Dal mercurio all’oro, una startup riaccende il sogno degli alchimisti: crolleranno i prezzi?

Marathon Fusion annuncia di aver prodotto in laboratorio oro stabile, superando un primato del CERN. La scoperta potrebbe aprire a interrogativi sul futuro del metallo prezioso. Il precedente dei diamanti sintetici alimenta il dibattito

LA NOTIZIA IN BREVE – L’oro prodotto in laboratorio potrebbe presto mettere in discussione il valore di uno dei metalli più preziosi al mondo. Una startup americana, la Marathon Fusion, sostiene di aver ottenuto oro stabile attraverso la trasmutazione nucleare del mercurio, una tecnica che sfrutta neutroni ad alta energia. Il risultato, ancora privo di verifiche indipendenti, apre scenari economici interessanti. Secondo le simulazioni dell’azienda, cento future centrali a fusione potrebbero produrre annualmente fino a 500 tonnellate di oro, una quantità pari a circa il 14% dell’attuale produzione mineraria. Il precedente dei diamanti sintetici, diventati molto più economici grazie alla produzione industriale, suggerisce quali potrebbero essere le conseguenze sui mercati. L’oro artificiale, una volta purificato, sarebbe indistinguibile da quello naturale, ma restano ostacoli enormi: costi di produzione, radioattività residua e assenza di centrali a fusione commerciali.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Trasformare il mercurio in oro, un sogno inseguito per secoli da generazioni di alchimisti, potrebbe diventare realtà e una proficua attività industriale. A sostenerlo è Marathon Fusion, una startup americana con sede a San Francisco che il 21 ottobre ha annunciato di essere riuscita nell’impresa, utilizzando neutroni ad alta energia. I moderni alchimisti non lavorano con fornaci e formule misteriose, ma con reazioni nucleari, isotopi e tecnologie sviluppate per le future centrali a fusione. Secondo l’azienda, l’esperimento avrebbe prodotto oro stabile con un risultato dieci volte superiore a quello ottenuto precedentemente dal CERN di Ginevra.

L’annuncio ha inevitabili implicazioni economiche. Se un giorno fosse possibile fabbricare oro in quantità industriali, che cosa accadrebbe alle quotazioni di un metallo il cui valore dipende anche dalla sua scarsità? Potrebbe ripetersi quanto avvenuto con i diamanti sintetici, diventati sempre più economici grazie alla produzione in laboratorio? Per il momento è possibile fare soltanto ipotesi. Marathon Fusion non ha comunicato quanto oro è riuscita effettivamente a produrre, e neppure quanto sia costato.

Domande e risposte Altri chiarimenti sulla produzione di oro artificiale, sugli isotopi del mercurio, sulla sicurezza e sulle differenze rispetto all’oro naturale.
  • Tecnologia

    Perché non si usa il mercurio per produrre oro nelle attuali centrali nucleari?

    Il procedimento proposto richiede condizioni nucleari particolari. Marathon Fusion punta a utilizzare neutroni molto energetici, da circa 14 MeV, generati dalla fusione di deuterio e trizio. Questi neutroni possono innescare nel mercurio-198 la reazione necessaria per arrivare all’oro-197.

    Anche i reattori a fissione producono neutroni e trasmutazioni nucleari, ma presentano uno spettro energetico differente. Il metodo studiato dalla startup non può quindi essere trasferito senza modifiche agli impianti esistenti. La produzione industriale resta una prospettiva da dimostrare.

  • Materie prime

    Quanto mercurio servirebbe per produrre un chilogrammo d’oro?

    In teoria, poco più di un chilogrammo di mercurio-198. La conversione ideale conserva quasi interamente la massa del materiale iniziale, ma richiede l’isotopo giusto. Il mercurio-198 rappresenta soltanto circa il 10% del mercurio presente in natura.

    Per ottenere grandi quantità d’oro bisognerebbe quindi separare gli isotopi, alimentare il processo e recuperare il prodotto finale. La resa effettiva sarebbe inferiore a quella teorica e dipenderebbe dall’efficienza dell’impianto. Non sono ancora disponibili dati sperimentali sufficienti per calcolare il consumo industriale per chilogrammo d’oro vendibile.

  • Sicurezza

    Un gioiello realizzato con oro artificiale potrebbe essere radioattivo?

