Il Pacifico equatoriale continua a scaldarsi e tutti i principali modelli indicano un evento di intensità eccezionale tra fine 2026 e inizio 2027. Una stima attribuisce al caldo associato al fenomeno fino a 451 mila morti aggiuntive
LA NOTIZIA IN BREVE – Il nuovo El Niño 2026-2027 potrebbe diventare uno degli episodi più intensi mai osservati e aumentare il rischio di eventi meteorologici estremi in diverse aree del pianeta. Gli effetti attesi non riguardano solo le temperature: siccità, piogge torrenziali, alluvioni, incendi e crisi agricole possono colpire con modalità molto diverse da regione a regione. Le conseguenze più pesanti sono attese soprattutto nei Paesi già vulnerabili sotto il profilo idrico, sanitario e alimentare. Per l’Europa l’impatto diretto resta più incerto, ma possibili ripercussioni potrebbero arrivare attraverso i mercati agricoli e le catene di approvvigionamento. Gli esperti insistono soprattutto sulla prevenzione: gestione delle riserve d’acqua, sistemi di allerta, adattamento delle coltivazioni e protezione delle infrastrutture possono ridurre i danni. Sullo sfondo resta il riscaldamento globale, che rende più pericolosi molti degli effetti associati agli eventi climatici estremi.
Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento
L’APPROFONDIMENTO – El Niño si sta rafforzando con una velocità e un’intensità tali da spingere i principali centri climatici internazionali a prepararsi a un evento che viene classificato come potenzialmente eccezionale. A metà settembre l’indice Niño 3.4, utilizzato per misurare il riscaldamento del Pacifico equatoriale, aveva raggiunto circa +3 °C nella rilevazione settimanale dell’International Research Institute for Climate and Society. Tutti i 22 modelli considerati dall’IRI prevedono che il fenomeno resterà nella categoria very strong almeno durante l’inverno boreale 2026-2027. La possibilità che diventi uno degli El Niño più intensi mai misurati più che realistica. Il picco dovrebbe arrivare tra novembre e dicembre, ma gli esperti non hanno ancora idea di cosa accadrà.
L’Organizzazione meteorologica mondiale stima una probabilità vicina al 100% che El Niño persista almeno fino a febbraio 2027. Le sue proiezioni stagionali indicano per settembre-novembre un’anomalia media della temperatura superficiale nell’area Niño 3.4 intorno a +3,6 °C, con ulteriore intensificazione verso la fine dell’anno. NOAA, più prudente nella formulazione, assegna una probabilità superiore al 90% che l’evento raggiunga una intensità «molto forte».
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Un evento che agisce su un pianeta già molto più caldo
El Niño nasce dall’interazione tra oceano e atmosfera nel Pacifico tropicale. Durante la sua fase calda, le acque superficiali del Pacifico centrale e orientale diventano più calde del normale, gli alisei e la circolazione atmosferica cambiano e gli effetti si propagano ben oltre l’oceano dove il fenomeno ha avuto origine.
La conseguenza non è semplicemente un aumento uniforme delle temperature. Cambiano le probabilità di siccità, piogge intense, alluvioni, ondate di calore e incendi in aree molto lontane tra loro. Le regioni colpite e l’intensità degli effetti dipendono però dalla stagione e dall’interazione con altri fenomeni climatici. La stessa WMO sottolinea che un El Niño molto forte non produce automaticamente eventi estremi altrettanto forti in ogni Paese.
Nel 2026 questo meccanismo si innesta su temperature globali già eccezionalmente elevate. Secondo Copernicus, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, appena 0,01 °C sotto il 2023 e 0,13 °C sotto il record del 2024. La media del triennio 2023-2025 ha inoltre superato per la prima volta di oltre 1,5 °C il livello preindustriale. È questa sovrapposizione tra variabilità naturale e riscaldamento di origine antropica a preoccupare maggiormente gli scienziati. Un El Niño forte tende già di per sé a spingere verso l’alto la temperatura globale; oggi interviene su una base climatica nettamente più calda rispetto agli episodi del passato.
