Indice
- 1 Voce registrata, finto guasto e pressione psicologica: il nuovo vishing sfrutta la fibra per rubare dati e vendere contratti non richiesti
- 2 La tecnica del vishing che fa leva sull’emotività
- 3 La falsa assistenza che diventa contratto nascosto
- 4 Il filtro AGCOM funziona, ma non ferma tutto
- 5 Una truffa che ricicla tecniche già viste
- 6 Perché il metodo continua a funzionare
- 7 Come difendersi davvero e cosa segnalare
Voce registrata, finto guasto e pressione psicologica: il nuovo vishing sfrutta la fibra per rubare dati e vendere contratti non richiesti
La nuova truffa della “sostituzione del cavo fibra” corre sulle linee telefoniche italiane e sta colpendo migliaia di utenti, nonostante il filtro anti-spam introdotto da AGCOM abbia ridotto in modo drastico le chiamate con ID falsificato provenienti dall’estero. Il blocco funziona e i dati lo confermano: dal 19 novembre 2025 il numero di telefonate con numerazione mobile inesistente è crollato. Ma mentre il filtro agisce “alla frontiera”, impedendo solo una parte delle frodi, i criminali hanno cambiato strategia. Oggi telefonano da linee italiane perfettamente credibili, avviando una voce registrata che parla di “importanti comunicazioni sulla sostituzione del cavo fibra”.
Il messaggio suona tecnico, rassicurante, persino urgente: l’utente viene avvisato che la sua linea subirà “diversi giorni di disservizio, con impossibilità di usare Internet”. Una minaccia diretta alla quotidianità digitale. Il trucco è semplice: creare ansia. E mentre la tensione sale, la voce invita a scegliere il proprio operatore premendo un tasto. Da lì inizia il vero inganno. Chi sta chiamando? E soprattutto, perché un presunto operatore non sa nemmeno chi è il provider dell’utente?
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La tecnica del vishing che fa leva sull’emotività
La struttura della truffa è ormai perfezionata. Prima si provoca panico, poi si offre una via d’uscita. È la firma del vishing, il voice phishing che usa la voce, umana o sintetica, per manipolare le scelte delle persone.
Nel messaggio iniziale compaiono elementi chiave: la minaccia di un guasto imminente, il rischio di perdere Internet, e perfino l’obbligo di identificare il proprio operatore premendo un numero. Dettagli che un vero fornitore non chiederebbe mai, perché conosce già l’intestatario e la linea. Ma per i truffatori è un modo per raccogliere un primo dato prezioso: il provider reale. Da lì la chiamata passa a un “consulente” che continua la fiction dell’urgenza.
La falsa assistenza che diventa contratto nascosto
Una volta in linea con il finto addetto, parte il secondo atto: ottenere dati personali, codici cliente, informazioni contrattuali o peggio una conferma verbale da usare come attivazione di servizi non richiesti. La messa in scena si chiude con una proposta commerciale mascherata da intervento tecnico: “evitare il disservizio” aderendo a un’offerta o autorizzando una “manutenzione straordinaria”. È qui che la truffa diventa evidente.
Il filtro AGCOM funziona, ma non ferma tutto
Molti utenti si chiedono perché il nuovo filtro anti-spoofing non blocchi queste chiamate. La risposta è nella tecnica utilizzata. Il sistema AGCOM riesce a isolare e fermare solo le telefonate dall’estero con Caller ID falsificato, mentre le chiamate provenienti dall’Italia, anche se fraudolente, restano attualmente più difficili da intercettare.
Lo conferma la stessa Autorità, spiegando che “si potrà assistere anche a un aumento dello spoofing originato in Italia”, ma che in questi casi è più semplice risalire ai responsabili grazie alla normativa già in vigore. L’inganno, però, sfrutta un dettaglio decisivo: agli occhi dell’utente un numero fisso italiano appare credibile, e questo rende l’attacco molto più efficace.
Una truffa che ricicla tecniche già viste
Gli utenti più attenti ricordano una versione della stessa truffa, diffusissima tra giugno e luglio 2024, quando i criminali parlavano di un passaggio obbligatorio alla “tecnologia digitale”. Anche allora venivano citate delibere inesistenti, centrali analogiche fantasma e perfino provider come Sky WiFi, che non possiede linee in rame, per rendere tutto più credibile.
Il messaggio, identico nell’impostazione, terminava sempre con la sequenza “Digita 1 se sei TIM, digita 2 se sei Tiscali… Digita 6 se sei Sky”. Una firma che oggi riappare quasi invariata e che lascia pensare a una regia comune.
Perché il metodo continua a funzionare
Il motivo è semplice: il messaggio gioca sulla paura di perdere un servizio considerato essenziale. Quando la voce minaccia giorni senza Internet, molte persone abbassano la soglia critica. È esattamente ciò che cercano i truffatori.
Come difendersi davvero e cosa segnalare
Le chiamate su “cavo fibra” e “rete digitale” non sono spam. Sono truffe. Gli utenti possono e devono segnalarle attraverso gli strumenti ufficiali: la pagina dedicata del Garante Privacy per le telefonate indesiderate e la pagina Segnalazioni AGCOM per indicare numeri, orari e comportamento sospetto. La regola è sempre la stessa: mai premere tasti, mai dare dati personali, mai confermare contratti per telefono.