    L’oro-197 puro è stabile e non radioattivo. È lo stesso isotopo presente nell’oro naturale. Il problema riguarda gli eventuali sottoprodotti radioattivi generati durante la trasmutazione e rimasti nel materiale recuperato.

    Prima di qualsiasi impiego commerciale sarebbero necessarie procedure di separazione, purificazione e controllo radiologico. Alcuni materiali potrebbero richiedere lunghi periodi di stoccaggio. Non esistono ancora dati indipendenti che certifichino la sicurezza di un prodotto commerciale ottenuto con il processo annunciato da Marathon Fusion.

  • Tracciabilità

    Un gioielliere potrebbe distinguere l’oro artificiale da quello estratto in miniera?

    Non attraverso le normali proprietà dell’oro, se il metallo è stato purificato. Tutto l’oro naturale stabile è costituito dall’isotopo oro-197. Un campione di oro-197 ottenuto dal mercurio avrebbe quindi la stessa struttura atomica, densità e comportamento chimico del metallo estratto in miniera.

    Eventuali impurità potrebbero fornire indizi sulla provenienza, ma non costituirebbero una prova universale. Per certificare l’origine artificiale servirebbero soprattutto documentazione della produzione, registri di tracciabilità e controlli sulla filiera commerciale.

  • Ambiente

    Produrre oro dal mercurio potrebbe essere meno inquinante rispetto all’estrazione mineraria?

    È una possibilità, ma non esistono ancora dati per dimostrarlo. La produzione in un impianto nucleare potrebbe evitare parte degli scavi, della movimentazione delle rocce e del consumo di territorio associati alle miniere d’oro.

    Il mercurio è però un elemento tossico, mentre il procedimento nucleare richiederebbe materiali selezionati, sistemi di contenimento, gestione dei residui radioattivi e infrastrutture complesse. Per stabilire quale tecnologia abbia un impatto ambientale minore servirebbe un’analisi dell’intero ciclo produttivo, dal reperimento delle materie prime fino alla commercializzazione dell’oro.

Risposte elaborate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net sulla base delle fonti indicate nell’articolo.

Come si trasforma il mercurio in oro

L’idea comunque sia appare straordinaria, benché non si stia parlando di un “miracolo”: il processo rispetta le leggi della fisica. L’oro possiede 79 protoni nel nucleo atomico, il mercurio ne ha 80. Per ottenere un elemento dall’altro occorre modificare la struttura del nucleo attraverso un processo chiamato trasmutazione nucleare. Nessuna delle reazione chimiche ordinarie sarebbe in grado di raggiungere lo stesso risultato.

La tecnologia proposta dalla start-up utilizza il mercurio-198, un isotopo presente in natura. Bombardandolo con neutroni molto energetici è possibile convertirlo in mercurio-197, un isotopo radioattivo che, attraverso un successivo decadimento, si trasforma in oro-197, l’unico isotopo stabile dell’oro naturale.

Il principio era stato descritto nel luglio 2025 in uno studio firmato da Adam Rutkowski, Jake Harter e Jason Parisi, pubblicato come preprint su arXiv. All’epoca i risultati si basavano su simulazioni numeriche. L’annuncio di ottobre rappresenterebbe dunque il passaggio dalla teoria alla sperimentazione.

Il precedente più famoso risale al maggio 2025. Il CERN aveva annunciato che, durante gli esperimenti condotti tra il 2015 e il 2018 con il Large Hadron Collider, erano stati generati circa 86 miliardi di nuclei d’oro partendo dal piombo. Una quantità impressionante soltanto in apparenza, corrispondente a 29 picogrammi, una massa infinitesimale. Quei nuclei, inoltre, sopravvivevano per una frazione minuscola di secondo prima di frammentarsi contro le pareti dell’acceleratore.

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Una fabbrica d’oro alimentata dalla fusione nucleare

Fondata nel 2023 da Kyle Schiller e Adam Rutkowski, ex ingegnere di SpaceX, Marathon Fusion sviluppa tecnologie destinate alla fusione nucleare. Sul proprio sito indica rapporti con il Dipartimento dell’Energia statunitense e con Breakthrough Energy, l’iniziativa per le tecnologie climatiche fondata da Bill Gates. L’interesse dell’azienda va ben oltre i metalli preziosi. Le ricerche riguardano anche la produzione di isotopi necessari alla medicina nucleare, impiegati o studiati per realizzare nuove terapie oncologiche.

