorio teorico: contiene orologi, memoria, processi fisici, stati quantistici e trasformazioni interne. Tutto ciò permette di porre una domanda precisa. Se la nave chiude davvero il giro, che cosa accade a ciò che ha vissuto durante il percorso?

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Perché l’entropia rende il problema così difficile?

Il nodo più delicato riguarda l’entropia. Nella vita quotidiana il tempo sembra avere una direzione perché molti processi procedono verso stati più probabili e più disordinati. Un bicchiere cade e si rompe. Un corpo invecchia. Un gas si espande. Una memoria si accumula. Questa freccia del tempo dà forma all’esperienza umana.

Una curva temporale chiusa crea un conflitto apparente. Se la nave percorre un giro completo e torna allo stesso punto dello spazio-tempo, anche il suo stato interno deve combaciare con quello iniziale. L’entropia, però, tende a crescere lungo l’evoluzione ordinaria dei sistemi. Da qui nasce il problema: come può un oggetto cambiare durante il viaggio e, alla fine, ritrovarsi nella stessa condizione di partenza?

Lo studio prova a risolvere questa tensione con gli strumenti della meccanica quantistica. Gavassino mostra che i livelli energetici interni della nave subiscono una discretizzazione spontanea. Questa struttura obbliga il sistema a richiudersi su se stesso dopo un giro completo della curva. In altre parole, la fisica del modello accorda ogni cambiamento con il ritorno allo stato iniziale.

Che cosa succede alla memoria del viaggiatore?

Qui lo studio diventa sorprendente anche per un lettore lontano dalla fisica matematica. Se un osservatore viaggia dentro la nave, raccoglie informazioni lungo il percorso. Vede strumenti cambiare, registra eventi, conserva ricordi. In una storia di fantascienza, proprio quei ricordi darebbero senso al viaggio.

Nel modello di Gavassino accade qualcosa di diverso. La chiusura della curva costringe il sistema a recuperare lo stato iniziale. La memoria raccolta lungo il tragitto entra quindi nel bilancio fisico complessivo. Alla fine del ciclo, il sistema cancella quei ricordi e riporta l’osservatore alla condizione di partenza. Il paper indica questo punto in modo esplicito: le memorie accumulate dentro la nave svaniscono entro la fine del giro.

Il viaggio nel tempo, visto da questa prospettiva, perde il fascino della seconda occasione. Il viaggiatore potrebbe attraversare una traiettoria chiusa, ma la coerenza del ciclo gli toglierebbe la possibilità di portare con sé una memoria stabile dell’esperienza. La natura, nel modello, salva la continuità della storia chiedendo un prezzo altissimo: ogni informazione incompatibile con il ritorno allo stato iniziale deve rientrare nel ciclo.

Come si risolve il paradosso del passato?

Il grande ostacolo teorico del viaggio nel tempo riguarda i paradossi. Il più celebre racconta una persona che torna nel passato e impedisce la propria nascita. Il racconto crea un corto circuito logico: se il viaggiatore cancella la propria origine, perde anche la possibilità di compiere quel gesto.

Gavassino affronta il problema da un’altra direzione. In una curva temporale chiusa, la storia deve risultare compatibile con se stessa. La nave, i suoi stati interni, i ricordi, l’entropia e l’evoluzione quantistica formano un unico ciclo. Ogni cambiamento trova una compensazione entro la chiusura della traiettoria. Lo studio arriva così a una conclusione forte sul piano matematico: l’assenza di paradossi temporali segue come conseguenza rigorosa dell’analisi.

Questa idea dialoga con una lunga discussione nella fisica teorica. Le curve temporali chiuse compaiono da decenni nei modelli relativistici estremi e continuano a interrogare chi studia causalità, buchi neri, gravità quantistica e informazione. Gavassino aggiunge un tassello importante perché mette insieme termodinamica, meccanica quantistica e spazio-tempo curvo nello stesso esperimento mentale.

Perché questa ricerca conta oltre la fantascienza?

Il valore dello studio cresce proprio grazie alla sua prudenza. Gavassino esplora una possibilità teorica, lavora su un universo ideale e analizza una nave ipotetica. La ricerca parla prima di tutto ai fisici che cercano un linguaggio comune tra relatività generale e quantistica. Il viaggio nel tempo diventa una lente, più che una promessa.

Questa lente aiuta a osservare alcune domande centrali della scienza contemporanea. Che cosa dà una direzione al tempo? Che rapporto esiste tra entropia e informazione? Come si comportano i sistemi quantistici in geometrie estreme? Quali vincoli impone la coerenza quando la relatività consente traiettorie fuori dall’intuizione comune?

Domande di questo tipo riguardano anche buchi neri, cosmologia e gravità quantistica. Quando la fisica spinge le proprie leggi verso condizioni limite, spesso scopre crepe, connessioni e strumenti nuovi. Le curve temporali chiuse servono proprio a questo: obbligano le teorie a mostrare quanto riescono a tenere insieme causalità, memoria e trasformazione.

Link utili:
Class. Quantum Grav
Studio scientifico su arXiv: Life on a closed timelike curve
Scheda pubblicazioni di Lorenzo Gavassino, University of Cambridge

Note per i lettori

L'immagine utilizzata per questo articolo è stata creata con l'ausilio dell'AI

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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