Dentro la cellula come mai prima: nasce il microscopio che vede la vita in azione

La nuova tecnologia iISM permette di seguire i processi biologici in tempo reale con una precisione vicina ai limiti dell’ottica moderna

Osservare ciò che accade dentro una cellula mentre la vita scorre al suo interno rappresenta una delle sfide più affascinanti della biologia moderna. Ricercatori della Stanford University hanno ora sviluppato una tecnologia capace di aprire una finestra estremamente nitida su questo mondo microscopico. Il nuovo strumento, chiamato Interferometric Image Scanning Microscopy (iISM), consente di visualizzare strutture cellulari vive con una risoluzione di circa 120 nanometri senza ricorrere a coloranti fluorescenti o marcatori chimici.

Il risultato è una visione molto più naturale dell’ambiente cellulare. Gli scienziati possono osservare il comportamento delle strutture biologiche mentre si muovono, cambiano forma e interagiscono tra loro. Questo approccio offre una prospettiva più ampia sul funzionamento dei meccanismi biologici e permette di studiare fenomeni complessi come la risposta della cellula a farmaci o agenti patogeni.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Light: Science and Applications e rappresenta un passo importante nella microscopia avanzata. Secondo il team di ricerca, la nuova tecnologia potrà contribuire alla comprensione di molti processi fondamentali che regolano la vita cellulare.

“Questo nuovo microscopio offre una vista straordinaria della cellula, dove è possibile vedere le minuscole strutture e macchine cellulari muoversi, cambiare e interagire senza aggiungere fluorescenza per osservarle”, ha dichiarato W.E. Moerner, autore senior dello studio e professore di chimica alla Stanford University.

Altre notizie selezionate per te:
Diagnosi senza ago, creato dispositivo che rileva le malattie dall’aria

Sviluppato un dispositivo VR che fa assaporare il cibo virtuale
Neurochirurgia, cerotto attivato dalla luce sigilla la dura madre in 5 secondi

La combinazione di due tecniche ottiche

Il dispositivo nasce dalla fusione di due metodi di microscopia che, fino a oggi, erano stati utilizzati separatamente. I ricercatori hanno integrato la microscopia a scattering interferometrico con una versione avanzata della microscopia confocale a scansione d’immagine. Nel primo caso, un fascio laser illumina la cellula e le minuscole strutture presenti all’interno diffondono parte della luce incidente. Questo segnale è estremamente debole e necessita di un sistema capace di amplificarlo. Per questo motivo viene utilizzato un secondo raggio laser che rafforza la luce diffusa, permettendo ai sensori del microscopio di registrare la presenza di strutture molto piccole.

Il principio fisico che consente questa osservazione è legato alla diffusione della luce, lo stesso fenomeno che rende il cielo blu quando la radiazione solare interagisce con le particelle presenti nell’atmosfera terrestre.

Un mosaico di informazioni raccolte in parallelo

Il nuovo sistema sfrutta anche una strategia avanzata di raccolta delle immagini. Nei microscopi confocali tradizionali l’osservazione avviene tramite un singolo rivelatore ottico che riceve la luce proveniente dal campione. Nel caso dell’iISM i ricercatori hanno invece utilizzato rivelatori disposti in una matrice simile a una piccola camera digitale. Questo sistema acquisisce simultaneamente molte informazioni provenienti dalla stessa regione osservata.

Ogni rivelatore registra una prospettiva leggermente diversa della scena microscopica. I dati raccolti vengono poi elaborati attraverso algoritmi che combinano tutte le informazioni disponibili, producendo immagini più definite e ricche di contrasto. Il risultato ricorda il modo in cui la visione umana sfrutta entrambi gli occhi per percepire la profondità. Nel caso del nuovo microscopio il numero di “punti di vista” cresce fino a decine o centinaia, offrendo una ricostruzione molto più precisa della struttura cellulare.

Osservazioni più lunghe e meno invasive

Uno dei vantaggi più importanti della nuova tecnologia riguarda la delicatezza dell’illuminazione utilizzata durante l’osservazione. L’iISM richiede una potenza laser più bassa rispetto ad altri metodi ad alto contrasto che non utilizzano marcatori. Questo aspetto riduce il rischio di fotodanneggiamento delle cellule e consente di mantenere il campione vivo più a lungo durante l’esperimento. I ricercatori possono quindi seguire nel tempo fenomeni dinamici come il movimento delle vescicole, la riorganizzazione delle membrane cellulari o il comportamento di specifiche strutture interne.

Un ulteriore vantaggio deriva dall’assenza di coloranti fluorescenti. I marcatori tradizionali possono degradarsi con l’esposizione alla luce e, in alcuni casi, influenzare il comportamento delle strutture biologiche a cui vengono legati.

Fluorescenza e iISM: strumenti complementari

La microscopia basata sulla fluorescenza rimane comunque uno strumento fondamentale per la ricerca biologica. Questo metodo consente di individuare molecole specifiche con grande precisione e ha permesso negli ultimi decenni numerose scoperte nelle scienze della vita.

Secondo gli autori dello studio, il nuovo microscopio non sostituirà queste tecniche ma offrirà un approccio complementare.

“Ogni metodo ha vantaggi e svantaggi e crediamo in una implementazione complementare in futuro”, ha spiegato Michelle Kueppers, prima autrice della ricerca e ricercatrice post-doc nel laboratorio di Moerner. “Se utilizziamo la specificità molecolare della fluorescenza e la capacità dell’iISM di fornire contesto e dinamica senza etichette, possiamo iniziare ad affrontare domande che finora risultavano difficili da studiare”.

Le prime applicazioni scientifiche

Il team di Stanford ha già avviato diversi progetti di collaborazione per sfruttare le potenzialità del nuovo strumento. Uno dei programmi di ricerca utilizza il microscopio per studiare le interazioni tra cellule vegetali, funghi e batteri, osservando in tempo reale i processi che regolano questi rapporti biologici.

Un secondo progetto si concentra sul modo in cui farmaci anticancro entrano nelle cellule e vengono distribuiti all’interno del citoplasma. Comprendere questo percorso potrebbe aiutare a migliorare l’efficacia dei trattamenti terapeutici. Un ulteriore studio analizzerà le modificazioni dei globuli rossi durante l’infezione da malaria, un processo che comporta cambiamenti strutturali significativi nella cellula ospite.

Verso una nuova generazione di strumenti biologici

Gli sviluppatori della tecnologia stanno ora lavorando per migliorare ulteriormente le prestazioni del sistema e rendere il microscopio disponibile ad altri laboratori di ricerca. L’obiettivo è diffondere uno strumento capace di offrire una visione più completa della vita cellulare, con possibili ricadute in numerosi ambiti della biologia.

“Questa non è una tecnica di nicchia – ha affermato Michelle Kueppers -. Ha applicazioni molto ampie e speriamo che la comunità delle scienze della vita possa trarne beneficio, portando a molte nuove scoperte”.

A cura della Redazione GTNews

Link utili:
Interferometric Image Scanning Microscopy for label-free imaging at 120 nm lateral resolution inside live cells | Light: Science & Applications

Correlati