Fino a 451 mila morti in più a causa del caldo estremo
Uno dei numeri più impressionanti circolati negli ultimi giorni arriva dal Climate Impact Lab, gruppo di ricerca collegato all’Università di Chicago e ad altre istituzioni. La sua analisi stima che le temperature associate all’attuale El Niño potrebbero provocare 451.000 morti aggiuntive per caldo tra giugno 2026 e febbraio 2027 rispetto a quanto accaduto negli stessi mesi di un anno medio del periodo 1996-2025.
Il dato, va ribadito per non causare allarmismo, va letto come una proiezione. Il risultato dipenderà da quanto saranno accurate le previsioni e, soprattutto, dalle misure che verranno adottate nei Paesi maggiormente esposti. La stessa analisi stima un aumento del 44% dei giorni estremamente caldi rispetto a un anno normale. Tra le aree considerate più vulnerabili figurano il Sahel africano, il Sud-est asiatico, l’India e il Brasile. Ed è proprio qui che sistemi di allerta, accesso all’acqua, assistenza sanitaria, raffrescamento degli edifici e protezione dei lavoratori all’aperto possono modificare pesantemente il bilancio finale.
Domande e risposte
Come nascono El Niño e La Niña, perché si alternano e quali effetti possono avere sul clima mondiale e sull’Europa.
Che cos’è esattamente El Niño e perché si forma?
È la fase calda di un’oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera del Pacifico tropicale. Durante El Niño, le acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale diventano più calde rispetto alla media e gli alisei, i venti che normalmente soffiano da est verso ovest, tendono a indebolirsi.
Il cambiamento modifica la distribuzione del calore e delle precipitazioni nell’atmosfera. Per questo un fenomeno che nasce nel Pacifico può influenzare temperature, piogge e circolazione atmosferica anche a migliaia di chilometri di distanza.
Che cos’è La Niña e in che cosa differisce da El Niño?
La Niña rappresenta, in termini generali, la fase opposta. Durante questi episodi le acque del Pacifico equatoriale centrale e orientale risultano più fredde della media, mentre gli alisei tendono a essere più intensi e spingono maggiormente le acque superficiali calde verso il Pacifico occidentale.
Anche La Niña modifica piogge e temperature su scala mondiale, ma gli effetti non consistono semplicemente nell’inverso perfetto di quelli di El Niño. Intensità, stagione e condizioni atmosferiche presenti in altre regioni possono cambiare notevolmente le conseguenze concrete.
El Niño e La Niña si alternano sempre uno dopo l’altra?
No, non esiste un’alternanza regolare. El Niño, La Niña e la fase neutra fanno parte dell’ENSO, l’El Niño-Southern Oscillation, ma il sistema può restare per mesi in condizioni neutrali oppure passare da una fase all’altra con tempi molto variabili.
Gli episodi tendono a ripresentarsi ogni pochi anni, ma non seguono un calendario fisso. Anche durata e intensità cambiano: alcuni eventi restano relativamente deboli, altri possono protrarsi per più stagioni e influenzare in modo marcato il clima globale.
El Niño riscalda il pianeta mentre La Niña lo raffredda?
In media El Niño tende ad aumentare temporaneamente la temperatura globale, mentre La Niña esercita un effetto opposto. Il motivo è legato allo scambio di calore tra l’oceano Pacifico e l’atmosfera.
Si tratta però di variazioni naturali sovrapposte alla tendenza di lungo periodo del riscaldamento globale. Una fase di La Niña può quindi rendere un anno temporaneamente meno caldo rispetto a quanto sarebbe stato altrimenti, senza annullare l’aumento delle temperature dovuto all’accumulo di gas serra.
El Niño e La Niña possono cambiare direttamente il tempo in Italia e in Europa?
