Nuova convenzione dei medici di famiglia: cosa cambia per i cittadini

Con il via libera definitivo all’ACN entrano in vigore novità su compensi, organizzazione degli studi e assistenza territoriale, con effetti diretti sull’accesso alle cure

L’intesa è arrivata e segna un passaggio chiave per la sanità territoriale italiana. La Conferenza Stato-Regioni ha infatti approvato in via definitiva il rinnovo della convenzione nazionale dei medici di medicina generale, ultimo atto formale necessario per rendere operativo il nuovo Accordo collettivo nazionale (ACN). Un testo atteso da anni, firmato lo scorso novembre dalle organizzazioni sindacali e dalla SISAC, che disciplina i rapporti di lavoro tra il Servizio sanitario nazionale e oltre 60 mila professionisti della medicina territoriale.

Il via libera chiude una fase di stallo durata troppo a lungo e apre ora una stagione di cambiamenti concreti che riguardano non solo i medici, ma anche milioni di cittadini assistiti. Aumenti economici, arretrati, nuove forme organizzative e una maggiore integrazione con le strutture del territorio sono i pilastri di un accordo che si inserisce nel più ampio ridisegno della sanità pubblica italiana. Un processo spinto dal PNRR e dalla riforma dell’assistenza territoriale, che punta a rendere i servizi più accessibili, continui e vicini ai bisogni quotidiani delle persone.

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Cos’è l’ACN e chi riguarda la nuova intesa

La convenzione nazionale della medicina generale è il contratto che regola il lavoro dei medici convenzionati con il SSN. Non riguarda solo i tradizionali “medici di famiglia”, ma include anche i professionisti della continuità assistenziale, dell’emergenza sanitaria territoriale e quelli impegnati nell’assistenza negli istituti penitenziari.

L’intesa raggiunta il 15 gennaio riguarda l’«ipotesi di Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale» relativa al triennio 2022-2024.

Il testo definisce compensi, obblighi professionali, organizzazione del lavoro e modalità di integrazione con il sistema sanitario territoriale. Dopo la firma tra sindacati e parte pubblica, mancava solo il passaggio politico-istituzionale in Conferenza Stato-Regioni, ora completato. Da questo momento l’ACN può entrare pienamente in vigore e diventare operativo nelle Regioni attraverso accordi attuativi.

Aumenti economici e recupero degli arretrati

Uno degli aspetti più attesi riguarda la parte economica. Il nuovo ACN prevede un aumento medio del 5,78% delle retribuzioni, ferme di fatto al 2021, e soprattutto il recupero degli arretrati relativi al triennio 2022-2024.

Si tratta di un adeguamento considerato indispensabile dopo anni di blocco contrattuale, in un contesto segnato da inflazione crescente, carichi di lavoro in aumento e una carenza strutturale di medici di medicina generale in molte aree del Paese. L’incremento non rappresenta una svolta retributiva radicale, ma costituisce un primo segnale di riallineamento dopo una lunga fase di ritardi.

La parte economica, tuttavia, non è scollegata dalle nuove modalità organizzative: una quota dei compensi potrà infatti essere legata a obiettivi, attività aggiuntive e alla partecipazione a nuovi modelli di assistenza territoriale.

Case di Comunità e integrazione nella sanità territoriale

Il nuovo ACN segna un ulteriore passo verso l’integrazione dei medici convenzionati nelle Case di Comunità, uno degli elementi centrali della riforma territoriale prevista dal PNRR e dal DM 77/22.

L’accordo introduce meccanismi che permettono alle Regioni di incentivare i medici già in attività a svolgere, su base volontaria, alcune ore di lavoro all’interno di queste strutture.
«Col nuovo ACN le Regioni potranno destinare una parte variabile del compenso per incentivare i medici di medicina generale, già attivi, a dedicare alcune ore di attività professionale, su base volontaria, nelle Case di Comunità», spiega Alessandro Dabbene, vicesegretario nazionale della FIMMG.

L’obiettivo è rafforzare la presenza dei medici di famiglia nelle strutture territoriali senza trasformarli in dipendenti, mantenendo il regime convenzionale ma rendendolo più integrato con il resto della rete sanitaria locale.

Aggregazioni funzionali territoriali: cosa cambia

Un altro punto centrale dell’accordo riguarda le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), forme organizzative che prevedono il lavoro in gruppo dei medici di cure primarie per garantire l’assistenza lungo l’intero arco della giornata.

Nel nuovo ACN viene istituito un fondo economico dedicato alle attività delle Aft, legato al raggiungimento di specifici obiettivi. Un elemento che punta a sbloccare una riforma rimasta in gran parte incompiuta.
«Le Aft dovevano essere realizzate entro un anno e mezzo dalla firma dell’ACN 2016-18, ma oggi gli accordi regionali attuativi sono vigenti solo in circa la metà delle Regioni», ricorda Dabbene. «Con gli incentivi economici previsti dal nuovo ACN si sollecita l’organizzazione della rete di studi medici in tutta Italia».

Lavorare in Aft significa, in concreto, garantire studi medici aperti 12 ore al giorno, dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì, con la continuità assistenziale attiva nelle ore notturne e nei festivi. Un modello che punta a ridurre l’accesso improprio ai pronto soccorso e a migliorare la presa in carico dei pazienti.

Cosa cambia per i pazienti e la scelta del medico

Dal punto di vista degli assistiti, il nuovo assetto non elimina la figura del medico di famiglia “di riferimento”. Ogni cittadino continuerà a scegliere il proprio dottore, ma in caso di necessità potrà rivolgersi anche a un altro medico appartenente alla stessa Aft.

L’ACN ribadisce inoltre l’obbligo per le Asl di comunicare agli assistiti il pensionamento del medico. Ma introduce una novità importante per le aree più fragili.
«Se in un ambito territoriale c’è un solo nuovo medico disponibile, si agevola il percorso del paziente per la scelta del nuovo dottore, velocizzando la presa in carico», spiega ancora Dabbene. Una semplificazione pensata per aree interne, piccoli Comuni e zone carenti, dove le alternative sono spesso limitate.

Resta comunque garantita la possibilità, in futuro, di cambiare medico qualora l’offerta aumenti.

Uno snodo chiave della riforma sanitaria

La riorganizzazione della medicina generale rappresenta uno degli snodi più delicati della riforma dell’assistenza territoriale. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e la pressione sugli ospedali rendono sempre più evidente la necessità di una sanità di prossimità solida ed efficiente.

«Attendiamo ora il nuovo atto di indirizzo delle Regioni», conclude Dabbene, «che dovrà chiarire in modo più puntuale l’utilizzo della medicina generale nelle strutture previste dal PNRR, in particolare nelle Case di Comunità. Auspichiamo che sia approvato nelle prossime settimane per avviare le trattative del prossimo ACN 2025-2027».

A cura della Redazione GTNews

Link per approfondire:
Rinnovo ACN

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