Il progetto Octo-Blu dell’Università di Bologna punta a rilasciare 160 mila piccoli entro fine agosto. Il polpo comune può predare il crostaceo invasivo, ma difficilmente riuscirà a incidere nelle lagune dove il granchio blu ha provocato i danni maggiori
A cura di Roberto Zonca
LA NOTIZIA IN BREVE – Il granchio blu continua a mettere in difficoltà la molluschicoltura dell’Alto Adriatico, e i ricercatori dell’Università di Bologna stanno testando una risposta insolita: rafforzare la presenza del polpo comune, suo predatore naturale. Con il progetto Octo-Blu sono già state liberate in mare circa 80mila paralarve, con l’obiettivo di arrivare a 160mila entro fine agosto. Il punto, però, non è quanti esemplari vengono rilasciati, ma quanti riusciranno a crescere e a stabilirsi nelle aree costiere. Il polpo può catturare il granchio blu, ma il vero nodo resta l’habitat: le lagune basse e sabbiose, dove il crostaceo ha causato i danni maggiori, non sono l’ambiente ideale per Octopus vulgaris. Per questo il progetto guarda soprattutto alle acque costiere romagnole. I primi controlli sul fondale serviranno a capire se l’esperimento potrà davvero incidere sulla presenza dell’invasore.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento
L’APPROFONDIMENTO – Un esercito composto da ottantamila piccoli polpi contro il granchio blu. Si tratta di una sperimentazione, ma il numero degli esemplari in campo potrebbe dare risposte molto attese da allevatori ittici e pescatori. I ricercatori dell’Università di Bologna hanno liberato in Adriatico migliaia di paralarve di polpo comune, minuscoli esemplari appena schiusi, e puntano a raddoppiare il numero entro le prossime settimane. Il progetto Octo-Blu mira a comprendere quanto un predatore naturale dei crostacei possa aiutare a contenere l’espansione di Callinectes sapidus, la specie invasiva che negli ultimi anni ha colpito duramente gli allevamenti di vongole dell’Alto Adriatico. Prima di valutare l’effetto sui granchi, però, gli studiosi dovranno capire quanti polpi riusciranno a sopravvivere e a stabilirsi lungo la costa.
Il progetto punta sulla capacità predatoria del polpo
Il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna conduce il progetto dal Centro universitario di produzioni ittiche di Cesenatico. Qui il gruppo alleva Octopus vulgaris, ne segue la riproduzione e raccoglie le paralarve dopo la schiusa. Da giugno i ricercatori ne hanno portate in mare decine di migliaia. Il programma prevede circa 160mila rilasci complessivi entro la fine di agosto.
Gli studiosi hanno scelto aree costiere dove i giovani polpi possono trovare cibo e rifugi. Sul fondale hanno sistemato anche piccole tane artificiali in cemento e argilla, pensate per offrire protezione quando gli animali abbandoneranno la fase pelagica e inizieranno a vivere sul fondo.
Da fine settembre i sub inizieranno a controllare i siti di rilascio, così da capire quanti esemplari avranno superato la fase più delicata della crescita e quanti si saranno stabiliti nelle tane dell’area.
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Il polpo mangia il granchio blu
La scelta del polpo parte da un dato biologico concreto. Octopus vulgaris caccia abitualmente crostacei, molluschi e altri animali che vivono sul fondale. Negli ultimi anni i ricercatori hanno documentato anche attacchi diretti al granchio blu. Uno studio pubblicato nel 2025 su Ecology and Evolution ha raccolto osservazioni di polpi comuni mentre catturavano esemplari adulti di Callinectes sapidus nel Mediterraneo.
Anche gli esperimenti in acquario mostrano che il polpo riesce a catturare e consumare il crostaceo invasivo.
Il passaggio dal laboratorio al mare cambia però completamente lo scenario. In natura il polpo trova altre prede, si sposta, affronta la pressione della pesca e deve fare i conti con temperatura, correnti e caratteristiche del fondale. Octo-Blu serve proprio a capire se un comportamento già osservato possa produrre un effetto lungo la costa.