Le simulazioni pubblicate nel 2025 ipotizzano una produzione di circa 2 tonnellate d’oro per ogni gigawatt di potenza termica del reattore, nell’arco di un anno. Rapportando questa stima alla potenza elettrica, una grande centrale da un gigawatt potrebbe arrivare, in condizioni teoriche favorevoli, a circa 5 tonnellate annue.

Proviamo a immaginare cento centrali equipaggiate con questa tecnologia. La produzione complessiva raggiungerebbe 500 tonnellate all’anno, una quantità equivalente a circa il 14% dell’oro estratto dalle miniere nel 2025. Numeri importanti, soprattutto per una tecnologia che potrebbe affiancare la produzione di energia a quella di un materiale di elevato valore commerciale.

Esistono tuttavia ostacoli importanti. Ad oggi nessuna centrale a fusione commerciale vende ancora elettricità alla rete. Servirebbero impianti affidabili, grandi quantità di mercurio opportunamente selezionato e procedure industriali capaci di separare e recuperare il prodotto finale.

Alcune reazioni potrebbero inoltre generare isotopi radioattivi indesiderati. Secondo le valutazioni scientifiche, il materiale ottenuto potrebbe richiedere fino a circa 18 anni di stoccaggio per raggiungere livelli di radioattività compatibili con determinati impieghi, come la gioielleria.

Il precedente dei diamanti sintetici: prezzi crollati e mercato trasformato

Il confronto con i diamanti è inevitabile. Le pietre preziose coltivate in laboratorio possiedono sostanzialmente le stesse caratteristiche chimiche, fisiche e ottiche di quelli naturali. Vengono prodotti attraverso procedimenti ad alta pressione e temperatura oppure mediante deposizione chimica da vapore. Le differenze di origine possono essere riconosciute da laboratori specializzati, ma non sono visibili a occhio nudo. L’espansione della produzione ha provocato una drastica riduzione dei prezzi all’ingrosso delle pietre sintetiche, favorendone la diffusione nell’industria e nella gioielleria.

Secondo i dati dell’assicuratore specializzato BriteCo, nel primo semestre del 2026 il 51% dei nuovi anelli di fidanzamento presenti nel suo campione statunitense montava un diamante di laboratorio. Nel 2019 la percentuale era inferiore al 6%. Nello stesso periodo il prezzo mediano per carato delle pietre sintetiche è sceso da 4.622 a 2.015 dollari.

L’oro artificiale potrebbe davvero far crollare le quotazioni?

Per l’oro il meccanismo sarebbe per molti aspetti diverso. Un diamante di laboratorio può essere identificato come tale e venduto in una categoria commerciale separata. L’oro-197 prodotto attraverso trasmutazione, una volta purificato, sarebbe invece lo stesso elemento presente nei lingotti estratti dalle miniere. Una produzione abbondante e poco costosa avrebbe quindi la capacità di incidere sull’offerta mondiale, senza la necessità di creare un mercato separato per il metallo artificiale.

La dimensione del mercato, però, cambia radicalmente lo scenario. Secondo il World Gold Council, nel 2025 le miniere hanno estratto 3.672 tonnellate d’oro. Considerando anche il riciclo, l’offerta globale ha superato le 5.000 tonnellate. A metà 2026 le riserve complessive di oro già estratto e ancora presente in superficie erano stimate in circa 222.600 tonnellate. Le ipotetiche 500 tonnellate prodotte annualmente da 100 centrali a fusione rappresenterebbero un incremento rilevante. La disponibilità fisica contribuirebbe a determinarne la quotazione.

Il problema potrebbe essere produrre oro a basso prezzo

Resta da capire il costo di produzione. Qualche nucleo d’oro dimostra che una reazione è possibile, ma realizzare tonnellate di metallo, recuperarle in totale sicurezza per poi venderle con margini di profitto è altra cosa. Bisognerebbe considerare il prezzo del mercurio, la separazione degli isotopi, gli impianti, la manutenzione, le procedure radiologiche e i tempi necessari prima della commercializzazione. Anche l’eventuale successo della fusione nucleare non garantirebbe la redditività dell’oro artificiale. La prospettiva più concreta sarebbe utilizzare la trasmutazione per aumentare i ricavi delle future centrali a fusione.

