Indice
- 1 Uno studio internazionale mette a confronto quattro scenari per affrontare i cambiamenti climatici che minacciano la città nei prossimi secoli
- 2 MOSE, una protezione efficace ma con limiti chiari
- 3 Dighe e laguna chiusa cambiano lo scenario
- 4 Spostare Venezia, quando le difese non bastano
- 5 Venezia modello globale per le città costiere
- 6 Pianificazione anticipata e tempi lunghi
Uno studio internazionale mette a confronto quattro scenari per affrontare i cambiamenti climatici che minacciano la città nei prossimi secoli
In futuro potrebbe essere necessario spostare Venezia per proteggerla dall’innalzamento del mare. La soluzione, decisamente estrema, emerge da un’analisi scientifica che valuta le possibili risposte all’evoluzione del clima nei prossimi due secoli. Il lavoro, pubblicato su Scientific Reports, porta la firma di un gruppo internazionale di studiosi guidati da Piero Lionello e Robert Nicholls, e prende come riferimento le proiezioni dell’IPCC. Venezia diventa così un caso reale, concreto, dove si misura la capacità delle città costiere di adattarsi a trasformazioni lente ma profonde.
Negli ultimi decenni gli episodi di acqua alta hanno assunto una frequenza diversa rispetto al passato, con un impatto crescente sulla vita quotidiana e sulle attività economiche. Il contesto in cui si muove lo studio è chiaro: il livello del mare continua a salire e la città, costruita su un equilibrio fragile tra acqua e terra, deve ripensare il proprio futuro. Il lavoro non offre una risposta unica, ma mette in fila quattro scenari distinti, ognuno con conseguenze precise su ambiente, economia e patrimonio.
MOSE, una protezione efficace ma con limiti chiari
Il sistema oggi in funzione si basa sulle barriere mobili del MOSE, progettate per isolare la laguna durante le maree più intense. Si tratta di un’infrastruttura centrale nella strategia di difesa della città, capace di ridurre in modo significativo il rischio di allagamenti. Secondo l’analisi dei ricercatori, questo sistema può continuare a funzionare in modo efficace fino a un aumento del livello del mare di circa 1,25 metri, soprattutto se accompagnato da interventi integrativi. Oltre questa soglia, però, la capacità di protezione tende a ridursi.
A complicare il quadro interviene la subsidenza, il lento abbassamento del terreno su cui sorge Venezia. Questo fenomeno amplifica l’effetto dell’innalzamento del mare e accelera la frequenza degli eventi critici. Il risultato è una pressione crescente su un sistema progettato per condizioni meno estreme rispetto a quelle che si stanno delineando.
Dighe e laguna chiusa cambiano lo scenario
Tra le strategie analizzate emerge la possibilità di costruire dighe interne per isolare il centro storico dal resto della laguna. Questa soluzione potrebbe diventare necessaria già con un aumento del mare superiore a 0,5 metri, una soglia che le proiezioni collocano entro il secolo.
Un’altra opzione prevede la chiusura completa della laguna attraverso argini permanenti, una scelta che modificherebbe profondamente il rapporto tra Venezia e l’acqua. Questo intervento, definito “super levee”, offrirebbe una protezione molto elevata, teoricamente fino a 10 metri di innalzamento del livello del mare.
Entrambe le soluzioni comportano interventi massicci, tempi lunghi di realizzazione e un impatto significativo sugli ecosistemi. La valutazione non riguarda solo la sicurezza, ma anche il futuro della laguna come ambiente naturale e sistema economico.
Spostare Venezia, quando le difese non bastano
L’ipotesi più estrema resta quella del trasferimento della città. I ricercatori la considerano nel caso in cui l’innalzamento del mare superi i 4,5 metri, uno scenario previsto oltre il 2300. In una situazione simile, le soluzioni ingegneristiche potrebbero non garantire più un equilibrio sostenibile.
Il trasferimento riguarderebbe abitanti, infrastrutture e parte del patrimonio storico. Una prospettiva che apre interrogativi profondi sull’identità stessa della città. I costi stimati arrivano fino a 100 miliardi di euro, mentre le altre opzioni si collocano su livelli comunque elevati, tra centinaia di milioni e decine di miliardi.
«La nostra analisi mostra che non esiste una strategia di adattamento ottimale per Venezia», ha dichiarato Robert Nicholls del Tyndall Centre for Climate Change Research. «Qualsiasi approccio deve bilanciare più fattori, tra cui il benessere e la sicurezza dei residenti, la prosperità economica, il futuro degli ecosistemi della laguna, la tutela del patrimonio e le tradizioni e la cultura della regione».
Venezia modello globale per le città costiere
Il caso Venezia riguarda da vicino molte altre aree del pianeta. Lo studio richiama realtà come le Maldive, i Paesi Bassi e numerose città costruite in aree costiere basse. Questi territori condividono una vulnerabilità strutturale legata alla crescita del livello del mare. Le decisioni prese oggi avranno effetti diretti sulla sicurezza e sulla stabilità delle comunità nei prossimi decenni. Venezia, per la sua storia e per la sua complessità, diventa un punto di riferimento per comprendere la portata della sfida.
«Questo studio mostra che tutte le aree costiere basse e densamente abitate devono riconoscere la sfida dell’innalzamento del livello del mare nel lungo periodo e iniziare fin da subito a valutare le implicazioni dell’adattamento», ha aggiunto Nicholls.
Pianificazione anticipata e tempi lunghi
Le grandi opere richiedono tempi lunghi, spesso tra i 30 e i 50 anni tra progettazione e realizzazione. Questo significa che le decisioni devono essere prese con largo anticipo rispetto agli effetti più evidenti del cambiamento climatico. Venezia si trova davanti a scelte che coinvolgono più generazioni.
A cura della Redazione GTNews
Link utili:
Leggi lo studio su Scientific Reports
