Un nuovo invasore nel mar Mediterraneo, scatta l’allarme per il granchio nuotatore

Documentata la presenza di dodici esemplari lungo la costa ionica della Sicilia. La nuova specie dell’Indo-Pacifico, parente del noto granchio blu, favorita dal Canale di Suez e dal mare più caldo

Non bastava il granchio blu, ora nel Mediterraneo si è stabilito anche un suo cugino, noto come granchio nuotatore (Gonioinfradens giardi). Il primo esemplare italiano è stato documentato a Portopalo di Capo Passero nel novembre 2025. Nei due mesi successivi, sempre lungo la costa ionica siciliana, ne sono comparsi altri 11. In totale fanno 12 presenze concentrate in un tratto limitato di mare e in un arco di tempo molto breve, una combinazione che per i ricercatori rappresenta un primo indizio di insediamento locale e non più un semplice passaggio occasionale. Lo studio pubblicato il 31 marzo su Acta Ichthyologica et Piscatoria ricostruisce una sequenza temporale che non sempre tranquillizzare chi, con il mare, lavora.

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Chi ha documentato il fenomeno

La ricerca è firmata da Francesco Tiralongo, Paola Leotta, Helen Accolla, Daniele Tibullo e Alberto Felici e coinvolge l’Università di Catania, l’Ente Fauna Marina Mediterranea, il Cnr Irbim di Messina e l’Università di Camerino. Gli autori descrivono Gonioinfradens giardi come un granchio portunide originario del Mar Rosso e dell’Indo-Pacifico, già segnalato negli anni scorsi nell’Egeo e nel Levante, ma ora in evidente avanzata verso ovest. La comparsa in Sicilia non può esser più classificata come un episodio sporadico. Nel materiale divulgativo diffuso dopo la pubblicazione, gli stessi ricercatori spiegano che la specie sta passando da segnalazioni occasionali a una presenza costante in tutto il Mediterraneo centrale.

«Questo caso si aggiunge a un elenco crescente di specie che stanno rimodellando gli ecosistemi mediterranei», osserva Francesco Tiralongo, primo autore dello studio. «Un monitoraggio continuo, che includa il contributo di pescatori e cittadini scienziati, sarà essenziale per seguire queste dinamiche e supportare strategie di gestione adattive».

Perché arriva proprio da est

L’avanzata del granchio nuotatore rientra nelle cosiddette migrazioni lessepsiane, cioè il trasferimento di specie marine dal Mar Rosso al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Il meccanismo è noto da tempo, ma negli ultimi anni ha acquistato peso perché il Mediterraneo, soprattutto nel suo settore orientale, è diventato più favorevole alla sopravvivenza di specie termofile. Il mare più caldo rende meno ostile l’ambiente d’arrivo e offre condizioni che facilitano permanenza e diffusione. Nel caso di Gonioinfradens giardi, il ritrovamento siciliano conferma proprio questa traiettoria. Il crostaceo era già comparso in aree greche e levantine. Adesso ha raggiunto un settore più occidentale.

Com’è fatto e come si comporta

Il granchio nuotatore appartiene alla famiglia dei Portunidae, i granchi nuotatori, crostacei agili che utilizzano l’ultimo paio di zampe come una sorta di pala per spostarsi con rapidità. Questa caratteristica li rende più mobili di molti altri granchi bentonici e ne aumenta la capacità di esplorare habitat diversi.

Nel paper su Gonioinfradens giardi gli autori non forniscono ancora una scheda ecologica completa per il Mediterraneo, ma parlano di elevata plasticità ecologica e collegano l’ipotesi di insediamento proprio alla sua capacità di adattamento.

Di cosa si nutre il nuovo invasore

Sulla dieta specifica di Gonioinfradens giardi nel Mediterraneo i dati sono ancora approssimativi. Vista l’appartenenza ai Portunidae gli esperti sembrano sufficientemente convinti ci si trovi dinanzi a esseri predatori opportunisti, capaci di sfruttare una gamma ampia di risorse alimentari e di adattarsi a ciò che trovano sul fondo o in colonna d’acqua vicino al substrato. Un animale con queste caratteristiche, che si muove molto e mangia quasi tutto, ha molte più possibilità di diffondersi e creare danni rispetto a una specie specializzata.