Link e fonti

Annunci originali, studi scientifici e dati di mercato per verificare le affermazioni di Marathon Fusion sulla produzione di oro artificiale e valutarne le possibili conseguenze economiche.

  • Annuncio aziendale

    Last month, we demonstrated high-rate alchemy: turning mercury into real, stable gold

    Ente: Marathon Fusion · Data:

    È l’annuncio originale pubblicato dalla startup americana su X. L’azienda sostiene di aver trasformato il mercurio in oro stabile, superando di dieci volte un risultato del CERN. Si tratta di una dichiarazione aziendale: non sono stati resi pubblici dati sufficienti per una verifica indipendente della quantità prodotta, della purezza e della resa del processo.

    Consulta l’annuncio originale
  • Studio scientifico – Preprint

    Scalable Chrysopoeia via (n, 2n) Reactions Driven by Deuterium-Tritium Fusion Neutrons

    Autori: Adam Rutkowski, Jake Harter, Jason Parisi · Prima pubblicazione:

    Il lavoro descrive il processo nucleare proposto per convertire il mercurio-198 in oro-197 utilizzando neutroni generati dalla fusione di deuterio e trizio. Le simulazioni stimano una produzione teorica di circa due tonnellate d’oro per gigawatt termico all’anno. Il documento è un preprint disponibile su arXiv, non una dimostrazione sperimentale della produzione industriale e non risulta sottoposto a revisione paritaria nella versione consultata.

    Consulta lo studio
  • Documentazione aziendale

    Growing fusion’s fuel supply while co-producing gold

    Ente: Marathon Fusion · Consultazione:

    La pagina tecnica dell’azienda illustra il ruolo del mercurio nel sistema di moltiplicazione dei neutroni delle future centrali a fusione e la sequenza che porterebbe alla formazione di oro stabile. Presenta inoltre le proiezioni economiche secondo cui la vendita dell’oro potrebbe aumentare sensibilmente i ricavi degli impianti. Sono stime progettuali della società, non risultati economici conseguiti da centrali commerciali.

    Consulta la documentazione
  • Comunicato scientifico

    ALICE detects the conversion of lead into gold at the LHC

    Ente: CERN – Collaborazione ALICE · Data:

    Il CERN documenta la formazione di nuclei d’oro attraverso interazioni elettromagnetiche tra nuclei di piombo nel Large Hadron Collider. Durante il periodo 2015-2018 furono generati circa 86 miliardi di nuclei, equivalenti a 29 picogrammi d’oro. Il documento chiarisce anche perché tali nuclei avevano una vita brevissima e non potevano essere recuperati per impieghi commerciali. È il riferimento istituzionale per contestualizzare il primato rivendicato da Marathon Fusion.

    Consulta il comunicato del CERN
  • Rapporto di mercato

    Gold Demand Trends: Q4 and Full Year 2025

    Ente: World Gold Council · Data:

    Il rapporto presenta le statistiche internazionali sull’offerta e sulla domanda di oro. Per il 2025 stima una produzione mineraria di circa 3.672 tonnellate e un’offerta complessiva, compreso il riciclo, di circa 5.002 tonnellate. Analizza inoltre gli acquisti delle banche centrali, la domanda di investimento, la gioielleria e gli utilizzi industriali. I dati consentono di valutare il peso potenziale di una futura produzione artificiale sul mercato mondiale.

    Consulta il rapporto
  • Rapporto di settore

    Jewelry, Diamond, & Watch Price Index 2026

    Ente: BriteCo · Consultazione:

    L’indice analizza i prezzi e la diffusione dei diamanti naturali e sintetici nel mercato statunitense sulla base dei dati di valutazione raccolti tra gennaio 2019 e giugno 2026. Nel primo semestre del 2026 le pietre di laboratorio erano presenti nel 51% dei nuovi anelli di fidanzamento esaminati. Il rapporto documenta anche la diminuzione dei prezzi per carato dei diamanti sintetici. Offre un confronto utile per comprendere come una produzione artificiale possa modificare un mercato, senza dimostrare che l’oro seguirà la stessa traiettoria.

    Consulta l’indice di mercato
Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: .

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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