Grande Piramide, tracce del cantiere nascoste lungo i bordi: così Cheope avrebbe fatto salire i blocchi

Una simulazione fa tornare i tempi e indica agli archeologi dove cercare le prove decisive

LA NOTIZIA IN BREVE – La Grande Piramide di Giza potrebbe essere stata costruita attraverso quattro rampe ricavate nei bordi della struttura, utilizzate per far salire i blocchi e poi chiuse durante la finitura. È l’ipotesi elaborata dal ricercatore indipendente Vicente Luis Rosell Roig e pubblicata su npj Heritage Science.

La simulazione ricostruisce traffico, tempi, pendenze e stabilità del cantiere. Con più percorsi attivi, le squadre avrebbero potuto avviare una slitta ogni quattro-sei minuti e completare il montaggio in circa 14-21 anni, compatibili con il regno di Cheope. Una sola rampa, invece, avrebbe allungato i lavori fino a quasi mezzo secolo.

Il modello spiega anche perché sul pianoro non restano tracce di una gigantesca infrastruttura esterna: le corsie sarebbero state inglobate nella muratura. La teoria resta però da verificare. Nessuna scansione ha ancora individuato un percorso continuo, né esistono iscrizioni che lo descrivano. Le prossime indagini dovranno cercare anomalie e riempimenti soprattutto negli angoli, dove le rampe avrebbero cambiato direzione.

Archeologia e simulazione

Grande Piramide, il cantiere nascosto nei bordi

Il modello ricostruisce un sistema adattivo con quattro, due e una rampa. Tempi compatibili con il regno di Cheope, ma ancora privi di una conferma archeologica.

Fase 1 Fase 2 Fase 3
Schema delle rampe integrate nella Grande Piramide La piramide viene mostrata con quattro, due oppure una rampa a seconda della fase selezionata. Schema ricostruttivo

Il massimo traffico

Quattro percorsi permettevano alle squadre di lavorare in parallelo: tre per la salita e uno per il ritorno delle slitte.

Corsi 1–183
Funzione Flusso parallelo

Lo spazio si riduce

Verso la sommità restavano due vie su lati opposti, sufficienti per un numero ormai inferiore di blocchi.

Corsi 184–198
Funzione Accessi opposti

L’ultima salita

Negli ultimi cinque corsi rimaneva una sola rampa, utilizzata alternativamente nei due sensi.

Corsi 199–203
Funzione Flusso alternato
L’ipotesi Le corsie sarebbero state chiuse dall’alto e inglobate nella muratura
Le slitte trainate da squadre compaiono nell’iconografia egizia.
4–6 min tra due partenze
13,8–20,6 anni sul monumento
20–27 anni complessivi
Fonti e crediti Chiudi

Fonti, immagini e licenze

Studio originale

Vicente Luis Rosell Roig, A computational framework for evaluating an edge-integrated, multi-ramp construction model of the Great Pyramid of Giza , npj Heritage Science, 2026.

Consulta lo studio

Foto della Grande Piramide

Fotografia di Kallerna, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0. Immagine ritagliata e tonalizzata.

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Trasporto della statua

Illustrazione pubblicata nel 1895 da Percy E. Newberry, immagine in pubblico dominio.

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Avvertenza

Il sistema di rampe è una ricostruzione computazionale, non un ritrovamento archeologico.

Realizzazione

Infografica realizzata da GiornaleTecnologico.net

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – I blocchi della Grande Piramide di Giza potrebbero essere stati trasportati lungo quattro rampe ricavate nei bordi della struttura, utilizzate contemporaneamente e poi chiuse a costruzione ultimata. È l’ipotesi verificata attraverso un modello informatico da Vicente Luis Rosell Roig, ricercatore indipendente con una formazione in ingegneria informatica. Lo studio, pubblicato il 7 marzo 2026 su npj Heritage Science, calcola tempi, spostamenti, ingombri e stabilità della muratura. Il risultato indica che quel sistema avrebbe potuto completare il cantiere entro il regno di Cheope, senza richiedere una gigantesca rampa esterna.

Come sarebbero state costruite le rampe?

L’ipotesi prende il nome di Integrated Edge-Ramp, rampa integrata nel bordo. Gli operai avrebbero lasciato temporaneamente incompleta una fascia della muratura lungo ciascun lato, formando quattro corridoi inclinati che salivano intorno alla piramide e cambiavano direzione agli angoli.

Le slitte cariche di pietre percorrevano tre delle quattro vie; la restante sarebbe servita per la discesa e il ritorno delle squadre. Quando lo spazio si riduceva, le rampe operative passavano da quattro a due. Negli ultimi corsi ne rimaneva una sola.

Conclusa la parte principale del monumento, gli accessi venivano riempiti dall’alto. Le corsie scomparivano così dietro la superficie definitiva, senza lasciare sul pianoro i resti di una grande infrastruttura provvisoria.

Il modello risolve anche un problema geometrico. Una rampa rettilinea abbastanza dolce da raggiungere i 146 metri originari della piramide avrebbe dovuto estendersi per una distanza enorme. Una struttura avvolta attorno all’esterno, invece, avrebbe coperto gli spigoli, punti essenziali per controllare orientamento e pendenza durante i lavori. Le vie ricavate nei bordi avrebbero mantenuto gli angoli accessibili ai responsabili del cantiere.

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Perché servivano quattro vie contemporanee?

La questione decisiva non era soltanto sollevare una pietra. Occorreva ripetere l’operazione centinaia di migliaia di volte, coordinando slitte, uomini, corde e materiali senza intasare il percorso.

La Grande Piramide contiene, secondo la stima più citata, circa 2,3 milioni di blocchi. Per completarla nei 27 anni generalmente attribuiti al regno di Cheope sarebbe stato necessario collocarne in media uno ogni pochi minuti, anche se la velocità effettiva variava tra la vasta base e i livelli più stretti della sommità.