Milioni di uova rendono difficile contenere l’invasione
Il granchio blu possiede una capacità riproduttiva enorme. Uno studio pubblicato nel 2026 dal gruppo dell’Università di Bologna ha analizzato esemplari dell’Alto Adriatico e ha contato da circa un milione a 2,7 milioni di uova per femmina, con una media vicina a 1,6 milioni per covata. Le femmine più grandi tendono a produrne ancora di più.
Questa fertilità spiega il perché sia quasi impossibile il controllo della specie. Anche quando molti esemplari muoiono nelle prime fasi di vita, una piccola quota può comunque bastare a mantenere numerosa la popolazione. Per questo i ricercatori guardano con particolare interesse alle femmine adulte. Un polpo che ne cattura una prima della deposizione sottrae milioni di potenziali nuovi granchi alla generazione successiva.
Il limite più serio emerge nelle lagune
Il principale punto debole di Octo-Blu riguarda l’habitat. Il polpo comune ha bisogno di fondali con rocce, anfratti e ripari. Il granchio blu ha invece provocato alcuni dei danni economici più pesanti nelle lagune basse, sabbiose e molto calde dell’Alto Adriatico, ambienti che offrono condizioni poco favorevoli al polpo. La Sacca di Goro rappresenta il caso più evidente. Qui il crostaceo invasivo ha colpito uno dei principali distretti italiani della venericoltura, ma temperatura, salinità e conformazione del fondale limitano le possibilità di creare popolazioni consistenti di Octopus vulgaris.
Il gruppo dell’Università di Bologna concentra perciò il test soprattutto nelle acque costiere romagnole, tra Cesenatico, Rimini e Cattolica. I polpi potrebbero aiutare soprattutto nelle zone marine che offrono un habitat adatto, mentre le lagune richiederanno altre strategie e altri predatori. Anguille e spigole, per esempio, potrebbero attaccare il granchio o alcune fasi del suo ciclo vitale.
Vongole e cozze hanno pagato il prezzo più alto
L’espansione del granchio blu ha travolto soprattutto la molluschicoltura. Sanno come rompere i gusci, e quindi vongole e cozze diventano la prima risorsa alimentare delle acque costiere e lagunari. Le temperature elevate del Mediterraneo possono inoltre favorirne sopravvivenza e riproduzione. L’Emilia-Romagna ha quantificato in quasi 17 milioni di euro i danni attribuiti alla specie dal 2022. Coldiretti ha invece stimato perdite vicine ai 200 milioni di euro su scala nazionale, una cifra più ampia che proviene da un’organizzazione di categoria e comprende l’impatto economico sull’intera filiera.
Nel Delta del Po il quadro diventa ancora più complicato. Caldo, siccità e aumento della salinità colpiscono gli allevamenti insieme alla pressione del granchio blu. Separare il peso dei singoli fattori non risulta sempre semplice, soprattutto negli anni più estremi.
Domande e risposte Le risposte essenziali sul progetto Octo-Blu e sull’uso dei polpi contro il granchio blu.
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In breve
Perché i ricercatori liberano polpi contro il granchio blu?
Il polpo comune è un predatore naturale di crostacei e può catturare anche il granchio blu. Il progetto Octo-Blu dell’Università di Bologna vuole capire se aumentare localmente la presenza di Octopus vulgaris possa contribuire a contenere la specie invasiva lungo alcune zone della costa adriatica.
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Numeri
Sono stati davvero liberati 80mila polpi in mare?
Sì, ma si tratta di circa 80mila paralarve, cioè minuscoli polpi nelle primissime fasi di vita, e non di 80mila esemplari adulti. Il progetto punta ad arrivare a circa 160mila rilasci entro la fine di agosto. Solo il monitoraggio dirà quanti animali riusciranno a crescere e a stabilirsi sul fondale.
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Efficacia
I polpi possono davvero ridurre il numero dei granchi blu?
Gli studi hanno documentato che il polpo comune cattura e mangia il granchio blu. Resta però da misurare l’effetto su una popolazione invasiva in mare aperto. Il granchio blu si riproduce molto rapidamente e una femmina può produrre milioni di uova: per incidere davvero, i polpi dovrebbero predarlo con sufficiente frequenza.
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Il limite
Perché questa soluzione difficilmente funzionerà nelle lagune più colpite?
Il polpo comune preferisce fondali dove trova rocce, anfratti e rifugi. Molte aree nelle quali il granchio blu ha provocato i danni maggiori, come le lagune basse e sabbiose dell’Alto Adriatico, offrono invece condizioni meno favorevoli. Il progetto concentra perciò i test soprattutto nelle acque costiere romagnole.