L’influenza sull’Europa è meno diretta e meno prevedibile rispetto a quella osservata nelle regioni tropicali. ENSO può contribuire a modificare la circolazione atmosferica su larga scala, ma sull’Europa intervengono contemporaneamente molti altri fattori, compreso il comportamento dell’Atlantico settentrionale.
Per questo non è corretto concludere che un forte El Niño produca automaticamente un inverno caldo, freddo, piovoso o secco in Italia. Le conseguenze europee possono inoltre essere indirette, per esempio attraverso raccolti, prezzi delle materie prime e catene internazionali di approvvigionamento.
Quanto tempo prima è possibile prevedere l’arrivo di El Niño o La Niña?
I grandi centri meteorologici riescono generalmente a riconoscere con diversi mesi di anticipo l’aumento della probabilità di una fase di El Niño o La Niña. Le previsioni utilizzano temperature oceaniche, venti, pressione atmosferica e modelli numerici che simulano l’evoluzione del Pacifico tropicale.
L’affidabilità non è però identica durante tutto l’anno e diminuisce quanto più ci si spinge lontano nel tempo. È inoltre più semplice prevedere l’arrivo del fenomeno che stabilire con precisione quanto sarà intenso o quali effetti produrrà in una determinata città o regione.
Il riscaldamento globale può rendere più forti El Niño e La Niña?
La relazione è ancora oggetto di ricerca, soprattutto per quanto riguarda l’intensità futura dei singoli episodi. Alcuni studi indicano che il riscaldamento degli oceani può modificare le caratteristiche dell’ENSO, ma ricostruire e prevedere questi cambiamenti resta complesso.
È invece più solido il principio secondo cui gli effetti di El Niño e La Niña si manifestano oggi in un clima mediamente più caldo. Ondate di calore, siccità o precipitazioni intense possono quindi sovrapporsi a condizioni di partenza diverse da quelle del passato, aumentando in alcune aree l’esposizione agli eventi estremi.
Il cambiamento climatico sta rendendo El Niño più forte?
Un’altra ricerca pubblicata ad agosto su Scienceha riaperto una delle questioni più discusse nella climatologia: quanto il riscaldamento globale stia modificando direttamente l’intensità di El Niño. Il gruppo coordinato dalla paleoclimatologa Julia Cole, dell’Università del Michigan, ha ricostruito circa 900 anni di variabilità delle temperature del Pacifico utilizzando coralli fossili delle Galápagos. Secondo i risultati, gli episodi recenti di El Niño mostrerebbero una intensificazione superiore al 36% rispetto all’era preindustriale.
La ricerca offre una serie storica molto più lunga rispetto alle osservazioni strumentali moderne, ma proprio questa ricostruzione introduce margini di incertezza. I coralli funzionano infatti come proxy climatici: permettono di ricostruire le temperature del passato attraverso indicatori geochimici, senza equivalere a misurazioni dirette effettuate con strumenti contemporanei.
Anche il modo in cui si misura El Niño sta diventando oggetto di revisione. Con oceani mediamente più caldi, confrontare semplicemente la temperatura della regione Niño 3.4 con una climatologia passata può accentuare apparentemente la forza degli eventi recenti. ECMWF ha per questo introdotto anche indici «relativi», che confrontano il Pacifico equatoriale con l’andamento delle temperature tropicali complessive.
Acqua e agricoltura saranno tra i settori più esposti
L’impatto più immediato potrebbe emergere dalla distribuzione delle piogge. Le proiezioni stagionali dell’IRI indicano probabilità maggiori di precipitazioni inferiori alla norma in parti del Sud America settentrionale, America Centrale, Africa meridionale, Sud-est asiatico e arcipelaghi del Pacifico occidentale durante gli ultimi mesi del 2026.