Una sola rampa a spirale non avrebbe garantito un flusso sufficiente. La simulazione di Rosell Roig porta la durata del cantiere vicino ai 50 anni, soprattutto per le attese e le manovre agli angoli. Con quattro percorsi attivi, invece, più squadre potevano lavorare in parallelo.

Il sistema non restava immutato. Le quattro rampe venivano mantenute fino al corso 183; dal corso 184 al 198 ne rimanevano due su facce opposte, mentre gli ultimi cinque livelli erano serviti da una sola via. La riduzione seguiva la forma stessa della piramide: in alto diminuivano insieme lo spazio disponibile e il numero di pietre da consegnare.

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Quanto sarebbe durato il cantiere?

Il modello combina una ricostruzione tridimensionale, una simulazione del traffico e un’analisi strutturale agli elementi finiti. Ogni corsa comprende l’avvicinamento, la salita, la svolta, la consegna del blocco e il ritorno della slitta.

Nello scenario centrale, le rampe avrebbero consentito una partenza ogni quattro-sei minuti. La durata mediana del lavoro direttamente sulla piramide varia tra 13,8 e 20,6 anni. Inserendo il taglio delle pietre, il trasporto sul Nilo, le pause stagionali e le altre fasi della catena produttiva, la stima complessiva sale a 20-27 anni.

Sono tempi compatibili con la cronologia di Cheope. La corrispondenza, tuttavia, deriva da una simulazione fondata su parametri ricostruiti: velocità delle squadre, durata delle svolte, attrito delle slitte e numero di uomini disponibili.

Lo studio assume una corsia larga circa 3,8 metri, inclinata di 7 gradi. Il trascinamento di un blocco ordinario da poco più di due tonnellate avrebbe richiesto una squadra di alcune decine di persone. Le piattaforme agli angoli permettevano di ruotare la slitta prima di affrontare il tratto successivo.

L’operazione più delicata era proprio la curva. Rosell Roig la tratta come un ritardo variabile, perché poteva richiedere più tentativi, piccoli spostamenti laterali e l’impiego di leve. La simulazione assegna alla manovra un valore mediano di circa 2,8 minuti, ricavato anche dai risultati dell’archeologia sperimentale.

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La piramide avrebbe retto con quattro corridoi aperti?

Lasciare vuote porzioni della muratura durante la costruzione poteva alterare la distribuzione del peso. Per verificarlo, lo studio ha riprodotto la crescita del monumento per fasi e calcolato sollecitazioni e cedimenti.

I valori ottenuti rimangono entro limiti ritenuti compatibili con il calcare dell’Antico Regno. Secondo il modello, dunque, la piramide avrebbe potuto sostenere il proprio peso anche in presenza delle quattro aperture temporanee.

Il calcolo descrive la muratura attraverso proprietà medie. La struttura reale è molto meno uniforme: comprende blocchi di dimensioni differenti, giunti, malta, riempimenti e fratture. La simulazione dimostra che il progetto è meccanicamente possibile nelle condizioni considerate, non che ogni parte del monumento si sia comportata esattamente come nel modello digitale.

Che cosa rende questa proposta diversa dalle teorie precedenti?

L’uso delle rampe viene discusso da tempo. Le ipotesi più note prevedono una grande salita frontale, un percorso esterno avvolto attorno alla piramide oppure un corridoio interno a spirale.

La proposta di Rosell Roig non introduce una macchina sconosciuta né una tecnica estranea agli Egizi. Cambia esclusivamente “l’organizzazione del traffico”: al posto di una sola via, immagina più accessi integrati nei margini della costruzione. È questo, benché possa apparire come un dettaglio, risulta essere invece il contributo più utile dello studio. Il ricercatore non si limita a disegnare una rampa compatibile con la forma della piramide, ma prova a farvi circolare uomini e pietre, misura le code e verifica se il cantiere può rispettare una scadenza plausibile.

Anche il codice e i dati del modello sono stati resi disponibili, consentendo ad altri studiosi di cambiare le ipotesi iniziali e controllare quanto incidano sul risultato.

I vuoti scoperti all’interno possono essere ciò che resta delle rampe?

Le scansioni condotte negli ultimi anni hanno individuato cavità e discontinuità nella Grande Piramide. La più conosciuta è il Big Void, un ampio spazio rilevato sopra la Grande Galleria attraverso la radiografia muonica.

Rosell Roig osserva che la geometria del suo sistema appare compatibile con alcune anomalie già rilevate. Lo studio presenta però questo confronto come uno strumento per formulare nuove verifiche, non come la prova che quei vuoti fossero vie di trasporto.

L’egittologo Roland Enmarch, dell’Università di Liverpool, considera la spiegazione plausibile, ma indica nelle scansioni il passaggio decisivo. Le indagini dovrebbero concentrarsi sugli angoli, dove le rampe avrebbero cambiato direzione e dove potrebbero essere rimaste differenze nella densità o nella disposizione dei blocchi.

Il modello offre così una previsione precisa: se quelle corsie sono esistite, nei bordi dovrebbero comparire fasce di riempimento, malte differenti, superfici usurate oppure altre discontinuità disposte secondo un percorso coerente.

Che cosa manca per trasformare il modello in una scoperta?

Manca una traccia archeologica riconoscibile dell’intero sistema. Nessuna iscrizione conosciuta racconta l’impiego delle quattro rampe e nessuna scansione ha finora ricostruito una successione continua di corridoi lungo i bordi. Proprio per questo la ricerca ha più valore come ipotesi verificabile che come soluzione definitiva.

Link utili:
Studio originale pubblicato su npj Heritage Science
Approfondimento di BBC Science Focus

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

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