Perché rappresenta una minaccia

La minaccia non sarebbe pari a quella del granchio blu. Certo è che se il granchio nuotatore riuscisse a formare popolazioni riproduttive stabili, potrebbe entrare in competizione con specie locali per spazio e risorse, aggiungendo pressione a ecosistemi costieri già modificati dal riscaldamento del mare e dall’ingresso di altre specie aliene.

Il confronto con il granchio blu

Il paragone con il granchio blu Callinectes sapidus è inevitabile, ma ci sono delle differenze. Il granchio blu è oggi molto più avanti nel processo invasivo e il suo impatto è già stato documentato in modo robusto. Studi recenti mostrano che la sua crescita ha coinciso con forti effetti sulle catture della piccola pesca nel Delta del Po e con alterazioni della rete trofica lagunare. Un lavoro sperimentale pubblicato nel 2025 ha inoltre evidenziato che il blu presenta un comportamento alimentare ciclico e una preferenza marcata per specie di bivalvi di interesse commerciale come Ruditapes decussatus, con possibili ricadute sia sugli equilibri ecologici sia sull’economia locale.

Il granchio nuotatore, invece, si trova ancora in una fase iniziale e non esistono, allo stato attuale, prove di danni economici comparabili. Però i due condividono un tratto comune. Appartengono alla stessa famiglia biologica e mostrano caratteristiche che, nei portunidi, favoriscono spesso espansione e adattamento, cioè mobilità elevata, plasticità ecologica e comportamento alimentare opportunista.

Perché eliminarlo è così difficile

In ambiente marino l’eradicazione di una specie aliena è possibile quasi solo quando la risposta arriva tempestivamente, subito dopo il rilevamento. Una rassegna europea sulle specie invasive marine spiega che il fattore più importante per il successo è proprio la rapidità dell’intervento, mentre una volta persa la finestra iniziale l’eliminazione completa diventa praticamente impossibile e si passa a strategie di controllo o contenimento. Il motivo è strutturale. Il mare è un sistema aperto, connesso da correnti, trasporti, dispersione larvale e movimenti continui che rendono molto più complicato chiudere il fronte rispetto a quanto accade sulla terraferma o in acque interne. Se una specie comincia davvero a riprodursi e a diffondersi, fermarla del tutto diventa un obiettivo quasi irraggiungibile.

«La rapida comparsa di questa specie evidenzia quanto siano dinamici e reattivi gli ecosistemi mediterranei ai continui cambiamenti ambientali», spiega Alberto Felici, coautore della ricerca. «Documentare queste prime fasi di insediamento è fondamentale per comprendere i futuri scenari ecologici e supportare decisioni gestionali consapevoli». È una frase che va letta alla lettera. Gli studiosi non stanno annunciando una nuova emergenza già esplosa. Stanno dicendo qualcosa di più utile. Il Mediterraneo sta cambiando in fretta, e alcuni segnali vanno presi sul serio prima che diventino una rincorsa.

Pescatori e cittadini in prima linea

Nel caso siciliano, una parte decisiva delle segnalazioni è arrivata anche dalla collaborazione con i pescatori. Gli autori insistono sul ruolo della citizen science perché le prime fasi di diffusione di una specie aliena spesso sfuggono ai controlli ordinari e vengono intercettate prima da chi vive il mare ogni giorno. Più la rete di osservazione è rapida, più aumenta la possibilità di delimitare la presenza della specie.

A cura della Redazione GTNews

Link utili:
Rapid expansion of a Lessepsian migrant crab, Gonioinfradens giardi (Crustacea, Brachyura, Portunidae), in the Ionian Sea: New records and early evidence of establishment

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