In altre aree può accadere l’opposto, con precipitazioni molto intense e maggiore rischio di alluvioni e frane. La California ha già scelto di muoversi preventivamente: il 21 settembre 2026 il governatore Gavin Newsom ha dichiarato lo stato di emergenza per accelerare gli interventi di preparazione in vista di possibili forti tempeste invernali, inondazioni, erosione costiera e movimenti franosi.
Per l’agricoltura, la FAO raccomanda interventi che possono essere pianificati prima dell’arrivo degli effetti più pesanti: modificare le date di semina quando le previsioni stagionali lo suggeriscono, conservare acqua, irrigare nelle ore meno calde, creare zone d’ombra per gli animali e ridurre l’esposizione dei lavoratori agricoli alle temperature estreme.
La preparazione anticipata è particolarmente importante perché gli effetti di una stagione anomala possono propagarsi ben oltre il momento dell’evento estremo: un raccolto perso riduce il reddito degli agricoltori, aumenta la pressione sui prezzi alimentari e può compromettere la capacità di affrontare la stagione successiva.
Che cosa può succedere in Europa
Per l’Europa il legame tra El Niño e il meteo è meno diretto e prevedibile rispetto a quello osservato in molte aree tropicali. Non esiste quindi una semplice equivalenza tra Super El Niño e un determinato tipo di inverno italiano. L’influenza può in ogni caso arrivare indirettamente attraverso la circolazione atmosferica globale e soprattutto attraverso i mercati. Siccità o alluvioni nei principali Paesi produttori possono incidere sui raccolti di caffè, cacao, riso, soia, oli vegetali e altre materie prime agricole, con ripercussioni sui prezzi internazionali e sulle importazioni europee.
Anche in questo caso la forza complessiva di El Niño non basta a prevedere ciò che accadrà in una singola regione. La WMO ricorda che altri fattori climatici, compresi l’Atlantico e il Dipolo dell’Oceano Indiano, possono rafforzare, attenuare o modificare gli effetti tipicamente associati al fenomeno.
Prepararsi può ancora cambiare il bilancio finale
El Niño non può essere fermato, perché fa parte della variabilità naturale del sistema climatico. La possibilità di prevederne l’arrivo con mesi di anticipo rappresenta però un vantaggio decisivo. Gestione degli invasi, pianificazione delle risorse idriche, protezione delle infrastrutture, sistemi di allerta per il caldo e interventi preventivi in agricoltura possono ridurre sensibilmente le conseguenze.
Link utili
Fonti istituzionali, centri di ricerca e approfondimenti per seguire l’evoluzione di El Niño, La Niña e del ciclo ENSO.
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Meteorologia
World Meteorological Organization
L’Organizzazione meteorologica mondiale pubblica aggiornamenti sullo stato di El Niño e La Niña e sulle possibili conseguenze climatiche a scala globale.
Vai alla WMO -
Previsioni
NOAA Climate Prediction Center
Il centro statunitense NOAA monitora costantemente il ciclo ENSO e pubblica bollettini, mappe e previsioni sull’evoluzione di El Niño e La Niña.
Consulta NOAA -
Ricerca climatica
IRI – Columbia Climate School
L’International Research Institute for Climate and Society raccoglie le previsioni dei principali modelli internazionali e segue l’andamento dell’ENSO.
Segui le previsioni ENSO -
Agricoltura
FAO – El Niño e sistemi agroalimentari
Indicazioni e misure di prevenzione per ridurre gli effetti di caldo, siccità e variazioni delle precipitazioni su coltivazioni, allevamenti e risorse idriche.
Approfondisci sul sito FAO -
Temperature globali
Copernicus Climate Change Service
Dati e analisi sulle temperature globali, sulle anomalie climatiche e sull’evoluzione del riscaldamento del pianeta.
Consulta Copernicus -
Modelli climatici
ECMWF – Centro europeo per le previsioni
Il centro europeo sviluppa modelli meteorologici e climatici utilizzati anche per analizzare la forza e l’evoluzione degli episodi di El Niño.
Vai a ECMWF
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