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Prossimi passi
Quando sapremo se il progetto Octo-Blu funziona?
I ricercatori inizieranno a controllare i siti di rilascio e le tane artificiali per verificare quanti giovani polpi sopravvivono e restano nell’area. Il progetto proseguirà fino alla fine del 2026. Solo i dati raccolti sul fondale permetteranno di capire se una maggiore presenza di polpi coincide con una riduzione locale del granchio blu.
Pesca, protezioni e predatori entrano nella stessa strategia
Il Piano straordinario per il granchio blu dispone di 10 milioni di euro per il biennio 2025-2026 e combina catture, protezione degli allevamenti, monitoraggio, smaltimento e valorizzazione commerciale del crostaceo. Nel 2025 il mercato ha assorbito quasi 1.500 tonnellate di granchio blu. La filiera alimentare può quindi aumentare il prelievo della specie e, allo stesso tempo, recuperare almeno una parte del valore economico perso dagli allevatori.
Il progetto bolognese interviene invece sul rapporto tra predatore e preda. I ricercatori cercano di rafforzare un predatore già presente nel Mediterraneo e di sfruttare una relazione naturale tra due specie che oggi convivono nelle stesse acque. Il progetto potrà avere senso soprattutto se riuscirà a creare nuclei stabili di polpi nelle aree dove il granchio blu compare in quantità elevate. Servono quindi dati sul campo, non soltanto buoni risultati in laboratorio.
I primi risultati arriveranno dal fondale
Le prossime settimane saranno fondamentali per capire se i giovani polpi hanno superato la non semplice fase iniziale. I ricercatori controlleranno le tane artificiali, cercheranno i giovani esemplari e seguiranno nel tempo la presenza dei polpi e dei granchi blu nei siti interessati. A quel punto si dovrà attendere qualche tempo per comprendere l’impatto sulle colonie di granchi blu. Il progetto proseguirà fino alla fine del 2026. Nei prossimi mesi il fondale dell’Adriatico darà quindi le prime risposte. Gli 80mila piccoli polpi liberati finora rappresentano soltanto il punto di partenza.
Link e fonti
Documenti del progetto, studi scientifici e fonti istituzionali per approfondire l’uso del polpo nel contenimento del granchio blu.
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Documento di progetto
Ripopolamento con paralarve di polpo contro il granchio blu
Il documento scientifico descrive obiettivi, metodo e attività del progetto dedicato al ripopolamento con paralarve di Octopus vulgaris come possibile forma di controllo biologico di Callinectes sapidus.
Consulta il progetto -
Fonte istituzionale
Il progetto Octo-Blu in Emilia-Romagna
La Regione illustra la collaborazione con l’Università di Bologna, la riproduzione in cattività del polpo, la scelta dei siti lungo la costa romagnola e il monitoraggio previsto dopo i rilasci.
Approfondisci il progetto -
Studio scientifico
Polpi osservati mentre predano granchi blu nel Mediterraneo
Lo studio documenta le prime osservazioni in natura di Octopus vulgaris mentre cattura esemplari adulti di granchio blu, confermando che il crostaceo può entrare nella dieta del polpo comune.
Consulta lo studio -
Studio sperimentale
Quanto granchio blu può mangiare un polpo
Gli esperimenti in acquario misurano la capacità predatoria del polpo comune sul granchio blu e analizzano quantità consumate, dimensioni delle prede e possibili applicazioni nel controllo della specie invasiva.
Consulta lo studio -
Studio scientifico
Alimentazione e fertilità del granchio blu nell’Alto Adriatico
La ricerca misura il consumo di vongole e cozze e analizza la capacità riproduttiva delle femmine. La media supera 1,6 milioni di uova per individuo, con valori che arrivano a circa 2,7 milioni.
Consulta la ricerca -
Piano nazionale
Piano straordinario per il contenimento del granchio blu
Il Piano nazionale finanzia con 10 milioni di euro nel biennio 2025-2026 interventi di contenimento, protezione degli allevamenti, monitoraggio, valorizzazione delle biomasse e sostegno alle attività di pesca e acquacoltura.
Consulta il Piano
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
